martedì 30 novembre 2021

novembre fiorito

A novembre compio gli anni e così ho chiesto al figlio piccolo di tornare a casa qualche giorno in modo che potessimo festeggiare tutti insieme. E' finita che è rimasto due settimane, l'ultima delle quali è stato raggiunto dalla sua ragazza (pare che questi due non possano stare separati a lungo). La sua ragazza è allergica ai gatti e per evitare il solito smatezzo di quando sono ospiti dal figlio grande (pulizia a fondo di tutta la casa e lavaggio di tutto il lavabile, più trasferimento dei gatti in altro luogo), a questo giro lei e il figlio piccolo sono rimasti qui. Pare che Mafalda non le dia fastidio, anche se ha preso l'antistaminico tutti i giorni a scopo precauzionale; comunque sia, la loro permanenza è stata un delirio gastronomico, nel senso che da brava mamma ho viziato il figliol prodigo con i suoi piatti preferiti. I ragazzi hanno passato tutto il tempo studiando come matti, ma ci sono scappate anche delle belle chiacchierate. Per fortuna la ragazza mi sta molto simpatica, anche perchè per me non è facile condividere i miei spazi a lungo. Ormai sono abituata a fare l'eremita e ci sto benissimo XD

Dicevo del mio compleanno: non siamo molto regalosi in famiglia, ma il figlio piccolo mi ha sorpreso con una piantina di rose, anche per ringraziarmi dell'aiuto che gli ho dato per superare l'esame d'inglese, da sempre materia che lo fa penare. Con la mia amica C abbiamo l'abitudine di festeggiare i compleanni reciproci in gelateria e naturalmente anche quest'anno la tradizione è stata rispettata, con l'unica eccezione di esserci trovate nel tardo pomeriggio anzichè dopo cena. Ho poi scoperto che il cambio d'orario è stato motivato dal fatto di tendermi un'imboscata, difatti dopo poco che ci eravamo sedute hanno fatto la loro apparizione a sorpresa i nostri amici G e M con un grande mazzo di fiori per me. Non me l'aspettavo per niente e quindi è stata una cosa molto gradita, anche se piuttosto imbarazzante. Diciamo che non è stata una vera e propria festa a sorpresa, ma per come sono fatta io questo è il massimo che potevo sopportare ^___^


domenica 28 novembre 2021

letture di novembre

 

All'una e quindici di una notte d'inizio maggio, alla centrale di polizia del Fujian giunse una telefonata anonima.

Qiu Xiaolong, originario di Shangai, si trovava negli Stati Uniti come studente quando scoppiarono i fatti di Piazza Tian' an Men e il governo cinese, considerandolo nemico, lo costrinse a restare lì. Diventato scrittore e traduttore, Qiu Xiaolong deve la sua fama all'invenzione del personaggio dell'ispettore Chen, protagonista di una serie che al momento conta dodici libri; questo A Case of Two Cities è il quarto in ordine cronologico. Devo dire che una volta tanto il titolo italiano è azzeccato, benchè diverso dall'originale. In questo libro infatti Chen viene chiamato a indagare su un caso di corruzione e i ratti rossi altro non sono che i membri del Partito Comunista corrotti. Siamo alla fine degli anni Novanta e la Cina è in pieno sviluppo economico, ma questo significa appunto che gira un sacco di denaro sporco. Il governo decide di lottare contro la corruzione e si concentra su di un uomo d'affari fuggito all'estero; Chen deve individuare i suoi complici. Egli è un uomo integerrimo, motivato a compiere al meglio il proprio dovere, ma si trova a dover combattere contro personaggi dal grande potere che sembrano essere sempre un passo avanti a lui a che arrivano a minacciarlo. Molto bello questo libro, mi ha fatto pensare a Markaris nel senso che anche qui la trama gialla serve come pretesto per descrivere uno spaccato di vita sociale. Il personaggio di Chen, che oltre che poliziotto è anche poeta e traduttore, è uno di quelli che rimane impresso, e poichè il libro stesso lascia le porte aperte a un seguito, sono intenzionata ad approfondire la sua conoscenza.

Nonostante quella mattina, prima di uscire, Macit avesse avvertito Sabiha che sarebbe rientrato tardi, la sua buona educazione lo fece sentire a disagio quando si rese conto che erano già le otto passate.

Ecco il secondo libro di Ayşe Kulin che volevo leggere. L'ambientazione è quella degli anni centrali della Seconda Guerra Mondiale e si tratta di nuovo di una storia di ebrei salvati dai turchi. In particolare ci si concentra su una famiglia spaccata; la primogenita Sabiha ha fatto il tipo di matrimonio che ci si aspettava da lei, mentre la più giovane Selva ha sfidato tutti per sposare un giovane ebreo, cosa che l'ha portata a fuggire con lui in Francia. La Francia sembrava una buona idea, poichè nessuno aveva idea di che cosa sarebbe successo di lì a poco, ovvero che il governo di Vichy avrebbe collaborato con i nazisti per identificare e deportare gli ebrei. Ed ecco quindi gli eroici funzionari dell'ambasciata turca in Francia intervenire a difesa di quelli che hanno un passaporto turco, arrivando poi ad allargare la protezione anche ad altri. Il clou è il treno del titolo, organizzato per portare in salvo persone che sarebbero altrimenti finite nei campi di concentramento (in realtà ne furono fatti partire in totale una dozzina tra il 1943 e il 1944). Il libro è di quelli che si legge agevolmente; è basato su fatti realmente avvenuti, anche se i personaggi li ha creati la fantasia della scrittrice. Ci sono forse un po' troppe divagazioni rispetto alla trama principale, in certi casi funzionali all'insieme, in altri superflui (vedi il rapporto tra Sabiha e il suo psicanalista). Mi è venuto da sorridere per l'apologia dell'umanità dei turchi salvatori di ebrei; per carità, tanto di cappello a coloro che si sono messi a rischio in prima persona per questo scopo, penso solo che pochi decenni prima quegli stessi turchi avevano accoppato un milione e mezzo di armeni, e anche in seguito non si sono certo comportati in maniera impeccabile. Non facciamo di ogni erba un fascio, suvvia, e limitiamoci agli episodi narrati nel libro che meritano certamente di essere ricordati.

«Oh, mannaggia» esclamò Linus Baker, asciugandosi il sudore dalla fronte. «Questo sì che è insolito».

Non è la prima nè sarà l'ultima volta che leggo un libro fuori dalla mia fascia d'età, del resto sono da sempre allergica alle etichette, quindi poco importa che questo romanzo sia classificato come letteratura per ragazzi, a me è piaciuto un sacco. Siamo in un mondo in cui a volte nascono bambini magici; alcuni hanno poteri, altri sono delle vere e proprie creature magiche, come gnomi, fate e cose così. La magia però è vista con paura e quindi questi bambini sono tutti allevati in orfanotrofi - con praticamente nessuna speranza di essere adottati, a dire il vero. A gestire la situazione c'è un apposito ente che invia regolarmente gli assistenti sociali a fare ispezioni e scrivere rapporti; il protagonista è appunto uno di questi. Il quarantenne Linus Baker è un uomo mite e onesto che ha sempre cercato di vedere le cose con la massima obiettività, e proprio per questo i suoi capi gli affidano l'ispezione di un orfanotrofio particolare. Li si trovano sei bambini talmente strani che è meglio tenerli nascosti. Linus della sua obiettività ha fatto un paio di paraocchi, nel senso che non è cattivo, però non si preoccupa di ciò che succederà dopo che avrà consegnato il suo rapporto. Quando si reca sull'isola di Marsyas però si lascia a poco a poco coinvolgere da questi bambini e dal direttore. TJ Klune, autore americano, inserisce sempre tematiche LGBT nei suoi romanzi e ha vinto due premi per questo The House in the Cerulean Sea. E' scritto con garbo e una certa dose di umorismo e la storia è davvero molto carina.

«Mia cara Tasia, ti trovi davanti a una lunga strada.»

«E' una salita?»

Volevo recuperare gli ultimi lavori di Markaris, autore che apprezzo, ed ecco questo libro che segue l'ultimo da me letto e che risale già a qualche anno fa. In questa storia Charitos è particolarmente rilassato perchè si ritrova con un superiore che lo lascia lavorare in pace, e anche sul piano personale tutto va bene e un nipotino è in arrivo. Quanto al caso da risolvere, si tratta degli omicidi di alcuni professori universitari passati alla politica. Non è ben chiaro se gli autori dei delitti siano terroristi o no, quello che è certo è che sembrano molto bene organizzati. Charitos non sa dove sbattere la testa fino a quando un'informazione fortuita gli apre gli occhi. Alcune persone hanno lamentato il fatto che Markaris ha perso lo smalto e che le sue ultime storie sono troppo infarcite della vita personale del suo protagonista. Personalmente a me la cosa non disturba affatto perchè dopo tanti libri mi sembra che Charitos e famiglia siano dei conoscenti e quindi mi diverte sapere anche cosa fanno nel privato. Poi sì, è vero che certi libri del passato sono migliori, ma finora Markaris non mi ha mai deluso al punto di dire, come qualcuno, che non lo comprerò più.

 

venerdì 26 novembre 2021

Che fine ha fatto Sara?

Benvenuti al momento polpetta - o al momento schifezza. Infatti anche se manca ancora più di un mese alla fine dell'anno, posso già serenamente includere questa serie tra le cose più idiote viste nel 2021. ¿Quién mató a Sara? è una produzione messicana girata con il pathos tipico delle telenovele - che chiamarlo pathos fa intellettuale, ma vorrei rassicurarvi sul fatto che in questo caso faceva ridere (parere personale, eh) - e una sequenza di colpi di scena  e rivelazioni scioccanti probabilmente dovute all'abuso di tequila da parte degli sceneggiatori. Basti dire che il protagonista, che nella prima puntata ci viene presentato come un eroe vendicatore, in realtà si fa menare per il naso spesso e volentieri. Alex, così si chiama, ha passato diciotto anni in prigione e ovviamente è innocente. Si è preso la colpa dell'incidente in cui è morta sua sorella per salvare il culo del suo amico, figlio di una famiglia facoltosa e potente, e convinto di restare dentro al massimo due mesi per negligenza, invece il tribunale lo condanna a trent'anni. Inutile dire che medita vendetta e approfitta del soggiorno dietro le sbarre per impratichirsi col computer. Uscito prima per buona condotta, comincia subito a prendersela con la famiglia che l'ha rovinato, salvo poi venire contattato subito dopo da un anonimo che lo informa che a uccidere la sorella non è affatto stato il suo vecchio amico, come credeva. E di lì è tutta una girandola di situazioni improbabili, personaggi al limite del risibile per quanto sono esagerati e per quanto agiscono in modo assurdo, eccetera eccetera, Però si vede che a qualcuno tutto ciò è piaciuto perchè ho letto che è stata confermata la terza stagione...


mercoledì 24 novembre 2021

strappare lungo i bordi

 

In questi giorni di questa serie animata ne stanno parlando anche i sassi, tanto che è un miracolo che l'abbia vista ora. Difatti in genere rifuggo dai prodotti di cui tutti parlano, ma per Zerocalcare nutro una stima profonda da tempo ed ero quindi molto curiosa di vedere questo suo lavoro. Però, proprio perchè di questa serie ne stanno parlando anche i sassi, ho deciso che non ha senso che scriva una vera e propria recensione nè che ne faccia un'analisi. Basta dire che mi è piaciuta un sacco, che mi ha fatto spesso sganasciare dalle risate, ma anche commuovere nell'ultima puntata.


lunedì 22 novembre 2021

The defeated/Shadowplay

 

La cosa che mi è piaciuta di più di questa serie è l'ambientazione: siamo a Berlino, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. La città è già divisa in settori, ci sono cumuli di macerie ovunque, la gente fatica a sopravvivere ma, in mezzo a tutto questo casino, si sta cercando di ricostituire un corpo di polizia. Al detective americano Max McLaughlin è assegnato il compito di aiutare in questa riorganizzazione; egli ha accettato l'incarico perchè spera di ritrovare il fratello Moritz che, partito due anni prima come soldato, ora risulta assente ingiustificato. Moritz ha una storia di problemi mentali alle spalle e pare che la visita al campo di concentramento di Dachau lo abbia fatto sbroccare definitivamente. A Berlino si muovono anche, spesso nell'ombra, una serie di personaggi da galera. C'è, ad esempio, un ginecologo che aiuta le donne ad abortire e chiede favori in cambio; ha avviato un giro di prostitute che gli servono a raccogliere informazioni sui clienti, tutti militari. Ci sono anche i Russi, che vogliono sapere tutto ciò che succede per ottenere potere, e c'è chi aiuta i nazisti a fuggire in cambio di opere d'arte. Insomma, c'è molta carne al fuoco e per questo non si corre il rischio di annoiarsi, ma al contempo si corre quello di perdersi un po' per la strada, difatti secondo me questa serie, benchè mi sia piaciuta, non è perfettamente riuscita.


sabato 20 novembre 2021

Crimson Peak

 

Edith, orfana di madre, vive col ricco padre e sogna di fare la scrittrice. Non sembra interessata al matrimonio fino a quando non conosce un affascinante baronetto inglese, Thomas Sharpe, in viaggio negli Stati Uniti insieme alla sorella. Thomas, che da principio corteggiava un'altra ragazza, come la vede comincia a corteggiare lei e il padre di Edith, a cui Thomas non piace fin da quando gli ha presentato una proposta d'affari, assume un investigatore privato che scopre qualcosa di inaspettato e sufficiente a convincerlo a lasciare Edith e andarsene. Peccato però che il padre subito dopo muoia in quello che sembra un incidente; rimasta sola, Edith sposa Thomas e va con lui in Inghilterra, nella di lui dimora avita che, solo dopo un po', scopre essere soprannominata Crimson Peak. Il fantasma della madre di Edith le era già apparso due volte avvisandola di starne alla larga, ma che fare? Ambientato all'inizio del Novecento, questo film ha pure vinto alcuni premi, tuttavia a me non ha entusiasmato. Ovvero: nulla da eccepire sulla bella ambientazione gotica, molto bravi gli attori (nel ruolo di Thomas c'è Thomas Hiddlestone), la trama pure è bella, almeno sulla carta, perchè secondo me quello che manca è proprio la dimensione horror. A me non ha fatto proprio paura, e dire che si vede quanto si sono impegnati per rendere orripilanti i fantasmi. Forse il problema sta nel fatto che sia tutto esplicito; le pellicole di fantasmi che mi hanno spaventato di più sono state quelle in cui non si vedeva nulla o quasi. Dal regista Guillermo del Toro mi sarei aspettata di più.


giovedì 18 novembre 2021

Dogs of Berlin

 

Un famosissimo calciatore di origine turca che gioca per una squadra tedesca viene ucciso. Il detective Kurt Grimmer nota per caso la scena del crimine dall'appartamento della sua amante, si reca sul posto e, quando capisce chi è il morto, immediatamente impedisce che si diffonda la notizia e cerca di farsi affidare l'indagine. Grimmer è bravo nel suo mestiere, ma ha il vizio del gioco e deve restituire una grossa somma che non ha. Siccome l'omicidio del calciatore è avvenuto alla vigilia di un'importante partita di campionato, prima ancora di cominciare a indagare egli si reca dal suo allibratore nella speranza di vincere la cifra dovuta, pensando che l'assenza del fuoriclasse porterà alla sconfitta della sua squadra. Comincia così e ne succedono davvero di tutti i colori in questa miniserie tedesca; la Berlino che viene qui mostrata è piena di tensioni tra gruppi mafiosi di nazionalità diversa, criminali che vogliono farsi le scarpe a vicenda o semplicemente vendicarsi, neonazisti all'attacco, eccetera. A me è piaciuta proprio per questa visione della Germania molto lontana da quella del mio immaginario; a Berlino ci sono stata qualche anno fa e mi è apparsa pacifica. Inoltre il personaggio di Grimmer è di quelli disposti a tutto pur di ottenere ciò che vuole, eppure è animato da una propria morale e capace anche di gesti generosi. Gli fa da controparte il collega di origine turca Erol Birkan che invece si è sempre comportato in maniera integerrima. La domanda è: se è vero che i criminali sono disposti a tutto, perchè non dovrebbero esserlo anche i poliziotti, soprattutto quando l'intento è di metterli in galera?


martedì 16 novembre 2021

intervallo

Empowerment

Da Wikipedia: il termine empowerment indica un processo di crescita, sia dell'individuo sia del gruppo, basato sull'incremento della stima di sé, dell'autoefficacia e dell'autodeterminazione per far emergere risorse latenti e portare l'individuo ad appropriarsi consapevolmente del suo potenziale.

Han tirato fuori questo termine in un articolo su Sarah Jessica Parker, dicendo che per le donne tenersi i capelli naturalmente bianchi o grigi ne sarebbe un simbolo. Il discorso era iniziato con gli attacchi che l'attrice ha subito sui social alla presentazione della miniserie And Just Like That, spin off di Sex and the City; molti infatti hanno criticato le sue rughe. Insomma, c'è ancora tanto da fare in termini di parità anche sotto il profilo dell'invecchiamento. Resto della mia idea: che dovremmo fare tutti un lavoro di accettazione e consapevolezza nei confronti di noi stessi, a qualunque età (prima si comincia e meglio è). Da più di dieci anni io lavoro su ciò che mi fa star bene e faccio il possibile per eliminare dalla mia vita ciò che mi fa soffrire. In questo senso non mi fa nessuna differenza avere i capelli bianchi o le righe o parecchi chili di troppo, perchè sto molto bene con me stessa e chi mi critica per queste cose evidentemente si ferma solo alla superficie. Ho sentito il termine empowerment per la prima volta pochi giorni fa e francamente non mi cambia molto conoscerlo, visto che le cose che indica sono arrivata a farle per i fatti miei e senza chiamarle con un nome particolare. 

Cambiando discorso, non so se anche questo è empowerment, ma condivido e sottoscrivo quanto sotto:



domenica 14 novembre 2021

La fabbrica - Oyamada Hiroko

La fabbrica era grigia. Quando aprii la porta del piano interrato, ebbi l'impressione di sentire odore di pennuti.

Se devo dire la verità, non ci ho capito un granchè di questo libro, anche se mi è piaciuto. Comincia in modo normale, con tre persone che vengono assunte a lavorare in questa fantomatica fabbrica. Si tratta di un complesso enorme e prestigioso che attira gente anche da molto lontano. Ai tre vengono assegnati lavori molto al di sotto delle loro capacità, ma fanno buon viso a cattivo gioco, vuoi perchè con la crisi non c'è tanto da andare per il sottile, vuoi perchè - nel caso di uno di loro - il lavoro gli è stato praticamente imposto dal suo professore. Nella fabbrica c'è anche un bosco, vi passa un fiume e vi si trovano nutrie giganti e una speciale razza di cormorani tutti neri. E qui è dove viriamo al surreale. Il ruolo dei cormorani neri ha un senso che si svela in parte sul finale, anche se, come dicevo, non ci ho capito molto. E' comunque una di quelle storie che probabilmente mi piacciono proprio perchè non hanno un verso. Persone più intelligenti di me probabilmente il verso l'hanno anche trovato. Volevo anche menzionare il traduttore, Gianluca Coci, che ho già avuto modo di apprezzare in altri lavori. Il giapponese è una lingua che, oltre che tradotta, va in larga misura riscritta e quindi il ruolo del traduttore è fondamentale. Quanto all'autrice di questo 工場  koujou, si tratta di una giovane, ma già multipremiata scrittrice di Hiroshima; pare che si sia ispirata alla propria esperienza di lavoratrice precaria. Mi piacerebbe molto leggere l'altro suo libro uscito in Europa, che però non è ancora stato tradotto in italiano.


venerdì 12 novembre 2021

50m2

 

Shadow non sa qual è il suo vero nome. La versione ufficiale è che è stato trovato a vagare per strada da Servet, l'uomo che poi lo ha allevato e fatto diventare un sicario perfettamente addestrato al suo servizio. Shadow però non ha mai smesso di cercare la verità sul proprio conto e quando un giornalista lo avvicina offrendogli informazioni in cambio del tradimento del suo mentore, la tentazione di accettare è forte. In effetti sembra proprio che Servet abbia avuto un ruolo attivo nella morte dei genitori di Shadow, tanto che è disposto a tutto per impedire che si sappia la verità. Shadow infine incontra il giornalista, ma Servet gli ha messo alle costole un altro sicario che uccide il giornalista e tenta di uccidere anche lui; fuggito, la sua unica speranza è nascondersi nel negozio di un uomo deceduto da poco che, per un equivoco, si crede essere suo padre. Comincia così una nuova vita nella quale cerca di redimersi salvando il quartiere dalle mire di Servet. Serie turca che coniuga momenti più seri con altri di pura commedia, ma che funziona per l'autenticità dei personaggi e grazie anche a un pizzico di melodramma. Purtroppo si conclude con una di quelle scene che lasciano più interrogativi che risposte; non ci resta altro che attendere la seconda stagione.

mercoledì 10 novembre 2021

Guida astrologica per cuori infranti

 

Caro Netflix, perchè diavolo non hai messo a disposizione tutti i dodici episodi di questa miniserie? Invece me ne hai fatti vedere solo sei, lasciandomi col famoso palmo di naso. Dopo zombie, vampiri e asteroidi che distruggono la Terra, avevo bisogno di vedere una di quelle robe scarsamente profonde e atte a spegnere il cervello. Il titolo mi ha incuriosito, anche perchè non sapevo che questa serie è tratta da un libro di successo. Ambientata a Torino, narra le vicissitudini di una trentacinquenne, Alice, che da principio non riesce a passare sopra al fatto che il suo ex abbia messo incinta la fidanzata e stia per sposarsi, e che poi passa da una serie di incontri non proprio positivi. Il tutto mediato dalle previsioni astrologiche di Tio, un attore che Alice conosce e del quale diventa molto amica. Ho trovato la storia simpatica, in alcuni momenti ho riso parecchio, anche se c'è sempre la maledizione dei prodotti italiani, ai quali manca quella scintilla in più per essere all'altezza di quelli di altri paesi. Questione di gusti, naturalmente, ma una serie che nasce come commedia per me meriterebbe ritmi e stili diversi. Staremo a vedere come finirà la storia non appena arriveranno gli episodi mancanti

lunedì 8 novembre 2021

Trieste Science+Fiction Festival: terza parte

 Witch Hunt (USA 2021)

In una versione immaginaria degli Stati Uniti contemporanei, le streghe esistono ancora e sono perseguitate. Il governo effettua test su bambine e ragazze per scoprire preventivamente se sono streghe, mentre chi pratica la magia muore sul rogo. Si è formata una rete segreta di persone che aiutano le streghe a fuggire in Messico, dove invece vivono tranquille. La madre della protagonista fa infatti parte di questa rete e offre un temporaneo rifugio sicuro per le streghe in viaggio. Claire non è certo entusiasta dell'attività della madre, ma quando si trovano ad ospitare una coppia di giovani sorelle, la sua posizione sembra ammorbidirsi. Alle loro costole si mette però un agente speciale che ha intercettato una strega in fuga e l'uomo che la trasportava. Film carino, anche se non certo eccezionale. La cosa più originale è il rimando al finale del film Thelma e Louise.

Let the wrong one in (Irlanda 2021)

Deco è la pecora nera della famiglia. Tossicodipendente, combinaguai, la madre l'ha cacciato di casa; per giunta si è pure fatto mordere da una vampira. Il fratello però cede alle suppliche e lo fa entrare in casa, non sapendo della sua condizione, ma ben presto i suoi sintomi rivelano che Deco è diventato un vampiro pure lui. Intanto arriva un ammazza-vampiri, che però viene neutralizzato. I due fratelli però hanno guai ancora peggiori da affrontare. Decisamente a questo giro sono le commedie quelle che mi stanno piacendo di più; questa è decisamente demenziale e in certi momenti mi ha fatto morire dal ridere, per non dire che nei primi minuti la colonna sonora ha riprodotto due canzoni che mi piacciono moltissimo. Insomma, non sarà un capolavoro, ma è il tipo di film adatto per una sera di divertimento leggero.

Vampir (Regno Unito/Serbia/Germania 2021)

Arnaud è serbo di nascita, ma è cresciuto all'estero. Torna in patria, in fuga da non si sa bene cosa, e va a risiedere in un villaggio isolato dove gli viene concesso di vivere in una casa in cambio del suo lavoro come custode del cimitero. Subito comincia a notare strane cose e a fare sogni orribili. Sono veramente sogni o gli sta succedendo qualcosa di brutto veramente? Adattissimo per cagarsi addosso, questo film pare sia ispirato a fatti realmente accaduti nel Settecento. Riesce bene a trasmettere un senso di disagio e orrore, quindi a saperlo prima avrei anche fatto a meno di guardarlo XD Però fa il suo lavoro, non c'è che dire.

Salvadis (Italia 2021)

Ennesima dimostrazione che per fare qualcosa di buono sono più importanti le idee del budget. Questo piccolo film (dura meno di un'ora) è stato girato da Romeo Toffanetti che di mestiere disegna fumetti (Nathan Never), ma che si è già cimentato dietro la macchina da presa in passato. Siamo in un paese del Friuli Venezia Giulia, Barcis. Solo tre abitanti rimangono: due fratelli e un loro amico. I tre sono barricati nel paese, unica oasi di salvezza in un mondo ormai devastato da un'apocalisse zombie. Se però uno dei ragazzi è convinto di restare lì e addirittura insiste con l'amico perchè metta incinta sua sorella, in modo da ripopolare la razza umana, amico e sorella sono invece più scettici e non credono di essere gli unici sopravvissuti. Intanto però gli zombie continuano ad arrivare e loro devono difendersi. Non rivelo il finale, che per me è stata la ciliegina sulla torta che mi ha fatto apprezzare ancora di più il tutto.

Warning (Stati Uniti/Polonia 2021)

Ecco uno di quei film che non hanno una trama strutturata, ma presentano diversi personaggi in diverse situazioni per descrivere un futuro nel quale non vorrei mai vivere. Tutto sembra in realtà molto simile al presente, non fosse per la massiccia intrusione della realtà virtuale e della tecnologia nelle vite delle persone. C'è chi ha registrato la propria relazione e la rivive morbosamente dopo che è finita, chi prega un'app che chiama Dio e che registra i peccati commessi, chi è diventato immortale, chi scambia il proprio corpo con quello di un'altra persona per un paio di giorni durante i quali realizzare le proprie fantasie. E c'è uno sfigato di un manutentore spaziale che per un guasto si trova a fluttuare nello spazio senza che nessuno possa salvarlo, ma che alla fine sarà l'unico uomo sopravvissuto al mondo. Bello, però che angoscia!!


sabato 6 novembre 2021

Trieste Science+Fiction Festival: seconda parte

 El nido (Italia/Argentina 2021)

Maremma maiala, quanto ho patito questo film! Chiaramente figlio della pandemia, visto che c'è in giro un virus letale che trasforma le persone in bestie cannibali. Una diciottenne morsa da un infetto viene portata in un rifugio da un volontario che tenta di curarla; il rifugio però era in lista per la demolizione e quindi il cibo all'interno è quasi esaurito, è necessario che il volontario esca a cercare da mangiare, ache se sembra che fuori ormai siano più i malati dei sani. E poi boh. Claustrofobico è il miglior complimento che posso fare a questo film che decisamente non è nelle mie corde.

The pink cloud – A nuvem rosa (Brasile 2021)

Una coppia di amanti occasionali resta bloccata a casa di lei quando una serie di letali nuvole rosa appaiono in tutto il mondo. Basta respirarle per dieci secondi e si muore. La popolazione viene invitata a rinchiudersi in casa finchè non si riuscirà a trovare una soluzione, intanto però il tempo passa e nulla cambia. Il governo organizza la distribuzione di cibo e merci tramite tubi isolati collegati alle finestre e l'uso di droni. Passano gli anni, la coppia – che per fortuna va abbastanza d'accordo – fa addirittura un figlio, ma poi anche la loro relazione comincia a scricchiolare per via della diversa maniera di affrontare la situazione. E niente, pure questo film lo si potrebbe definire claustrofobico come il precedente, ma non ha una dimensione da horror, quanto piuttosto da dramma psicologico ed è interessante vedere come si evolvono le dinamiche interpersonali tra individui costretti a stare rinchiusi a lungo in uno spazio relativamente ristretto; mi è piaciuto molto di più del precedente. I finali sono in qualche modo simili, la conclusione diversa. Quello che è sorprendente di questo è che stato scritto nel 2017 e girato nel 2019, quando non c'erano né la pandemia né il lockdown.

Jakob's wife (USA 2021)

Anne, la remissiva moglie del pastore Jacob, è stufa & stanca del suo ruolo di casalinga senza arte né parte. Il ritorno in città della sua vecchia fiamma le accende una scintilla di vita negli occhi, ma quando si ritrova con lui in un vecchio mulino abbandonato che dovrebbero restaurare insieme, un vampiro l'aggredisce. La fase di transizione tra umana e vampira la porterà a riflettere ulteriormente sul suo matrimonio e su ciò che vuole dalla vita. Questa commedia gore sembrava interessante sulla carta, ma devo dire che non mi ha detto granchè, malgrado alcuni momenti interessanti. Ha passato più tempo incartata su se stessa che procedendo, e forse la cosa che mi ha urtato di più è stata la scelta di Anne, viste le premesse.

Rose: a love story (Regno Unito 2020)

Una coppia vive isolata nei boschi; lui esce per andare a caccia e prima chiude lei a chiave dentro casa. E' la prima stranezza. Poi lui si applica delle sanguisughe e lei le mangia, insieme al brodetto di sangue, e così apprendiamo che Rose è affetta da una non meglio identificata malattia che la costringe a nutrirsi di sangue per sopravvivere e anche per mantenere un aspetto normale. Il marito se ne prende cura perchè, come suggerisce il titolo, la ama. Infatti il loro rapporto, benchè appaia appeso a un filo, bene o male funziona, almeno fino a quando fa la sua comparsa un'adolescente scappata di casa. Mi è piaciuto molto questo film, perchè mescola sapientemente tutti gli ingredienti: la parte, se così vogliamo dire, horror e il rapporto tra i due protagonisti.

Gaia (Sudafrica 2021)

Gabi, una guardia forestale, mentre è alla ricerca di un drone del quale ha perso il segnale, viene ferita al piede da un trappola e soccorsa da due uomini- padre e figlio – che vivono allo stato selvaggio nella foresta. Durante la sua permanenza nella loro capanna, scopre che venerano un fungo come se fosse Dio. E niente, ecco un altro film che ho patito parecchio. Se da un lato ho apprezzato gli effetti speciali e l'atmosfera a tratti da horror, dall'altro ho trovato la trama talmente priva di senso che sono arrivata alla fine sbadigliando.

giovedì 4 novembre 2021

Trieste Science+Fiction Festival: prima parte

 

Che bello, anche quest'anno il Trieste Science+Fiction Festival ha mantenuto la versione online! Naturalmente ne ho approfittato per vedere quanti più film possibile, tra quelli in concorso e fuori concorso. Sono stati riproposti anche film datati usciti nelle edizioni precedenti, e comincio con parlare proprio di due di questi.

Grabbers (Irlanda/Regno Unito 2012)

Molto divertente questo film di mostri! L'agente Lisa Nolan viene spedita sull'isola di Erin, nell'arcipelago delle Aran, per sostituire un collega in ferie. Viene accolta da un altro collega, Ciaran, che è alcolizzato. Erin è il tipo di posto dove non succede mai nulla tanto che la sua presenza sembra superflua, ma ecco che succede qualcosa di strano: diverse balene vengono trovate morte sulla spiaggia con addosso delle strane ferite e un abitante dell'isola, altro alcolizzato, pesca una bizzarra creatura invece delle aragoste. Misteriose uova e pericolosi tentacoli sono gli ingredienti di questa che di fatto è una commedia, difatti ad un certo punto si scopre che per proteggersi da questo mostro succhiasangue è sufficiente avere un alto livello di alcool nel sangue. Riusciranno i nostri sbronzi eroi a salvarsi la pelle? Per chi fosse interessato, il film si trova anche su Amazon Prime.

Tempus fugit (Spagna 2003)

Questo non è solo un film per la TV, è anche la dimostrazione che non è necessario avere a disposizione dei budget milionari per fare un buon film e che è molto più importante avere una buona storia. Perfettibile? Certo. Però molto divertente e quindi bene così! Il protagonista, un timido orologiaio, viene contattato da un uomo misterioso che viene dal futuro e che gli spiega che il mondo finirà entro pochi giorni e che solo lui potrà salvarlo. E' risaputo che quando si torna indietro nel tempo bisogna fare molta attenzione a non cambiare troppe cose perchè non si sa cosa succederà poi come conseguenza, ma l'uomo del futuro si fa portar via una scatola di pillole per viaggi nel tempo brevi e così non solo l'orologiaio, ma anche altri, cominciano a fare avanti e indietro di qualche giorno. Insomma, le cose si complicano e chissà se alla fine sarà possibile evitare comunque la fine del mondo.

Night raiders (Canada/Nuova Zelanda 2021)

In un prossimo futuro, dopo una guerra, i vincitori prendono i custodia tutti i bambini dei perdenti, allevandoli in quelle che chiamano Accademie. La versione ufficiale è che li allevano e li istruiscono, in realtà si tratta di campi di rieducazioni che li trasformano in entusiasti sostenitori del nuovo governo. Niska e sua figlia vivono nascoste nei boschi da sei anni, ma un giorno la bambina mette il piede in una tagliola, la ferita s'infetta e Niska, non sapendo più che pesci pigliare, la consegna alle autorità, sperando di darle comunque un futuro migliore. Quando però apprende la realtà da un gruppo di ribelli Cree, decide di liberarla. Film ahimè piuttosto pasticciato, per come la vedo io. Non è che sia stato brutto, solo che non mi è sembrata molto azzeccata la commistione tra l'iniziale ambientazione da classico futuro distopico con l'intervento mistico dei nativi americani. Boh.

Junk Head (Giappone 2017)

Davvero molto bello e particolare questo film d'animazione realizzato con la tecnica della stop motion. In un futuro imprecisato, gli uomini hanno raggiunto l'immortalità: in pratica sono solo teste che possono essere montate su vari supporti robotici. Al contempo però hanno perso la facoltà di riprodursi, mentre ai livelli sotterranei esistono molte forme di vita mutanti. Il protagonista decide di entrare nel corpo di ricerca e di recarsi nel sottosuolo alla ricerca di esseri in grado di riprodursi, ma si schianta e la sua testa viene impiantata su un altro corpo da un gruppo di strani personaggi. E' solo l'inizio di un'avventura che gli farà rischiare più volte di restare ucciso da mostri e incidenti vari, ma sarà anche il modo per sentirsi finalmente vivo. L'animazione è straordinaria, così come l'immaginario pieno di creature una più strana dell'altra. Un ottimo lavoro! Questo è solo il primo di una serie di tre film; chissà se riuscirò mai a vedere i seguenti, anche perchè solo questo primo film ha richiesto la bellezza di sette anni di lavoro! Si può ben definire un one man job perchè l'autore, Hori Takahide, ha praticamente fatto tutto da solo: non solo ha sceneggiato, animato e diretto, ma ha anche costruito tutte le scenografie e i pupazzi, oltre a dare le voci ai vari personaggi. Tra l'altro è pure autodidatta e ha imparato on line la tecnica della stop motion.

Alien on stage (Regno Unito 2020)

Questo documentario racconta una storia che ha dell'incredibile, eppure è tutto vero. Nel Dorset c'è una compagnia di teatro amatoriale composta prevalentemente da autosti di autobus che ogni anno produce una pantomima il cui ricavato viene devoluto in beneficenza. Un anno si decide di fare una versione teatrale del celeberrimo film Alien. Tutto viene prodotto artigianalmente, ma con grande passione e ingegnosità, dai fondali al mostro. La prima tuttavia è un flop: solo venti spettatori. Intanto però a Londra alcuni giovani che hanno saputo online dello spettacolo si sono incuriositi e, recatisi a vederlo, hanno capito di essere di fronte a qualcosa di molto originale e divertente. Una di questi è anche una delle due donne che ha realizzato poi il documentario. Contattato il regista, gli propongono di portare lo spettacolo a Londra. La compagnia accetta, anche perchè pensa che si ritroverà in una situazione simile a quella dove recita normalmente, invece l'invito è per un famoso teatro del West End. Risultato: tutto esaurito e standing ovation del pubblico, con invito dei gestori del teatro a tornare anche gli anni successivi. Il documentario riesce a raccontare bene questa storia e comprende anche alcune scene tratte dalla prima, dalle quali si capisce che lo spettacolo deve essere stato davvero molto spassoso.

Flashback - The Education of Fredrick Fitzell (Canada 2020)

Ecco un film molto bello, ma anche molto complicato, ovvero di quelli che arrivo alla fine e scopro di non averci capito un cavolo. Eh, lo so, l'ho detto ancora che sono una persona semplice e che non ci arrivo a certe cose. Questo è tutto un delirio di viaggi temporali, un misto di passato e presente, e la cosa non è complicata tanto per questo, quanto perchè non si capisce cosa sta succedendo, ovvero se il protagonista ha dei ricordi, delle alluzinazioni causate dalla droga, se è nel passato e vede il futuro o se è nel presente e vede il passato. Insomma, un casino al quadrato. E non ho nemmeno capito il finale, che dovrebbe essere anche la spiegazione del titolo originale. Quindi: un grande applauso al regista e scenggiatore che ha fatto un gran bel lavoro, ma io non sono riuscita ad apprezzare in pieno questa troppo strana pellicola.

Settlers (Regno Unito 2021)

La tranquilla routine di una famiglia di coloni su Marte viene interrotta dall'arrivo di tre personaggi che vogliono cacciarli dalla loro fattoria; ne uccidono due, ma il capofamiglia è a sua volta ucciso dal terzo, che afferma di essere il figlio delle persone che abitavano prima lì, quindi il legittimo proprietario. Inizia una convivenza difficile, durante la quale la madre accetta infine di andare a letto col tizio, per evitare che gli passi anche solo per la testa di rivolgere le sue attenzioni alla bambina. Poi però prova ad accopparlo e ha la peggio, quindi restano solo l'uomo e la bambina. Passano gli anni e la bambina diventa una bella ragazza, cosa che naturalmente crea problemi. Non ho capito bene la morale di questo film: che è meglio non fare come San Tommaso? Comunque sia, è sicuramente valido, anche se a me non ha entusiasmato. L'ambientazione è probabilmente la parte migliore del tutto.

martedì 2 novembre 2021

un mese in quattro foto: ottobre

 

La nuova macchina fotografica funziona benissimo, anche se l'ho usata quasi sempre per fotografare le mie bambole... 

Gli acquisti al mercatino: due vecchie cartoline (quella di destra è affrancata e scritta, data 30 giugno 1920) e un piccolo busto di ceramica. Ho preso anche cinque piccole Hello Kitty, credo che fossero sorpresine Kinder; sono della misura perfetta per essere giocattoli per le bambole XD

Ecco il posto che già da anni ho soprannominato Writers' Paradise: il motivo mi pare ovvio. Si tratta di un sottopassaggio pedonale/ciclabile che passa sotto la circonvallazione e non ho mai capito il motivo per cui è stato costruito, visto che sulla circonvallazione il traffico è limitato alle auto. Per questo motivo non ci passa quasi mai nessuno e io ci vado a fare foto indisturbata.

Questa è la panchina che il Comune ha dedicato alla memoria di Ilenia Fabbri, la donna della mia città vittima di femminicidio. Si sta celebrando il processo proprio in questi giorni. Il marito aveva assoldato un killer per non agire in prima persona e sviare i sospetti (volava fare passare il tutto come una tentata rapina finita male). Purtroppo per lui, in casa c'era la ragazza della figlia e non solo la moglie, quindi quando la giovane ha sentito trambusto è uscita dalla sua stanza mettendo in fuga il killer, che però aveva già ucciso la sua vittima predestinata. Dietro a tutto c'era una storia di soldi: marito e moglie stavano per divorziare e siccome la moglie aveva sempre lavorato nella ditta del marito, egli temeva che potesse chiedere svariate decine di migliaia di euro come stipendi passati mai percepiti.