domenica 29 agosto 2021

letture di agosto

 

Questo tomo di più di seicento pagine racchiude i libri che compongono la cosidetta trilogia delle gemme (Red, Blue e Green), una fortunata serie fantasy scritta dalla tedesca Kerstin Gier. E' una storia che parla di viaggi nel tempo e, come già detto, questa è una materia delicata perchè si rischia la confusione. La Gier se la cava bene, anche se forse un paio di punti non chiarissimi ci sono. Protagonista è la sedicenne Gwendolyn che fa parte di una stirpe di viaggiatori nel tempo. In realtà lei è convinta di essere tra coloro privi di potere perchè le date di nascita dei viaggiatori sono state previste con complicati calcoli matematici, e in base a queste previsioni la predestinata è sua cugina, che dall'infanzia ha ricevuto un'istruzione particolare. Salta invece fuori che la predestinata è proprio lei, in quanto sua madre ha mentito sulla sua data di nascita per non rovinarle la vita. Questo però significa che Gwendolyn si trova a dover affrontare tutto senza la minima preparazione e oltretutto è oggetto di diffidenza da parte dei Guardiani - la setta segreta che gestisce questi viaggi nel tempo - i quali temono che li possa tradire. Infatti tutti questi andirivieni sono finalizzati a completare un cerchio di dodici pietre - una per ogni viaggiatore - e ottenere un rimedio per tutte le malattie esistenti. Peccato però che ci sia qualcuno che non ha detto la verità. Sono abituata a leggere romanzi destinati alla fascia cosidetta young adult, ma quello che ho trovato di diverso in questi libri è che l'autrice non ci fa mai dimenticare che la protagonista ha sedici anni, mentre in altri libri che ho letto le circostanze drammatiche e le avventure che capitano ai protagonisti fanno pensare che siano più adulti. Questa particolarità è sia un pregio che un difetto, per come la vedo io. Pregio perchè risulta più realistico, difetto perchè mi è stato più difficile immedesimarmi nella trama. Comunque un buon lavoro, non sono certo pentita di averlo letto.

L'uomo teneva un binocolo in mano. Cominciò così: con un uomo in piedi sul ciglio della strada, sopra un'altura che dominava un paesino dell'Arizona, in una notte d'inverno.

Qualche decennio fa vidi per la prima volta il film Andromeda, tratto da questo The Andromeda Strain. Il film mi colpì e mi piacque molto, tanto che in seguito lo rividi, per cui era anche ora di leggere il libro. Intanto devo dire che la pellicola è molto fedele; a parte un paio di modifiche marginali segue passo a passo il testo. La storia è quella di un misterioso organismo extraterrestre che arriva sulla Terra grazie a un satellite e che subito causa la morte di quasi tutti gli abitanti di un paesino isolato. Si salvano solo un neonato e un vecchio con l'ulcera. Il team segreto di scienziati designato ad affrontare un'eventualità del genere si reca immediatamente presso la base sotterranea ad alta tecnologia dove cercherà di capire come funziona questo organismo e come difendersi da esso. Naturalmente gran parte del rebus consiste anche nello scoprire perchè il vecchio e il neonato si sono salvati dall'ecatombe generale. La lettura di questo libro è avvincente malgrado i molti termini scientifici - che comunque sono spiegati chiaramente in modo che anche il lettore più a digiuno di simili argomenti capisca. 


Era tutto così tranquillo, raccontò poi uno degli assassini, che si riusciva quasi a sentire, dalle case in fondo al canyon, il suono del ghiaccio che tintinnava dentro i bicchieri da cocktail.

Dopo aver guardato Aquarius, ho deciso di approfondire l'argomento Charles Manson. Ovviamente sapevo già grosso modo chi era e che cos'aveva fatto, come chiunque del resto. Ho scelto questo libro perchè è basato sul lavoro di Vincent Bugliosi, il procuratore che si occupò del processo contro di lui e contro gli altri coinvolti negli omicidi Tate e La Bianca. Il racconto è grosso modo suddiviso in due parti; nella prima vengono ricostruiti gli omicidi e viene spiegato come procedettero le indagini e come si arrivò a capire che Manson era coinvolto. La seconda parte è invece relativa al processo. Ho trovato la lettura esauriente e interessante. Bugliosi si è impegnato moltissimo per trovare prove sufficienti affinchè il caso reggesse in tribunale, e non è stato facile per via delle fedeltà dei membri della Famiglia a Manson, o della paura che egli suscitava. E' davvero incredibile il trip mentale che Manson si era fatto, così come è incredibile che fosse riuscito a plagiare tante persone. Meno male che una volta tanto il tutto è a lieto fine: Manson e compari vennero condannati alla pena di morte, sentenza poi commutata in ergastolo quando la pena capitale venne abolita in California.

Lastin tolse il contatto e scese dall'autocarro. Sbattè la portiera e vide subito la gigantesca B iniziale di Benzina che il controllo militare aveva tracciato col gesso sulla lamiera, alla partenza da Saigon.

Ecco un altro dei libri recuperati dalla cantina dei quali avevo dimenticato l'esistenza. Si tratta del terzo romanzo di una serie che l'autore ha ambientato in Indocina, dove lavorò per alcuni anni. Pare che alla sua uscita - nel 1952 - abbia avuto un discreto successo; io l'ho apprezzato per certi versi e patito per altri. Quello che ho apprezzato è sicuramente l'ambientazione, soprattutto dal punto di vista storico; siamo infatti in Vietnam, la famigerata guerra con gli Stati Uniti non è ancora scoppiata però già imperversano i Viet Minh. I protagonisti vengono infatti catturati durante un attacco contro un convoglio di rifornimenti e tenuti prigionieri nella giungla per qualche tempo. E' in questo contesto a dir poco inospitale che George Lastin s'innamora di My-Diem, una vietnamita sposata a un altro francese. Lastin è fuggito in Indocina dopo aver ucciso la moglie in Francia, ma non ci viene detto altro di questo delitto; al campo di prigionia lavora come medico, mestiere che conosce perchè ha studiato medicina in patria, pur non essendo riuscito a laurearsi. La sua sopravvivenza dipende quindi dal fatto di rendersi utile, nonostante ciò il capo dei guerriglieri fa delle ricerche su di lui e lui sa bene che quando sapranno del suo passato, la sua condanna a morte sarà decisa (non per la moglie in Francia, ma perchè la sua amante laotiana si è suicidata dopo che lui l'ha lasciata). Quanto a My-Diem, lei rispolvera l'antico mestiere (per un po' aveva fatto la prostituta) e dopo essersi infilata nel letto del capo riesce a negoziare la liberazione sua e del marito. Ritrovatisi tutti a Saigon, Lastin e My-Diem avviano una relazione. E questa è la parte che ho patito e che riassumerei con: lei è una stronza e lui un coglione XD Non è affatto un brutto libro, anzi, ma finirà nella casetta del book-crossing perchè non è una storia che desidero rileggere.

Devo essere all'inferno.

Non c'erano altre spiegazioni possibili, dato che ero nudo e legato. Una lama mi lacerava le membra causandomi un dolore intollerabile. Non c'era orifizio del mio corpo che non fosse stato violato.

Malgrado le apparenze, l'incipit di questo libro non descrive l'opera di un serial killer vista dagli occhi di una delle sue vittime, bensì il coccolone che prese all'autore nel 1983. Il libro, dal quale è stata tratta la seria omonima della quale ho parlato tempo fa, è infatti la biografia di quel John Douglas che è considerato il padre del criminal profiling. Il libro mi è piaciuto molto; oltre alle vicende personali e ad alcuni aneddoti sui colleghi, il grosso è ovviamente rappresentato dalle ricerche nel campo dei serial killer. La materia è affascinante, anche se è richiesto un po' di pelo sullo stomaco per via delle descrizioni di certe efferatezze. La cosa che mi ha piacevolmente meravigliato è che, malgrado tutto quello che ha visto durante la sua carriera, Douglas mantiene una sorta di ottimismo perchè è convinto che, se si riuscissero a individuare certi segnali, si potrebbe intervenire prima che qualcuno cominci a uccidere; sbalorditiva - in senso positivo, ovviamente - anche la sua affermazione che al mondo c'è bisogno di più amore. Malgrado ciò però, Douglas almeno a quei tempi era favorevole alla pena di morte. Interessante anche il suo parere su Charles Manson, molto diverso da quello fornito da Bugliosi nel suo libro Helter Skelter.

1952

The morning burned so August-hot, the marsh's moist breath hung the oaks and pines with fog.

Era da un po' che non leggevo un libro in inglese e questo è risultato più ostico di altri che ho letto, soprattutto nei dialoghi, che ho compreso a volte più per intuizione che per altro, visto la storpiatura e la smozzicatura delle parole. Però proprio per questo alla fine sono stata contenta di averlo letto in originale. Ho sbirciato la traduzione italiana - il libro da noi è stato distribuito col titolo La ragazza della palude - ed è stato fatto un buon lavoro, però secondo me si sono perse proprio queste sfumature intraducibili. Venendo alla trama: Kya ha solo sei anni quando la madre, stanca di una vita di povertà e di abusi da parte del marito ubriacone e manesco, se ne va di casa. In breve la seguono gli altri fratelli e sorelle di Kya ma lei, che è la più piccola,  rimane a casa col padre. L'uomo, impegnato a giocare d'azzardo e gozzovigliare con gli amici, non se ne prende cura e, malgrado a un certo punto sembri riprendersi e diventare più umano, finisce per tornare alle vecchie abitudini e ad abbandonare Kya pure lui. La bambina cresce dunque da sola in una vecchia casa sulla palude e impara a sopravvivere alla giornata, nascondendosi ogni volta che si avvicina un estraneo e dando confidenza solo al nero che gestisce la stazione di rifornimento per le barche. Anche cresciuta Kya mantiene le distanze, anche perchè i rari incontri con gli abitanti della cittadina vicina non vanno bene. Finisce però per accettare l'amicizia di Tate, che era stato amico di uno dei suoi fratelli, il quale le insegna a leggere e a scrivere. Infatti Kya non è affatto stupida ed ha pure talento per la pittura. Il libro ha avuto molto successo negli Stati Uniti al punto che proprio in questo periodo è in produzione un film tratto da esso. La cosa mi preoccupa perchè, per come è impostata questa storia, rischia di uscirne una gran polpetta. Penso sia difficile tradurre su pellicola la storia di Kya, il suo senso di abbandono e di diffidenza verso tutti e, al contempo, il suo profondo amore - una vera e propria comunione - con la natura che la circonda. Kya sviluppa una coscienza diversa da quella delle altre persone per via del fatto che è cresciuta da sola e che ha tratto certe conclusioni morali dall'osservazione degli animali. Una vera e propria ragazza selvaggia che, non a caso, incontra problemi ogni volta che si scontra con la "civiltà". L'autrice è riuscita a costruire un personaggio davvero interessante e credibile, pieno di una dolente consapevolezza del proprio stato.


5 commenti:

  1. Non sono d'accordo con te.
    Dalla tua recensione mi sembra che un film sulla storia di Kya verrebbe su proprio bene, altro che.
    Ah, come ti ho già detto altre volte, chapeau per la lettura in lingua originale.
    Io che parlo abbastanza fluentemente l'inglese, credo che non avrei capito un'acca. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, se lo facessero per bene sarebbe un gran bel film. Quello che mi preoccupa è che si concentrino solo sulle vicende sentimentali. Comunque è presto per dirlo!
      PS: grazie!

      Elimina
  2. Un mio caro amico che vive in Inghilterra mi ha regalato il romanzo l'Istituto, di Stephen King, in lingua inglese. Non mi ci sono ancora avvicinato, il mio livello di inglese non credo mi permetta di affrontare un romanzo. Tuttavia ogni tanto ho la tentazione di provarci.
    Chissà, forse un giorno...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non è detto che tu non riesca a leggerlo, come ben sai ogni autore ha il suo stile e mi è capitato di leggere libri molto semplici da seguire. Non so com'è King in originale però!

      Elimina
    2. Non lo so neppure io. Ma forse ci proverò. Vedi mai...

      Elimina