martedì 30 agosto 2022

frammenti di lei

 

Bentornati al momento polpetta. Questa miniserie è tratta dal libro omonimo scritto da Karin Slaughter; io ho scelto di guardarla per via della presenza di Toni Collette, attrice che adoro, in quanto della scrittrice non ho letto nulla e so solo che è autrice molto popolare e che ha vinto alcuni premi. Laura e Andy sono madre e figlia; Andy è tornata al paesello per assisterla dopo che lei si era ammalata di cancro e ha finito per restarci. A trent'anni sembra non avere ancora le idee chiare su cosa vuole fare della sua vita. Mentre sono al ristorante, un uomo tira fuori la pistola e uccide prima le due donne con le quali stavano parlando, poi un uomo che tentava di chiamare la polizia. La sua attenzione è concentrata di Andy che indossa la divisa della polizia; chiaramente lui spera che reagisca e gli spari, ma Andy non è una poliziotta, non ha nemmeno la pistola, perchè il suo lavoro consiste semplicemente nel rispondere alle chiamate al 911. Quando Laura capisce che la vita della figlia è in pericolo, affronta l'uomo e finisce per ucciderlo, diventando così l'eroina del momento e catturando l'attenzione dei media. Questo fatto però si rivela un problema, in quanto Laura è una donna che ha dei segreti. Allora, cos'è che non mi è piaciuto in questa serie? Principalmente il personaggio di Andy. Ci può stare che sia disorientata dopo aver scoperto la doppia vita della madre, ma non fa altro che commettere una sciocchezza dopo l'altra e la sua espressione di perenne sbigottimento mi ha solo irritato. E' uno di quei personaggi che vorrei prendere a schiaffoni; ti dicono fai così, e lei fa cosà. Sempre, eh, non solo la prima volta. Poi boh, dopo le prima due puntate mi sembra che il ritmo si sia perso per strada e il tutto è risultato addirittura noioso a tratti. Mi chiedo com'è il libro, anche se al momento non ho la minima voglia di leggerlo perchè non ce la posso fare a sopportare ancora Andy!


sabato 27 agosto 2022

trentaquattresima settimana

 

Aver trovato le prove della stronzaggine di mio zio ha fatto sì che mi sia tolta un grandissimo peso dalle spalle, e quindi il mio umore questa settimana è stato decisamente buono malgrado il caldo. In realtà anche la situazione meteo sta migliorando, la notte ora rinfresca per bene e così la casa è tornata vivibile. Continuo a uscire solo la mattina presto e per il resto mi chiudo in casa, dove però ho smesso di grondare sudore. Ho quindi ripreso alacremente a cucire e a fare altri lavoretti di bricolage, per esempio producendo un'altra tornata di mini-libri per la nuova libreria delle Barbie.


giovedì 25 agosto 2022

giudizi universali

Per giudicare un uomo bisogna almeno conoscere il segreto del suo pensiero, delle sue sventure, delle sue emozioni. (Honoré de Balzac)

Ho sempre avuto pochi parenti, anche prima che si estinguessero per cause naturali. Se escludiamo marito e figli, ora rimangono solo mio suocero e mio zio. Questo zio è una persona dalla quale nel corso degli ultimi 10/15 anni mi sono allontanata perchè, tanto per dirne una (ma sarebbero di più), ogni volta che lo incontravo mi rinfacciava quelli che, secondo lui, erano stati dei cattivi comportamenti. Poichè per le circostanze in cui mi ero trovata e per come stavo io in quei momenti non potevo fare diversamente, queste critiche mi hanno sempre irritato, anche perchè mio zio non si è mai degnato di sapere la mia parte della storia, si è limitato a trarre delle conclusioni in base a impressioni errate e ignoranza dei fatti. Non amo litigare; da principio cercavo di spiegare, ma poi, vista l'inutilità della cosa, ho semplicemente cercato di evitare questa persona il più possibile e ormai da tempo lo chiamavo solo per fargli gli auguri a Natale e Pasqua (per puro senso del dovere). Caratterialmente sono fatta così: quando una persona mi delude e mi rendo conto che il rapporto non è recuperabile, io mi allontano perchè con me quella persona ha chiuso. Non riesco a mostrare una faccia sorridente o a fare come se nulla fosse se penso che ho davanti uno stronzo. Comunque sia, a metà luglio mio zio, che ormai ha 93 anni, è caduto, si è rotto una vertebra ed è finito all'ospedale; siccome io sono la parente più prossima e malgrado quanto sopra, è stato scaricato sulle mie spalle il dovere di assisterlo, malgrado lui avesse altre frequentazioni. Fin da principio la cosa mi è pesata molto; mi ritrovavo a dover fare da cameriera a una persona che avrei preferito non rivedere mai più, unicamente per senso del dovere. Ho cercato di fare solo lo stretto necessario, ma anche così non vi nascondo che ho avuto momenti di grande stress. Siccome la casa di mio zio era ridotta a uno stalletto (non solo non puliva, ma accatastava la roba dove capitava da chissà quanto tempo), capitava che mi chiedesse di portargli cose che in mezzo al casino non trovavo, così sabato scorso ho pensato almeno di sgombrare il tavolo della sala, sommerso da un cumulo di carta, scatole di medicinali e confezioni di biscotti lasciati a metà (con accompagnamento di insetti, come si può immaginare), ecc. Non volevo curiosare, semplicemente ordinare un po'. Quindi mi sono portata da casa una scatola e ho cominciato a infilarci dentro la carta (in prevalenza estratti conto e bollette). Mi è capitato così per le mani un foglio scritto di suo pugno, e non vi avrei prestato attenzione se non fosse che mi è balzato all'occhio il mio nome; in questo foglio egli esprimeva un giudizio fortemente offensivo nei miei confronti basandosi sui presunti cattivi comportamenti di cui dicevo sopra. Ecco, diciamo che a quel punto il mio senso del dovere nei sui confronti si è andato a fare fottere (scusate il francesismo). Non è la prima volta in vita mia che vengo giudicata da gente che non mi conosce e che sente una sola campana - non la mia, evidentemente - e se da un lato la cosa non mi fa più soffrire perchè di quello che pensano gli altri di me ho smesso di fregarmene da un pezzo, dall'altro mi ha veramente irritato il fatto che mio zio, che così mi giudica, non si faccia il minimo problema a darmi le consegne aspettandosi di essere servito e riverito. Quindi di qui in poi penso proprio che farò i miei comodi prima di qualunque altra cosa invece di scattare come un bravo soldatino.


martedì 23 agosto 2022

Never have I ever (non ho mai...)

 

Chissà perchè non ho cominciato a guardare questa serie quando Netflix me l'ha proposta la prima volta; non l'avevo nemmeno messa nella lista delle cose da vedere, per dire. Credo che il motivo stia nel fatto che il titolo mi ha creato un fraintendimento, portandomi a credere che fosse la storia di un'adolescente che si sforzava di fare cose per la prima volta. Al contrario, si è rivelata una storia divertente e tutt'altro che stupida, con una protagonista abbastanza incasinata ma per via di un motivo serio, ovvero l'improvvisa morte del padre. La quindicenne Devi addirittura per tre mesi ha perso l'uso delle gambe come reazione psicosomatica a questo trauma. Il dover fare i conti con la perdita del genitore preferito e con gli scombussolamenti tipici dell'adolescenza è una combinazione che si rivela fatale. Devi combina un pasticcio dopo l'altro, anche per via della sua mancanza di autostima. Infatti, benchè sia un'ottima studentessa, a scuola fa parte delle UN (unfuckable nerds), e quel che peggio ha una cotta per il ragazzo più figo e popolare. Viste le tre stagioni disponibili, non mi resta che guardare la quarta quando uscirà, e lo farò molto volentieri perchè Devi e compagnia mi hanno conquistato. 

sabato 20 agosto 2022

trentatreesima settimana

il freschetto che faceva a Ferragosto

La settimana di Ferragosto è stata una palla esattamente come quelle che l'hanno preceduta e quelle (spero poche ancora) che seguiranno. Gli unici lati positivi sono che ho ricominciato a girare in mutande perchè non ho più ospiti in casa e che i giorni si stanno accorciando. Sono arrivata al punto che non sopporto nemmeno più il pensiero del sole, quindi il buio è sempre il benvenuto. Mai come quest'estate mi sembra di essere dentro un eterno giorno della marmotta in cui il tempo non passa, ma si ripete sempre uguale. Mi scuso per le lamentele continue, ma del resto dovrò pur tenere fede al mio nickname... XD 

Il giorno di Ferragosto abbiamo preso una fregatura: per non andare al ristorante a sudare e poichè non avevamo voglia di sciroccarci un'ora di strada all'andata e altrettanto al ritorno per provare a trovare un po' di refrigerio sull'Appennino, abbiamo ordinato piatti da portar via dalla trattoria vicina. Si tratta di un posto alla buona, sempre affollato per via dei prezzi contenuti, con una serie di recensioni positive. Ora, non so se a mangiare in sala le cose sarebbero andate diversamente, ma le pietanze che ci siamo portati a casa sono state una grande delusione, tanto che per consolarci a cena siamo andati di pizza e gelato.

A mantenere basso il mio umore ci ha pensato anche la triste notizia della dipartita della sorella di una mia cara amica; tumore inoperabile e non aveva nemmeno compiuto sessant'anni. Poi c'è il resto... che qui non ho raccontato e che non so se racconterò. Forse in futuro, quando le cose si saranno sistemate e riuscirò a parlarne con serenità. Vi basti sapere che da un mese mi stanno sfracellando i maroni.


giovedì 18 agosto 2022

persuasione

 

Ho letto peste e corna di questo adattamento dell'omonimo romanzo di Jane Austen, ma l'ho voluto vedere comunque per curiosità e affrontandolo senza avere in mente l'originale - impresa piuttosto facile, in quanto il libro l'ho letto molti anni fa e ricordo solo che mi era piaciuto. Per chi fosse a digiuno della trama: la protagonista, Anne, otto anni prima si era lasciata persuadere a lasciare il fidanzato in quanto non era economicamente soddisfacente. Lei però non ha mai smesso di amarlo e di pentirsi di quella decisione. Quando lo rivede, lui si dimostra freddo e acido nei suoi confronti, ma poi la frequentazione li porta a riappacificarsi e diventare amici. Quando una situazione compromettente sembra far sì che lui debba sposare un'altra, Anne perde ogni speranza di poterlo riavere. Dunque, come dicevo dell'originale non ricordo quasi nulla, ma conoscendo bene Jane Austen perchè ho letto e riletto altre sue cose e perchè è una scrittrice che adoro, posso senz'altro affermare che di Jane Austen in questo film ci sono giusto l'ambientazione e i costumi. La produzione di questo film ha inserito il solito miscuglio razziale già visto in Bridgerton, ma il problema non è certo questo. Diciamo che di per sè il film non farebbe nemmeno completamente schifo, dopotutto è recitato bene (non conoscevo Dakota Johnson che interpreta Anne perchè non ho visto le Sfumature, ma devo dire che in questo ruolo mi è piaciuta); secondo me il punto è che se fai un film tratto da Jane Austen, o sei fedele al suo stile oppure devi avere il coraggio di stravolgere tutto in maniera totale (non credo che nessuno l'abbia mai fatto) perchè sennò rischi di produrre una cosa piuttosto insipida come in questo caso.

martedì 16 agosto 2022

The king's affection (Yeonmo)

Amore, intrighi politici e tradimenti sono i tre ingredienti essenziali di ogni serie coreana in costume che si rispetti, che si tratti di trame completamente inventate (come questa) o di storie che si ispirano a personaggi ed eventi reali. La nostra triste vicenda ha inizio con un parto gemellare, accadimento che tra il popolo non sarebbe niente di che, mentre in seno alla famiglia reale costituisce un disastro, soprattutto perchè i neonati sono maschio e femmina e il futuro re non può aver condiviso il grembo materno con una donna. Il re e il suo primo ministro, che è anche il suo consuocero, decidono che la soluzione al problema consiste nell'uccidere la bambina e tutti quelli che hanno assistito al parto. La madre della piccola però non si vuole rassegnare a questo terribile destino e, con l'aiuto dell'agopuntura, riesce a fare fermare il battito cardiaco della piccina il tempo necessario a convincere l'assassino che è già morta. L'idea è poi di mandarla a vivere lontano dalla corte, però il diavolo ci mette lo zampino e dodici anni dopo la gemella dell'erede al trono a corte ci lavora come cameriera. Da questo presupposto scaturisce una trama in parte prevedibile (la sostituzione del principe con la sua gemella, il fatto che lei s'innamori, ricambiata, del suo tutore senza ovviamente potergli rivelare che è una donna) e in parte piena di colpi di scena (causati appunto dagli intrighi e dai tradimenti di cui sopra). Direi quindi che questa è la classica serie coreana che coniuga bene i vari elementi di romanticismo, azione e perfino una piccola dose di umorismo. La coppia principale è interpretata da Park Eun-Bin (la gemella del principe) e Ro Woon (il suo tutore), e mi accorgo che il tempo passa perchè i volti a me noti sono relegati ai ruoli di comprimari, tipo Lee Pil-Mo (il re, padre dei gemelli) e Bae Soo-bin (il padre del tutore nonchè braccio destro dello stronzissimo primo ministro). Tratta da una webcomics, devo dire che mi è piaciuta molto, anche se avrei tagliato le melensaggini.

sabato 13 agosto 2022

trentaduesima settimana

la torre del Marino in una veduta notturna piuttosto sgranata

L'evento clou della settimana è stata la cena con i nostri amici storici. Ben tre di loro compivano gli anni, così siamo andati a festeggiare con una cena al ristorante Torre del Marino. Il locale prende il nome dalla quattrocentesca torre omonima, costruita principalmente a scopo di avvistamento in quanto si trova in una posizione con un'ampia veduta delle colline tutto intorno. Il ristorante esisteva anche molti anni fa (eravamo soliti frequentarlo), ma poi era stato chiuso; dopo alcuni anni di abbandono, è stato rilevato e rinnovato. Per noi è stata la prima occasione per provare la nuova gestione e devo dire che l'abbiamo promossa a pieni voti non solo per l'ottimo cibo, ma anche per la splendida terrazza panoramica dove abbiamo mangiato. E' stata proprio una bella serata!

Per il resto le giornate sono trascorse in maniera molto simile a quelle della scorsa settimana; la fidanzata del figlio piccolo è ripartita giovedì, cosa che mi permetterà di rimettermi a giocare con le bambole nei prossimi giorni. Forse. Come già detto infatti il mio umore al momento non è esattamente buono e purtroppo questo influisce. A meno che tenere le mani occupate non riesca a migliorarlo un po'.


mercoledì 10 agosto 2022

la famiglia Uysal (Uysallar)

 

Oktay è un architetto di mezza età, all'apparenza realizzato: buon lavoro, bella casa, bella moglie, due figli intelligenti... eppure la serie comincia con lui all'aeroporto che sta scappando di casa. La fuga però non si concretizza perchè il ritardo del volo, causato dalla nebbia, lo porta a cambiare idea e tornare indietro. Non è però venuto meno il disagio che prova per la propria vita, tanto che quando si reca a casa del padre e si ricorda di quando, da ragazzino, era appassionato di musica punk, ecco che decide di tornare a rivivere quelli che sono stati i suoi anni più felici e comincia una doppia vita nella quale di notte indossa cresta e chiodo. Sua moglie è ugualmente insoddisfatta; dopo aver fatto la casalinga per diciassette anni, vuole tornare a lavorare ma scopre di venire considerata troppo vecchia. Per via di un equivoco fa credere a un'impiegata incontrata in un bar di essere al suo primo giorno di lavoro e così comincia a sua volta una doppia vita, frequentando la donna e i suoi amici. Pure il padre e il figlio di Oktay hanno i loro segreti. Che serie complessa! Devo dire che mi aspettavo una commedia leggera quando ho cominciato a vederla, invece i comportamenti dei vari personaggi sono fatti apposta per fare riflettere su diverse tematiche. Certo, la vita è dura e sono in tanti a vivere con una maschera addosso, ma siamo sicuri che un cambio d'abito e un'identità alternativa possano risolvere il disagio esistenziale? Il finale è decisamente bizzarro e imprevedibile, non lo avrei mai immaginato. Non sono sicura che mi abbia convinto al 100%, ma la serie resta comunque molto valida sia per la bravura degli attori, sia perchè è qualcosa di originale e diverso dal solito.


sabato 6 agosto 2022

trentunesima settimana

foto scattata alle 18 quando già rinfrescava;
due ore prima c'erano i soliti 38°


Questa settimana è andata un po' meglio perchè la notte ha ricominciato a rinfrescare, ma l'ennesima permanenza dei piccioncini qua da noi ha fatto sì che di nuovo le mie attività collaterali abbiano subito un rallentamento. C'è poco da dire su queste giornate che hanno segnato l'inizio di agosto; diciamo che sono la quintessenza di quelle che sono state le mie estati negli ultimi anni, ovvero fare il minimo indispensabile e dedicarmi a cose che mi facciano sudare il meno possibile negli intervalli. Luglio non voleva finire più, anche se sono stata abbastanza produttiva; agosto spero si esaurisca più in fretta, malgrado si preannunci molto più noioso. Parlo naturalmente di percezioni; le giornate sono composte di 24 ore anche se sul balcone ci sono 38°, e non so bene da cosa dipenda se mi sembra che di ore invece ne contino come minimo il doppio. Altri periodi invece scivolano via in fretta, fai colazione ed è già ora di cena.

giovedì 4 agosto 2022

the trip (I onde dager)

 

Lars è un regista televisivo di mezza età pieno di debiti; essendo il suo matrimonio in crisi, vede la soluzione dei suoi problemi nell'omicidio della moglie e nella riscossione della sua polizza sulla vita. Dopo aver sparso la voce che la donna vuole avventurarsi a fare un pericoloso trekking da sola, parte con lei alla volta della loro casa per le vacanze, ma al momento di mettere in atto il suo piano scopre che la moglie ha mangiato la foglia ed è a sua volta intenzionata ad ammazzarlo. Quando però salta fuori che in casa si sono nascosti tre pericolosi evasi, i due coniugi devono riunire le forze per cercare di sopravvivere. Divertente pellicola che non risparmia lo spargimento di sangue e che è piena di colpi di scena, ragion per cui non ci si annoia un minuto.

martedì 2 agosto 2022

letture di luglio

L'agente Yu Guangming, della polizia di Shanghai, ancora barcollava sotto il peso del colpo. Non se n'era accorto subito, ma adesso che l'impatto cominciava a fare effetto si sentiva stritolato.

L'ispettore Chen è in ferie per quindici giorni. Non solo ne ha diritto perchè non le prende da troppo tempo, ma ha pure la necessità di ritagliarsi del tempo per poter eseguire la complicata traduzione di una proposta di affari per conto dell'uomo d'affari Gu. Tra l'altro il compenso che gli è stato offerto è notevole, per non dire che Gu cerca di agevolarlo offrendogli regali e perfino l'aiuto di una segretaria. Per questo motivo, quando viene ritrovata morta per soffocamento la scrittrice dissidente Yin, l'indagine del caso ricade interamente sul suo braccio destro Yu, con un certo disappunto del segretario di partito Li. Costui si fida solo di Chen e insiste affinchè egli s'interessi del caso malgrado le ferie. Egli quindi finisce per farsi coinvolgere, anche se in effetti Yu svolge un ottimo lavoro. Il capitalismo alla cinese comincia ad affermarsi sempre di più lungo il corso di questo terzo romanzo della serie dedicata a Chen, lo dimostra bene la mentalità delle persone che sta cambiando. I membri del partito e chi ha subito o è stato protagonista delle Rivoluzione Culturale si trovano ancora una volta a dover fare i conti tra un passato che comincia a essere considerato da biasimare e un futuro che prospetta cambiamenti non in linea con gli ideali di Mao. Qiu Xialong è bravissimo come sempre nel descrivere questo mondo in bilico.

Le foglie rosse e gialle planano attraversando la luce del sole e sull'asfalto bagnato che taglia il bosco come un fiume scuro e lucido. Al passaggio dell'auto di servizio bianca vorticano a mezz'aria per un istante, poi si posano sui mucchi che aderiscono al ciglio della strada.

Questo è il libro dal quale è stata tratta l'omonima serie che avevo visto qualche tempo fa. L'autore è un celebre sceneggiatore e questa sua prima - e finora ultima - avventura letteraria ha avuto grande successo. Grazie all'Alzheimer, mi ricordavo chi era il colpevole ma avevo già dimenticato diversi dettagli della trama, per cui la lettura non si è rivelata per nulla noiosa. Per quel po' che ricordo, la serie è molto fedele al romanzo. La storia è quella di un serial killer che si accanisce su madri accusate di negligenza verso i figli; gli indizi rinvenuti sui luoghi dei delitti rimandano però alla figlia di una ministra che alcuni mesi prima era stata rapita e uccisa. Il reo confesso non ha mai fornito elementi utili a ritrovarne il cadavere, tanto che nei genitori della ragazzina si riaccende la folle speranza che sia ancora viva. La soluzione del caso appare comunque molto complicata perchè l'assassino è sempre un passo avanti ai detective.

Il messaggio era stato scritto a matita su un foglio appoggiato sopra il corpo. Tre parole, incomprensibili per Erlendur.

Ma porca paletta! Da un po' di tempo ho deciso di leggere alcune serie andando in ordine cronologico, e una di queste è la serie di libri con protagonista Erlendur Sveinsson. Dopo il primo sono saltata a questo che in realtà sarebbe il terzo, perchè il secondo risultava inedito in Italia. Scopro però, dopo averlo finito, che giusto di recente è stato pubblicato anche il secondo... Uffa! Certo, questi non sono libri che presuppongono un'accurata conoscenza dei precedenti per poter essere seguiti e apprezzati, ma mi scoccia lo stesso. Veniamo a questo, che in originale s'intitola La Palude: un anziano viene trovato morto col capo fracassato da un pesante posacenere. Potrebbe essere una rapina finita male o una lite degenerata, in entrambi i casi è evidente che il delitto non è stato premeditato per via dell'arma - il posacenere, appunto - che si trovava in loco. Le prima indagini fanno luce sulla smodata passione del vecchio per il porno in tutte le sue forme nonchè sul fatto che egli è sempre stato uno stronzo. In particolare, salta fuori che quarant'anni prima ha violentato una donna, la quale è rimasta incinta; la bambina però si è ammalata ed è morta per un tumore al cervello, la donna si è suicidata pochi anni dopo. Malgrado un certo scetticismo da parte dei colleghi che vorrebbero seguire la pista della rapina finita male, Erlendur ha la sensazione che l'origine del delitto sia nel passato e quindi s'intestardisce per rintracciare chi conosceva la vittima all'epoca dello stupro. L'avevo già detto, quindi mi scuso se mi ripeto, ma Indriðason è uno dei miei autori di gialli preferiti e trovo i suoi libri sempre molto interessanti. Le qualità che riscontro tra i miei giallisti preferiti sono alla fine le stesse: un accurato lavoro psicologico che fa sì che i moventi siano plausibili, la capacità di rendere profondamente umani i loro protagonisti - con pregi e difetti e vite private incasinate - e l'ambientazione ancorata a luoghi, situazioni e contesti reali che spesso mi insegnano qualcosa su tali posti (quest'ultima cosa non è comune a tutti). Per questi autori non c'è bisogno di inventarsi delitti sempre più complicati e acrobatici perchè conoscono le bassezze dell'animo umano e sanno che l'orrore si nasconde potenzialmente in ciascuno di noi. E basta, adesso mi tocca andare a recuperare il secondo libro della serie...

Will tirò la madre per la mano e disse: «Su, dài, vieni...»

Dopo una breve pausa, ho ripreso in mano la trilogia di Philip Pullman "Queste oscure materie", il cui secondo volume, The Subtle Knife, prende il via in un altro mondo rispetto a quello in cui viveva Lyra. Qui si trova Will, il cui padre è scomparso più di dieci anni prima durante una spedizione tra i ghiacci e la cui madre è svalvolata. A complicare le cose ci si sono messi alcuni loschi individui che indagano sul padre e che si spingono a perquisire casa sua. Proprio in questa occasione Will uccide accidentalmente uno di loro e quindi fugge con le lettere del padre - ovvero ciò che gli sgherri cercavano. Will trova poi per caso una finestra che conduce a un altro mondo dove incontra Lyra, che vi è finita dopo essersi persa ed aver vagato a caso per diverso tempo.

In una valle ombreggiata ricoperta di rododendri, vicino al fronte della neve, dove scorreva un ruscello latteo d'acqua di disgelo e dove colombi e fanelli svolazzavano fra pini immensi, c'era una grotta seminascosta dalle rocce strapiombianti  ed al fitto fogliame. 

Il Canocchiale d'ambra è il volume conclusivo; ormai è stato chiarito il ruolo di Lyra, personaggio che è in grado di cambiare le sorti del mondo - anzi, dei mondi - e che per questo è al centro dell'attenzione di tutte le forze coinvolte nella battaglia finale. Purtroppo Lyra viene separata da Will e rapita da sua madre, che la tiene costantemente addormentata somministrandole una droga; Will però riesce a ritrovarla a e sottrarla alla donna, ma i pericoli non sono certo finiti qui. Mentre diverse vicende si svolgono in diversi mondi, si arriva alla battaglia finale.

Giudizio complessivo a lettura della trilogia ultimata: wow! Il primo libro - La bussola d'oro - è probabilmente il più celebre per via del film, ma a me è piaciuto forse di più il secondo volume, mentre il terzo è probabilmente il più complesso ed emozionante. Mi chiedo comunque come si possa classificare un simile lavoro come letteratura per ragazzi: solo perchè i protagonisti sono dodicenni? Per la complessità di temi trattati l'adulta qui presente si è sentita adeguatamente stimolata, per non dire che il chiaro anticlericalismo di fondo non poteva che essere un bonus per me. Che poi il discorso sarebbe più ampio... ribadisco: limitare la lettura a una fascia d'età giovanile significa perdersi un bel po' di cose che, per come la vedo io, capisci e apprezzi di più con una certa maturità sulle spalle.

Malgrado si fosse già in aprile, la neve caduta durante la notte formava uno strato di un centimetro.

Romanzo di esordio di Togawa Masako e vincitore del premio Ranpo Edogawa, questo Ooinaru genei 大いなる幻影 (ovvero Grandi illusioni) arriva da noi con i soliti sessant'anni di ritardo. La vicenda è ambientata in un palazzo di appartamenti riservati a donne sole, come recita il titolo italiano. Ci sono persone di età diverse, pensionate, vedove e donne più giovani che lavorano, oltre a due custodi che si alternano all'ingresso e che non mettono molta solerzia nel proprio lavoro. In questo palazzo alcuni anni prima è stato commesso un atto criminoso che ora rischia di essere portato alla luce perchè, a causa di una strada importante che è in via di costruzione, il palazzo in questione deve essere spostato. Questo però non è l'unico segreto; ci sono alcune donne che nascondono cose e altre che muoiono dalla voglia di scoprirle. Quando sparisce il passe-partout che permette di entrare in tutte le stanze si crea quindi una certa agitazione. Le cose però non sono mai come sembrano, almeno in certi casi. Lettura decisamente intrigante e magnifica costruzione dei vari personaggi; non un giallo in senso classico, benchè Togawa sia stata una giallista. Tra l'altro questa donna è stata un fenomeno: non solo famosa scrittrice, ma anche cantante, attrice e icona gay, per dirne alcune.

La Dowager era troppo invelata. Una tiepida brezza monsonica sferzava l'oceano, punteggiandolo di creste bianche che scintillavano nella luce del  sole, alto nel cielo color zaffiro.

Con la saga dei Courtney sono ora al quarto volume, questo The Tiger's Prey, e bisogna che non lasci passare troppo tempo da un libro all'altro perchè ho paura di fare confusione con i vari personaggi. Siamo partiti con padre e figlio, poi il figlio è diventato padre a sua volta, per ben quattro volte, e adesso questi figli sono cresciuti e si sono riprodotti... insomma, rischio di non ricordarmi più chi è chi! Dunque, a circa una decina di anni distanza dal volume precedente, la storia qui si focalizza nuovamente su Tom Courtney. Dopo aver ritrovato il fratello Dorian, i due da allora hanno vissuto d'amore e d'accordo perseguendo attività più o meno legittime che hanno dato loro una certa sicurezza economica. L'incontro con Ana Duarte, figlia di un mercante portoghese e molto competente malgrado la giovane età, li spinge a tentare un azzardo: avviare un commercio parallelo a quello della Compagnia delle Indie sfruttando un cavillo burocratico. Non bastano i soldi in banca, tocca fare pure dei debiti, e da principio sembra che tutto fili liscio. Succede però che ad un certo punto la nave su cui viaggia Tom si trova al centro di una paurosa tempesta e fa naufragio. I superstiti si trovano prima in balia di una capricciosa principessa locale, poi ospiti del presidio della Compagnia, diretto da un uomo inetto e avido. Come al solito succedono parecchi disastri, ma Tom li affronta con il consueto coraggio e si sa che la fortuna aiuta gli audaci. 

Elena Weaver si svegliò quando si accese la seconda luce in soggiorno, che fungeva anche da camera da letto. La prima, a una distanza di tre metri e mezzo circa, sulla scrivania, era riuscita solo a scuoterla un po'.

Mentre il sergente Havers si trova a dover risolvere un dilemma morale per via della madre malata d'Alzheimer, Linley accetta un caso a Cambridge fondamentalmente perchè sa che Helen, la donna che ama, vi si trova a casa della sorella. La vittima è una studentessa, figlia di uno dei migliori professori del St. Stephen College, uccisa mentre faceva jogging. La polizia locale accetta un po' a denti stretti l'ingerenza di Scotland Yard, richiesta dal College che in passato ha avuto un'esperienza negativa con il caso del suicidio di un'altra studentessa. Linley comincia a investigare e scopre che la ragazza uccisa aveva una vita sessuale promiscua e che era incinta; la cosa più logica è quindi cercare di capire chi sia il padre. Dopo alcuni giorni però viene uccisa un'altra studentessa. Dei libri letti finora di questa serie, questo è quello che ha il movente più macchinoso, il che non significa che non possa essere plausibile. Del resto la George fa il solito lavoro di scavare nella psicologia dei personaggi, Linley e Havers compresi.

Trovarono il cadavere sulla tomba di Jón Sigurðsson, nel cimitero di Hólavallagarður. Fu lei a notarlo per prima, dato che stava sopra.

Ho recuperato il secondo volume della serie che ha per protagonista il commissario Erlendur. Chissà perchè da noi è arrivato solo quest'anno, visto che risale al 1998. Il titolo originale è "Rose di morte", che ha comunque molto più senso di quello appiccicatogli nella versione italiana. Concluse le lamentele del caso, passo alla trama: il corpo di una ragazza nuda e piena di contusioni viene ritrovato adagiato tra i fiori, sulla tomba del padre della nazione islandese. Erlendur vorrebbe trovarci un significato, in realtà praticamente tutti coloro ai quali si rivolge non sanno manco chi sia questo tizio. E qui già parte l'applauso per la grande dose d'ironia. Ad ogni modo, salta fuori che sia l'esimio statista che la ragazza assassinata erano originari della stessa regione dell'Islanda ed Erlendur vi si reca per cercare di dare un nome alla vittima, la cui scomparsa non è stata denunciata da nessuno. Nella zona in questione, si trova davanti a una situazione di abbandono e impoverimento generale causata dal fatto che gli abitanti del posto sono stati danneggiati dalla compravendita di quote per la pesca e ormai non hanno più di che lavorare. Pare strano, ma questo ha a che fare con la ragazza assassinata. Non conosco la storia dell'Islanda e quindi non so se la questione della speculazione edilizia e della compravendita di quote sia stata reale o se si sia trattato di un'invenzione dell'autore, ma ancora una volta ho apprezzato la fusione tra la vicenda investigativa e la realtà sociale.