domenica 31 ottobre 2021

ottobre veloce

Brisighella dall'alto

 

Non ho molto da dire riguardo al mese di ottobre, se non che mi è sembrato che sia volato via. Ho continuato a fare le solite cose, e forse è stato per via dell'essere spesso impegnata a trafficare che il tempo è passato in fretta. Dal punto di vista della vita sociale non è che mi sia slanciata più di tanto; sono stata a cena a festeggiare (in ritardo) il compleanno di un'amica, provando per l'occasione un nuovo ristorante di quelli che io chiamo di sushi-tarocco, ovvero il solito all you can eat simil-giapponese. Per mangiare abbiamo mangiato bene, il servizio è stato leggermente incasinato e il prezzo uguale al posto dove andiamo di solito, quindi alla fine non abbiamo trovato motivi per cambiare parrocchia. Una domenica col marito ci siamo trovati insieme a due amici a fare colazione e, per combinazione, in piazza c'era il mercatino dell'antiquariato e quindi ci siamo anche fatti un giro. Confesso che marito e amici sono stati molto bravi e non hanno mangiato nulla prima del nostro incontro, ma io se non faccio colazione appena alzata divento idrofoba e quindi alla fine di colazioni ne ho fatte due come gli Hobbit XD. Infine, col marito siamo stati a pranzo in un ristorante in collina (ottimo menù a base di funghi) e prima ci siamo fatti una breve passeggiata sulla Vena del Gesso sopra la città di Brisighella. Ottobre si conferma uno dei miei mesi preferiti, soprattutto quand'è contraddistinto dal bel tempo come quest'anno; le temperature per me sono ottimali e i primi colori dell'autunno mi incantano sempre.


venerdì 29 ottobre 2021

letture di ottobre

E' quasi impossibile farsi sbattere fuori dal Guarda Síochána. Ti ci devi mettere davvero d'impegno. A meno che non diventi un pericolo pubblico, sono disposti a tollerare praticamente qualsiasi cosa.

Questo The Guards - il titolo italiano ovviamente non c'entra una cippa, suona solo bene XD -  è il primo libro della serie dedicata al personaggio di Jack Taylor, del quale ho detto quando ho visto la serie omonima. Chi mi legge da tempo forse ricorda che la mia nuova politica riguardo a film e serie tratte da libri è di rimandare la lettura a dopo la visione. Proposito che non mantengo sempre, ma che in questo caso è stato molto importante aver rispettato perchè il libro è almeno dieci volte meglio dell'episodio dedicatogli. Lasciamo perdere la superflua complicazione della trama e la sostituzione di un personaggio con un altro; il problema sta nel fatto che è molto difficile rendere un personaggio che passa così tanto tempo nella sua testa. Ovvero: non è che il libro sia statico, tutt'altro. E' che il Jack Taylor della carta stampata risulta molto più profondo e anche molto più comprensibile di quello su schermo. Lì vediamo un ubriacone, qua capiamo il motivo per cui beve. Oltre a questo, c'è lo stile con cui il libro è scritto che mi è piaciuto molto; uno stile senza fronzoli, condito di battute ironico-sarcastiche, un insieme che mi ha fatto pensare allo stile hard-boiled. Non so se continuerò la lettura della serie, ma questo primo libro mi è piaciuto moltissimo.

Ho finito di leggere il Ciclo di Corwin. La farà breve: l'unico difetto che hanno questi libri è che sono troppo corti! Senza dilungarmi sulla trama, che vede Corwin alle prese con varie avventure e disavventure in quello che finisce per essere un tentativo per salvare Ambra dalla distruzione, devo ammettere che sono stata completamente conquistata da questo autore malgrado le perplessità iniziali. Lo avevo definito bizzarro e in certa misura confermo questa impressione, ma in senso del tutto positivo. La bizzarria del resto è una qualità se sull'altro piatto della bilancia c'è l'omologazione. Poi è vero che parliamo di libri scritti negli anni Settanta, certe volte ho l'impressione che con tutta l'acqua che è passata finora sotto i ponti sia sempre più difficile essere originali. Zelazny comunque ha creato un mondo molto interessante e di sicuro leggerò altre sue cose in futuro.

Il piccolo soldato apparteneva alla Quinta del Biberón, la leva dei ragazzini reclutati quando ormai non erano più rimasti nè giovani nè vecchi per la guerra.

Parecchi anni fa non mi perdevo un libro di Isabel Allende, dopo averla conosciuta tramite La casa degli Spiriti. Poi me la sono persa per strada insieme ad altri, vattelapesca perchè, visto che mi piaceva molto. La ritrovo con questo romanzo di un paio di anni fa che narra le avventure di alcuni personaggi a partire dalla guerra civile spagnola. Fuggiti in Francia dopo la presa di Barcellona da parte dei Franchisti, essi arrivano in Cile come rifugiati grazie all'intervento di Pablo Neruda, che aveva organizzato l'invio di una nave e soccorso più di duemila persone. Con nel cuore la speranza di poter tornare in patria, alla fine si scoprono cileni fino al midollo, anche perchè Franco ci mette trentatrè anni a morire. Intanto però anche il Cile è caduto vittima della dittatura. Con la leggerezza che la contraddistingue, la Allende ci fa attraversare parecchi decenni di storia, storia che fa da sfondo - ma non solo - alle vicende personali dei suoi personaggi. Ho trovato la lettura gradevole come la ricordavo, tanto che mi ha fatto desiderare di recuperare anche i romanzi che mi sono persa in questi anni.

25 gennaio 2016

22:17

Cara Esra, mia adorata nipote,

eri arrabbiata con me quando ci siamo lasciate, cosa mai accaduta prima.

E' stata una vera coincidenza che abbia letto questo libro subito dopo quello di Isabel Allende, perchè si potrebbe dire che ha la stessa struttura narrativa, ovvero racconta le vite di alcuni personaggi sullo sfondo di eventi storici, e per giunta anche qui sono gli eventi a costringere i protagonisti ad abbandonare la propria patria. Germania, 1933: Gerhard Schliemann, medico ebreo, grazie alla soffiata di un collega d'università riesce a fuggire in Svizzera dai suoceri insieme alla moglie e ai due figli. Il nazismo ha stroncato quella che sarebbe stata una brillante carriera e ora si ritrova nullafacente, anche perchè non è il solo luminare ad essersi rifugiato in terra elvetica. Il suocero però apprende, tramite un conoscente, che in Turchia Kemal Atatürk vuole modernizzare il paese anche grazie alla riforma dell'università, ed è quindi alla ricerca di professori qualificati dall'estero. Schliemann e famiglia si recano dunque in Turchia e lì comincia la loro seconda vita. Il romanzo, che in originale s'intitola Kanadı Kırık Kuşlar (secondo Google translator "Uccelli con le ali spezzate", mentre l'edizione inglese recita "Without a country") segue le vicissitudini di questa famiglia e in particolare del ramo femminile, attraverso quattro generazioni e, come dicevo, sullo sfondo della storia della Turchia. L'ho trovato per questo interessante, visto che di questo paese so poco, e certamente ignoravo la storia dei professori ebrei tedeschi che si salvarono la pelle proprio grazie alle riforme di Atatürk. L'autrice è considerata una delle più influenti scrittrici turche contemporanee e sto seriamente valutando di leggere anche gli altri suoi due libri pubblicati in Italia, uno dei quali è stato un bestseller, perchè mi incuriosisce il fatto che abbiano ricevuto recensioni molto contrastanti: c'è chi ha messo cinque stelline, chi ha scritto che sono superficiali e noiosi. Certamente la parte storica di questo libro avrebbe potuto essere più approfondita in certi punti, e certamente l'autrice riguardo a certi episodi si è limitata a una neutra cronaca (cosa che non mi stupisce perchè condannarli avrebbe potuto causarle rogne nel suo paese), ma in fondo stiamo leggendo un romanzo e non un trattato di storia, per giunta un romanzo che non nasce dalla volontà di essere appunto una ricostruzione storica approfondita sulla quale si muovono personaggi di fantasia (vedi il lavoro di autori come Valerio Massimo Manfredi). 

Da vivo, Willie McCoy era stato un balordo, e la morte non lo aveva cambiato. Seduto sulla sedia di fronte a me, indossava una sgargiante giacca sportiva a scacchi e un paio di calzoni in poliestere verde squillante.

Qualche tempo fa ho trovato sul computer un file dove avevo annotato una serie di autori  e di titoli di genere fantasy/fantastico (che vattelapesca dove aveva tirato fuori) e siccome in questo periodo sono di nuovo molto orientata a non stare per nulla coi piedi per terra, ho provato a esplorarne alcuni, cominciando con questo Guilty Pleasures che è il primo romanzo della saga dedicata ad Anita Blake. Si tratta della bellezza di 27 libri, l'ultimo dei quali è uscito l'anno scorso, mentre questo è del 1993. Questa saga ha portato al successo l'autrice e pare che abbia venduto sei milioni di copie in tutto il mondo. Dirò la mia: l'inizio del libro non mi ha convinto più di tanto, ma ho pensato che si sia trattato del fatto che l'autrice ci lancia in un mondo piuttosto strano senza fornire premesse e spiegazioni, e quindi occorre procedere con la lettura per capire qualcosa di più. Il mondo di Anita Blake è in tutto e per tutto uguale al nostro, non fosse che diversi esseri soprannaturali convivono - non necessariamente pacificamente - con gli essere umani. In particolare ci sono vampiri e zombie, oltre a licantropi e non solo (per esempio, esistono degli uomini-ratto). Anita ha la fama di essere una sterminatrice di vampiri, ma in realtà il suo mestiere è quello di resuscitare i morti (creando così gli zombie); lavora per un'agenzia che si occupa proprio di questo e collabora con la speciale unità della polizia che indaga sui delitti che coinvolgono gli esseri non umani. Questo primo libro è costruito con il pretesto di un'indagine alla quale Anita viene convinta a dedicarsi controvoglia, però più che pensare al colpevole, io mi sono distratta con tutta la fauna che la circondava. Alla fine è sempre la curiosità che mi frega e quindi è probabile che provi a leggere almeno anche il secondo libro della saga, benchè nemmeno alla fine sia stata convinta al 100% da questa storia. Mi aspettavo che ci fosse un risvolto romantico che però è appena accennato e non si sa come andrà a finire e la parte investigativa non è sufficiente da sola a sostenere il tutto, infatti penso che se non ci fosse questo contesto particolare pieno di creature strane, il libro non mi avrebbe detto niente.

Per un complotto di successo, ci sono elementi indispensabili.

Fin dalla prima frase di questo libro è chiaro che un complotto è qualcosa di costruito a tavolino. Che quelli che ci credono siano in buona fede o no è un altro discorso, ma colui che per primo s'inventa una teoria del complotto ha sempre un proprio fine, mai nobile, quasi certamente atto a ottenere un vantaggio personale o una vendetta. Questa è una delle cose che ho imparato leggendo questo interessante libro che racconta la storia dei complotti, partendo dal passato. Quello che balza agli occhi è che lo schema e le motivazioni sono sempre gli stessi. Non c'è dunque da meravigliarsi se in seguito alla pandemia da Covid-19 si sia scatenato di tutto. Credere a un complotto però è anche un atto di fede, infatti occorre fidarsi ciecamente di una teoria che non è suffragata da prove. E, come ripeto spesso anch'io - si vede che sono un genio XD - alla base di chi crede ai complotti c'è anche una grande paura. Perchè la vita è dura e accettare che certe cose accadano per caso per molti è impossibile: molto meglio assecondare la propria esigenza di controllo credendo a qualche fantomatico piano segreto.



martedì 26 ottobre 2021

Unità 42

 

Questa serie belga è una di quelle alla quale bisogna concedere un po' di tempo per ingranare. Le prima due puntate infatti non mi avevano entusiasmato e avevo pure frainteso lo scopo di questa speciale unità di polizia: non investigare su crimini informatici (o almeno, non esclusivamente su quelli), ma usare esperti informatici per investigare. Nella squadra infatti ci sono due assi del computer, dei quali Billie è una ex-hacker white hat (ovvero una hacker buona), mentre l'unico che non mette mano alla tastiera è Sam, che è il capo e coordina tutto. Sam ha tre figli e la moglie è morta di recente per un tumore, per cui conciliare la vita lavorativa con quella famigliare è una sfida. La serie infatti non disdegna di mostrarci anche la vita privata dei quattro poliziotti, seppure in misura maggiore riguardo a Sam e Billie. A me che il computer lo so giusto accendere, spegnere e riavviare affascina sempre vedere questa gente che ci fa la qualunque. E così, nuotando tra geolocalizzazioni e indirizzi IP, i nostri baldi eroi riescono a scoprire i responsabili dei delitti. Ne sono state prodotte due stagioni, ma Netflix ce ne ha messo a disposizione solo una anche se la seconda ormai ha due anni. Sarei curiosa di vedere il seguito, visto che il finale ci lascia con diversi interrogativi su Billie.


domenica 24 ottobre 2021

la vendetta delle Juana

C'erano una volta cinque giovani donne coetanee che si chiamavano tutte Juana e avevano la stessa voglia sulla chiappa destra. Non si conoscevano fino al giorno in cui, per una coincidenza quasi soprannaturale, non si ritrovarono nello stesso hotel e non vennero a sapere della voglia e del nome in comune. A quel punto fecero un esame del DNA e scoprirono di essere sorelle. E' questo l'inizio di questa serie messicana, adatta per trascorrere piacevolmente il tempo in stile telenovela. Tra l'altro questa serie è il rifacimento di una telenovela colombiana del 1997 intitolata Las Juanas che è considerata un classico del genere. Era stata rifatta anche pochi anni fa, prima che ci mettesse lo zampino Netflix. Da quel che ho letto, la trama è stata variamente modificata e di sicuro è stata semplificata, infatti la serie colombiana contava la bellezza di 110 episodi, mentre con questa ce la siamo cavata con 18. Quello che non cambia è il succo, ovvero che le cinque sorellastre decidono di vendicarsi di Sperminator del loro padre. In effetti tanto di cappello per essere riuscito a mettere incinte ben sei donne nello stesso anno, la sesta essendo la moglie dell'unico figlio legalmente riconosciuto. A complicare le cose c'è il fatto che l'uomo è appena stato nominato Ministro della Giustizia e non è certo propenso a far scoprire il suo passato di Sperminator rischiando così di perdere l'incarico. E se poi saltasse fuori qualcun altro, ancora più malvagio di lui? Le serie di questo tipo mi divertono un sacco per via dell'implausibilità della trama e per quel meraviglioso tono da melodramma, un po' come quando leggo i libri dell'Invernizio.

venerdì 22 ottobre 2021

Locke & Key

 

Esce proprio oggi la seconda stagione di questa serie di genere fantastico, quindi so già che cosa vedrò stasera... Del resto la prima stagione mi è piaciuta e sono curiosa di vedere che cos'altro succederà nella Keyhouse. Tratta da un fumetto americano di grande successo che ha vinto anche dei premi, una decina di anni fa avevano già provato a farne una serie, dopodichè si pensò a una trilogia di film; alla fine ci è voluto Netflix a concretizzare il tutto, dopo aver rilevato l'ennesimo progetto abbandonato. E' chiaro che le aspettative dei fan sono molto alte quando si vuole portare sullo schermo un prodotto di successo, mi chiedo quindi se non sia per questo che anche questa serie rientra tra quelle che hanno recensioni che vanno dall'1 al 10, senza quasi vie di mezzo. A me, ribadisco, è piaciuta e non riesco a capire quelli che l'hanno stroncata pesantemente; il minimo dei voti lo darei giusto all'intelligenza dei protagonisti XD Ovvero: la storia è quella di tre fratelli che, dopo l'omicidio del padre, si trasferiscono con la madre nell'antica casa di famiglia del genitore. Il più piccolo scopre alcune chiavi che hanno dei poteri soprannaturali, e la domanda successiva è: d'accordo che devono affrontare un demone malvagio e astuto, ma con le chiavi che permetterebbero loro diverse cose perchè cavolo si fanno sconfiggere come degli ingenui? O forse è proprio questo che aggiunge un tocco di realismo al tutto. Comunque sia, io voglio la chiave che porta dappertutto, ottima alternativa al teletrasporto!


mercoledì 20 ottobre 2021

the day will come

 

Strana cosa, quella che hanno combinato con questo film: lo hanno diviso in tre parti, hanno aggiunto dieci minuti di girato qua e là e l'hanno messo su Netflix in forma di miniserie. Lasciarlo come film intero no? Tanto più che ha ricevuto alcuni premi... Ma vai a capire come ragionano su Netflix! Comunque sia, la storia di questo film è ispirata a eventi realmente accaduti negli anni Sessanta in Danimarca, ovvero una serie di abusi commessi su ragazzi affidati a istituti che avrebbero dovuto prendersene cura. Pestaggi, pedofilia, addirittura uso sperimentale di farmaci e droghe: tutto questo venne documentato in un rapporto ufficiale uscito nel 2011 di cui il film fa il sommario attraverso il calvario subito da due fratelli, Erik ed Elmer, che vengono messi in istituto perchè la madre, malata di cancro, deve essere ricoverata in ospedale e lo zio disoccupato non viene ritenuto adatto ad occuparsi di loro. Erik, il maggiore, è molto protettivo nei confronti di Elmer, ma le sue attenzioni hanno poco peso in quell'ambiente dove, su consiglio di ragazzi che sono lì da più tempo, la cosa migliore è diventare fantasmi, ovvero farsi notare il meno possibile. Tuttavia nè Elmer, che ha una grande fantasia e vuole diventare un astronauta, nè Erik, con il suo coraggio e il suo forte senso di giustizia, riescono bene nell'intento. Alla fine però sarà proprio Elmer a salvare Erik. Questo è il genere di film che mi piace ma che, al contempo, mi fa venire il magone.


lunedì 18 ottobre 2021

Kingdom: Ashin of the North

Il sidequel mi mancava. Ero arrivata al prequel e al sequel, e adesso salta fuori che ci sono almeno altre cinque cose che non avevo mai sentito nominare. Certo che la vita è complicata di questi tempi! Comunque, per quelli che sono ignoranti come me, il sidequel sarebbe una storia che avviene in parallelo a quella del film principale, ma è ambientata in un altro posto. Questo quindi, come suggerisce il titolo, è un film che mostra qualcosa che avviene mentre il principe Chang è impegnato a sventare congiure di palazzo e ammazzare zombie. In realtà a me pareva di più un prequel, ma mi tocca fidarmi degli esperti. OK, adesso la pianto e vado al sodo. Nell'ultima puntata della serie Kingdom faceva la sua apparizione una donna misteriosa; qui scopriamo che si tratta di Ashin. La giovane appartiene al popolo degli Jurchen, ma la sua comunità vive da un centinaio d'anni in territorio coreano. Purtroppo sono malvisti da tutti; i coreani non si fidano, gli Jurchen li considerano traditori. Il padre di Ashin però è fedele alla Corea e lavora perfino come spia pur di mostrare la propria lealtà. In una zona nella quale è interdetta l'entrata, vengono trovati i corpi di quindici Jurchen; il capo dei soldati sa benissimo chi li ha uccisi, ovvero il signorotto locale che li ha sorpresi a raccogliere ginseng. La situazione tuttavia è delicata perchè la Corea è attaccata a sud dai giapponesi, mentre al confine nord c'è sempre il rischio di un'invasione degli Jurchen, i quali coglierebbero il pretesto dell'uccisione dei quindici se sapessero la verità. Per evitare il disastro, viene chiesto al padre di Ashin di andare in giro a spargere la voce che ad ucciderli sia stata una tigre, e una tigre in effetti c'è, solo che è una tigre zombie perchè ha mangiato un cervo che a sua volta aveva mangiato il famigerato fiore zombificatore. Non ci sono però solo gli zombie, c'è anche la terribile vendetta di Ashin quando scoprirà che tutti i maneggi dei coreani hanno portato allo sterminio del suo villaggio. Ashin è ancora una volta Gianna Jun - nella versione adulta - mentre suo padre è interpretato da Kim Roe-Ha; c'è anche Jung Suk-Won nella breve apparizione nei panni del signorotto. A dirigere è lo stesso regista della serie.


sabato 16 ottobre 2021

intervallo

Riflessioni fotografiche

Dopo aver ponderato la cosa per mesi, a fine settembre mi sono comprata una reflex digitale nuova. Prima avevo provato a rispolverare la vecchia, scoprendo che era diventata obsoleta. Sul marchio non ho mai avuto dubbi; sarei rimasta con Canon, anche perchè possedevo già ben quattro obiettivi che potevo riutilizzare, cambiare marchia mi avrebbe costretto a comprare almeno un altro obiettivo. Alla fine ho deciso per questa Eos 4000D che è una entry level - ovvero non una macchina professionale, ma una per fotografi amatoriali/principianti - e ho anche avuto fortuna che proprio nei giorni in cui ho deciso di prenderla, sul sito della Canon hanno fatto alcuni sconti e così mi sono risparmiata il 15%. La mia principale esitazione nel comprare una reflex nuova è stata che possiedo già un'ottima mirrorless. La mia Olympus PEN E-PL7 mi accompagna da alcuni anni e non ho nulla di cui lamentarmi: la qualità delle foto è ottima, è leggera e poco ingombrante, ha lo schermo posteriore che si può spostare e che risulta quindi comodissimo per certe inquadrature che altrimenti mi costringerebbero a contorsionismi che la mia schiena non mi permette più. Qual è il problema allora? La mia vista. Penelope (come l'ho soprannominata) è priva di mirino e poichè a vedere da vicino ho delle difficoltà (la soluzione migliore è che mi tolga gli occhiali e avvicini a me l'oggetto da mettere a fuoco) usarla sta diventando una scocciatura. Per dire, durante la gita sul lago Trasimeno l'ho usata meno del solito perchè ogni volta dovevo togliermi gli occhiali per inquadrare (accecandomi se ero al sole, perchè ho anche la sfortuna di avere gli occhi molto sensibili) e mi ritrovavo le mani impacciate tra occhiali e tappo di protezione dell'obiettivo; se poi ci mettevo anche una bambola da fotografare, ciao. Per diversi anni sono tornata alla fotografia analogica che non mi dava problemi perchè tutte le mie macchine fotografiche analogiche hanno il mirino. Adesso che posto su Instagram però ho bisogno di avere un risultato immediato, non posso aspettare i tempi di sviluppo e scansione di un rullino. Insomma, anche se in questi mesi mi sono trattenuta dall'acquisto pensando che in fondo sarebbe stata una spesa inutile, alla fine ho ceduto. Mi conosco: avrò un mezzo per fotografare in mano fino a che avrò vita, perciò ha senso che adatti il mezzo alle mie esigenze del momento. A Penelope poi non rinuncio del tutto, sarà ancora utilissima per scattare in certe condizioni. Devo dire che aver riacquistato l'uso di un mirino mi sta davvero facilitando le cose.

Vi hanno mai fregato su Ebay?

Il discorso macchina fotografica mi porta ad affrontarne un altro. Da principio infatti avevo pensato di prendere una reflex usata in modo da risparmiare. Con Ebay ho un rapporto che dura da un sacco di anni, ci ho comprato molte cose e non ho mai avuto problemi. Le cose più gravi che mi sono capitate si contano sulla punta delle dita di una mano sola: un oggetto un po' più rovinato di quanto apparisse nelle foto ma comunque atto al suo scopo, una macchina fotografica di pura plastica che si è persa per strada (arrivava da Hong Kong e l'avevo messo in conto, e comunque era molto economica), oneri doganali non preventivati. Sarà stata fortuna, ad ogni modo di Ebay continuo a servirmene tutt'ora. A questo giro però sono stata vittima di una truffa, non riesco a definirla diversamente. Avevo infatti trovato una Canon Eos 4000D usata a un buon prezzo; ho effettuato l'acquisto e ho subito chiesto al venditore che mi avvisasse quando avesse effettuato la spedizione: silenzio. Passa una settimana, gli scrivo di nuovo: silenzio. A quel punto ho cominciato a insospettirmi, tanto che la terza volta gli ho chiesto chiaramente il rimborso di quanto pagato: silenzio. Lo confesso, mi sono sentita veramente stupida però, come detto sopra, non avevo mai avuto problemi fino ad allora. Un rapido giro nel forum di discussione mi ha fatto capire che il caso non è raro, visto che molti altri lamentavano di non aver ricevuto gli oggetti acquistati. Ho così aperto una controversia pur senza sperarci troppo, invece sono stata piacevolmente sorpresa quando Ebay mi ha rimborsato interamente la somma che avevo pagato. Tutto bene quel che finisce bene, insomma.


giovedì 14 ottobre 2021

Heaven - Kawakami Mieko

Un giorno, verso la fine di aprile, trovai un bigliettino nel portapenne. Era infilato tra due matite, dritto come se fosse in piedi. 

Hevun  è il primo romanzo di Kawakami Mieko, precedente di dieci anni Seni e Uova. La voce narrante è quella di un quattordicenne affetto da strabismo e vittima di bullismo; un gruppetto di compagni di classe l'hanno scelto come loro vittima e lui accetta i soprusi e le violenze senza fiatare perchè pensa che ribellarsi potrebbe peggiorare le cose. Comincia però a ricevere dei bigliettini e presto scopre il mittente: una sua compagna, a sua volta vittima di bullismo da parte di alcune ragazze. I due cominciano così a scambiarsi biglietti quotidianamente e s'incontrano anche di persona, diventando amici. Questo rapporto è l'unico conforto che hanno, anche se la ragazza ha un punto di vista particolare sul bullismo e sostiene che le vittime sono in qualche misura d'accordo coi carnefici. Lei poi accetta tutto perchè pensa che un giorno le sue aguzzine capiranno di aver sbagliato e si pentiranno, e tutto grazie al suo sacrificio. Un altro compagno, che fa parte del gruppetto di molestatori del ragazzo ma che si limita solo ad assistere, sostiene invece che si tratta di poterlo fare; ovvero, alcune persone vogliono fare una data cosa e hanno il coraggio di farla, mentre altri non la farebbero comunque mai. Per lui tutto è casuale e privo di significato. Non ho capito bene se c'è una morale alla fine di questo libro; mi viene da dire che abbia ragione il ragazzo che sostiene che tutto avvenga semplicemente perchè c'è chi vuole e può fare una cosa, e chi invece no. Se non altro in conclusione il protagonista sembra aver trovato il suo heaven. Forse.

 

martedì 12 ottobre 2021

lunatics

Ogni tanto bisogna concedersi una parentesi demenziale. Ecco quindi che sono approdata (seppur casualmente) a questa serie australiana scritta e interpretata da Chris Lilley, popolare e pluripremiato attore comico specializzato in mockumentary (finto documentario). In questi episodi Lilley interpreta tutti i protagonisti che, come suggerisce il titolo, sono pazzi. Attenzione però, perchè in fondo la pazzia è una cosa relativa. Quello che balza immediatamente agli occhi è che nessuna di queste persone è normale; tale è il giudizio che ci viene da dare immediatamente, mentre loro, i lunatics del titolo, nella loro pelle sembrano starci molto bene (a parte la giovane Becky, affetta da gigantismo). Così li osserviamo nella loro quotidianità, mentre fanno serenamente cose che ci appaiono stupide e insensate, e viene da dire che prima o poi ne dovranno pagare le conseguenze, se non che negli ultimi due episodi li vediamo tutti felici e contenti. Viene da sorridere al pensiero di tutta la fatica che molti fanno per essere popolari o di come sia opinione comune che l'omologazione sia una cosa positiva; i lunatics di Lilley non si pongono nemmeno il problema di essere normali, sono invece completamente se stessi e, guarda un po', la cosa funziona. Leggevo che sui social c'è stata più di una persona che si è lamentata di essersi sentita disturbata dalla visione di questa serie; personalmente la ritengo una cosa positiva, a volte sono proprio le cose che ci creano disagio quelle che poi ci portano a riflettere e magari a crescere. Può essere anche che il senso dell'umorismo è una cosa talmente personale che ciò che fa ridere me può essere frainteso e visto come un'offesa da qualcun altro. A me, per dire, ha fatto morire dal ridere la scena in cui Jana, la donna che comunica telepaticamente con gli animali, racconta che non riesce a separarsi dai sui cani preferiti quando muoiono, e ne mostra uno imbalsamato e l'altro trasformato in mantellina, ma capisco che magari qualcuno che ama i cani possa trovare ciò di cattivo gusto. Sia come sia, penso che questa serie valga la pena di essere vista fino in fondo e se fa discutere tanto meglio. Potrebbe addirittura diventare una serie cult per tutti quelli che, come me, non si sono mai sentiti normali.

domenica 10 ottobre 2021

Love 101

Devo dire che questa serie turca in due stagioni è una delle cose che mi sono piaciute di più ultimamente - specialmente la prima stagione... la seconda è un po' meno brillante, ma comunque molto bella. E' una storia di amicizia e di ribellione ambientata nel 1998-1999, con uno strascico vent'anni dopo. Eda, Osman, Kerem e Sinan sono le pecore nere del loro liceo; mentre l'odioso vicepreside Necdet vuole espellerli, l'altra vicepreside e insegnante, la giovane Burcu, insiste perchè si conceda loro una possibilità. Secondo il regolamento della scuola, per espellere uno studente occorre l'unanimità, quindi il voto di Burcu è fondamentale per permettere ai quattro di rimanere. Succede però che Burcu ottiene il trasferimento richiesto; mancano alcuni mesi alla fine dell'anno scolastico e mentre Necdet gioisce pregustando il momento in cui potrà espellere gli odiati studenti rimasti senza protezione, loro pensano a un piano per fare innamorare Burcu del nuovo insegnante di educazione fisica, così che lei non parta più. Non c'è solo questo, ci sono anche i tormenti di chi non ricade nel conformismo e vuole lottare per restare se stesso malgrado le conseguenze, c'è l'amarezza nel constatare che la vita è dura e piena di ingiustizie, ma c'è anche la speranza che nasce del lottare uniti per una causa comune. Insomma, molte sfaccettature per una storia che non è affatto superficiale come uno potrebbe pensare leggendo la trama e sicuramente molto migliore di certe altre serie con protagonisti adolescenti che ci sono in giro. Una curiosità: ancora prima che venisse distribuita, su Twitter si sono levate voci che condannavano la serie e invitavano a boicottare Netflix perchè uno dei personaggi sarebbe stato gay (cosa completamente falsa: al contrario delle produzioni americane e inglesi che, sull'onda del politicamente corretto, mettono sempre in campo personaggi di diverso orientamento sessuale oltre che appartenenti a minoranze, qui non c'è nemmeno l'ombra di tutto ciò). Del resto un'altra serie che Netflix aveva intenzione di produrre in Turchia è stata cancellata poichè vi era realmente un personaggio omosessuale. Tutto questo mostra chiaramente il crescente clima di ostilità verso la comunità LGBT+ in Turchia malgrado l'omosessualità non sia teoricamente considerata come un crimine.


venerdì 8 ottobre 2021

l'uomo delle castagne

A me il titolo italiano di questa miniserie fa pensare al tizio che vende le caldarroste in piazza, ma in realtà il titolo originale - uguale a quello del libro di successo dal quale è tratta - fa riferimento a dei pupazzetti realizzati con le castagne:

Sono questi omini fatti con le castagne, a quanto pare molto popolari tra i bambini danesi, la firma di un serial killer che si accanisce contro alcune donne, picchiandole e mutilandole. Del caso si occupano Naia Thulin e Mark Hess. Lei sta cercando di farsi trasferire in un'altra sezione in modo da avere degli orari di lavoro regolari e potersi così occupare meglio della figlia; lui fa parte dell'Interpol ma è stato temporaneamente rispedito in patria a seguito di non si sa quale problema. Gli omicidi sembrano avere un collegamento con il rapimento e l'uccisione della figlia di una ministra quando si scopre che sugli omini lasciati dal killer ci sono le impronte digitali della bambina. Thulin ed Hess però faticano a trovare qualcosa in comune tra la ministra e gli altri casi, ma intanto si convincono che l'uomo che si trova in carcere per l'uccisione di sua figlia potrebbe essere innocente. Mi è piaciuta molto questa miniserie, anche se avevo intuito qualcosa sull'assassino verso la metà; sto diventando più brava o, a furia di vedere/leggere gialli, sono ormai abituata ai colpi di scena e li scovo in anticipo? Questa intuizione però non ha affatto rovinato la visione perchè riguardava il suo mestiere, non la sua identità.


mercoledì 6 ottobre 2021

whispers

Hassan, un uomo d'affari, muore in un incidente d'auto. Subito dopo le donne della sua famiglia cominciano a ricevere delle telefonate mute dal suo cellulare che risulta introvabile. Ce l'ha qualcuno o è stato hackerato? E che senso hanno queste telefonate? Ogni puntata di questa serie ha al centro uno dei personaggi e ci mostra le cose dal suo punto di vista. Si capisce che c'è un qualche complotto in corso e che la morte di Hassan potrebbe non essere stata accidentale, ma non si hanno certezze perchè si tratta di una prima stagione e non di una miniserie come credevo. Anche se non eccelle, è costruita in modo da suscitare la curiosità dello spettatore. A me ha suscitato anche parecchie perplessità perchè si tratta di una produzione dell'Arabia Saudita, eppure le donne stanno senza velo, guidano da sole, viaggiano da sole, s'incontrano da sole con degli uomini, lavorano... mi chiedo se questa serie la vedano anche i Sauditi o solo noi occidentali XD


lunedì 4 ottobre 2021

Jack Taylor

Jack Taylor è il personaggio creato dallo scrittore Ken Bruen e protagonista di nove libri, dai quali sono stati tratti altrettanti film per la TV. Prodotti in tre stagioni - dal 2011 al 2016- hanno come attore principale Iain Glen (il Sir Jorah di Games of Thrones). Scelta bizzarra perchè, se da un lato mi è sembrato adatto a questo ruolo, dall'altro è scozzese, mentre Jack Taylor è un irlandese puro sangue. Comunque, contenti i produttori... Jack Taylor è uno di quei personaggi tormentati che affoga i dispiaceri e i sensi di colpa nell'alcool; cacciato dalla polizia, cerca di sopravvivere come investigatore privato. Se devo essere sincera, benchè abbia apprezzato questi film proprio per merito del personaggio, non tutti mi hanno convinto allo stesso modo riguardo alla trama, e mi è parsa discontinua anche la regia. Mi viene da dire che se non avessi trovato interessante il protagonista avrei considerato il tutto come niente di che. Penso proprio che leggerò il primo libro della serie per farmi un'idea di come suona l'originale.


sabato 2 ottobre 2021

un mese in quattro foto: settembre

 

Per il secondo anno consecutivo, nella mia città si è svolta una mostra mercato di ceramica al posto dell'evento internazionale cancellato causa Covid. Il marito ha fatto shopping: questa è una delle due tazzine da caffè che ha preso.

Ha preso anche questa simpatica gallina che abbiamo chiamato Cocò e appeso in cucina.

Questo invece è lo shopping che ho fatto io per le Barbie al mercatino che si è eccezionalmente svolto in piazza, visto che il quartiere fieristico è stato ormai da tempo requisito come centro vaccinale. Non mi facevo un giro a un mercatino dell'usato da secoli.

Questo è uno dei fiori della pianta di lantana che abbiamo sul terrazzo. Non abbiamo una gran fortuna con le piante di solito, ma questa è a dir poco dirompente. L'abbiamo comprata l'estate scorsa e all'inizio dell'inverno il marito l'aveva potata come da istruzioni: in pratica era rimasto giusto un tronco di dieci centimetri. Sono rimasta perciò sbalordita quando da quel poco la pianta ha raggiunto le dimensioni che ha ora. Chissà se anche la prossima estate crescerà tanto...