giovedì 29 luglio 2021

letture di luglio

La neve sulle montagne si stava sciogliendo e Bunny era già morto da molte settimane prima che arrivassimo a comprendere la gravità della nostra situazione.


The Secret History è il primo romanzo di Donna Tartt, autrice poco prolifera (ci mette dieci anni a scrivere un libro) ma molto quotata. Di recente ha vinto il Premio Pulitzer per il suo ultimo lavoro, per dire. Questo suo primo libro è ambientato in un piccolo college del Vermont e ha come protagonisti un gruppo di ventenni e poco più che studiano greco antico insieme a un eccentrico professore. In effetti Julian - come si fa chiamare dai suoi allievi - ha un criterio personale e indecifrabile per scegliere gli studenti, e non ne vuole più di cinque per volta, anche se si trova a fare un'eccezione per Richard, l'ultimo arrivato e voce narrante della storia. Lui e gli altri sono affascinati da Julian, lo vedono come un mentore, un maestro di vita. E sono affascinati dalla cultura greca, al punto che ad un certo punto si mettono in testa di replicare un rituale dionisiaco. Occorrono molti tentativi, ma alla fine riescono e l'unica cosa che va storta è che si ritrovano un morto tra le mani senza manco rendersi conto di cosa sia successo. La storia di questo romanzo - che si prende i suoi tempi, difatti conta seicento pagine - è di quelle insieme banali e particolari. Banale perchè ti fa pensare che quello in cui si trova invischiato Richard potrebbe capitare a chiunque, con le stesse premesse; particolare perchè in effetti non penso che stringere un patto omicida sia da tutti. Di certo farlo ha delle conseguenze, non ultima delle quali rivelare il vero volto di Julian. Molto bello, e mi chiedo che effetto mi avrebbe fatto se lo avessi letto alla stessa età dei protagonisti.

Si svegliò, e non ricordava più il proprio nome.

Era pieno di dolori. Fasci di fiamme gli roteavano nella testa e in gola, nel ventre e nel petto. Cercò di deglutire ma non andò oltre un tentativo. La lingua gli si era incollata al palato. Bruciava e doleva.

Ho deciso di fare le cose con criterio e di cominciare a leggere i libri della serie del commissario Van Veeteren in ordine cronologico, visto che finora l'ho fatto a caso. Questo quindi è il primo e risale al 1993. Un uomo si sveglia dopo una sbornia colossale, tanto colossale che gli ha fatto perdere la memoria. Quando trova la moglie affogata nella vasca da bagno, sa che non è stato lui, però non è in grado di ricostruire la serata, per non dire che il suo comportamento bizzarro - si mette a fare le pulizie e il bucato mentre aspetta la polizia - appare sospetto. Lo condannano a sei anni di carcere ma, mentre si trova ricoverato in un istituito psichiatrico, viene ucciso a sua volta.Van Veeteren, che fin da subito aveva nutrito perplessità sulla sua colpevolezza, si mette a scavare nel passato della moglie, convinto che sia lì che si nasconde l'assassino. E niente, secondo me Håkan Nesser ci sa fare, quindi il libro mi è piaciuto e continuerò volentieri nella mia piccola impresa.

Al tempo in cui voglio ricondurvi, le abitudini e gli usi delle piccole città non erano ancora alterati dall'eleganza; erano pieni di una deliziosa semplicità.

Questo libro l'ho preso per € 2 a un mercatino dell'usato di Vittorio Veneto per il solo motivo che mi piaceva la copertina. E' un'edizione del 1966 di un romanzo satirico/umoristico scritto nel 1842 da Charles Tillier e ambientato nel 1750. Che fosse umoristico non lo sapevo quando l'ho comprato, per cui alle prima pagine ho provato un certa perplessità. Il protagonista, le cui gesta vengono narrate dal nipote, è un giovane medico di campagna. Onesto e competente tanto quanto ubriacone e pieno di debiti, Beniamino abita con la famiglia della sorella maggiore. In effetti l'aggettivo onesto non gli calza proprio a pennello, visto che per lui comprare a credito e scroccare tutto il possibile sembra una filosofia di vita; è vero però che di soldi non ne ha. Il medico di un paese vicino, che al contrario di soldi è pieno, ha una figlia in età da marito e pensa di darla in sposa a Beniamino. I due uomini in effetti legano subito, ma la fanciulla ha per la testa un altro pretendente che la corteggia solo per i soldi; lei ovviamente questo lo ignora e, insieme a lui, cospira per liberarsi di Beniamino, il quale però è di quei bastardi fortunati che riescono a cavarsela anche nelle situazioni più disperate grazie anche alla loro astuzia. Sicuramente molto divertente come storia, ancora una volta un libro preso solo per la copertina si rivela una gradita sorpresa.

Li chiamavano «i gemelli» perchè erano inseparabili. Ma non erano fratelli, e neppure si assomigliavano.

Plata quemada è la ricostruzione in stile romanzato di una rapina che avvenne nel 1965 a Buenos Aires. L'autore si è basato su documenti di prima mano, e l'accuratezza del resoconto si accoppia a un ottimo lavoro di immaginazione quando si tratta di entrare nella testa dei personaggi. La rapina, facilitata dal favoreggiamento di alcuni poliziotti e impiegati comunali al quale era stata promessa una parte del denaro, fu molto sanguinosa; i banditi ammazzarono generosamente prima di darsi alla fuga, raggiungendo l'Uruguay. La polizia argentina li seguì e riuscì a rintracciarli; ne seguì un assedio – tre dei banditi erano all'interno di un appartamento – dove altri persero la vita sotto il fuoco pesante. Alla fine due dei banditi morirono, il terzo sopravvisse alle ferite. Il loro accanimento era dovuto anche al fatto che fossero continuamente imbottiti di alcool e droga, ma le loro erano comunque esistenze al limite, di quelle che o la va o la spacca. Ricardo Piglia riesce a rendere molto bene questo aspetto dei personaggi e per questo il libro mi è piaciuto molto. Ho letto che nel 2000 ne è stato tratto anche un film che venne presentato al Festival di Venezia e che ricevette un premio. Mi sarebbe piaciuto guardarlo, ma è introvabile.

La serratura arrugginita oppone resistenza. L'uomo deve forzare, togliere la chiave, riprovare. Anche qui fa terribilmente caldo. Non come in città o in pianura, ma comunque caldo

Questo è il genere di libro per il quale non spenderei un euro, ma era nella casetta del bookcrossing e quindi me lo sono portato a casa. Ricade nella tipologia di storie in cui una protagonista femminile si trova ad affrontare una crisi di qualunque genere – in questo caso un grave lutto – e si risolleva dandosi ad attività mai intraprese prima – in questo caso l'orticultura. Il titolo italiano lo trovo molto irritante; l'originale è Les Lendemains (i giorni successivi). Non dico che sia scritto male, anzi in Francia ha avuto molto successo, è proprio che questo tipo di storie non è nelle mie corde, sarà perchè le mie crisi e i miei lutti li ho dovuti affrontare tutti restando dov'ero, anziché piantare baracca e burattini per ritirarmi in campagna.

Le bastarono un paio di secondi per aprire la serratura. Si era servita di un fil di ferro che aveva modellato e piegato proprio come le aveva insegnato Boris, suo fratello maggiore, tanti anni prima.

Das Entscheiden (La decisione) è un romanzo di quella che è considerata come una delle più talentuose scrittrici tedesche (Wikipedia dixit). Difatti questo libro si legge d'un fiato, anche perchè è costruito in modo da lasciare il lettore sempre pieno di curiosità per capire ccome collegare le varie trame che vi si intersecano. Ispirandosi al terribile e reale traffico di giovani donne dell'est Europa che vengono convinte a recarsi all'estero per ottenere un lavoro come modelle e si ritrovano invece costrette a prostituirsi, la Link s'inventa un eroe per caso che si ritrova appunto coinvolto in un simile scenario. In realtà di eroico Simon non ha proprio nulla, infatti per tutta la vita si è lasciato mettere i piedi in testa da tutti; s'impietosisce per una giovane che è stata trovata a bivaccare abusivamente in una appartamento e che appare denutrita e infreddolita, non sapendo che ciò finirà per stravolgere la sua tranquilla esistenza.

La nascita di Simon Arthur Henry Fitzranulph Bassett, conte di Clyvedon, era stata celebrata con grande pompa. Le campane avevano suonato per ore e, nell'enorme castello che sarebbe stato la dimora del neonato, era stato offerto champagne a fiumi.

Questo libro è il primo della fortunata serie di Bridgerton e quello dal quale è stato tratto la popolare serie Netflix. Occorre quindi dire subito che aspettarsi che sia uguale alla serie è da folli; non solo qui viene rispettata la reale composizione etnica della società inglese del 1813, ma mancano anche diverse figure presenti nella serie. In realtà, come mi è già capitato di dire in passato, penso che la cosa più saggia da fare sia considerare le due cose come elementi distinti. Che dire dunque del libro? Intanto che chi l'ha letto pensando che Julia Quinn sia una novella Jane Austen dimostra di essere molto ingenuo. Lo stile è brillante e divertente, ma non ha proprio nulla a che vedere con la mitica Austen. In realtà, a voler stringere, si tratta di un romanzetto. Molto gradevole, certo, ma piuttosto inconsistente. Probabilmente ha avuto tanto successo perchè l'autrice è riuscita a fondere bene romanticismo e sesso, inoltre è dotata di sufficiente senso dell'umorismo per rendere piacevoli gli scambi di battute tra i due protagonisti. Detto questo però, l'insieme è tale da darmi l'idea che di memorabile non vi sia nulla, tanto che non penso che proseguirò nella lettura dela serie a meno che non mi trovi in uno di quegli stati d'animo che richiedono letture molto leggere.



2 commenti:

  1. Una fuga in campagna è qualcosa di sempre auspicabile, anche solo per una stagione :P
    comunque quel tipo fa bene a voler tenere solo pochi studenti alla volta, è il modo migliore per poterli seguire bene :) e condivido anche il culto dell'antica Grecia, loro avevano la giusta misura per tutto :)

    PS... A volte anch'io ho preso qualche libro solo per la copertina, del resto ha il suo potere di attrazione... ;)

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    1. Sì, pochi studenti per professore sarebbe la cosa migliore, ma serve anche il professore "giusto". Ne avevo un paio al liceo che ci avrebbero fatto tutti suicidare se fossimo stati pure in pochi XD

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