giovedì 28 aprile 2022

letture di aprile

Ancora una volta l'ispettore capo Chen Cao, del Dipartimento di polizia di Shanghai, si trovò ad attraversare la nebbia mattutina diretto verso il parco del Bund.

Benchè sia solo il terzo libro dell'ispettore Chen che leggo, ormai egli mi sembra un vecchio amico. Secondo della serie, questo A Loyal Character Dancer introduce anche il personaggio di Catherine Rohn, ispettrice americana che viene spedita in Cina per accompagnare negli Stati Uniti una donna, Wen. Wen però è scomparsa e Chen le viene affiancato sia perchè occorre offrire la migliore accoglienza agli americani sia per dimostrare che la polizia cinese ha preso il caso molto seriamente. Ne va della credibilità internazionale, in quanto Wen deve raggiungere il marito negli Stati Uniti come condizione affinchè egli testimoni a un processo contro un'organizzazione di trafficanti di uomini. Non si sa se Wen sia sparita volontariamente o se sia stata rapita per impedire questa testimonianza; in ogni caso Chen inizia a investigare con la consueta scrupolosità e al contempo intrattiene l'ospite straniera. Con Catherine però nasceranno presto simpatia e stima, così che i due si troveranno a collaborare veramente e non solo di facciata. Probabilmente l'ho già detto, ma una cosa che mi piace molto di questa serie di libri è lo spaccato sulla Cina che viene descritto. Diventa così per me un divertimento ancora maggiore leggerli, perchè non mi godo solo la trama gialla, ma imparo anche qualcosa.

Bene, cominciamo da Elizabeth, vi va? E vediamo dove andiamo a finire, OK?

Credo che spesso tendiamo a pensare alle persone anziane come a teneri e innocui individui, magari un po' rincoglioniti, dimenticando che fino a ieri l'altro vivevano una vita piena e facevano mestieri interessanti. I protagonisti di questo libro, nonchè membri del club del titolo, avranno sì parecchi anni sulle spalle e rispettivi acciacchi, ma non hanno di certo perso la voglia di vivere e le loro cellule grigie funziona ancora egregiamente. Quasi sempre, almeno XD Il club è nato grazie a una ex-poliziotta che si diletta a rivedere vecchi casi irrisolti o risolti male - ovvero casi in cui il vero colpevole l'ha fatta franca. La donna però finisce incosciente dopo una serie di ictus e a prendere le redini del club è la sua amica Elizabeth, che non dice mai chiaramente che mestiere faceva, ma che doveva essere come minimo nei servizi segreti. Il gruppetto sta affrontando un vecchio caso quando avviene un delitto vero a poca distanza da loro; come farsi scappare la ghiotta occasione di investigare? Ecco uno di quei libri che si leggono in un soffio e che risultano molto divertente.

Mi hanno trovata su una spiaggia, tra le alghe. Appena nata.

Generalmente mi piace Banana Yoshimoto, anche se trovo che la sua produzione letteraria sia un po' discontinua. Alcuni suoi libri mi emozionano e mi trasmettono qualcosa, altri mi sembrano un po'  inconsistenti e superficiali. Questo Hana no beddo de hirune shite 花のベッドでひるねして sta nel mezzo, con una leggera propensione verso l'inconsistenza. Narrato in prima persona da Miki, la donna che è stata ritrovata da neonata abbandonata su un letto di alghe e che è stata adottata da una coppia che non poteva avere figli, mescola elementi magici e onirici alla narrazione del quotidiano, ma mi suona a tratti come una forzatura. La Yoshimoto ha scritto questo breve libro dopo la morte di suo padre, ammettendo che le sia servito come esorcismo consolatorio, e indubbiamente c'è una certa poesia sia nella idillica natura del luogo in cui è ambientato, sia nel carattere mite e gentile dei personaggi, però boh, a me non ha davvero detto più di tanto. Vero è che molto dipende dal nostro umore se apprezziamo o meno qualcosa, perciò magari ero io che non ero in vena di una storia così.

Il sedicenne Gowan Kilbride non era mai stato granchè mattiniero. Quando viveva ancora alla fattoria dei suoi, ogni mattina si trascinava brontolando giù dal letto, facendo sapere a chi si trovava nei paraggi con una vasta gamma di gemiti e di lamenti in cui esprimeva tutta la sua creatività, quanto poco apprezzasse la vita dei campi.

Payment in Blood è il secondo libro che ha per protagonista l'ispettore Lynley e mi è piaciuto molto per via della dimensione umana e personale che in questa storia caratterizza l'operato dell'uomo. Lynley viene spedito a indagare su di un delitto che è avvenuto fuori dalla sua giurisdizione. La cosa è strana, ma il motivo è presto detto: il luogo in cui è avvenuto è una vecchia dimora trasformata in hotel dove si trovano riuniti alcuni nobili e alcuni attori famosissimi. Chiaramente Lynley, essendo lui stesso un nobile, ha le capacità di affrontare con tatto la situazione. Nella magione però ci sta anche Lady Helen, la donna di cui lui è innamorato, che ha avviato una relazione con un regista.  Quando diversi elementi sembrano puntare proprio su di lui come colpevole, Lynley pare tanto convinto da tralasciare altre piste. La sua collega Barbara Havers decide allora di correre ai ripari per evitare che egli commetta un errore che gli possa rovinare la carriera. Anche gli ispettori sono uomini, dopo tutto, ed è comprensibile che nutrino pregiudizi, soprattutto quando c'è di mezzo l'amore. 

Cosa accade se ti scippano il telefonino e tutta la tua vita è lì dentro?

Tra un delitto e l'altro, mi sono concessa la goduria dell'ennesimo romanzo di Sophie Kinsella. Questo ha undici anni sul groppone, ma già allora i cellulari erano un elemento fondamentale della vita di molti, per questo per Poppy rimanere senza è una tragedia, tanto più che è nel bel mezzo dei preparativi per il proprio matrimonio. Cosa ancora più grave, si è persa il favoloso anello di fidanzamento in smeraldi e diamanti, cimelio di famiglia, che le ha dato il suo ragazzo. Il cellulare è necessario perchè ha lasciato il proprio numero al personale dell'hotel dov'è avvenuto lo smarrimento, ma ecco che il destino l'aiuta: in un cestino dei rifiuti qualcuno ha buttato un telefonino aziendale. Poppy decide di impossessarsene, però così facendo la sua vita comincia a intersecarsi con quella di un brillante uomo d'affari - il cellulare era della sua assistente - e lei dimostrerà di essere la regina delle impiccione, anche se lo fa a fin di bene. Come sempre con questa scrittrice c'è da ridere un bel po'; risate a volte un po' agrodolci, ma in fondo è la vita che è così. E a me ci voleva questa parentesi di divertimento e romanticismo.

Succede. E mi è successo. Dopo anni di sbattimenti, spettacoli nelle bettole e trasmissioni invedibili (in tutti i sensi), le cose sono cambiate. Le persone giuste si sono accorte finalmente di me e adesso moltissimo apprezzano il mio talento. Da imbecille a genio. Ma io non mi sento affatto cambiata. Sarà che sono rimasta imbecille o sono sempre stata un genio? Tant'è.

Nella casetta del bookcrossing sono stati lasciati ben tre libri della Littizzetto e io me li sono presi su tutti per avere una scorta di roba leggera e scacciapensieri da leggere quando ho solo voglia di scaricare il cervello. Questo libro ha già vent'anni sul groppone e lo si capisce da diverse frasi che fanno riferimento a cose di certo non più attuali; l'umorismo della Littizzetto però non ha una data di scadenza e quindi ho avuto il divertimento che volevo, anche se sono convinta che avrei riso ancora di più a sentirle pronunciare dal vivo certe battute. Non c'è una trama, ci sono solo molti brevi capitoli che trattano ciascuno di un argomento diverso e decisamente Lucianina ne ha per tutti.

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