martedì 31 agosto 2021

agosto pesante

Anche se ci sono state estati peggiori, come sempre per me agosto è il mese più difficile di tutto l'anno, quello che vorrei finisse presto e invece sembra interminabile. Le uniche piacevoli distrazioni sono venute dall'aver incontrato gli amici, alcuni dei quali non vedevo da un sacco di tempo per via del covid. Inoltre, finiti gli esami della sessione estiva, finalmente anche il figlio piccolo è tornato a casa portandosi dietro la sua ragazza. Ormai sono diventati un 2x1 e la fortuna è che la fanciulla è un tesoro, quindi la sua presenza non mi pesa affatto. Come ho detto ancora, di natura sono un po' orsa, ma dipende sempre con chi ho a che fare; se la compagnia mi è gradita, non c'è problema. In generale non ho combinato granchè visto che, come in luglio, il tempo libero è stato dedicato ad attività che mi facessero sudare il meno possibile. Ho letto un sacco, sono riuscita anche a cucire qualcosa e a dedicarmi saltuariamente al bricolage. 

Il 29 ho festeggiato il primo compleanno del mio profilo Instagram dedicato alle bambole; la cosa più notevole è che sia andata avanti un anno, postando ogni giorno, e che al momento la vena creativa non si sia ancora prosciugata, anzi. Spesso tendo a decidere certe cose su due piedi e mi chiedo poi se è stata la scelta giusta; dovrei smettere di farlo perchè finora non mi sono mai pentita. Ad ogni modo fa tutto parte di un percorso.


domenica 29 agosto 2021

letture di agosto

 

Questo tomo di più di seicento pagine racchiude i libri che compongono la cosidetta trilogia delle gemme (Red, Blue e Green), una fortunata serie fantasy scritta dalla tedesca Kerstin Gier. E' una storia che parla di viaggi nel tempo e, come già detto, questa è una materia delicata perchè si rischia la confusione. La Gier se la cava bene, anche se forse un paio di punti non chiarissimi ci sono. Protagonista è la sedicenne Gwendolyn che fa parte di una stirpe di viaggiatori nel tempo. In realtà lei è convinta di essere tra coloro privi di potere perchè le date di nascita dei viaggiatori sono state previste con complicati calcoli matematici, e in base a queste previsioni la predestinata è sua cugina, che dall'infanzia ha ricevuto un'istruzione particolare. Salta invece fuori che la predestinata è proprio lei, in quanto sua madre ha mentito sulla sua data di nascita per non rovinarle la vita. Questo però significa che Gwendolyn si trova a dover affrontare tutto senza la minima preparazione e oltretutto è oggetto di diffidenza da parte dei Guardiani - la setta segreta che gestisce questi viaggi nel tempo - i quali temono che li possa tradire. Infatti tutti questi andirivieni sono finalizzati a completare un cerchio di dodici pietre - una per ogni viaggiatore - e ottenere un rimedio per tutte le malattie esistenti. Peccato però che ci sia qualcuno che non ha detto la verità. Sono abituata a leggere romanzi destinati alla fascia cosidetta young adult, ma quello che ho trovato di diverso in questi libri è che l'autrice non ci fa mai dimenticare che la protagonista ha sedici anni, mentre in altri libri che ho letto le circostanze drammatiche e le avventure che capitano ai protagonisti fanno pensare che siano più adulti. Questa particolarità è sia un pregio che un difetto, per come la vedo io. Pregio perchè risulta più realistico, difetto perchè mi è stato più difficile immedesimarmi nella trama. Comunque un buon lavoro, non sono certo pentita di averlo letto.

L'uomo teneva un binocolo in mano. Cominciò così: con un uomo in piedi sul ciglio della strada, sopra un'altura che dominava un paesino dell'Arizona, in una notte d'inverno.

Qualche decennio fa vidi per la prima volta il film Andromeda, tratto da questo The Andromeda Strain. Il film mi colpì e mi piacque molto, tanto che in seguito lo rividi, per cui era anche ora di leggere il libro. Intanto devo dire che la pellicola è molto fedele; a parte un paio di modifiche marginali segue passo a passo il testo. La storia è quella di un misterioso organismo extraterrestre che arriva sulla Terra grazie a un satellite e che subito causa la morte di quasi tutti gli abitanti di un paesino isolato. Si salvano solo un neonato e un vecchio con l'ulcera. Il team segreto di scienziati designato ad affrontare un'eventualità del genere si reca immediatamente presso la base sotterranea ad alta tecnologia dove cercherà di capire come funziona questo organismo e come difendersi da esso. Naturalmente gran parte del rebus consiste anche nello scoprire perchè il vecchio e il neonato si sono salvati dall'ecatombe generale. La lettura di questo libro è avvincente malgrado i molti termini scientifici - che comunque sono spiegati chiaramente in modo che anche il lettore più a digiuno di simili argomenti capisca. 


Era tutto così tranquillo, raccontò poi uno degli assassini, che si riusciva quasi a sentire, dalle case in fondo al canyon, il suono del ghiaccio che tintinnava dentro i bicchieri da cocktail.

Dopo aver guardato Aquarius, ho deciso di approfondire l'argomento Charles Manson. Ovviamente sapevo già grosso modo chi era e che cos'aveva fatto, come chiunque del resto. Ho scelto questo libro perchè è basato sul lavoro di Vincent Bugliosi, il procuratore che si occupò del processo contro di lui e contro gli altri coinvolti negli omicidi Tate e La Bianca. Il racconto è grosso modo suddiviso in due parti; nella prima vengono ricostruiti gli omicidi e viene spiegato come procedettero le indagini e come si arrivò a capire che Manson era coinvolto. La seconda parte è invece relativa al processo. Ho trovato la lettura esauriente e interessante. Bugliosi si è impegnato moltissimo per trovare prove sufficienti affinchè il caso reggesse in tribunale, e non è stato facile per via delle fedeltà dei membri della Famiglia a Manson, o della paura che egli suscitava. E' davvero incredibile il trip mentale che Manson si era fatto, così come è incredibile che fosse riuscito a plagiare tante persone. Meno male che una volta tanto il tutto è a lieto fine: Manson e compari vennero condannati alla pena di morte, sentenza poi commutata in ergastolo quando la pena capitale venne abolita in California.

Lastin tolse il contatto e scese dall'autocarro. Sbattè la portiera e vide subito la gigantesca B iniziale di Benzina che il controllo militare aveva tracciato col gesso sulla lamiera, alla partenza da Saigon.

Ecco un altro dei libri recuperati dalla cantina dei quali avevo dimenticato l'esistenza. Si tratta del terzo romanzo di una serie che l'autore ha ambientato in Indocina, dove lavorò per alcuni anni. Pare che alla sua uscita - nel 1952 - abbia avuto un discreto successo; io l'ho apprezzato per certi versi e patito per altri. Quello che ho apprezzato è sicuramente l'ambientazione, soprattutto dal punto di vista storico; siamo infatti in Vietnam, la famigerata guerra con gli Stati Uniti non è ancora scoppiata però già imperversano i Viet Minh. I protagonisti vengono infatti catturati durante un attacco contro un convoglio di rifornimenti e tenuti prigionieri nella giungla per qualche tempo. E' in questo contesto a dir poco inospitale che George Lastin s'innamora di My-Diem, una vietnamita sposata a un altro francese. Lastin è fuggito in Indocina dopo aver ucciso la moglie in Francia, ma non ci viene detto altro di questo delitto; al campo di prigionia lavora come medico, mestiere che conosce perchè ha studiato medicina in patria, pur non essendo riuscito a laurearsi. La sua sopravvivenza dipende quindi dal fatto di rendersi utile, nonostante ciò il capo dei guerriglieri fa delle ricerche su di lui e lui sa bene che quando sapranno del suo passato, la sua condanna a morte sarà decisa (non per la moglie in Francia, ma perchè la sua amante laotiana si è suicidata dopo che lui l'ha lasciata). Quanto a My-Diem, lei rispolvera l'antico mestiere (per un po' aveva fatto la prostituta) e dopo essersi infilata nel letto del capo riesce a negoziare la liberazione sua e del marito. Ritrovatisi tutti a Saigon, Lastin e My-Diem avviano una relazione. E questa è la parte che ho patito e che riassumerei con: lei è una stronza e lui un coglione XD Non è affatto un brutto libro, anzi, ma finirà nella casetta del book-crossing perchè non è una storia che desidero rileggere.

Devo essere all'inferno.

Non c'erano altre spiegazioni possibili, dato che ero nudo e legato. Una lama mi lacerava le membra causandomi un dolore intollerabile. Non c'era orifizio del mio corpo che non fosse stato violato.

Malgrado le apparenze, l'incipit di questo libro non descrive l'opera di un serial killer vista dagli occhi di una delle sue vittime, bensì il coccolone che prese all'autore nel 1983. Il libro, dal quale è stata tratta la seria omonima della quale ho parlato tempo fa, è infatti la biografia di quel John Douglas che è considerato il padre del criminal profiling. Il libro mi è piaciuto molto; oltre alle vicende personali e ad alcuni aneddoti sui colleghi, il grosso è ovviamente rappresentato dalle ricerche nel campo dei serial killer. La materia è affascinante, anche se è richiesto un po' di pelo sullo stomaco per via delle descrizioni di certe efferatezze. La cosa che mi ha piacevolmente meravigliato è che, malgrado tutto quello che ha visto durante la sua carriera, Douglas mantiene una sorta di ottimismo perchè è convinto che, se si riuscissero a individuare certi segnali, si potrebbe intervenire prima che qualcuno cominci a uccidere; sbalorditiva - in senso positivo, ovviamente - anche la sua affermazione che al mondo c'è bisogno di più amore. Malgrado ciò però, Douglas almeno a quei tempi era favorevole alla pena di morte. Interessante anche il suo parere su Charles Manson, molto diverso da quello fornito da Bugliosi nel suo libro Helter Skelter.

1952

The morning burned so August-hot, the marsh's moist breath hung the oaks and pines with fog.

Era da un po' che non leggevo un libro in inglese e questo è risultato più ostico di altri che ho letto, soprattutto nei dialoghi, che ho compreso a volte più per intuizione che per altro, visto la storpiatura e la smozzicatura delle parole. Però proprio per questo alla fine sono stata contenta di averlo letto in originale. Ho sbirciato la traduzione italiana - il libro da noi è stato distribuito col titolo La ragazza della palude - ed è stato fatto un buon lavoro, però secondo me si sono perse proprio queste sfumature intraducibili. Venendo alla trama: Kya ha solo sei anni quando la madre, stanca di una vita di povertà e di abusi da parte del marito ubriacone e manesco, se ne va di casa. In breve la seguono gli altri fratelli e sorelle di Kya ma lei, che è la più piccola,  rimane a casa col padre. L'uomo, impegnato a giocare d'azzardo e gozzovigliare con gli amici, non se ne prende cura e, malgrado a un certo punto sembri riprendersi e diventare più umano, finisce per tornare alle vecchie abitudini e ad abbandonare Kya pure lui. La bambina cresce dunque da sola in una vecchia casa sulla palude e impara a sopravvivere alla giornata, nascondendosi ogni volta che si avvicina un estraneo e dando confidenza solo al nero che gestisce la stazione di rifornimento per le barche. Anche cresciuta Kya mantiene le distanze, anche perchè i rari incontri con gli abitanti della cittadina vicina non vanno bene. Finisce però per accettare l'amicizia di Tate, che era stato amico di uno dei suoi fratelli, il quale le insegna a leggere e a scrivere. Infatti Kya non è affatto stupida ed ha pure talento per la pittura. Il libro ha avuto molto successo negli Stati Uniti al punto che proprio in questo periodo è in produzione un film tratto da esso. La cosa mi preoccupa perchè, per come è impostata questa storia, rischia di uscirne una gran polpetta. Penso sia difficile tradurre su pellicola la storia di Kya, il suo senso di abbandono e di diffidenza verso tutti e, al contempo, il suo profondo amore - una vera e propria comunione - con la natura che la circonda. Kya sviluppa una coscienza diversa da quella delle altre persone per via del fatto che è cresciuta da sola e che ha tratto certe conclusioni morali dall'osservazione degli animali. Una vera e propria ragazza selvaggia che, non a caso, incontra problemi ogni volta che si scontra con la "civiltà". L'autrice è riuscita a costruire un personaggio davvero interessante e credibile, pieno di una dolente consapevolezza del proprio stato.


venerdì 27 agosto 2021

la direttrice

Probabilmente molte persone da noi vedranno questa miniserie per via della protagonista, la Sandra Oh di Grey's Anatomy. Ormai diventata un'ajumma, qui interpreta il ruolo di una professoressa di letterature inglese che è appena stata eletta a capo del dipartimento di inglese di una piccola università. La prima rogna che le rifilano è sbarazzarsi dei tre professori più anziani che ricevono gli stipendi più alti ma hanno il numero più basso di allievi; gli studenti infatti sono annoiati dalle loro lezioni e preferiscono i metodi non convenzionali di una professoressa di colore o di un famoso docente. Lei però non vuole licenziare nessuno e si sbatte per cercare di salvare capra e cavoli. La cosa più divertente di questa serie però non sono le questioni amministrative, quanto l'attacco - nemmeno troppo velato - al politicamente corretto. Il tutto viene fatto con grande intelligenza, mostrandoci l'escalation di una situazione che, in tempi passati, si sarebbe risolta con un paio di scuse e buonanotte. Il fatto è che il famoso docente, vedovo da poco e dedito alla bottiglia, durante una lezione in cui non è del tutto in sè, fa il saluto nazista, e lo fa en passant, senza che questo per lui significhi nulla, sola che gli studenti, armati di telefonino, lo riprendono, lo fotoshoppiano, lo mettono in rete e di lì allo scoppio dei tumulti contro il professore nazista è un attimo. I tentativi di aggiustare le cose sembrano creare semmai più problemi perchè ogni cosa viene interpretata in luce negativa, come se dietro ci fosse sempre il complotto del potere o dell'establishment bianco. Insomma, un delirio che qui viene reso in modo comico, ma immagino come sarebbe vissuto da persone reali che realmente si trovassero in una situazione del genere. Devo dire che ho apprezzato molto.


mercoledì 25 agosto 2021

nero a metà

Non vedevo una serie italiana da più di un anno e quella che ho visto l'anno scorso - Curon - non mi ha certo invogliato a vederne altre XD Anche questa qui l'ho vista su Netflix, benchè originariamente fosse passata sulla RAI. Non saprei dire perchè ho deciso di vederla, forse mi hanno incuriosito il titolo e la trama. In realtà si tratta di una serie poliziesca di tipo classico, con alcuni personaggi che girano intorno a un commissariato e con le storie private che si intersecano ai casi da risolvere. La novità doveva essere costituita dalla presenza di Malik Soprani, il poliziotto di colore, e per via del titolo avevo pensato che il protagonista fosse lui. Anche se nella prima serie ha un po' più di spazio che nella seconda, in realtà però il protagonista resta Carlo Guerrieri (interpretato da Claudio Amendola). Se devo essere sincera, questa serie mi è sembrata un po' un'occasione perduta proprio perchè si poteva calcare di più la mano su tematiche come il razzismo o l'immigrazione - clandestina e non - invece non ci sono che pochi accenni qua e là, soprattutto nei commenti/insulti che Malik si sente rivolgere da più parti, sia da chi ignora che sia un poliziotto, sia da chi trova strano che ci sia un poliziotto di origine africane. Detto questo, non è affatto una brutta serie, anche se ho sentito la mancanza del brio e dello stile di certe produzioni straniere. O forse è proprio che non sono più abitata a vedere roba italiana!




lunedì 23 agosto 2021

svaniti nel nulla

Per restare in argomento di sparizioni, ho visto questa miniserie tratta dall'ennesimo romanzo di Harlan Coben, Gone for Good. Le serie tratte dai suoi libri fino ad ora mi sono piaciute tutte; questa è francese e ha interrotto il ciclo del mio entusiasmo XD Gli scomparsi sono diversi, si tratta in realtà di persone che hanno deciso di rendersi irreperibili per motivi vari. Per esempio Fred, il fratello maggiore del protagonista, Guillaime, è stato dato per morto dopo che gli hanno sparato ed è precipitato da una scogliera. Alla morte della madre, si scoprono dei prelievi ingenti e non giustificati dal suo conto corrente, ed è così che Guillaime rintraccia un investigatore privato che dice che si tratta dei pagamenti per il suo lavoro, ovvero rintracciare Fred che in realtà non sarebbe morto. Intanto però è scomparsa anche la fidanzata di Guillaime, il quale perde quasi la testa per cercarla; quando la polizia l'informa che la donna è stata trovata uccisa a botte, grande è la sua sorpresa quando scopre che nella bara c'è una sconosciuta. Eccetera. Coben ama inserire diverse sorprese nelle sue storie, in questo caso però l'espediente non ha funzionato bene come nelle tre precedenti, non so se per colpa sua o per colpa della sceneggiatura della serie. Sta di fatto che l'insieme è risultato un po' pasticciato e che un paio di punti non mi sembra siano stati chiariti a sufficienza, per non dire che l'attore che interpreta Guillaime mi è stato sui maroni fin dalla prima inquadratura. Mi è venuta in mente la volta che andai con un'amica a vedere Café Society di Woody Allen e lei passò tutto il tempo a lamentarsi di quanto gli faceva schifo Jesse Eisenberg (che in effetti una vaga somiglianza con Finnegan Oldfield ce l'ha XD).


sabato 21 agosto 2021

Equinox

 

Se devo essere sincera questa serie non mi ha entusiasmato, e non per via del finale che, a detta di qualcuno, è affrettato; in realtà non mi ha dato particolarmente fastidio perchè c'erano già abbastanza indizi per capire dove si sarebbe andati a parare. Direi piuttosto che non ha destato la mia attenzione più di tanto. Si parla di una sparizione di gruppo e di un antico culto animistico. La protagonista è la sorella di una delle persone scomparse; ventun anni prima, insieme i compagni di classe, era in viaggio quando il loro autobus aveva sbandato. Solamente l'autista e tre degli studenti erano rimasti al loro posto, tutti gli altri erano scomparsi e a nulla erano valse le ricerche. Durante un programma radiofonico, la protagonista riceve la telefonata di uno dei superstiti, che era stato anche il ragazzo della sorella, e malgrado le frasi sconclusionate, molla tutto e decide di mettersi a scavare nel passato e scoprire una volta per tutte cos'è realmente successo. La serie è tratta da un podcast di grande successo in Danimarca.


giovedì 19 agosto 2021

AlRawabi School for Girls

Non avevo particolarmente voglia di vedere l'ennesima serie con protagonisti degli adolescenti, ma mi ha incuriosito il fatto che si trattasse di una produzione giordana. Di Netflix apprezzo il fatto di poter vedere programmi di paesi diversi dai soliti ai quali sono abituata, inoltre del mondo arabo confesso di sapere poco. Insomma, questa era un'occasione da non perdere per me. La trama ha per protagoniste alcune ragazze che frequentano un liceo femminile esclusivo; tutte in divisa, ma comunque con un certo margine di individualismo malgrado l'insegnante che ogni mattina verifica che l'abbigliamento sia consono. Layan è la ragazza più popolare della scuola e, insieme alle sue due migliori amiche, fa il bello e il cattivo tempo ma, soprattutto, fa la bulla. Se la prende per esempio con la seria e studiosa Mariam, arrivando perfino a picchiarla. Mariam, quando si ritrova messa all'angolo da tutta la scuola perchè le altre ragazze sostengono Layan a prescindere, comincia a meditare vendetta. Parrebbe quindi una storia di bullismo con la vittima che si vendica, ma in realtà è tutto più multisfaccettato; alla fine chi è peggiore tra Layan, che malgrado l'atteggiamento da spaccona ha un lato umano, o Mariam che passa da vittima a spietata carnefice? 


martedì 17 agosto 2021

intervallo monotematico (che potete evitare di leggere se non vi interessa l'ennesima esternazione su vaccini e green pass)

La libertà è un'altra cosa

Per me libertà significa libertà di scelta. Vivere in una società significa avere sia dei diritti che dei doveri. Se, per esempio, c'è una grave emergenza sanitaria, occorre mettere la salute pubblica al primo posto. Questo significa che si viene privati della libertà di scelta? No, perchè la scelta c'è. Per quanto mi riguarda, per esempio, odio la mascherina. Questo vuol dire che pretendo di non indossarla anche quando è richiesta? Certamente no. E' vero che sono fortunata perchè non lavoro in un ufficio, ma ciò che ho fatto da un anno e mezzo a questa parte è stato cercare di limitare tutte le occasioni in cui indossarla è obbligatorio e fare piuttosto cose in cui posso legittimamente non indossarla. Semplicemente così, senza rompere le palle a nessuno. Quindi, se uno non vuole vaccinarsi per me può farne a meno, soprattutto se non mi rompe le palle cercando di convincermi a fare lo stesso, dicendomi che mi hanno iniettato chissà quale veleno o trattandomi come una deficiente perchè mi lascio ingannare dai poteri occulti. Se però c'è una grave emergenza sanitaria e il fatto di non vaccinarsi comporta tutta una serie di problemi e di conseguenze, tanto che il governo si trova costretto ad adottare mezzi per spingere la gente a vaccinarsi (vedi il green pass), non vuole dire che non si ha comunque libertà di scelta. Non ti vuoi vaccinare? Accetta le conseguenze della tua scelta senza rompere le palle. Diversamente, se vuoi andare al ristorante, al cinema o a vedere una mostra, ti vaccini. Punto. Mi fanno veramente irritare quelli che pretendono di fare l'accidente che gli pare dimenticando appunto di avere dei doveri oltre che dei diritti, oppure accanendosi contro chi non ne ha colpa - vedi gli attacchi contro i ristoratori che osano dirsi favorevoli al green pass o che, semplicemente, fanno rispettare un decreto dello stato. Chi sceglie consapevolmente, accetta serenamente le conseguenze delle proprie scelte e non si sente privato della propria libertà. Se fai i capricci perchè vuoi sederti all'interno di un ristorante senza essere vaccinato, vuol dire che sei un immaturo. E comunque, per come la vedo io, chi davanti a una grave emergenza sanitaria pensa solo a se stesso è solo un egoista. Quindi, ancora una volta dico: vivete pienamente e consapevolmente e, soprattutto, smettetela di rompere le palle ^___^



domenica 15 agosto 2021

Ballata malinconica di una vita perfetta - Emily Itami

Con Kiyoshi è iniziata molto prima che lui facesse la sua comparsa. Come un'opera calligrafica che comincia quando l'artista prende rotolo e pennelli e macina il pigmento, prima che il tratto nero arrivi sulla carta; o ancora prima, quando lui – o lei, anche se in questo paese si tratta quasi sempre di un lui – ha solo una vaga idea di cosa dipingerà.

Emily Itami è nata  e cresciuta a Tokyo, ma da alcuni anni vive a Londra, dove lavora come giornalista e scrittrice di viaggi free lance. Questo è il suo primo romanzo e, benchè non ne sia sicura al 100% perchè purtroppo non ho trovato molte notizie su di lei, penso che l'abbia scritto in inglese. Ad ogni modo il titolo originale è Fault Lines (linee di faglia) che evidentemente non c'entra nulla con quello italiano, anche se l'autrice ha detto che il primo titolo provvosorio era Ballad. Il romanzo è ambientato a Tokyo e la protagonista, Mizuki, mi viene da dire abbia diversi punti in comune con l'autrice, se non altro nel fatto di essere una giapponese che ha abitato all'estero e che quindi ha una visione diversa della vita rispetto a quella dei suoi connazionali. Che i giapponesi siano un popolo rigido – parola che mi serve per sintetizzare e rendere rapidamente il concetto, anche se può suonare riduttiva – penso che sia ormai assodato. Mizuki, dopo aver vissuto alcuni anni a New York seguendo il suo sogno di fare la cantante, torna a casa e, mentre cerca di proseguire con quella carriera, incontra un uomo, lo sposa, ci fa due figli e si converte nella tipica casalinga giapponese, che ha completamente sulle spalle la gestione della casa e dei figli perchè il marito non fa altro che lavorare, torna a casa tardi e non muove un dito. Oltretutto il rapporto tra Mizuki e il marito si è ridotto a niente, lei si sente invisibile e trascurata. Insomma, ci sono tutti i presupposti per un paio di corna, e difatti è proprio questo che avviene quando Mizuki incontra un uomo che finalmente la vede. Potrebbe sembrare una trama banalotta e già letta altre volte, ma il merito della Itami è nella maniera in cui racconta il tutto, in cui riesce a esprimere i sentimenti e i pensieri di Mizuki, personaggio con la quale possono empatizzare moltissime donne. Un libro dunque che mi è piaciuto molto.


venerdì 13 agosto 2021

us and them

 

Di grande successo in Cina e presentato anche all'edizione del 2018 del Festival di Cannes, questo film - il cui titolo originale 后来的我们 significa "più tardi noi", nel senso di una versione successiva di noi - ha avuto il vanto di essere il primo film cinese su Netflix. E' tratto da un racconto ed è in realtà stato prodotto a Taiwan. Mi è capitato ancora di vedere delle commedie romantiche molto belle made in Taiwan; è buffo perchè i cinesi danno l'idea di essere un popolo più interessato al commercio che alle relazioni sentimentali XD Nel ruolo della protagonista c'è la brava Zhou Dongyu che avevo già visto in Better Days, mentre mi è sconosciuto il protagonista maschile. Lin Jianqing e Fang Xiaoxiao si conoscono sul treno che li sta riportando a casa per Capodanno. Entrambi studenti a Pechino, mantengono i contatti anche una volta tornati lì e diventano buoni amici; si sa che dall'amicizia all'amore il passo è breve, quindi finiscono per mettersi insieme. Da principio sono felici malgrado siano entrambi poveri e cerchino inutilmente un lavoro che li faccia guadagnare bene, ma con il passare del tempo Jianqing finisce per cadere nell'indolenza e Xiaoxiao lo lascia. I due si rivedono dopo alcuni anni su un aereo che è costretto a rimanere a terra per via del maltempo; questa è l'occasione per ritrovarsi, per ricordare, per spiegarsi e per scoprire che il loro amore non è finito, anche se Jianqing ha messo su famiglia e quindi non c'è comunque un futuro insieme. La particolarità del film è che le parti ambientate nel passato sono a colori, mentre quelle ambientate nel presente sono in bianco e nero, e questo perchè riprendono l'idea del videogioco inventato da Jianqing. Sui titoli di coda c'è una serie di persone comuni che si rivolgono ai loro ex, come se non fosse stato già abbastanza lacrimoso il finale.


martedì 10 agosto 2021

Unbreakable Kimmy Schmidt

 

Ecco una serie molto simpatica e divertente, e certamente adatta a questo periodo bollente in cui preferisco vedere cose leggere. Tra battute, giochi di parole a riferimenti alla cultura popolare, per apprezzarla in pieno bisognerebbe conoscere l'inglese alla perfezione, e anche essere americani non guasterebbe. Detto ciò, resta comunque un ampio margine di risate anche per tutti gli altri. Da ragazzina Kimmy Schmidt viene rapita da un reverendo pazzo e tenuta rinchiusa in un bunker insieme ad altre tre donne; il reverendo afferma che così facendo ha salvato loro la vita perchè il mondo è stato distrutto da non si sa bene quale catastrofe e loro sono gli unici sopravvissuti. Dopo quindici anni le donne vengono finalmente liberate e Kimmy decide di abitare a New York, dove trova un alloggio condiviso con un gay di colore e comincia a lavorare per una donna molto ricca. Ovviamente Kimmy appare eccentrica visto che i suoi riferimenti culturali sono fermi a quindici anni prima e che ignora tutto quello che è avvenuto nel frattempo, inoltre, benchè sia sempre piena di grinta e cerchi di fare del suo meglio, per certe cose è rimasta una ragazzina. La seria ce la mostra quindi alle prese con le sfide della vita quotidiana e della sopravvivenza a New York, e i suoi nuovi amici non sono certo da meno in quanto ad eccentricità. Come dicevo, gli episodi sono tutti un susseguirsi di scene divertenti, a volte surreali, con una serie scoppiettante di battute. Mi resta da vedere il film, che prevede uno scontro finale tra Kimmy e il reverendo rapitore, e che è interattivo.


domenica 8 agosto 2021

The Politician

E' dall'età di sette anni che Payton Hobart ha deciso di diventare presidente degli Stati Uniti. Il primo passo è diventare presidente del consiglio studentesco nella scuola superiore che frequenta; con l'aiuto di alcuni fedelissimi, inizia quindi una campagna elettorale senza esclusione di colpi che vede diversi colpi di scena e cambi di sponda. Alla fine viene eletto perchè la sua avversaria si è ritirata e comunque la conta dei voti mostra che avrebbe perso. In seguito Payton abbandona la politica, ma tre anni dopo viene convinto a candidarsi per il posto di senatore dello stato di New York dai soliti amici. Per ora sono due le stagioni di questa serie satirica, ma ci sarebbe margine per una terza. A me è piaciuta, anche se devo confessare che avrei voluto che graffiasse di più, o che avesse uno stile un po' più da soap opera. L'idea di base è buona e i personaggi sono ben caratterizzati; tra l'altro nel cast sono presenti anche attrici di fama come Jessica Lange, Gwyneth Paltrow e Bette Midler che fanno letteralmente scintille (soprattutto la Midler è magistrale). Purtroppo però non mi piace per nulla Ben Platt, che ricopre il ruolo principale, anche se ammetto che è molto bravo; ci sarebbe anche da dire che non ha certo la faccia da liceale. Di risate - più che altro di sghignazzate - ne ho fatte perchè vengono evidenziati tutti i tratti tipici dei politici che vogliono arrivare al potere a qualunque costo, benchè il personaggio di Payton non sia veramente cattivo. Viene anzi da sperare che, se eletto, qualcosa di decente riesca a combinare. L'episodio che ho trovato più esilarante è stato quello della prima stagione in cui viene rappresentato l'elettore medio; per la serie, i candidati fanno di tutto per scrivere programmi accattivanti e per attirare l'attenzione e i voti degli studenti, quando allo studente medio fondamentalmente tutto questo non interessa minimamente.

venerdì 6 agosto 2021

The bold type

Probabilmente non potrebbe esserci nulla di a me più alieno di questa serie, ma in estate anche il mio unico neurone solitamente vispo si affloscia e il tempo trascorso su Netflix si avvicina molto a un semplice tentativo di passare il tempo senza allontanarmi dal ventilatore, quindi tendo a guardare anche robe così. Protagoniste sono tre venticinquenni che lavorano in una rivista di attualità femminile. Sono belle, intelligenti, simpatiche, di successo... insomma, da strangolare!! Scherzi a parte, la cosa che ho trovato più irritante di questa serie è che fornisce soluzioni semplicistiche a problemi complessi. Ovvero: quando una delle tre fanciulle finisce nei guai (e sono quasi sempre guai molto blandi) ecco che  spunta sempre la soluzione creativa, brillante e definitiva. Vi sembra che la vita vera funzioni così? OK, è una fiction, ma se da un lato può essere lodevole il fatto di mettere in campo delle protagoniste combattive e propositive, dall'altro alla lunga questo meccanismo mi risulta stancante perchè non si può essere sempre vincenti. O forse dipende dal fatto che ho da sempre un debole per gli sfigati perchè tendo a identificarmi con loro. Su Netflix sono disponibili tre stagioni, ma ne esiste una quarta completa e la quinta è in corso. Per i miei gusti, ne sarebbe bastata una per non smagarmi. L'unico personaggio che mi è davvero piaciuto e del quale non ne ho avuto abbastanza è la direttrice della rivista per le quale le ragazze lavorano; una volta tanto non è la classica capa stronza, ma energica e piena sia di saggezza che di esperienza. Forse un po' troppo perfettina anche lei, ma comunque pronta a mettere tutto a rischio per una questione di principio.


mercoledì 4 agosto 2021

Crazy & Rich

Che fareste se scopriste che il vostro fidanzato è schifosamente ricco? Di più, che è il rampollo di una dinastia che possiede mezza Singapore, oltre a svariate altre proprietà in giro per il mondo? E' quello che succede a Rachel, giovane e brillante  professoressa di economia. Il suo fidanzato Nick la invita ad andare con lui a Singapore per partecipare al matrimonio del suo migliore amico; ne approfitterebbe anche per presentarla alla famiglia, e lei andrebbe finalmente a trovare la sua ex-compagna di studi. La prima sorpresa Rachel l'ha al momento dell'imbarco, quando viene dirottata in prima classe, ma l'apoteosi viene ovviamente raggiunta all'arrivo. L'allibita fanciulla non solo scopre che Nick appartiene alla famiglia più ricca e potente di Singapore, ma si trova anche al centro del bullismo di tutte le ragazze che speravano di accasarsi con lui e dell'ostilità della madre che, come da copione, non la ritiene all'altezza. Tratto dal libro Crazy Rich Asians di Kevin Kwan, questo film è quasi interamente interpretato da attori americani di origine asiatica. Alla sua uscita ha avuto successo ed è anche stato nominato per alcuni premi, vincendone alcuni. A me ha molto divertito, per esempio l'arredamento pacchiano della casa dell'amica della protagonista è meraviglioso, e tutti gli eccessi delle feste di addio al celibato/nubilato, nonchè lo stesso matrimonio danno l'idea di gente che ha talmente tanti soldi da non sapere che farsene. E in fondo l'intento del film (e del libro) è appunto quello di prendere un po' per il culo questi ricconi sfacciati, oltre che a mostrare lo scontro culturale tra la visione cinese tradizionale che mette il sacrificio davanti a tutto e l'idea americana che la cosa più importante sia essere felici.


lunedì 2 agosto 2021

un mese in quattro foto: luglio

Per il mese di luglio ho deciso di postare le foto dei sassi che ho abbandonato in giro per la città nell'ambito dell'iniziativa #unsassoperunsorriso. Da principio avevo pensato di tornare a controllare se qualcuno li aveva trovati, ma poi ho deciso che il mio coinvolgimento finiva nel momento stesso in cui li posavo.