domenica 28 novembre 2021

letture di novembre

 

All'una e quindici di una notte d'inizio maggio, alla centrale di polizia del Fujian giunse una telefonata anonima.

Qiu Xiaolong, originario di Shangai, si trovava negli Stati Uniti come studente quando scoppiarono i fatti di Piazza Tian' an Men e il governo cinese, considerandolo nemico, lo costrinse a restare lì. Diventato scrittore e traduttore, Qiu Xiaolong deve la sua fama all'invenzione del personaggio dell'ispettore Chen, protagonista di una serie che al momento conta dodici libri; questo A Case of Two Cities è il quarto in ordine cronologico. Devo dire che una volta tanto il titolo italiano è azzeccato, benchè diverso dall'originale. In questo libro infatti Chen viene chiamato a indagare su un caso di corruzione e i ratti rossi altro non sono che i membri del Partito Comunista corrotti. Siamo alla fine degli anni Novanta e la Cina è in pieno sviluppo economico, ma questo significa appunto che gira un sacco di denaro sporco. Il governo decide di lottare contro la corruzione e si concentra su di un uomo d'affari fuggito all'estero; Chen deve individuare i suoi complici. Egli è un uomo integerrimo, motivato a compiere al meglio il proprio dovere, ma si trova a dover combattere contro personaggi dal grande potere che sembrano essere sempre un passo avanti a lui a che arrivano a minacciarlo. Molto bello questo libro, mi ha fatto pensare a Markaris nel senso che anche qui la trama gialla serve come pretesto per descrivere uno spaccato di vita sociale. Il personaggio di Chen, che oltre che poliziotto è anche poeta e traduttore, è uno di quelli che rimane impresso, e poichè il libro stesso lascia le porte aperte a un seguito, sono intenzionata ad approfondire la sua conoscenza.

Nonostante quella mattina, prima di uscire, Macit avesse avvertito Sabiha che sarebbe rientrato tardi, la sua buona educazione lo fece sentire a disagio quando si rese conto che erano già le otto passate.

Ecco il secondo libro di Ayşe Kulin che volevo leggere. L'ambientazione è quella degli anni centrali della Seconda Guerra Mondiale e si tratta di nuovo di una storia di ebrei salvati dai turchi. In particolare ci si concentra su una famiglia spaccata; la primogenita Sabiha ha fatto il tipo di matrimonio che ci si aspettava da lei, mentre la più giovane Selva ha sfidato tutti per sposare un giovane ebreo, cosa che l'ha portata a fuggire con lui in Francia. La Francia sembrava una buona idea, poichè nessuno aveva idea di che cosa sarebbe successo di lì a poco, ovvero che il governo di Vichy avrebbe collaborato con i nazisti per identificare e deportare gli ebrei. Ed ecco quindi gli eroici funzionari dell'ambasciata turca in Francia intervenire a difesa di quelli che hanno un passaporto turco, arrivando poi ad allargare la protezione anche ad altri. Il clou è il treno del titolo, organizzato per portare in salvo persone che sarebbero altrimenti finite nei campi di concentramento (in realtà ne furono fatti partire in totale una dozzina tra il 1943 e il 1944). Il libro è di quelli che si legge agevolmente; è basato su fatti realmente avvenuti, anche se i personaggi li ha creati la fantasia della scrittrice. Ci sono forse un po' troppe divagazioni rispetto alla trama principale, in certi casi funzionali all'insieme, in altri superflui (vedi il rapporto tra Sabiha e il suo psicanalista). Mi è venuto da sorridere per l'apologia dell'umanità dei turchi salvatori di ebrei; per carità, tanto di cappello a coloro che si sono messi a rischio in prima persona per questo scopo, penso solo che pochi decenni prima quegli stessi turchi avevano accoppato un milione e mezzo di armeni, e anche in seguito non si sono certo comportati in maniera impeccabile. Non facciamo di ogni erba un fascio, suvvia, e limitiamoci agli episodi narrati nel libro che meritano certamente di essere ricordati.

«Oh, mannaggia» esclamò Linus Baker, asciugandosi il sudore dalla fronte. «Questo sì che è insolito».

Non è la prima nè sarà l'ultima volta che leggo un libro fuori dalla mia fascia d'età, del resto sono da sempre allergica alle etichette, quindi poco importa che questo romanzo sia classificato come letteratura per ragazzi, a me è piaciuto un sacco. Siamo in un mondo in cui a volte nascono bambini magici; alcuni hanno poteri, altri sono delle vere e proprie creature magiche, come gnomi, fate e cose così. La magia però è vista con paura e quindi questi bambini sono tutti allevati in orfanotrofi - con praticamente nessuna speranza di essere adottati, a dire il vero. A gestire la situazione c'è un apposito ente che invia regolarmente gli assistenti sociali a fare ispezioni e scrivere rapporti; il protagonista è appunto uno di questi. Il quarantenne Linus Baker è un uomo mite e onesto che ha sempre cercato di vedere le cose con la massima obiettività, e proprio per questo i suoi capi gli affidano l'ispezione di un orfanotrofio particolare. Li si trovano sei bambini talmente strani che è meglio tenerli nascosti. Linus della sua obiettività ha fatto un paio di paraocchi, nel senso che non è cattivo, però non si preoccupa di ciò che succederà dopo che avrà consegnato il suo rapporto. Quando si reca sull'isola di Marsyas però si lascia a poco a poco coinvolgere da questi bambini e dal direttore. TJ Klune, autore americano, inserisce sempre tematiche LGBT nei suoi romanzi e ha vinto due premi per questo The House in the Cerulean Sea. E' scritto con garbo e una certa dose di umorismo e la storia è davvero molto carina.

«Mia cara Tasia, ti trovi davanti a una lunga strada.»

«E' una salita?»

Volevo recuperare gli ultimi lavori di Markaris, autore che apprezzo, ed ecco questo libro che segue l'ultimo da me letto e che risale già a qualche anno fa. In questa storia Charitos è particolarmente rilassato perchè si ritrova con un superiore che lo lascia lavorare in pace, e anche sul piano personale tutto va bene e un nipotino è in arrivo. Quanto al caso da risolvere, si tratta degli omicidi di alcuni professori universitari passati alla politica. Non è ben chiaro se gli autori dei delitti siano terroristi o no, quello che è certo è che sembrano molto bene organizzati. Charitos non sa dove sbattere la testa fino a quando un'informazione fortuita gli apre gli occhi. Alcune persone hanno lamentato il fatto che Markaris ha perso lo smalto e che le sue ultime storie sono troppo infarcite della vita personale del suo protagonista. Personalmente a me la cosa non disturba affatto perchè dopo tanti libri mi sembra che Charitos e famiglia siano dei conoscenti e quindi mi diverte sapere anche cosa fanno nel privato. Poi sì, è vero che certi libri del passato sono migliori, ma finora Markaris non mi ha mai deluso al punto di dire, come qualcuno, che non lo comprerò più.

 

8 commenti:

  1. Neppure io amo le etichette e anche io leggo spesso, senza alcun problema, libri classificati come letteratura per ragazzi. L'ultimo che ho letto, un paio d'anni fa, è stato questo, una saga fantasy raccolta in due volumi di circa 1400 pagine ciascuno, che al confronto Il signore degli anelli è un dilettante :-) Il primo volume lo comprò mia figlia minore, l' altro io.
    Una saga bellissima :-)

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    1. Wow! Non l'ho mai letta, ma l'ho sentita nominare. Visto quanto amo il genere fantasy, bisognerà che la recuperi.

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    2. Errata corrige: mi sovviene che l'ultimo fantasy letto (all'inizio dell'anno) sono gli otto libri che compongono la saga de La torre nera, di Stephen King.
      Se ami il fantasy credo ti potrebbe piacere.

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    3. Una volta ho letto un libro di Stephen King che poteva essere un fantasy, però non so se faceva parte di quel ciclo. L'ho letto tanto di quegli anni fa che purtroppo non ne ricordo più il titolo.

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  2. Anch'io avrei letto volentieri "La casa sul mare celeste". Detesto le catalogazioni.
    Fra pochi giorni Lorenzo compirà sei anni e siamo stati al Lego Store per acquistare dei regali.
    A lui piacciono i Lego indicati per 4 anni. Ma chi se ne frega! Perché dovrei forzarlo ad utilizzare quelli più piccoli?

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    1. Infatti, è giusto che scelga lui quelli che preferisce!

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  3. il buon fantasy è raro, soprattutto quelli di autori italiani, ma c'è stato un periodo in cui leggevo di tutto basta che fosse ambientato su un altro pianeta... essere snob sulla scelta delle letture a mio avviso denota poca elasticità mentale

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    1. Molti romanzi fantasy sembrano fatti con lo stampino, del resto questo è un problema della letteratura di genere, accanto a libri validi ce ne sono altri che seguono pedissequamente una serie di "regole" e alla fine non ti lasciano niente.
      Oh, io non sono snob per niente, ci vuole poco per stuzzicare la mia curiosità XD

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