sabato 31 dicembre 2022

cinquantaduesima settimana

Questa settimana c'è stato l'atteso mercatino dell'OMG dove sono stata due volte, comprando libri usati e qualche copia de La Domenica del Corriere degli anni '50. Ho trovato tra gli altri molti romanzi di Wilbur Smith che mi mancavano; visto che ho intenzione di leggere altre cose di questo autore, mi è sembrato logico approfittarne. Alcuni gialli vintage li ho presi per la copertine, infatti penso che le due della foto verranno riciclate per collage o cose del genere, stesso scopo per cui ho preso le riviste. Lo stile delle illustrazioni di quegli anni mi piace molto, per non dire che tra le pagine delle riviste si trovano anche delle divertenti immagini pubblicitarie. Insomma, ciò che per alcuni è cassonetto, per me è tesoretto XD

E' arrivata la fidanzata del figlio piccolo, per cui qua siamo di nuovo a pieno regime: quattro fissi in casa e in più il figlio maggiore che spesso ci raggiunge a pranzo e/o cena. La compagnia dei ragazzi è sempre piacevole, ma non nego che sono un po' stanca in questi giorni, per giunta a metà settimana mi è pure venuto il raffreddore.

Sono stata a cena con delle care amiche, mentre ieri sera doveva venire da noi il prete amico del marito che però ci ha dato buca perchè si è ammalato. E' difficile beccarlo, essendo di salute cagionevole non è la prima volta che ci dà buca perchè malato, mentre un'altra non venne perchè convocato al capezzale di un moribondo (che allegria...)

Oggi doppio turno in cucina perchè devo preparare due teglie di lasagne per domani; stasera tuttavia la trascorrerò tranquillamente a casa, col marito che insiste per brindare a mezzanotte, mentre io me ne andrei a dormire anche prima...

E quindi siamo alla fine di questo anno. Non sto a fare bilanci nè sto a fare progetti o fioretti per il 2023. Diciamo che è un periodo un po' così, che va avanti da qualche mese e che non so bene quando finirà, però sono almeno in grado di mettere ancora un piede davanti all'altro - spesso provando dolore perchè il ginocchio continua a fare i capricci. Se ne avrò voglia, mentre aspetto mezzanotte mi rileggerò queste cronache settimanali, oppure no. Forse dovrei perdere l'abitudine di frugare nel passato.

Buon anno a voi che passate di qui!


giovedì 29 dicembre 2022

letture di dicembre

 

Questo è il libro dal quale è stata tratta la serie omonima che avevo visto alcuni mesi fa e che mi era piaciuta. Devo dire che una volta tanto non ho critiche da fare, anche se naturalmente il libro è più bello. Nella serie ci sono minuscoli cambiamenti, ma continuo a considerarla valida. La storia è quella di una rapina fallita che ha come conseguenza il fatto che il rapinatore si nasconde in una casa aperta per una visita immobiliare e prende in ostaggio tutti i presenti. Il rapinatore però è solo una persona disperata che ha fatto ricorso al crimine perchè non sa dove altro sbattere la testa, mentre gli ostaggi hanno problemi e segreti; la situazione li porta a una sorta di catarsi collettiva. Backman ha un modo di scrivere che definirei colloquiale, nel senso che dà l'impressione che si rivolga direttamente al lettore, come se dialogasse a quattr'occhi, inoltre riesce sempre a tirare fuori delle considerazioni molto giuste e delle osservazioni calzanti su quella che è la natura umana e la maniera in cui molto spesso ci si adatta a sopravvivere anzichè fare il piccolo sforzo che ci porterebbe a essere più felici e migliori. Il tutto fatto in maniera talmente semplice e leggera che non c'è il minimo intento didascalico, anzi, l'impressione finale è quella sensazione di piacevolezza che rimane dopo aver trascorso una serata di chiacchiere con gli amici del cuore davanti a un bicchiere di vino. Nessuna meraviglia che questo autore sia tanto popolare!

L'ispettore Lynley è appena convolato a nozze con lady Helen, e mentre lui è in viaggio di nozze, il sergente Havers dovrebbe godersi il meritato riposo per riprendersi dalle ferite subite nel caso precedente. Barbara però è una di quelle persone che non sono capaci di stare senza fare niente, soprattutto quando ciò ha come conseguenza che la testa si riempie di pensieri molesti. Il destino l'aiuta a risolvere il problema; quando collega alcuni disordini creati dalla comunità pakistana a seguito della morte di uno di loro all'improvvisa partenza del suo vicino di casa, decide d'impulso di recarsi sul posto perchè teme che egli si metta nei pasticci. Il posto è una località balneare un tempo famosa e ora caduta nel dimenticatoio dove Barbara si recava da bambina; oltre a conoscere il luogo, ha anche la fortuna di trovare a capo della polizia locale una sua ex- compagna di corso, ora superiore a lei di grado. Barbara riesce a intrufolarsi nell'indagine che si rivela una bella gatta da pelare non tanto per l'omicidio in sè, quanto perchè appunto i pakistani del posto, sobillati dal ricco figlio di un imprenditore, sono preoccupati che il razzismo nei loro confronti alteri il caso. Questo Deception on His Mind vede come protagonista assoluta Barbara Havers, cosa che mi ha fatto piacere perchè il sergente tracagnotto merita il suo momento di gloria. Grande pregio di questo romanzo è lo scavare nel problema dei pregiudizi che le comunità locali hanno nei confronti degli immigrati e di come ciò possa alterare il giudizio, sia nel bene che nel male; il libro è del 1997, ma naturalmente l'argomento è più che mai attuale.

Avevo accennato a questo libro nella recensione che avevo fatto del film da esso tratto; già allora, malgrado la pellicola fosse stato di mio gradimento, avevo ipotizzato che il libro sarebbe stato migliore, e difatti. Cosa scontata, del resto. Penso che ciò che arricchisce di più il romanzo rispetto al film è che tutta la dimensione delle superstizioni locali risulta più presente. La protagonista infatti si trova a investigare su una serie di delitti che, secondo alcuni, hanno visto l'intervento di una creatura della mitologia basca. Naturalmente non è così e l'omicida è umanissimo. Si tratta sicuramente di un bel libro, anche se in questo caso non penso che proseguirò con la trilogia. Dopotutto il mistero di questo volume è stato svelato, quindi non è che devo leggere altro per scoprire il finale.

Mi ero ripromessa di leggere il libro dal quale è stata tratta la serie e, pur con un certo ritardo, l'ho fatto. In realtà ci sono altri due libri, questo copre la prima stagione e suppongo che il secondo sia relativo alla rispettiva stagione; lo scopriremo solo leggendo il tomo relativo, cosa che farò sicuramente perchè questo qui l'ho trovato davvero molto bello e spero altrettanto del prossimo. Dunque: siamo nel 1896 a New York e un serial killer si accanisce su giovani prostituti travestiti. Naturalmente all'epoca la definizione serial killer era sconosciuta, le impronte digitali poco più di un esperimento e pure la psicologia era vista con un certo scetticismo, soprattutto se a praticarla era un geniale dottore dalle opinioni personalissime in rotta col pensiero comune. Tuttavia è proprio per via di questo che Laszlo Kreizler viene incaricato di indagare ufficiosamente sul caso, e lo fa insieme al giornalista John Moore e ad alcuni detective che operano in segreto, tra i quali Sara Howard, una delle prima donne ad essere assunta nella polizia. Il gruppo riesce a fare progressi utilizzando metodi sperimentali, e qui sta il grande merito dell'autore, secondo me, ossia l'aver saputo trovare un equilibrio plausibile tra ciò che all'epoca si era effettivamente in grado di fare e le intuizioni moderne dei protagonisti. Comunque sia, il colpevole viene identificato e infine fermato, e il suo profilo corrisponde a quello dei serial killer di epoca recente, segno che l'animo umano è sempre lo stesso (come fa notare l'autore nella postfazione, assassini così sono sempre esistiti).

Più leggo questo autore e più mi piace! Questo libro contiene sei racconti, dei quali gli ultimi due sono gialli costruiti in maniera più classica, mentre i primi quattro costituiscono la sua vera peculiarità, ovvero si focalizzano sui rimorsi e sulle conseguenze dell'omicidio e sono narrati dal punto di vista del colpevole. Ho già notato questo di Matsumoto, che costruisce le sue storie in maniera diversa da quanto siamo abituati. Di solito infatti in un romanzo giallo viene scoperto un delitto, dopodichè interviene qualcuno che si mette a investigare e accumula prove, fintanto che non si scopre il colpevole. Alcuni dei miei autori di gialli preferiti sono bravissimi nel costruire moventi plausibili, ma si potrebbe dire che Matsumoto va oltre perchè dà voce agli assassini. Sono loro stessi a spiegare le circostanze che li hanno portati a delinquere. Verrebbe da pensare che, mancando tutta la parte investigativa e la sorpresa della scoperta dei responsabili, il divertimento sia così rovinato, invece trovo molto interessante questo entrare nella testa dei colpevoli. I moventi diventano, per così dire, molto ragionevoli XD

E ad un certo punto ho realizzato che stavo leggendo solo dei gialli... così ho deciso che era arrivato il momento di diversificare. Questo romanzo ha avuto un grandissimo successo e lo merita tutto. Si tratta di una storia di emancipazione; la protagonista infatti è una quattordicenne nigeriana che vive in un villaggio. Adunni è intelligente e le piace andare a scuola, però ha dovuto abbandonarla alla morte della madre, che era il sostegno economico della famiglia. Il suo sogno è quello di poter un giorno riprendere gli studi e diventare un'insegnante, ma le consuetudini della sua gente prevedono invece che si sposi e faccia figli maschi. Il padre, che affoga nei debiti oltre che nell'alcol, decide di farla sposare a un uomo di mezza età in cambio di una dote generosa. Adunni diventa così la terza moglie e deve subire quelli che non sono altro che stupri ogni volta che suo marito ne ha voglia. Non entrerò troppo in particolari; ciò che voglio dire è che questo è il genere di storie che fa capire quanto siamo privilegiate noi donne del primo mondo. Adunni è vittima sia dell'ignoranza che delle tradizioni e della superstizione; si salva solo perchè è forte e ragiona con la propria testa. Viene giustamente da chiedersi quanto talento sprecato che c'è al mondo. Infine vorrei fare un applauso a Elisa Banfi, che ha saputo tradurre in maniera ottima questo The Girl with the Louding Voice; il motivo è che in originale è scritto in un inglese illetterato e penso che non sia stato semplicissimo renderlo in italiano.

Ancora una storia che ha protagoniste delle donne e in cui la superstizione (non posso chiamarla diversamente) fa danni. The Mercies (le grazie) è ambientato nella piccola isola (realmente esistente) di Vardø, nel nord-est della Norvegia. Siamo nel 1617 e il posto è impervio e desolato, la scarna popolazione costituita da una comunità di pescatori alla quale a volte si uniscono dei Sami di passaggio; proprio una Sami ha sposato il fratello della protagonista, Maren. Alla vigilia di Natale, tutti gli uomini abili del paese vanno in mare a pescare, certi di fare un buon bottino perchè una balena arrivata qualche giorno prima ha spinto i branchi di pesci nella loro direzione; non torneranno mai più perchè una furiosa tempesta si abbatte in modo del tutto imprevedibile su di loro. La comunità si riduce quindi alle sole donne, più un paio di vecchi e i bambini. Dopo lo shock iniziale, le donne capiscono che, se vogliono sopravvivere, dovranno rimboccarsi le maniche e arrivano quindi a occuparsi in prima persona della pesca, cosa fino ad allora ritenuta disdicevole. Purtroppo è il periodo della caccia alle streghe, e quando dopo un anno e mezzo arriva in paese un sovrintendente incaricato di scovare eventuali attività sataniche, le cose si fanno difficili. Ecco un altro bellissimo libro che merita di essere letto e conosciuto. L'autrice, malgrado la giovane età, è già una veterana (ha cominciato a scrivere a diciannove anni) ed è passata dai libri per bambini a quelli per adulti, con una breve deviazione nel cosidetto genere young adult, raccogliendo consensi e premi.

Niente, dai gialli proprio non riesco a stare lontana! Difatti mi mancava troppo Indriðason, ed eccomi quindi alle prese con l'ennesimo caso di Erlendur. Questo Vetrarborgin (traduzione letterale: la città d'inverno) si occupa di un caso particolarmente odioso e doloroso: l'omicidio di un bambino. E non un bambino qualunque, poichè è figlio di un islandese e di una thailandese. Per questo motivo le indagini si indirizzano fin da subito verso il movente razzista. Buffa tra l'altra la coincidenza tra questo libro e quello della George letto poco tempo fa, visto che si occupano entrambi di questa piaga. A Indriðason però interessa relativamente scavare a fondo come ha fatto la George; egli ci mostra sì le due facce della medaglia - tra quelli che plaudono all'arricchimento che deriva dalla diversità culturale e quelli che temono per la perdita dell'islandesità - ma soprattutto si concentra sul suo personaggio, che con questo caso non può fare a meno di ripensare ancora più intensamente a quel suo fratellino disperso da decenni. Alla fine la soluzione dell'omicidio si rivelerà di una banalità agghiacciante, ma per questo non posso che fare ancora una volta i complimenti all'autore.

Una trilogia - o quella che è, dovrei leggerla tutta d'un fiato per evitare di dimenticare che cosa è successo nel volume precedente, tuttavia ho lasciato passare abbastanza tempo tra il primo e il secondo volume di questa Nevernight. E' anche vero però che mi ricordavo ancora abbastanza bene (e l'autore ha provveduto a rinfrescarmi un po' la memoria). Ecco quindi che ritrovo Mia Corvere, ora in missione sotto copertura. Ha infatti concepito un piano che le permetterebbe di uccidere contemporaneamente i due uomini che hanno distrutto la sua famiglia, ma per farlo deve accettare di essere venduta come schiava e allenarsi come gladiatrice. Mia non è certo una che si perde d'animo, e tra alleati vecchi, nuovi e inaspettati, il piano bene o male procede. Non mancano però ben due sorpresone finali che mi hanno fatto desiderare di prendere immediatamente in mano il terzo volume, ma ho resistito. Kristoff continua a seminare troppe note, ma questa volta le ho lette alla fine di ogni capitolo; tanto sono chiacchiere che non impediscono la comprensione degli accadimenti se vengono ignorate, e così l'azione ha continuato a scorrere fluida.

Questo libro pieno di illustrazioni mi è stato regalato a Natale ed è formato da una selezione di opere conservate nella Yumoto Kōichi  Collection. Questa raccolta è la più completa del Giappone per quanto riguarda gli yōkai, ovvero quegli esseri soprannaturali - mostricciattoli, potremmo definirli - che nell'immaginario giapponese possono apparire agli umani, quasi sempre causando sfortuna. Il museo si trova a Miyoshi, nella prefettura di Hiroshima, ed è stato aperto nel 2019. Le rappresentazioni fantasiose e spesso bizzarre di questi esseri hanno fatto sì che abbia trovato questo libro molto divertente.

Chiudo l'anno con l'ennesimo giallo, in questo caso molto famoso e dal quale è stato tratto un film che non ho visto - nè intendo vedere... non so perchè, ma mi sono convinta che nessun film potrebbe rendergli giustizia. La storia è quella di un ex-agente dell'FBI, ritiratosi per motivi di salute e da un paio di mesi reduce da un trapianto di cuore. Un giorno viene avvicinato da una donna che dice di essere la sorella della donatrice che gli ha permesso di vivere; il fatto è però che sua sorella è stata uccisa in una rapina assurda. Il protagonista dovrebbe starsene tranquillo e sereno per evitare rigetti, però malgrado il diniego iniziale si fa coinvolgere e non tarda a scoprire un collegamento con un'altra rapina dalle modalità simili. Alla fine scoprirà che la cosa lo riguarda da vicino molto più di quanto avesse immaginato. Sicuramente una bella storia, complicata al punto giusto.


martedì 27 dicembre 2022

lookism

 

Ecco come ho risolto l'imbarazzo della scelta: siccome ho molte serie anime giapponesi nella mia lista Netflix e non mi decido mai su quale guardare, ne ho vista invece una coreana XD Lookism (외모지상주의 oemojisangjuui) doveva uscire a inizio novembre, ma è stato rimandato a tempi migliori perchè sennò sarebbe stato troppo a ridosso del macello successo a Seoul ad Halloween. Il termine lookism significa discriminazione basata sull'aspetto fisico. Come già altre serie - non solo a cartoni - uscite di recente, anche questa è tratta da un webtoon che non penso sia concluso; difatti la storia di questa serie lascia aperto uno spiraglio per sviluppi successivi. Il protagonista è un diciassettenne, Park Hyung-Seok, brutto e grasso; a scuola subisce atti di bullismo violenti proprio per via del suo aspetto disgraziato. Ad un certo punto non ce la fa più e convince la madre a fargli cambiare scuola; il nuovo istituto è lontano da casa e così egli prende una misera stanza in affitto, dove vive da solo. Una mattina si sveglia e scopre di aver cambiato aspetto: mentre il suo vecchio corpo se la dorme della grossa, il suo spirito ora risiede in spoglie fighissime. Hyung-Seok scopre di poter passare da un corpo all'altro a seconda che uno dei due dorma o meno. Ovviamente il cambio di look gli è molto utile a scuola, dove tutti restano a bocca aperta e in adorazione quando fa la sua apparizione, ma se le ragazze gli cadono ai piedi, per i maschi diventa oggetto di invidia e, conseguentemente, di rancore. Insomma, anche essere belli ha degli svantaggi! Hyung-Seok però, a differenza di altri personaggi di storie in cui un brutto diventa bello, mantiene il suo carattere gentile e generoso, cosa che quindi gli fa guadagnare l'affetto e la stima dai compagni. Serie molto carina, mi piacerebbe se ne facessero una seconda stagione! 

sabato 24 dicembre 2022

cinquantunesima settimana

Il figlio maggiore ha deciso di fare l'albero di Natale, e meno male che ha preso le palline di plastica perchè con tre gatti in casa non poteva andare a finire che come nella foto qui sopra! Io oggi mi dedico ai biscotti; seguo la ricetta di mia nonna e l'arricchisco con la glassa e le palline di zucchero colorate. Di solito ne faccio in quantità sufficiente da arrivare all'Epifania o giù di lì, ma in realtà se durano due settimane è perchè ci sono molte altre cose da mangiare. Il pomeriggio mi aspetto le visite di alcuni amici per il consueto scambio di regali e (poche) chiacchiere - perchè sono sempre tutti di fretta. Il resto della settimana invece è trascorso in relativa calma. Sono stata al mercatino di beneficenza a favore della sezione locale dell'ENPA che nella mia città gestiste un canile; non c'era granchè che mi interessasse, ho preso giusto due cosine adatte alle bambole. Attendo con ansia il grande mercato di beneficenza della prossima settimana. 

E niente: non mi resta che augurare Buon Natale a chi passa di qui!


giovedì 22 dicembre 2022

le polpette di Natale

A Natale diventano tutti più buoni tranne me. Difatti a me il cinismo sale in maniera esponenziale alla vista del primo panettone al supermercato - cosa che di questi tempi succede già a metà novembre. Quando poi cominciano a mettere lucette e decorazioni è fatta, meglio che mi chiuda in casa ed eviti il mio prossimo il più possibile. Malgrado ciò, anche quest'anno mi è capitato di vedere cose a tema natalizio. Non so nemmeno io perchè lo faccio; non è tanto una forma di masochismo, quanto piuttosto la vana speranza di trovare finalmente qualcosa che sia realistico e non grondi melensaggine ogni secondo.

La prima scelta è caduta su questa miniserie tratta da un libro; è del 2020 però Netflix mi ha sbattuto il trailer sotto il naso solo quest'anno. Siccome c'erano di mezzo dei libri e un quaderno, tutti elementi che amo, ho pensato che valesse la pena buttarci un occhio, e difatti è anche partita bene, ma poi ha virato decisamente allo scontato. Lily è una diciassettenne che si è chiusa in se stessa dopo che si è sentita sbeffeggiata alle scuole medie; vive come una mezza reclusa e non frequenta coetanei. Dash invece ha ancora il cuore spezzato dopo che la sua ragazza l'ha piantato e odia il Natale da quando i genitori hanno divorziato (particolare che me lo ha reso simpatico). Al contrario Lily il Natale lo adora, se non che questo Natale in particolare le porta la grossa delusione di ritrovarsi da sola a casa col fratello perchè sia i genitori che il nonno sono partiti. Proprio il fratello le suggerisce una sorta di esperimento: nascondere un quaderno tra i libri della sua libreria preferita, lasciando un messaggio a chi lo trova. E naturalmente il quaderno capita in mano a Dash. Così i due cominciano a scriversi scambiandosi il quaderno e via via sfidandosi a superare i propri limiti, mentre cercano di conoscersi meglio prima di incontrarsi di persona. Insomma, diciamo che è stata una serie carina malgrado appunto lo svolgimento e il finale scontati. Del resto da cose a tema natalizio che cosa ci si può aspettare se non un finale scontato? XD

Dato che gli americani sono campioni di melensaggine, sono tornata in Europa, e più precisamente in Spagna, con questa pellicola del 2021 in cui, per fortuna, le risate sono state in numero maggiore. Questo A 1000 km dal Natale è una storia senza pretese, ma che ho trovato divertente. Il protagonista, Raúl, è un revisore di conti che odia il Natale perchè fin da bambino nel periodo delle feste gli sono sempre successe cose brutte. Per questo ogni anno il 24 dicembre parte per qualche destinazione esotica; il suo capo però, per mancanza di altro personale, lo spedisce prima in un paesino dei Pirenei dove deve valutare la situazione finanziaria di una fabbrica di torrone. Quando arriva, si trova in mezzo a un incubo natalizio, con addobbi, luci e persone festanti; la sua freddezza iniziale però viene intaccata dalla conoscenza con la figlia della padrona della pensione dove alloggia. Come detto anche sopra, da una pellicola natalizia non si può non aspettarsi uno scontato happy ending, ma se non altro il tono umoristico della trama riesce a non rendere il tutto troppo smielato.

Ecco invece una grandissima polpetta!! In questo Il diario segreto di Noel l'enfasi non è tanto sul Natale in sè, perchè il periodo festivo è quello in cui si svolge la storia però non è messo in primo piano nè ci sono messaggi cretini del genere a Natale si è tutti più buoni. Tuttavia è una storia prevedibile e, benchè parta anche abbastanza bene, di una melensaggine unica. Protagonista è un famosissimo scrittore che ha in programma di passare le feste da solo col suo cane; gli telefona però un avvocato per dirgli che sua madre è morta una settimana prima e che l'ha lasciato erede di tutto. Egli si reca così nella cittadina dove abitava la madre e si trova davanti la casa di mio zio (nel senso che è piena di roba accumulata negli anni), solo che questo è un film e alla fine dello sgombero non è nemmeno necessario buttare il divano (come invece a casa di mio zio). Comunque, paralleli con la mia vita a parte, il tizio nota una donna che lo osserva dalla strada e che un giorno gli suona alla porta. La donna gli dice che è stata abbandonata appena nata e che sta cercando la sua madre naturale; l'unica cosa che sa è che lavorava come baby-sitter in quella casa tre decenni prima. Inizia così un'indagine privata volta a capire chi sia e dove sia finita questa donna, condita con riappacificamento del tipo col padre che non vede dall'infanzia e ovvio innamoramento con la donna che però è già fidanzata. Insomma, una gran polpetta.

Mi è toccato "andare" in Norvegia per trovare finalmente una cosa che mi è piaciuta fino in fondo. Questa miniserie, pur avendo gli elementi tipici delle storie di Natale, mi è sembrata più sobria e meno melensa della media. E' l'antivigilia di Natale all'aeroporto di Oslo; c'è una forte tempesta di neve e i voli vengono tutti cancellati, cosa che costringe le persone a bivaccare in attesa che la situazione meteo migliori e i voli ripartano. Protagonisti sono quindi alcune di queste persone in attesa, oltre ad alcuni membri del personale. Queste ore di attesa forzata li porteranno a conoscersi e a stringere amicizie, quando non relazioni amorose. Che detta così sembrerebbe la trama della polpetta più grande di tutte, invece, come dicevo, l'equilibrio tra i vari elementi fa sì che il tutto riesca bene ed abbia una maggiore intensità realistica.

E con questa, per quest'anno ho dato!


martedì 20 dicembre 2022

risate british

 

Devo farvi una confessione. Quando Netflix mi ha mostrato il trailer di questa serie e ho visto che c'era Ed Westwick, ho deciso che la dovevo guardare. Sarà capitato anche a voi di provare un'attrazione irrazionale per qualche attore o attrice; io Westwick lo avevo visto in quella serie immonda che è Gossip Girl e con tutto che il personaggio che interpretava lì era irritante a dire poco, mi cadeva la mascella ogni volta che lo inquadravano XD Che ci volete fare? De gustibus... eccetera. Comunque sia, questa serie - di soli dodici brevi episodi divisi in due stagioni - alla fine meritava a prescindere e mi ha fatto morire dal ridere. Intanto è ambientata negli anni Ottanta, cosa di per sè positiva perchè comporta una colonna sonora piena di canzoni che amo - Depeche Mode e Cure compresi. Il protagonista è un venditore di infissi in PVC; si sa che per essere dei bravi venditori occorre avere una faccia di bronzo, e difatti Vincent Swan ce l'ha al quadrato. In effetti sia lui che i colleghi lavorano al limite della circonvenzione di incapace, ma tant'è: basta vendere. Vincent però ha anche un'insana passione per le gonnelle e arriva a cornificare la moglie con la giovane maestra del loro figlio. La sua parlantina riesce però quasi sempre a salvarlo, per esempio guadagnandogli l'amicizia di un gangster locale. Mi ha fatto piacere che la serie abbia avuto una conclusione perchè temevo che fosse una di quelle abbandonate a metà, soprattutto visto che le riprese della seconda stagione hanno subito una pausa dopo che Westwick è stato accusato di molestie sessuali, accuse poi cadute.

Questa è una consuetudine inglese che non conoscevo: è possibile vivere in edifici abbandonati di pregio oppure inusuali pagando un affitto molto più basso dei prezzi di mercato e figurando come property guardians. In questo modo i proprietari si assicurano che non ci vadano a vivere gli squatters invece. I protagonisti di questa breve serie, tratta da due piece teatrali di Phoebe Mary Waller-Bridge (che ha curato anche la traslazione in sceneggiatura), sono appunto dei property guardians e vivono in un ospedale abbandonato. La coppia formata da Kate e Anthony viene messa a dura prova dall'arrivo di Lulu, amica d'infanzia di Anthony; la complicità tra i due scatena la gelosia di Kate. C'è poi Sam, che pare essere uno di quei soggetti che vogliono fare sesso con ogni donna piacente che incontrano, ma che si scopre inspiegabilmente attratto da Fred. Infine c'è la pittrice Melody che sceglie come ispirazione per i suoi lavori un collega di mezza età di Kate, fresco di divorzio. E' molto divertente vedere le interazioni tra i vari personaggi e, naturalmente, i casini che combinano. Essendoci di mezzo la Waller-Bridge è inevitabile che, grattando sotto la superficie, appaiano alcune tematiche serie, anche se siamo lontani dalla tragedia di quel gioiellino che è Fleabag. Devo dire che questa serie è stata una di quelle piacevoli sorprese che a volte Netflix mi riserva.


sabato 17 dicembre 2022

cinquantesima settimana

yours truly XD

Da un po' di tempo su Instagram vedo un sacco di immagini elaborate dall'intelligenza artificiale. Le mie preferite sono quelle che trasformano le fotografie in stile anime. Ho visto cose bellissime realizzate dai collezionisti di Smart Doll; sarà anche che queste bambole sono infatti ispirate all'immaginario di anime/manga. Comunque sia, ho installato Meitu - l'app che permetterebbe queste trasformazioni - sul mio cellulare, però quei filtri non li ho trovati e quindi mi resta il dubbio se sono disponibili solo nella versione a pagamento o se sono io che, come al solito, sono una schiappa. Ho provato a cercare altre soluzioni tramite computer, ma alla fine i tentativi fatti con le foto delle mie Smart Doll non mi soddisfacevano per nulla; il risultato migliore - che però con lo stile anime non c'entra - l'ho ottenuto con la mia faccia. Sono sbalordita dal fatto di non essere stata trasformata in un uomo baffuto come mi era successo in passato XD

per vedere la foto originale: https://www.instagram.com/p/Cl_jJhYu07i/

Per la cronaca, questo è lo stile che mi sarebbe piaciuto ottenere con le foto delle mie bambole. Insomma, l'inizio di questa settimana si è risolto in un epic fail tecnologico!

Questa settimana ho anche visto la serie Mercoledì. Siccome l'hanno vista tutti e quasi tutti quelli che l'hanno vista l'hanno anche recensita, ho pensato di risparmiarmi di fare il post dedicato e mi limito a dire che a me è piaciuta molto. Invece volevo far notare come la madre degli imbecilli è sempre incinta. Qualche tempo fa avevo letto che la serie è stata accusata di razzismo perchè tutti i personaggi di colore sarebbero negativi. Mi chiedo se chi ha avanzato queste accuse la serie l'ha vista fino in fondo oppure no, perchè sarà anche vero che ci sono alcuni personaggi di colore che inizialmente si comportano male, ma poi si ravvedono. Decisamente migliori dei cattivi bianchi che invece si mantengono cattivi fino alla fine. 

Alla fine domenica scorsa il mercatino dell'antiquariato in piazza non si è fatto perchè pioveva. Oggi vado a una garage sale, vediamo se trovo qualcosa di buono!

giovedì 15 dicembre 2022

First Love Hatsukoi

 

Era da parecchio che non vedevo una serie giapponese e sarebbe passato anche più tempo se non mi fossi accorta che in questa recita Satou Takeru, uno dei miei attori preferiti. La parola giapponese hatsukoi 初恋 significa primo amore, ma una delle mie conoscenti giapponesi una volta mi ha spiegato che è implicito che il primo amore vada a finire male, quindi potremmo usare una traduzione libera per questo termine e dire primo amore sfigato XD Alla regola implicita non sfugge nemmeno la coppia protagonista. Harumichi e Yae stanno insieme fin dai tempi delle superiori, poi lui decide di diventare un pilota, mentre lei si iscrive all'università a Tokyo. Malgrado la distanza, riescono a mantenersi in contatto, però quando si rivedono dopo molti mesi scoppia un litigio causato dal fatto che un compagno di Yae sfotte Harumichi per la sua carriera e gli rivela che Yae è stata selezionata per un soggiorno all'estero di un anno, cosa che la ragazza non ha ancora avuto modo di dirgli. Separatisi, proprio quando Harumichi sta per tornare sui suoi passi e fare pace, Yae finisce sotto una macchina, batte la testa e perde la memoria degli ultimi anni, proprio quelli in cui lo ha conosciuto. La serie segue quindi la storia dei due dopo questo incidente e il loro ritrovarsi a distanza di vent'anni, quando Yae non ha ancora recuperato la memoria e Harumichi invece non l'ha mai dimenticata. Consigliato ai romanticoni, che farebbero anche bene a tenere sotto mano i fazzoletti, è una serie che mi è piaciuta. 

Una cosa particolare è che la trama è stata ispirata da due canzoni di Utada Hikaru che s'intitolano tutte e due Hatsukoi ma che sono state scritte a distanza di quasi vent'anni l'una dall'altra; Utada Hikaru è una popolarissima cantautrice che ha esordito a sedici anni. Quel suo primo album continua a detenere il record di LP più venduto in Giappone.

Tornando alla serie, numerosi sono i volti noti nel cast (spesso apparsi in ruoli minori). Per esempio, nella foto qui sopra sono riconoscibili - da sinistra a destra - Akiyoshi Nakao (il miglior amico di Harumichi, versione adulta), Kaho (la fidanzata di Harumichi adulto), Koizumi Kyoko (la madre di Yae), Mitsushima Hikari (Yae adulta), il già citato Satou Takeru e Mukai Osamu (l'ex-marito di Yae). Mancano all'appello Kido Taisei (Harumichi adolescente), Minami (la sorella di Harumichi, versione adulta), Hamada Gaku (un collega di Yae) e Iura Arata (il padre di Yae). Mai vista invece Yagi Rikako che interpreta Yae adolescente e che invece non mi piace per niente (sì, anch'io sono umana e ci sono volti che non mi piacciono!). A dirigere e a scrivere la sceneggiatura c'è il molto poco prolifico Kanchiku Yuri del quale tempo fa avevo visto Tenshi no koi.

martedì 13 dicembre 2022

uno di noi sta mentendo

 

Da un certo punto di vista, si potrebbe pensare che questa serie sia assimilabile ad Élite, almeno alla prima stagione: in entrambi infatti abbiamo un omicidio e i sospettati sono i compagni della vittima. Ma se Élite a un certo punto mi ha stufato, tanto che ho smesso di guardarla, questa qui mi è piaciuta un sacco. Immagino abbia a che fare sia col fatto che mi sono piaciuti i protagonisti, sia con quello che è tratta da un libro (anzi due, a firma Karen M. McManus). Il delitto qui si compie in circostanze particolari; si potrebbe dire che è il classico delitto della camera chiusa. Addi, Cooper, Bronwyn, Nate e Simon non potrebbero essere più diversi tra di loro, ma si ritrovano tutti nella stessa aula, in punizione per motivi che, col senno di poi, appaiono come pretesti, come se qualcuno avesse appunto voluto che fossero tutti insieme nello stesso posto. Mentre l'insegnante si allontana per cacciare un gruppo di ragazzi di un'altra scuola venuti a fare casino, Simon beve dell'acqua presa dal distributore e, dopo pochi minuti, muore per shock anafilattico. A nulla servono gli sforzi degli altri ragazzi, nè di quelli che tentano di rianimarlo, nè di quelli che corrono in cerca di una EpiPen. A dire il vero la morte di Simon sembra rattristare solo i genitori e la sua migliore amica, in quanto da un paio d'anni egli gestiva un'app che rivelava i segreti dei compagni; nata come un modo per smascherare l'ipocrisia di alcuni, si era trasformata in gossip fine a se stesso. Il vero problema però è che ben presto la polizia conclude che la sua morte non è stata un incidente bensì un omicidio, e quali migliori sospettati se non i quattro compagni presenti nell'aula, tanto più che qualcun altro ricomincia a usare l'app denunciandone i segreti? Ai quattro non resta altro che coalizzarsi per cercare il vero colpevole. Pensavo che la storia si concludesse con due stagioni, ma l'ultimo episodio mostra un nuovo colpo di scena che prelude a sviluppi futuri; quello che mi chiedo è se un prosieguo sarebbe a sua volta basato su un libro o se gli sceneggiatori se lo inventerebbero di sana pianta. Visto quello che è successo con 13 Reasons Why, la prospettiva mi preoccupa XD

sabato 10 dicembre 2022

quarantanovesima settimana

come sempre, l'8 dicembre abbiamo mangiato il torrone!

Questa settimana ho fatto un gesto umanitario XD Una mia amica si è rotta una rotula e deve portare un tutore che le impedisce di guidare, perciò l'ho accompagnata in una città vicina a fare un esame che aveva prenotato da tempo e non voleva disdire. Sono anche uscita con un'altra mia amica; il bar gelateria dove andiamo di solito in inverno chiude alle 20.30, perciò siamo andati in un altro posto dove comunque ci hanno messo fuori dalla porta alle 22.30. Folle vita notturna nella mia città, non c'è che dire!! Intanto però ho visto l'albero di Natale allestito in piazza, che quest'anno prevede luci che cambiano continuamente colore (belle) e musichette di sottofondo (schifo). Le luminarie della piazza non sono male, anche se ho capito che le hanno fatte in economia per via della crisi attuale; in realtà fanno un effetto migliore di altre del passato. Stendo invece il solito velo pietoso sui giardinetti di Natale che si ostinano a fare ogni anno e ai quali io darei volentieri fuoco. L'8 dicembre è venuto a pranzo il figlio maggiore (il minore tornerà solo per Natale perchè ha un grosso esame a breve e sta studiando come un matto). Nella mia città c'era il mercato con diverse bancherelle di torrone, oltre che di tipologie varie. Difatti per noi l'8 dicembre è la festa del torrone. Io però al mercato non ci vado da molti anni perchè è sempre troppo affollato e non è che muoia dalla voglia di trovarmi incastrata tra la gente - cosa che succede regolarmente. Ad ogni modo il torrone lo posso comprare altrove e anche l'eventuale shopping ha senso farlo nei giorni di mercato normale.

mercoledì 7 dicembre 2022

la banda dei guanti verdi

 

Volendo restare in argomento di criminali in gonnella, ho visto questa serie polacca con un finale che promette sviluppi futuri, anche se si può prendere questa prima stagione come fine a se stessa. Zuza, Alicja e Kinga sono tre amiche molto legate tra di loro e, soprattutto, accomunate dalla passione per i furti. Malgrado l'età, se la cavano molto bene, almeno fino a quando una telecamera non riprende il particolare tatuaggio che Kinga ha su un braccio e che diventa quindi un indizio fondamentale per la polizia. Le tre donne, per non essere scoperte, decidono di nascondersi temporaneamente in una casa di riposo millantando disabilità che non hanno, da dove però riprendono le loro attività, oltre a portare una ventata di vitalità tra i rassegnati ospiti. Mi piace vedere cose lontane dagli standard ai quali ci hanno abituato le serie americane o comunque mainstream. Questa difatti è particolare e ho apprezzato questa riscossa della terza età, dato che un'altra delle caratteristiche dei prodotti mainstream è che sono tutti giovani e belli XD

sabato 3 dicembre 2022

quarantottesima settimana

Anche se la settimana è stata quasi sempre piovigginosa e a volte nebbiosa, è cominciata con una domenica di sole smagliante. Avevo in programma di recarmi a Brisighella a un mercatino di cose artigianali, ma prima sono dovuta di nuovo passare dai gatti del figlio maggiore che in teoria doveva già essere a casa, ma in pratica era ancora a Francoforte sul Meno perchè la sera prima l'aereo da Copenhagen era in ritardo e ha perso la coincidenza. La compagnia aerea ha offerto a lui e al suo amico una stanza per la notte; e meno male che, essendo sabato, il giorno seguente nessuno dei due doveva andare a lavorare e quindi la scocciatura è stata relativa. Il mercatino, che si svolgeva all'interno di un bellissimo chiostro, di solito ha sede a Riccione, ma quest'anno hanno proposto luoghi alternativi. C'erano molte cose belle; a me piacciono particolarmente i mercatini artigianali, forse perchè trafficando io stessa apprezzo le cose fatte a mano. Sono riuscita a trovare i regali di Natale che mi mancavano (detesto ridurmi all'ultimo minuto con gli acquisti natalizi) e ho preso pure un paio di quaderni per me.

Sono stata a fare un giro anche da Garden Bulzaga, fornitissimo negozio di piante e fiori che da diversi anni allestisce una parte dei locali con decori natalizi e oggetti da regalo, oltre ad organizzare eventi dedicati. Da questi ultimi mi sono sempre tenuta accuratamente lontana, ma un giretto ad ammirare le cose di Natale lo faccio ogni anno perchè sono sempre molto belle e inserite in cornici a tema; quest'anno era l'Orient Express. Il problema è che sono anche molto care, quindi mi limito solo a guardare.

Con questo dichiaro ufficialmente concluso il mio shopping natalizio; di qui alla fine dell'anno magari visiterò un paio di mercatini delle pulci (se li terranno e se il tempo sarà clemente - uno è all'aperto).


giovedì 1 dicembre 2022

letture di novembre

 

Questo mese ho cominciato col botto perchè mi sono dedicata al ciclo delle Cronache delle Giungle della Pioggia, opera della fantastica Robin Hobb. I libri di questa autrice per me sono una vera e proprio droga, quando ne comincio uno non sono capace di posarlo fino a che non l'ho finito, di conseguenza ho fatto relativamente presto a leggere tutta questa mole di pagine. Ambientato dopo la trilogia sui Mercanti di Borgomago, andrebbe letta anche dopo quella dell'Uomo Ambrato. Di fatto è la continuazione degli eventi narrati nella trilogia di Borgomago perchè segue la nascita e successiva evoluzione dei draghi nati dopo che Tintaglia è riuscita a fare arrivare al sicuro i serpenti marini superstiti aiutandoli a imbozzolarsi. Tutti attendono con ansia ed entusiasmo la schiusa delle uova, ma i draghi che riescono a nascere sono deboli e deformi, tanto che la stessa Tintaglia li abbandona ben presto al loro destino e alle cure degli umani. Passano alcuni anni e i draghi sono diventati solamente un peso; non riescono a volare e quindi a procurarsi da soli il cibo, per cui si limitano a razzolare miseramente nel fango, alcuni più presenti a se stessi, altri al limite della stupidità, e devono essere costantemente nutriti. Gli uomini non ne possono più e intanto alcuni dei draghi più svegli improvvisamente cominciano a ricordare un luogo perduto nel quale in passato erano di casa; con le loro arti seduttive fanno sì che gli umani pensino che l'idea sia loro, quando invece sono proprio i draghi a decidere di partire alla ricerca della città perduta di Kelsingra. Ad accompagnarli sono mandati alcuni giovani dei quali tutti sembrano ansiosi di sbarazzarsi poichè sono pesantemente "segnati". Inizia così un viaggio verso l'ignoto che potrebbe anche concludersi in un fallimento ma che finisce per segnare l'inizio di una nuova era di convivenza tra draghi e uomini. Che dire che non abbia già detto di questa autrice? Per chi ama il genere fantasy è un must assoluto. Io l'adoro e mi rammarica il pensiero che sto per esaurire i suoi libri. Mi sa che dovrò rileggermeli tutti da capo, se voglio continuare a godermela!

Questo When the Lion feeds è il primo libro che Wilbur Smith ha dedicato alla famiglia Courtney, anche se cronologicamente la storia narrata viene dopo la serie di libri che ho già letto, ambientati tra il XVII e il XVIII secolo. Qui siamo invece nella seconda metà del 1800; Sean e Garrick Courtney sono gemelli, ma molto diversi. Il primo infatti è fisicamente più forte e di carattere altrettanto determinato, mentre il secondo appare più debole su entrambi gli aspetti. Sono comunque molto legati, tanto che nemmeno l'incidente in cui Sean per sbaglio spara a Garrick causandogli l'amputazione di una gamba riesce a separarli. Qualche anno dopo in compenso ci riesce una ragazza, Anna, che dopo aver sedotto Sean ed essere rimasta incinta, quando Sean stesso viene dato per morto in guerra non trova niente di meglio che attaccarsi come una patella al timido Garrick, da sempre innamorato di lei. Sean però torna a casa e trova i due sposati; la convivenza non può funzionare, e infatti Anna fa credere a Garrick di essere stata violentata da Sean e lui non prova nemmeno a difendersi, prende la sua parte dell'eredità paterna e se ne va all'avventura. La storia dei due fratelli e della ragazza opportunista la si era già vista in uno dei romanzi precedenti, cosa che comunque non mi ha impedito di godermi questo libro visto che Smith ha sempre qualche asso nella manica per tenere desta l'attenzione dei lettori.

Kleifarvatn oltre che il titolo originale di questo libro è anche il nome del lago in cui un'idrologa trova uno scheletro. Normalmente il livello del lago sarebbe stato di quattro metri superiore, ma per via di una crepa sul fondo apertasi in seguito a un terremoto, l'acqua sta lentamente defluendo; è questo fatto a riportare a galla le ossa. Appare subito chiaro che si tratta di un omicidio perchè il cranio ha subìto un forte colpo; come sempre Erlandur si butta a capofitto nell'indagine, visto che i casi di scomparsa sono la sua ossessione. La verità questa volta si trova tra alcuni islandesi che, affascinati dal comunismo, negli anni Cinquanta avevano trascorso un periodo di studi nella Germania dell'Est. Sempre intrigante Indriðason, che a questo giro fa entrare nella vita di Erlendur anche il figlio e lascia uno spiraglio di speranza riguardo alla sua vita sentimentale.

Certo che leggere Bryndza dopo Indriðason è come passare di botto dall'analogico al digitale XD Molto diverse le atmosfere, i protagonisti e pure i casi. L'aria dolente dell'Islanda di Erlendur lascia il posto all'adrenalinica vita londinese, i plausibili e umani moventi creati da Indriðason cozzano decisamente con la serial killer di questo romanzo, secondo della serie con Erika Foster come protagonista. Appare già chiaro così a chi va la mia preferenza, se non che a volte ho il bisogno di leggere robe che mi fanno completamente svuotare il cervello. Un po' come se avessi bisogno di prendere una sbronza. Sicuramente Bryndza è uno degli autori adatti, nel senso che scrive cose che tengono desta l'attenzione ma che è meglio non approfondire troppo. O forse non toccano i tasti che invece altri autori sfiorano regolarmente. Comunque sia, ripensando al romanzo precedente ho notato che anche questo The Night Stalker sembra seguire una scaletta simile, cosa che non cessa mai di irritarmi leggermente. Mi sono sempre chiesta se lavorano così anche i miei autori preferiti: forse sì, e sono solo più bravi a dissimularlo.

Ero curiosa di leggere questo libro in particolare di Harlan Coben perchè tra tutte le serie tratte dai suoi lavori, quella francese ricavata da questo non mi aveva convinto granchè. La storia è quella di un uomo, fratello di un presunto omicida. Sono passati undici anni dal delitto, durante i quali non si sono più avute sue notizie; c'è chi pensa che sia morto, chi che si sia nascosto bene. Al capezzale della madre moribonda, il protagonista si sente dire che il fratello è vivo. Pochi giorni dopo, a sparire è l'amatissima fidanzata, e quando l'FBI lo informa che le impronte digitali della donna sono state trovate sul posto di un duplice omicidio, lui stenta a crederci. Con l'aiuto di un amico  e della sorella della vittima del fratello - che poi era anche la sua ex-ragazza - comincia così a investigare da solo per cercare di capirci qualcosa. Bene, sono contenta di poter dire che il libro mi è piaciuto, al contrario della serie. Peccato averlo rovinato, le potenzialità ci sono tutte. L'unica cosa che mi perplime è la sottotrama riguardante l'amico, che alla fine non mi sembra così fondamentale per la trama. Difatti, visto che Coben ama i colpi di scena dell'ultimo minuto, mi aspettavo che avesse avuto un ruolo nel fattaccio del fratello, invece no.

Mori Yoko ha avuto una carriera letteraria breve, ma importante. Breve perchè il suo romanzo d'esordio è del 1978 e nel 1993 è morta. Importante perchè ha saputo cogliere perfettamente lo spirito degli anni Ottanta, soprattutto quello di donne inquiete e insoddisfatte. Naturalmente va tutto contestualizzato al periodo, come fanno notare le traduttrici. Questo libro è una raccolta di racconti, il primo dei quali e più lungo è proprio quel Jouji 情事 (relazione amorosa) che ha segnato il suo esordio. Qui la protagonista, sposata con un inglese e madre di una figlia, negli ultimi tre anni ha intrecciato diverse relazioni clandestine per distrarsi dal suo matrimonio fallito. L'ultima storia è con un giornalista americano del quale finisce per innamorarsi ma che, proprio come le altre, non ha futuro. Come notavano le traduttrici infatti spesso le protagoniste delle sue storie hanno questo in comune, che per quanto facciano alla fine niente cambia per loro. Le storie di relazioni extraconiugali in Giappone si chiamano furin 不倫, termine che contiene il concetto di immoralità, tuttavia i racconti di Mori Yoko sono molto più di questo. L'impressione è che le sue protagoniste usino il sesso come via di fuga, con una forte connotazione esistenziale. Il sesso le libera e le definisce, anche se poi finiscono per tornare nei ranghi, più o meno scornate. Alcuni racconti poi sono molto ironici e divertenti. Devo dire che ho apprezzato molto e che mi piacerebbe leggere altro di questa autrice, anche se penso che al momento non sia stato tradotto altro in italiano.

Devo dire che questo libro è stato una piacevole sorpresa. Ovvero: è il genere di cosa che potrebbe rivelarsi tale o, al contrario, essere una mezza ciofeca. Questo detto in base ad esperienze precedenti e anche riguardo a libri che hanno avuto successo. Difatti il presupposto è quello di una persona fortemente traumatizzata che si allontana da casa e dalla sua solita vita per ritrovare se stessa. In questo caso la protagonista è un pezzo grosso dell'unità antiterrorismo della polizia francese che tre mesi prima si è trovata coinvolta in un attentato dinamitardo che le ha procurato gravi ferite. Ancora provata fisicamente, decide di trascorrere un periodo nella sua città natale, un paesino dell'entroterra della Costa Azzurra, per rilassarsi e riprendersi. In quel paesino Isabelle ci ha vissuto pochi anni perchè i genitori sono morti in un incidente automobilistico quando lei era una bambina; miracolosamente sopravvissuta, viene affidata alla nonna che vive altrove. Per lei è quindi bello immergersi nuovamente nei ricordi e ritrovare una vecchia compagna di giochi, ma la pacchia dura poco perchè viene commesso un omicidio in una villa vicina e così il suo capo - che è dell'idea che la migliore cura sia il lavoro - la richiama in servizio, dato che si trova già sul posto. Vicende personali e indagini proseguono di pari passo e col giusto equilibrio, per questo la lettura mi ha soddisfatta. L'autore - un misterioso tedesco che scrive sotto pseudonimo - ha prodotto altri due volumi con questa protagonista, magari in futuro li leggerò.