giovedì 8 luglio 2021

Far East Film Festival : i film giapponesi in concorso

The Goldfish: Dreaming of the Sea (The goldfish on the beach)

海辺の金魚 Umibe no Kingyo

Ecco uno di quei film di poche parole, ma di molte emozioni. Hana vive in una casa famiglia da quando la madre è in carcere con l'accusa di aver avvelenato la granita a una festa. La madre si proclama da sempre innocente, ma perde l'ennesimo ricorso. Hana si rifiuta di incontrarla, in compenso si lega all'ultima arrivata, Harumi, una bambina che è stata tolta alla madre che la picchiava. Harumi è scontrosa, sta da sola e non parla con gli altri bambini, mentre Hana le tenta tutte per conquistare la sua fiducia. E ci riesce. Un incontro tra due solitudini e tra due storie dolorose che diventa motivo di forza reciproca.

Ito

いとみち Itomichi

La sedicenne Ito, rimasta orfana della madre da piccola, vive con il padre e la nonna, e soffre del fatto che non le parlino mai di lei. Introversa e silenziosa, è molto brava a suonare lo shamisen – tradizione della sua famiglia. Ha però smesso di farlo da qualche tempo e sembra vagare senza sapere bene qual è il suo posto. In effetti Ito ha bisogno di trovare la propria voce, e ci riuscirà grazie al lavoro in un maid cafè. Ambientato nella prefettura di Aomori, questo film è molto piacevole e certamente consigliato a chi ama lo shamisen (interessante, per esempio, vedere quando lo riparano). Tratto dal romanzo omonimo di Koshigaya Osamu che non conosco, quindi non so dire se è all'altezza dell'originale.

Jigoku no Hanazono (Garden of Hell)

地獄の花園

C'è un certo tipo di cinema demenziale giapponese che mi diverte molto e questa pellicola rientra in tale categoria. Si tratta di una rivisitazione delle storie di battaglie tra bande giovanili raccontate in diversi manga; la cosa originale è che il tutto si svolge tra le impiegate di una ditta. La voce narrante è quella di Naoko, la tipica impiegata "normale"; nella sue ditta ci sono tre bande che si sono sfidate per la supremazia e non fanno altro che scontrasi e menarsi per decidere chi è la leader più forte. L'arrivo di una nuova assunta, Ran, rimette gli equilibri in discussione in quanto lei risulta essere la più forte di tutte e diventa la capa riconosciuta. La sua fama si sparge e così anche le capo-banda di altre ditte giungono a sfidarla. Se però saltasse fuori che Ran non è forte come sembra? Insomma, botte da orbi in divisa d'ufficio. E' proprio l'aspetto surreale della trama a rendere il tutto così divertente; film consigliato soprattutto a chi appunto gradisce le storie di botte tra giovani teppisti.

Hold Me Back (Stop Me)

Watashi wo Kuitomete 私をくいとめて

Tratto dal romanzo omonimo di Wataya Risa e diretto da Ohku Akiko (My Sweet Grappa Remedies, Tremble All You Want), questa commedia dai tocchi surreali ha per protagonista Mitsuko, una giovane impiegata che soffre di solitudine anche se non vuole ammetterlo, dicendosi contenta di come sta e anzi facendosi coraggio ed uscendo a fare cose come andare al ristorante o allo zoo (attività tipicamente da coppie). Mitsuko parla spesso da sola – e a risponderle è una voce maschile che la incoraggia. Alla fine, come già le protagoniste degli altri due film sopra citati, a sistemare le cose arriva l'amore, e qui in fondo è dove casca l'asino per me, in quanto preferirei vedere figure femminili forti che vivono in maniera piena e soddisfacente anche senza fidanzato. Si tratta comunque di un film che vale la pena di vedere proprio per lo stile, e anche per la bravura della protagonista (Non, mai vista prima). Nel cast Hayashi Kento che fa la parte del tipo di cui la protagonista è innamorata, Hashimoto Ai (la sua amica) e Katagiri Hairi (la sua capa).

Midnight swan

ミッドナイトスワン

La storia di questo film è nelle mie corde, e difatti non sto dicendo che non mi è piaciuto, solo che non mi ha emozionato tanto quanto sarebbe stato logico aspettarsi. Ichika ha una madre alcolizzata  e irresponsabile; denunciata per maltrattamenti, la donna perde la custodia della figlia e la nonna, per evitare che resti coinvolta in qualche scandalo, spedisce la ragazzina a Tokyo dal cugino della donna, ignorando che costui è una transessuale. Nagisa, come si fa chiamare ora, ha tenuto nascosto alla bigotta famiglia la propria situazione e accoglie mal volentieri la ragazzina. Lei intanto resta affascinata da una scuola di balletto classico e per pagarsi le lezioni, visto che di soldi in casa ce ne sono pochi, decide di lavorare part-time insieme a una compagna, facendosi scattare foto dagli uomini. Con la convivenza si crea però affetto tra Ichika e Nagisa, ma dopo qualche tempo si ripresenta la madre, ripulita, e se la riporta a casa. Il film è sicuramente interessante e commovente; offre uno spaccato sul mondo delle transessuali in Giappone e su come le vede la società, oltre che a raccontare una storia di amore materno che trascende sia il genere che i legami di sangue. Questo è anche il film che ha vinto il premio del pubblico a questa edizione del Far East Film Festival. Personalmente non stravedo per l'attore protagonista, Kusanagi Tsuyoshi, per quanto ammetta che ha fatto un buon lavoro.

Blue

BLUE ブルー

Ho rivisto con molto piacere Kenichi Matsuyama, un attore che mi è sempre piaciuto molto, che in questo film è uno dei protagonisti, ovvero Urita, un pugile che non accetta di ritirarsi anche se non vince più un incontro da molto tempo. Insieme a lui ci sono Emoto Tokio – figlio di Emoto Akira – che interpreta Narazaki, il dipendente di un pachinko che, dopo essere stato malmenato da un ragazzino delle medie, inizia a frequentare la palestra giusto per imparare qualche mossa che possa spaventare gli avversari, ma poi si appassiona e decide di passare al professionismo, e Higashide Masahiro che è Ogawa, amico di sempre di Urita e, a differenza sua, molto dotato; peccato che abbia una malattia al cervello. Storie di ordinarie sconfitte per gente che non si vuole arrendere, insomma. Il film l'ho trovato bello, ma non bellissimo, diciamo che gli manca un pizzico di sale. Potrebbe essere che ha sofferto del paragone con il superlativo Underdog, visto prima e di cui parlerò in seguito.

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