domenica 14 novembre 2021

La fabbrica - Oyamada Hiroko

La fabbrica era grigia. Quando aprii la porta del piano interrato, ebbi l'impressione di sentire odore di pennuti.

Se devo dire la verità, non ci ho capito un granchè di questo libro, anche se mi è piaciuto. Comincia in modo normale, con tre persone che vengono assunte a lavorare in questa fantomatica fabbrica. Si tratta di un complesso enorme e prestigioso che attira gente anche da molto lontano. Ai tre vengono assegnati lavori molto al di sotto delle loro capacità, ma fanno buon viso a cattivo gioco, vuoi perchè con la crisi non c'è tanto da andare per il sottile, vuoi perchè - nel caso di uno di loro - il lavoro gli è stato praticamente imposto dal suo professore. Nella fabbrica c'è anche un bosco, vi passa un fiume e vi si trovano nutrie giganti e una speciale razza di cormorani tutti neri. E qui è dove viriamo al surreale. Il ruolo dei cormorani neri ha un senso che si svela in parte sul finale, anche se, come dicevo, non ci ho capito molto. E' comunque una di quelle storie che probabilmente mi piacciono proprio perchè non hanno un verso. Persone più intelligenti di me probabilmente il verso l'hanno anche trovato. Volevo anche menzionare il traduttore, Gianluca Coci, che ho già avuto modo di apprezzare in altri lavori. Il giapponese è una lingua che, oltre che tradotta, va in larga misura riscritta e quindi il ruolo del traduttore è fondamentale. Quanto all'autrice di questo 工場  koujou, si tratta di una giovane, ma già multipremiata scrittrice di Hiroshima; pare che si sia ispirata alla propria esperienza di lavoratrice precaria. Mi piacerebbe molto leggere l'altro suo libro uscito in Europa, che però non è ancora stato tradotto in italiano.


9 commenti:

  1. A proposito di scrittori giapponesi, sto leggendo un romanzone di Murakami Haruki di oltre 850 pagine. Non sapevo che il giapponese andasse anche riscritto, oltre che tradotto. Immagino che chi ha tradotto questo abbia avuto il suo bel da fare :-)
    La traduttrice di questo libro si chiama Antonietta Pastore, non so se l'hai mai sentita...

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    1. Sì, lei è una grande, ha tradotto diversi libri di Murakami, oltre che di altri autori giapponesi. L'altro traduttore, diciamo così ufficiale, di Murakami è Giorgio Amitrano, anche lui molto bravo.
      Ho visto sul tuo blog che stai leggendo L'assassinio del commendatore; io l'ho letto qualche tempo fa. Murakami è uno dei miei scrittori preferiti, ho letto quasi tutto quello che ha scritto.

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    2. Di Murakami avevo già letto After dark e non mi era dispiaciuto. Questo mi sta piacendo molto. A tratti è assurdo, ma nella sua assurdità è avvincente. Contavo di finirlo oggi ma poi ho avuto altre cose da fare e non ci sono riuscito, lo finirò nei prossimi giorni. Sono arrivato a quando, nella casa di riposo in cui sta l'ansiano pittore con l'Alzheimer, il protagonista uccide il Commendatore, dalla botola spunta fuori Faccialunga e nella stanza si rivive la scena del quadro che dà il titolo al libro.
      Non spoilerare, eh? XD

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  2. Ahahahah... non sai quanti film o libri non capisco io e mi piacciono ugualmente! xD

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  3. la letteratura giapponese mi affascina ma è spesso distante da certi 'canoni' occidentali...

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    1. Sì, spesso è distante, ma non per questo meno affascinante.

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    2. Probabilmente è anche per questo che certe volte risulta "incomprensibile".

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