venerdì 29 ottobre 2021

letture di ottobre

E' quasi impossibile farsi sbattere fuori dal Guarda Síochána. Ti ci devi mettere davvero d'impegno. A meno che non diventi un pericolo pubblico, sono disposti a tollerare praticamente qualsiasi cosa.

Questo The Guards - il titolo italiano ovviamente non c'entra una cippa, suona solo bene XD -  è il primo libro della serie dedicata al personaggio di Jack Taylor, del quale ho detto quando ho visto la serie omonima. Chi mi legge da tempo forse ricorda che la mia nuova politica riguardo a film e serie tratte da libri è di rimandare la lettura a dopo la visione. Proposito che non mantengo sempre, ma che in questo caso è stato molto importante aver rispettato perchè il libro è almeno dieci volte meglio dell'episodio dedicatogli. Lasciamo perdere la superflua complicazione della trama e la sostituzione di un personaggio con un altro; il problema sta nel fatto che è molto difficile rendere un personaggio che passa così tanto tempo nella sua testa. Ovvero: non è che il libro sia statico, tutt'altro. E' che il Jack Taylor della carta stampata risulta molto più profondo e anche molto più comprensibile di quello su schermo. Lì vediamo un ubriacone, qua capiamo il motivo per cui beve. Oltre a questo, c'è lo stile con cui il libro è scritto che mi è piaciuto molto; uno stile senza fronzoli, condito di battute ironico-sarcastiche, un insieme che mi ha fatto pensare allo stile hard-boiled. Non so se continuerò la lettura della serie, ma questo primo libro mi è piaciuto moltissimo.

Ho finito di leggere il Ciclo di Corwin. La farà breve: l'unico difetto che hanno questi libri è che sono troppo corti! Senza dilungarmi sulla trama, che vede Corwin alle prese con varie avventure e disavventure in quello che finisce per essere un tentativo per salvare Ambra dalla distruzione, devo ammettere che sono stata completamente conquistata da questo autore malgrado le perplessità iniziali. Lo avevo definito bizzarro e in certa misura confermo questa impressione, ma in senso del tutto positivo. La bizzarria del resto è una qualità se sull'altro piatto della bilancia c'è l'omologazione. Poi è vero che parliamo di libri scritti negli anni Settanta, certe volte ho l'impressione che con tutta l'acqua che è passata finora sotto i ponti sia sempre più difficile essere originali. Zelazny comunque ha creato un mondo molto interessante e di sicuro leggerò altre sue cose in futuro.

Il piccolo soldato apparteneva alla Quinta del Biberón, la leva dei ragazzini reclutati quando ormai non erano più rimasti nè giovani nè vecchi per la guerra.

Parecchi anni fa non mi perdevo un libro di Isabel Allende, dopo averla conosciuta tramite La casa degli Spiriti. Poi me la sono persa per strada insieme ad altri, vattelapesca perchè, visto che mi piaceva molto. La ritrovo con questo romanzo di un paio di anni fa che narra le avventure di alcuni personaggi a partire dalla guerra civile spagnola. Fuggiti in Francia dopo la presa di Barcellona da parte dei Franchisti, essi arrivano in Cile come rifugiati grazie all'intervento di Pablo Neruda, che aveva organizzato l'invio di una nave e soccorso più di duemila persone. Con nel cuore la speranza di poter tornare in patria, alla fine si scoprono cileni fino al midollo, anche perchè Franco ci mette trentatrè anni a morire. Intanto però anche il Cile è caduto vittima della dittatura. Con la leggerezza che la contraddistingue, la Allende ci fa attraversare parecchi decenni di storia, storia che fa da sfondo - ma non solo - alle vicende personali dei suoi personaggi. Ho trovato la lettura gradevole come la ricordavo, tanto che mi ha fatto desiderare di recuperare anche i romanzi che mi sono persa in questi anni.

25 gennaio 2016

22:17

Cara Esra, mia adorata nipote,

eri arrabbiata con me quando ci siamo lasciate, cosa mai accaduta prima.

E' stata una vera coincidenza che abbia letto questo libro subito dopo quello di Isabel Allende, perchè si potrebbe dire che ha la stessa struttura narrativa, ovvero racconta le vite di alcuni personaggi sullo sfondo di eventi storici, e per giunta anche qui sono gli eventi a costringere i protagonisti ad abbandonare la propria patria. Germania, 1933: Gerhard Schliemann, medico ebreo, grazie alla soffiata di un collega d'università riesce a fuggire in Svizzera dai suoceri insieme alla moglie e ai due figli. Il nazismo ha stroncato quella che sarebbe stata una brillante carriera e ora si ritrova nullafacente, anche perchè non è il solo luminare ad essersi rifugiato in terra elvetica. Il suocero però apprende, tramite un conoscente, che in Turchia Kemal Atatürk vuole modernizzare il paese anche grazie alla riforma dell'università, ed è quindi alla ricerca di professori qualificati dall'estero. Schliemann e famiglia si recano dunque in Turchia e lì comincia la loro seconda vita. Il romanzo, che in originale s'intitola Kanadı Kırık Kuşlar (secondo Google translator "Uccelli con le ali spezzate", mentre l'edizione inglese recita "Without a country") segue le vicissitudini di questa famiglia e in particolare del ramo femminile, attraverso quattro generazioni e, come dicevo, sullo sfondo della storia della Turchia. L'ho trovato per questo interessante, visto che di questo paese so poco, e certamente ignoravo la storia dei professori ebrei tedeschi che si salvarono la pelle proprio grazie alle riforme di Atatürk. L'autrice è considerata una delle più influenti scrittrici turche contemporanee e sto seriamente valutando di leggere anche gli altri suoi due libri pubblicati in Italia, uno dei quali è stato un bestseller, perchè mi incuriosisce il fatto che abbiano ricevuto recensioni molto contrastanti: c'è chi ha messo cinque stelline, chi ha scritto che sono superficiali e noiosi. Certamente la parte storica di questo libro avrebbe potuto essere più approfondita in certi punti, e certamente l'autrice riguardo a certi episodi si è limitata a una neutra cronaca (cosa che non mi stupisce perchè condannarli avrebbe potuto causarle rogne nel suo paese), ma in fondo stiamo leggendo un romanzo e non un trattato di storia, per giunta un romanzo che non nasce dalla volontà di essere appunto una ricostruzione storica approfondita sulla quale si muovono personaggi di fantasia (vedi il lavoro di autori come Valerio Massimo Manfredi). 

Da vivo, Willie McCoy era stato un balordo, e la morte non lo aveva cambiato. Seduto sulla sedia di fronte a me, indossava una sgargiante giacca sportiva a scacchi e un paio di calzoni in poliestere verde squillante.

Qualche tempo fa ho trovato sul computer un file dove avevo annotato una serie di autori  e di titoli di genere fantasy/fantastico (che vattelapesca dove aveva tirato fuori) e siccome in questo periodo sono di nuovo molto orientata a non stare per nulla coi piedi per terra, ho provato a esplorarne alcuni, cominciando con questo Guilty Pleasures che è il primo romanzo della saga dedicata ad Anita Blake. Si tratta della bellezza di 27 libri, l'ultimo dei quali è uscito l'anno scorso, mentre questo è del 1993. Questa saga ha portato al successo l'autrice e pare che abbia venduto sei milioni di copie in tutto il mondo. Dirò la mia: l'inizio del libro non mi ha convinto più di tanto, ma ho pensato che si sia trattato del fatto che l'autrice ci lancia in un mondo piuttosto strano senza fornire premesse e spiegazioni, e quindi occorre procedere con la lettura per capire qualcosa di più. Il mondo di Anita Blake è in tutto e per tutto uguale al nostro, non fosse che diversi esseri soprannaturali convivono - non necessariamente pacificamente - con gli essere umani. In particolare ci sono vampiri e zombie, oltre a licantropi e non solo (per esempio, esistono degli uomini-ratto). Anita ha la fama di essere una sterminatrice di vampiri, ma in realtà il suo mestiere è quello di resuscitare i morti (creando così gli zombie); lavora per un'agenzia che si occupa proprio di questo e collabora con la speciale unità della polizia che indaga sui delitti che coinvolgono gli esseri non umani. Questo primo libro è costruito con il pretesto di un'indagine alla quale Anita viene convinta a dedicarsi controvoglia, però più che pensare al colpevole, io mi sono distratta con tutta la fauna che la circondava. Alla fine è sempre la curiosità che mi frega e quindi è probabile che provi a leggere almeno anche il secondo libro della saga, benchè nemmeno alla fine sia stata convinta al 100% da questa storia. Mi aspettavo che ci fosse un risvolto romantico che però è appena accennato e non si sa come andrà a finire e la parte investigativa non è sufficiente da sola a sostenere il tutto, infatti penso che se non ci fosse questo contesto particolare pieno di creature strane, il libro non mi avrebbe detto niente.

Per un complotto di successo, ci sono elementi indispensabili.

Fin dalla prima frase di questo libro è chiaro che un complotto è qualcosa di costruito a tavolino. Che quelli che ci credono siano in buona fede o no è un altro discorso, ma colui che per primo s'inventa una teoria del complotto ha sempre un proprio fine, mai nobile, quasi certamente atto a ottenere un vantaggio personale o una vendetta. Questa è una delle cose che ho imparato leggendo questo interessante libro che racconta la storia dei complotti, partendo dal passato. Quello che balza agli occhi è che lo schema e le motivazioni sono sempre gli stessi. Non c'è dunque da meravigliarsi se in seguito alla pandemia da Covid-19 si sia scatenato di tutto. Credere a un complotto però è anche un atto di fede, infatti occorre fidarsi ciecamente di una teoria che non è suffragata da prove. E, come ripeto spesso anch'io - si vede che sono un genio XD - alla base di chi crede ai complotti c'è anche una grande paura. Perchè la vita è dura e accettare che certe cose accadano per caso per molti è impossibile: molto meglio assecondare la propria esigenza di controllo credendo a qualche fantomatico piano segreto.



9 commenti:

  1. Della Allende ho letto finora un solo libro: Eva Luna, che, ricordo, mi era piaciuto. Mi ero ripromesso di leggere altro, di lei, poi, come al solito, ne sono arrivati altri che hanno preso il sopravvento e la cosa è finita lì.
    Adesso sto leggendo I tempi nuovi, di Alessandro Robecchi. Niente di che, un noir/poliziesco leggero e non troppo impegnativo. Ho letto altri libri di Robecchi, in passato; mi piace perché ha uno stile di scrittura abbastanza coinvolgente, molto colloquiale, e in genere le trame dei suoi libri sono quasi sempre ben congegnate e interessanti.

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    1. Non lo conosco, terrò presente!
      Se vuoi leggere qualcos'altro della Allende ti consiglio La casa degli spiriti, non a caso il libro che le ha dato il successo.

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  2. Tu parli di paura alla base della fede nei complotti, per me invece si tratta di semplice ignoranza.
    Sì, sei un genio. Ed io sono cattiva. ;)

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    1. Un misto di diverse cose, probabilmente. Per esempio l'autore dice che sarebbe semplicissimo scremare tra le varie fake news facendo una semplice ricerca in rete, ma i complottisti di fermano alla prima notizia che sentono e non verificano mai se ci sono prove o altre fonti.

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  3. Io pure della Allende ho letto "La casa degli spiriti" ma anche "Ritratto in seppia". In effetti io pure l'ho apprezzata ma sono fermo a queste due letture.

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    1. Io ne ho letti altri, al momento non ricordo tutti i titoli.

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  4. Lungo petalo di mare è bellissimo, anch'io l'ho letto di recente, ci ho pure fatto un video su YouTube... 🙂🙂

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