lunedì 31 gennaio 2022

letture di gennaio

«Sarà meglio» mormorò la voce rauca all'altro capo della linea,  «che sia morto qualcuno di grosso, Strike».

Questo secondo libro con protagonista l'investigatore privato Cormoran Strike mi è piaciuto anche più del primo. Sono passati alcuni mesi dal primo caso e la situazione lavorativa di Strike è migliorata per via della popolarità acquisita. Anche se si occupa soprattutto di indagare su presunte infedeltà, almeno guadagna. Robin, la sua assistente, sta però per sposarsi - anche se non glielo ha ancora detto - e c'è il rischio che lui debba trovarsi un nuovo aiutante. Intanto viene assunto da una donna di mezza età alla ricerca del marito scomparso; la donna non sembra particolarmente preoccupata, pensa che il marito sia a un ritiro di scrittori, ma nessuno le risponde. Strike si mette alla ricerca e quasi subito scopre che è scoppiato un discreto casino nel mondo editoriale, proprio a causa di quest'uomo che avrebbe scritto un romanzo diffamatorio. Non è quindi una grossa sorpresa che lo si ritrovi cadavere; è piuttosto la modalità del delitto a lasciare perplessi. Se la bravura di un autore di gialli si misura dal fatto che il lettore non riesce a indovinare il colpevole prima della fine, decisamente JK Rowling è una grande autrice di gialli XD

Era buio nel cuore del lupo. La tempesta di adrenalina aveva presto lasciato il posto a una quiete oscura.

Credo che nessuno di noi sia immune dai pregiudizi, ma almeno quando si è consci di averne, è possibile riuscire a superarli. Per esempio, io nutro pregiudizi verso i libri ambientati in Giappone scritti da autori che giapponesi non sono. Il Giappone è certamente un'ambientazione esotica e affascinante, se però non lo si conosce si rischia di infarcire il tutto di luoghi comuni o scrivere vere e proprie corbellerie. Ho voluto però dare una chance a questo giallo, opera di un italiano che vive da dieci anni a Tokyo. Si tratta di un lavoro che ho trovato piuttosto originale, scritto con garbo e, soprattutto, pieno di amore per il Giappone ma anche di realismo - visto che, come ho già detto in passato, i giapponesi sono esseri umani e, come tali, hanno pure dei difetti XD Il detective di turno è di padre giapponese e madre americana, cosa che gli permette di avere un occhio quasi disincantato rispetto ai propri connazionali. Egli si trova davanti a un caso di omicidio nel quale la vittima è stata uccisa da un ombrello conficcatogli in un occhio, ma ancor più di questo è strano il fatto che delle uniche due impronte digitali trovate sull'ombrello, una sia dell'Imperatore. La caccia dunque è duplice: non solo si cerca l'assassino, ma anche la maniera in cui l'arma di un delitto sia finita tra le mani dell'Imperatore. Non sarà tutto perfetto e, per esempio, ho trovato abbastanza inutile la parte relativa alla relazione del detective con una donna sposata, ma un ottimo esordio comunque, che mi fa sperare in lavori futuri.

Scalzo e segnato dalle cicatrici del viaggio, lo straniero uscì dal mare, simile a uno spettro d'acqua. Avanzava come un ubriaco nella foschia lattiginosa che avvolgeva Seiiki in una tela di ragno.

Avevo sentito parlare di questo libro, un corposo fantasy che conta circa ottocento pagine, e non ho dovuto certo esitare nel decidere di leggerlo, visto quanto amo questo genere. Tra l'altro la copertina da sola vale l'acquisto! Si potrebbe dire che è un fantasy al femminile perchè donne sono le protagoniste principali, le eroine. La vicenda si svolge alla fine di un ciclo di mille anni durante i quali c'è stato un periodo di relativa tranquillità in quanto i draghi sono rimasti dormienti. Mille anni prima infatti, capitanati dal Senza Nome, avevano tentato di distruggere gli uomini, ma erano stati sconfitti. Da allora nelle terre d'Occidente i draghi erano considerati nemici da odiare, mentre nelle terre d'Oriente erano divinità. In Oriente infatti i draghi sono di tipi diverso, sono draghi d'acqua e non di fuoco e convivono pacificamente con gli uomini. In Occidente la regina Sabran è considerata l'erede diretta del cavaliere che a suo tempo aveva sconfitto il Senza Nome; la leggenda vuole che il suo lignaggio da solo sia sufficiente a tenerli a bada. In Meridione, dove ha sede la confraternita segreta del Priorato, sono però di altro avviso e non pensano che il sangue reale ci abbia nulla a che fare; sono pure convinti che a sconfiggere il Senza Nome non fu il cavaliere, ma sua moglie. I destini dei vari personaggi, che si trovano inizialmente divisi non solo dalle distanze geografiche, ma anche dalle differenze culturali, finiranno per convergere a mano a mano che risulta che vincere contro i draghi è un gioco di squadra. Penso che la Shannon abbia fatto un gran bel lavoro con questo suo romanzo.

Una splendida luna estiva, ormai quasi piena, era apparsa sul fianco della montagna.

Rischiarava un angolo di cielo notturno blu oltremare emanando un flebile bagliore bianco, rendendo ancora più scuro il profilo della montagna, dalla cima fino alle pendici.

Siamo negli anni Trenta; il giovane geografo Akino decide di passare le vacanze estive sulla piccola isola di Osojima per completare il lavoro del suo professore morto da poco. La particolarità di quest'isola è che in passato era stata un centro sacro per il buddismo, ma in seguito al tentativo della dinastia Meiji di affermare la religione shintoista, in quanto autoctona, tutti i templi buddisti erano stati distrutti. Akino comincia a cercare le tracce di questi templi, aiutato da un giovane dell'isola che gli fa da guida. Osojima sembra essere in bilico tra mare e montagne, con piccoli villaggi isolati in cui la gente vive semplicemente; appare come sospesa nel tempo, con una natura incontaminata che spesso appare quasi magica ai suoi occhi. Akino riparte portandosela per sempre nel cuore, tanto che quando dopo cinquant'anni per caso gli capita di tornarci, rimane sconvolto dai cambiamenti avvenuti nel frattempo. Umiuso 海うそ mi ha conquistato fin dai primi paragrafi; a dire il vero, non avevo nemmeno finito il primo capitolo che già sarei stata pronta a fare le valigie e partire... peccato che Osojima esista solo nelle pagine del libro! Come accade spesso nella letteratura giapponese, la natura risuona nell'animo umano a un livello mistico e misterioso. Akino compie le sue ricerche anche per distogliere la mente dalle tragedie che lo hanno colpito e l'isola finisce per avere una funzione di guarigione. Questo romanzo è stato come un viaggio e mi è piaciuto molto.


Il corpo fu rinvenuto alle 16 e 40 dell'11 maggio 1990, nel canale Baili, un canale fuori mano, a circa trenta chilometri a ovest di Shanghai.

Death of a Red Heroin è il primo romanzo della serie che vede protagonista l'ispettore Chen Cao. Dopo aver molto apprezzato Ratti Rossi, mi ero ripromessa di cominciare da principio recuperando anche gli altri libri, e devo dire che è stata un'ottima decisione. Faccio dunque ufficialmente la conoscenza con Chen, trentacinquenne ispettore di polizia in ascesa; egli è infatti un fedele membro del partito comunista, oltre che un poliziotto integerrimo. A dire il vero tra i suoi colleghi c'è chi storza il naso davanti alla sua promozione, in quanto egli ha scavalcato persone più anziane, ed è chiaro che le motivazioni della promozione sono politiche. Chen però è sinceramente dedito al proprio lavoro e ad un certo punto si rende conto di non accettare più acriticamente tutto ciò che il partito afferma. Questo succede principalmente per via del caso spinoso che si trova ad affrontare; viene rinvenuto il cadavere di una donna della quale inizialmente non si conosce l'identità. Si scopre poi che si tratta di Guan  Hongying, popolare Lavoratrice Modello della Nazione, e già il fatto di averla trovata nuda dopo aver avuto un rapporto sessuale è sorprendente. Quando poi con il procedere delle indagini risulta che il sospettato è figlio di un ex-importante dirigente del partito, ecco che la politica sembra prendere il sopravvento sulla giustizia. Ancora una volta Qiu Xiaolong non perde l'occasione per raccontarci come vanno le cose in Cina attraverso la narrazione dell'indagine su un delitto; nel 1990 si era nel pieno delle riforme economiche che portavano a grandi cambiamenti anche nei costumi. Da non dimenticare che solo l'anno prima si erano svolti i fatti di Piazza Tian An Men e quindi per il partito era più che mai importante non solo mantenere il controllo, ma anche continuare a essere creduto dalla popolazione. Insomma, il nostro ispettore ad un certo punto si ritrova in una situazione di pericolo per sè stesso in quanto rischia di venire epurato a causa del ruolo di potere dell'indiziato. Con un sorprendente colpo di scena politico le cose però si risolvono, ma la sensazione è che non si tratti di giustizia quanto di mero calcolo opportunistico. Romanzo profondo e necessario per comprendere bene come andavano (e probabilmente ancora vanno) le cose in Cina.

Libro più da guardare che da leggere, infatti è una raccolta dei coloratissimi outfit della regina più famosa del mondo. Non c'è bisogno di essere monarchici per apprezzarlo, la stessa autrice si dichiara repubblicana di ferro. La regina Elisabetta però è ormai diventata un'icona - quando non un meme vivente. Al di là delle immagini, mi ha divertito scoprire anche un paio di segreti. Per esempio, le sue gonne hanno sempre dei piccoli pesi cuciti nell'orlo, cosa che fa cadere meglio la stoffa e impedisce incidenti alla Marilyn Monroe in Quando la moglie è in vacanza; l'onnipresente borsetta serve a segnalare allo staff quando è il momento di liberarla da qualche interlocutore noioso, a seconda di dove viene appoggiata. In generale, si capisce quanto lavoro c'è dietro ogni abito: niente è lasciato al caso! Un'ultima curiosità: l'uso di colori spesso sgargianti sarebbe un modo per fare individuare immediatamente la sovrana, sia dalle guardie del corpo che dalla gente.

Strano viaggio! Era cominciato così bene, tuttavia! Da parte mia, non ne feci mai uno che si annunciasse sotto migliori auspici.

No, non ho visto la recente serie su Netflix che rivisita uno dei ladri più famosi del mondo; fino ad ora la mia conoscenza del personaggio si limitava alla serie degli anni Settanta che vidi da bambina (mia nonna era una grande fan). Essendomi capitato sott'occhio questo libricino, ho voluto approfondirla e ho subito scoperto che non si tratta affatto di un romanzo, come pubblicizzato sulla copertina, bensì dei primi nove racconti dedicati ad Arsenio Lupin. Maurice Leblanc, il suo creatore, ha scritto infatti una grande quantità di racconti, oltre che diversi romanzi. Questi racconti sono così brevi che quasi quasi l'insieme delle pagine che li comprende è inferiore a quelle dell'introduzione, per altro molto interessante. Capisco che ci si possa sentire leggermente sconcertati, essendo abituati alla narrazione televisiva, e tuttavia queste brevi storie hanno il loro fascino e la figura del protagonista si staglia prepotentemente grazie alle proprie doti di arguzia e ai travestimenti abili. L'ultimo racconto lo definiremmo adesso un crossover perchè Leblanc fa incontrare la sua creatura niente di meno che a Sherlock Holmes - per l'occasione ribattezzato Herlock Sholmes; pare che Conan Doyle non l'abbia presa troppo bene, anche perchè ovviamente Lupin si dimostra più furbo. Insomma, il Lupin su carta è stata una bella sorpresa.




2 commenti:

  1. Tutti ottimi consiglio, io rischio seriamente di uscire di casa per fare post ai libri

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    1. Sì, devo dire che è stato un mese di ottime letture!

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