giovedì 29 settembre 2022

letture di settembre

Stavo pensando di variare un po' la maniera in cui è costruita questa rubrica, anche se non so bene in che modo. Quindi questo mese provo a navigare a vista, in attesa di un'ispirazione più strutturata.

Inizio quindi con una tripletta:

Questo è il mio primo incontro con James Patterson, scrittore americano considerato uno dei più importanti autori di thriller contemporanei, a dire di Wikipedia. Ha scritto molti libri suddivisibili in diverse serie; questi tre fanno parte del ciclo denominato "Le donne del club omicidi". Ciò che mi ha intrigato è stata infatti questa combinazione. Questi libri sono scritti in maniera molto avvincente e le protagoniste sono ovviamente interessanti; in realtà la voce narrante, nonchè presenza predominante, è quella della detective Lindsay Boxer. Leggerli di fila mi ha portato a notare che sono libri molto strutturati. Premetto che non sono una scrittrice e quindi forse quanto sto per dire è un'emerita cazzata, ma ho avuto proprio l'impressione che l'autore abbia seguito una scaletta: nel tale capitolo succede questo, nel tal'altro succede quello, eccetera. Non voglio spoilerare, ma anche la maniera in cui vengono presentati e quindi risolti i casi sono simili. Tutto questo mi ha rovinato il divertimento? No, perchè, come dicevo, la scrittura è buona, le trame avvincenti, i personaggi piacevoli. Penso solo che abbia senso leggere i prossimi della serie (perchè li leggerò) a una certa distanza l'uno dall'altro, in modo da non notare troppo le similitudini.

Esco dalla realtà in maniera diversa e molto più drastica immergendomi nuovamente nel mondo di Midkemia, il regno immaginato da Raymond E. Feist. Terzo e ultimo volume della Saga di Riftwar, volevo che non finisse più da tanto che mi è piaciuto, solo che non finire avrebbe significato allungare ulteriormente le traversie dei protagonisti. Questa saga è stata una bellissima sorpresa che mi ha fatto apprezzare molto l'autore. In effetti sono stata indecisa tra fare l'abbuffata e leggermi i tre volumi di seguito, oppure centellinarmeli. Ho scelto quest'ultima soluzione, nell'illusione di farli durare di più. Come già detto, Feist qui da noi è stato poco tradotto e della sua vasta produzione sono disponibili solo sei libri, cosa che mi pone davanti un dilemma: passare direttamente ai prossimi tre in italiano oppure cercare quelli in inglese che li precedono? Il fatto è che mi sono affezionata a certi personaggi e mi piacerebbe ritrovarli.

Prima di affrontare questo libro, quinto della serie dell'Ispettore Chen, mi sono riletta Ratti Rossi, che sarebbe il quarto e che avevo però letto per primo l'anno scorso. In questo modo seguo l'ordine cronologico e, sopratutto, non rischio di perdermi nulla perchè di Ratti Rossi ricordavo solo qualche dettaglio. Lasciato alla fine di quel libro Chen con un sapore dolce-amaro in bocca in quel di St. Louis, lo ritrovo nella sua Shanghai alle prese con gli studi di letteratura cinese classica. Egli ha infatti deciso di conseguire una seconda laurea e, per non rubare troppo tempo al lavoro, dovrà seguire un piano di studi intensivo. Come al solito però gli vengono a rompere le uova nel paniere, prima con l'ennesimo caso di corruzione, poi con un duplice omicidio che ha le connotazioni tipiche dell'opera di un serial killer. In Cina però non è ammissibile che i serial killer esistano, così come non viene preso in considerazione tutto lo studio della psicologia del colpevole. Chen deve quindi cercare di barcamenarsi tra tesine da presentare in tempo, superiori che lo stressano e Yu, il suo fido braccio destro, che indaga sui delitti. Ancora una volta il crimine va a braccetto con la politica e l'autore non perde occasione nè per raccontare la realtà della Cina nè per descrivere la sua fantasmagorica gastronomia. Mi spiace solo perchè temo che il capitolo della possibile fidanzata americana sia chiuso per sempre; pensare che speravo che in questo libro ci fossero ulteriori sviluppi! 

Questo mese non ho letto un libro di un autore giapponese, ma ho invece letto di cultura giapponese. Innanzitutto vorrei spendere due parole sull'autrice, una giovane donna di origine vietnamita che è cresciuta in Svizzera, attualmente vive a Milano e di lavoro fa la professional organizer, dividendosi tra Milano, Zurigo e Parigi. Ho scoperto queste notizie su di lei a lettura ultimata perchè, a saperlo prima, forse il suo libro non l'avrei letto, bollandolo come l'ennesima fuffa volta a sfruttare il fascino del Giappone. Da queste pagine invece traspaiono una reale conoscenza e grande amore e rispetto per lo spirito nipponico. I capitoli sono dedicati ciascuno a una parola emblematica della quale viene spiegato il vero significato - che spesso si perde nella traduzione perchè, di fatto, certi concetti sono intraducibili. Ogni parola porta dentro di sè la quintessenza della filosofia di vita giapponese ed è stato veramente molto interessante approfondire certi aspetti. Molti sono gli spunti per migliorare se stessi e il proprio approccio verso la vita e verso il prossimo. Mi sento quindi di consigliarlo a tutti quelli che nutrono un interesse sincero per il Giappone. Ah, nel caso ve lo stiate chiedendo: un professional organizer è quello che vi viene a mettere ordine negli armadi se non siete capaci di farlo da soli XD

Ci sono giorni buoni e giorni cattivi; il giorno in cui ho cominciato questo libro era uno di quelli in cui avevo assoluta necessità di evadere dall'arterio causata da mio zio, e cosa ci poteva essere di meglio di una delle avvincenti trame di Wilbur Smith? Questo volume è l'ultimo della prima serie dedicata alla famiglia Courtney e siamo ormai a metà del Settecento. Protagonisti sono i nipoti di Dorian e figli di Mansur, Theo e Constance. Entrambi adolescenti, restano orfani quando i francesi attaccano la città indiana in cui vivono e vengono perciò mandati a Calcutta dall'unico parente in zona, ovvero il figlio di Christopher, Gerard. Questi spedisce Theo tra gli apprendisti mercanti della Compagnia delle Indie e si tiene Constance in casa, e non solo. Infatti Theo un giorno, volendo fare una sorpresa alla sorella, la trova impegnata in un focoso amplesso con lui. Lei non è per nulla imbarazzata, ma Theo ci rimane male. Intanto però i francesi, alleatisi con un signorotto locale, arrivano anche a Calcutta e lui vuole comunque salvare la ragazza durante la rotta disastrosa, ma finisce per esserne separato e per crederla morta. Di lì in poi le avventure dei due si svolgono in diversi continenti - lei in Europa e lui in nord America - fino a che il destino non li fa incontrare di nuovo. Missione compiuta: sono riuscita a distrarmi!

Sono al mio appuntamento mensile con Elizabeth George, il settimo. Il titolo originale - Playing for the Ashes - fa riferimento al gergo del cricket, sport del quale non ho mai capito nulla e che mi è pure sempre sembrato noioso. Del resto io e lo sport siamo come due pianeti distanti anni luce destinati a non sfiorarsi mai. Ad ogni modo, la vittima dell'omicidio di turno è Kenneth Fleming, un eccellente giocatore di cricket nonchè una di quelle rare persone che nella vita riescono ad avere una seconda occasione dopo aver sprecato la prima. C'è da dire che in entrambi i casi al destino ha dato una bella spinta la sua insegnante d'inglese che, visto il suo potenziale, si è adoperata per metterlo a frutto, se non che a diciassette anni Kenneth ha messo incinta la fidanzatina e addio sogni di gloria. Dopo una decina d'anni però lui e la ormai ex-insegnante si incontrano di nuovo e a lei non sembra vero di mettersi a brigare e tramare affinchè lui abbia ciò che merita, in questo caso una brillante carriera nel cricket. E niente: viene da concludere che sarebbe molto meglio se la gente non s'impicciasse. Delitti a parte, Helen continua a far vedere i sorci verdi a Lynley e io sto cominciando a detestarla, non riuscendo a capire come fa un uomo intelligente come lui ad aver perso la testa per una che si dimostra sempre più cretina. La conclusione, in questo caso, è che molti uomini ragionano col pisello XD

Susanna Clarke è una creatrice di mondi e dunque consigliata quando uno vuole evadere da quello in cui si trova. Meno corposo dell'ottimo e pluripremiato Jonathan Strange & il signor Norrell che avevo già letto, questo romanzo è ambientato in un posto che non esiste. Si tratta di un labirinto a vari livelli, decorato con statue di stile classico; vi si aggira il Piranesi del titolo, un uomo di mezza età che conosce a menadito ogni anfratto e che riesce a sopravvivere cibandosi dei pesci che pesca. Piranesi è solo, fatta eccezione per una dozzina di scheletri che egli accudisce regolarmente  e per un personaggio, che egli chiama l'Altro, che appare a intervalli regolari interrogandolo su quel mondo e a volte portandogli doni. Ma chi è Piranesi? Un fantasma? Una creatura magica? Uno schiavo? La verità la si intuisce andando avanti nella lettura, il finale  ha una sua poesia. Certamente l'opera prima della Clarke resta insuperata, ma anche questo libro mi è piaciuto molto.

Non so se siamo o no alla vigilia di un nuovo Ventennio, ma mi ha incuriosito questo giallo, primo di una serie ambientata in Eritrea quando questo paese era una colonia italiana. L'autore ha spiegato di aver scelto questa ambientazione per distinguersi dalla massa e perchè di colonialismo italiano è appassionato. Il personaggio che fa da protagonista in questo e nei successivi quattro libri è il maggiore dei Carabinieri Aldo Morosini. Quarantenne, in Africa già da due anni, sogna la promozione ma sembra destinato a non riceverla perchè, benchè non sia certo un oppositore del fascismo, anzi al contrario lo accetti con discreto entusiasmo, è però portato alla ricerca della verità anche quando questo può dare noia. Per esempio, due uomini decapitati con una scimitarra di noia ne danno un bel po' e come al solito i superiori vogliono una soluzione veloce del caso. Morosini arresta qualcuno che potrebbe essere il perfetto autore per tali delitti, ma non è convinto e difatti in seguito scopre una pista diversa. Questo libro l'ho trovato molto gradevole e intendo leggere anche i successivi, ma va appunto inteso come un giallo ambientato in una certa epoca, dal momento che l'accurata ricostruzione della vita degli italiani nelle colonie almeno in questo primo volume non è accompagnata da una denuncia di quello che fu il colonialismo italiano. Del resto presumo che non fosse questo l'intento dell'autore, quindi limitiamoci a cercare di indovinare il colpevole e buonanotte.


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