mercoledì 30 giugno 2021

giugno vaccinato

Finalmente a inizio mese io e il marito abbiamo potuto fare la prima dose del vaccino (a noi è toccato lo Pfizer-BioNTech); adesso in casa Internet funziona benissimo grazie al 5G che ci circola in vena, per non dire che quando cucio non ho più problemi a ritrovare gli aghi e gli spilli che mi cadono perchè ho le dita magnetiche X°°D 

Anche il figlio piccolo ha fatto la prima dose (a lui è toccato Moderna), mentre il figlio grande è prenotato per luglio.

Come prevedibile, le temperature hanno cominciato a crescere, ma la situazione è stata abbastanza gradevole fino a metà del mese, tant'è vero che ho ripreso la piacevole abitudine di leggere sul balcone. Ho continuato con le mie camminate e sono riuscita a godermene diverse, con l'arietta fresca che tirava sui crinali, prima che diventassero solo un modo per ridurmi a una pozza di sudore XD E comunque devo dire che questo stare in mezzo alla natura abbandonandomi ai miei pensieri vale la pena a qualunque temperatura.

Però è stato altrettanto bello godersela con temperature gradevoli, la natura. Durante il nostro viaggetto in Val di Zoldo infatti siamo stati bene (mentre a casa nostra si boccheggiava con 37°), se poi ci si sedeva all'ombra, con venticello fresco che tirava, quasi quasi ci voleva la canottiera!


lunedì 28 giugno 2021

letture di giugno

Il Barone Carlo Coriolano di Santafusca non credeva in Dio e meno ancora credeva nel diavolo; e, per quanto buon napoletano, nemmeno nelle streghe e nella iettatura. 

Il marito ascolta non so quale programma radiofonico e ogni tanto se ne esce che vuol leggere qualche libro di cui hanno parlato lì. L'ultimo in ordine cronologico è questo, che mi sono fatta passare per due motivi: è considerato uno dei primi gialli italiani ed è stato scritto in stile romanzo d'appendice (quello, per intenderci, che mi fa morire dal ridere in autori come la Invernizio, anche se qui in realtà il tono è molto più pacato e razionale). Pubblicato integralmente nel 1888 dopo una precedente uscita a puntate, l'autore scrisse nella prefazione "L'arte è cosa divina; ma non è male di tanto in tanto scrivere anche per i lettori." E questa lettrice effettivamente si è molto divertita con questa storia che vede come protagonista un barone decaduto che non solo è sul lastrico, ma ha pure dei debiti. In effetti rischia denuncia e galera se non restituisce una certa cifra, per cui si decide a rivolgersi a don Cirillo, prete noto per essere uno strozzino, oltre che per saper dare i numeri giusti del lotto. I due si accordano; don Cirillo accetta di pagare il debito e comprare la cadente villa nobiliare (avendo però già pronto un acquirente, cosa che gli renderebbe un bel po' nel rivenderla), il barone invece pensa che forse gli conviene accoppare il prete e derubarlo dei suoi proventi illeciti. In realtà è un poliziesco per modo di dire; al centro della storia non c'è l'investigazione, quanto piuttosto i dilemmi morali e i deliri alcolici del barone. La storia è comunque intrigante e tiene avvinti fino alla fine.

Era un cane ormai in là con gli anni. Le anche erano rigide, deformate dall'artrosi. La malattia gli aveva conferito l'aspetto di una iena per via del torace possente e del dorso molto sviluppato.

Ritrovo dopo alcuni anni Hanne Wilhelmsen, la detective protagonista della serie probabilmente più nota di quella che è considerata la regina del giallo norvegese. Purtroppo questa serie non la sto leggendo con criterio, addirittura questo libro l'ho fregato come al solito al marito che l'aveva preso in biblioteca. Qui c'è una Hanne poco più che quarantenne che ha avviato una nuova relazione e convive, oltre che con la sua compagna, con un'ex-prostituta tossica che si è trasformata in domestica perfetta. In teoria dovrebbe farsi due settimane di ferie per Natale, in pratica la richiamano al lavoro dopo che vengono trovati i corpi di ben quattro persone uccise a colpi d'arma da fuoco. Tre fanno parte di una nota e ricca famiglia che da tempo era in lotta per l'eredità; la quarta persona invece non si capisce che cosa c'entri. Mentre tutti sono convinti che i colpevoli siano gli avidi parenti dell'ucciso, Hanne pensa che sia importante cercare di capire che cosa ci faceva lì quello sconosciuto. Finale inaspettato, con colpo di scena che lascia il lettore preoccupato per la vita stessa della protagonista, una trama avvincente e, in definitiva, una garanzia: certi autori non mi deludono mai.


Avevo calzato le pantofole e indossato la vestaglia. Asciugai una lacrima, provocata dal vento che soffiava sul viale e che mi oscurava la vista.

Questo mese sembra proprio che il principale ispiratore delle mie letture sia il marito! Difatti ecco un altro libro che ha tirato fuori dopo averlo sentito citare durante la presentazione di non so cosa. Dal titolo verrebbe da pensare che si tratti di un giallo, ma il delitto che commette il protagonista potrebbe essere tutt'al più imputato all'egoismo, quando non alla sua passione per i libri antichi. Bonnard infatti è un erudito; passa la vita a leggere e studiare, si eccita solo davanti a un testo medievale, non è certo cattivo, ma diciamo che il genere umano non è in testa alla sua lista di interessi. Tuttavia le due sezioni che compongono questo delizioso libretto alla fin fine proprio di rapporti umani trattano, perchè, malgrado le apparenza, Bonnard ha il cuore al posto giusto. Bello questo libro di un autore che conosco solo di nome e che mi ha incuriosito; varrebbe la pena approfondirne la conoscenza.


sabato 26 giugno 2021

Ragnarok

Continuando a rinfrescarmi virtualmente, eccomi a questa serie norvegese che fonde mitologia nordica a temi ambientalisti. Magne torna con la madre e il fratello a vivere nella città natale di Edda, sede di un delle cinque maggiori industrie norvegesi a capo della quale è la famiglia Jutul. Magne, che è dislessico e appare un po' sempliciotto, malgrado abbia una discreta stazza, fa amicizia con Isolde che, oltre ad essere la figlia dell'insegnante di lettere, è un'agguerrita ambientalista che lo mette a parte delle sue preoccupazioni. La ragazza infatti sostiene che le industrie Jutul stiano inquinando l'acqua del fiordo. Intanto però Magne, dopo essere stato toccato in fronte da una strana vecchia, comincia a sviluppare dei poteri sovrumani. Anche la famiglia Jutul non è quella che sembra. OK, mi hanno fregato di nuovo: pensavo che fosse una miniserie e invece no. Devo dire che quello che ho visto finora l'ho abbastanza apprezzato, pur con alcune lungaggini che avrei evitato. Non sono un'esperta di Odino, ma chiaramente la storia dello scontro tra dei e giganti è stata riadattata ai tempi moderni in un tentativo anche di lanciare un monito agli inquinatori. 


giovedì 24 giugno 2021

quattro passi in Val di Zoldo

Gli ultimi giorni io e il marito siamo stati a fare uno dei nostri mini-viaggi. Una volta facevamo delle cose più serie, ma ormai da diversi anni lui non si allontana di casa per più di qualche giorno per motivi famigliari. A questo giro abbiamo scelto la montagna, e più precisamente la Val di Zoldo. Storicamente noi ci rechiamo in Alto Adige, ma è certamente bello cambiare, anche perchè di posti belli da vedere ce ne sono tantissimi. Dunque siamo partiti domenica mattina e già nel pomeriggio eravamo operativi, ma ci siamo limitati a gironzolare per Forno di Zoldo dove ci siamo anche presi un bel gelato.

Lunedì invece ci siamo impegnati. Lasciata l'auto nel paese di Pralongo, abbiamo raggiunto a piedi il laghetto di Vach che ha alle spalle una cascata; di lì, attraverso il bosco, siamo arrivato al paese di Colcerver. 


Se il primo tratto era agevole e molto piacevole, ad un certo punto ci siamo ritrovati a dover scavalcare diversi alberi caduti a traverso del sentiero, e per me che il fisico non ce l'ho dal 2005 è stata una discreta fatica, compensata però dalla visita di Colcerver. Questo paese è semi-abbandonato, ma le caratteristiche case in legno della zona sono state quasi tutte restaurate; su alcune sono state appese riproduzioni di fotografie d'epoca per mostrare come si viveva un tempo, inoltre ci sono diverse opere d'arte sparse qua e là. 


Insomma, davvero un posto pittoresco! Da lì siamo poi scesi per un sentiero ahimè molto ripido, tornando a Pralongo. Devo dire che si è trattato di un giro molto bello, le mie ginocchia però non sono state d'accordo. Prima di rientrare in hotel, ci siamo fermati per un gelato a Dont, poi abbiamo fatto due passi per Mareson prima di cenare ottimamente al Ristorante Coldai di Pecol.

Martedì eravamo piuttosto provati, quindi ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che in fondo eravamo in vacanza, quindi potevamo anche prendercela comoda! Infatti siamo arrivati in auto al borgo di Brusadaz e di lì con un facile percorso quasi tutto in piano abbiamo prima attraversato il paese di Costa, per poi arrivare al Mas di Sabe, di origini antiche e sfortunatamente al momento abbandonato, che si trova in una splendida posizione panoramica e circondato di prati pieni di fiori. 


Che spettacolo!! Da lì potevamo scegliere se scendere per l'ennesimo sentiero estremamente ripido o se proseguire per una via forestale molto in salita; nel dubbio siamo tornati a Costa e abbiamo mangiato i nostri panini su una panchina all'ombra, dopodichè siamo andati a spalmarci sul terrazzo del nostro albergo, per poi andare di nuovo a Dont per il gelato e a Pecol per la cena (a Dont però abbiamo fatto altri due passi).

Ieri, sulla via del ritorno, abbiamo fatto tappa a Vittorio Veneto, dove abbiamo ammirato il centro storico del nucleo di Serravalle e pranzato - molto bene - alla Trattoria alla Cerva. 


Visto che era presto, ho proposto una piccola deviazione prima di riavviarci verso casa: il lago di Santa Croce. Peccato che dalla parte dalla quale siamo scesi non fosse possibile arrivare alla sponda; la panchina all'ombra però non mancava nemmeno lì! Infine siamo sbarcati nel caldone della Pianura Padana, e dire che alla partenza da Pianaz c'erano 20°...




martedì 22 giugno 2021

Katla

E' arrivato il caldoporco e, come ogni estate, cerco sollievo in serie TV ambientate in posti freschi. Questa per esempio è islandese e prende il nome dal vulcano che si trova nel sud del paese. Il Katla non erutta dal 1918, ma qui s'immagina che sia entrato in attività. In effetti è quasi da un anno che si dà da fare e la zona circostante è stata evacuata; restano solo alcuni scienziati e alcune persone indispensabili (poliziotti, medici, ecc). Come se non bastassero i disagi provocati dal vulcano, ecco che un bel giorno appare una giovane donna, nuda e completamente ricoperta di cenere; la donna dice di non ricordare nulla di come si è ridotta così. Dichiara di essere svedese e di lavorare all'hotel del paese. In effetti c'è stata una giovane svedese che ha lavorato nell'hotel del paese, ma più di vent'anni prima. Le autorità fanno delle ricerche e trovano questa donna, opportunamente invecchiata nonché viva e vegeta in Svezia. Chi è allora la donna misteriosa? E la cosa non finisce qui perchè dopo di lei appaiono altri che addirittura erano morti. Serie dai toni misteriosi e inquietanti, dall'ambientazione quasi apocalittica e dal ritmo nordico (non lo ritengo un difetto), potrebbe essere finita o anche no; diciamo che il finale si presta a sviluppi successivi, ma potremmo anche considerarla conclusa. A me è piaciuta proprio per questa dimensione misteriosa e devo dire che la spiegazione che viene fornita per lo strano fenomeno, anche se di per sé può apparire semplicistica e campata per aria, in realtà ha una sua poesia e ci sta con tutto ciò che è accaduto prima. Bene, oltre che a rinfrescarmi con gli occhi ho anche visto una cosa che mi è piaciuta molto!


domenica 20 giugno 2021

il caos dopo di te

La cosa più bella di questa serie è il titolo. Quello italiano, intendo, che una volta tanto mi piace più dell'originale El desorden que dejas. Non so perchè non mi ha coinvolto più di tanto, sulla carta c'erano tutti gli elementi giusti. Rachel, che a stento si è ripresa dal trauma per la morte della madre, accetta una supplenza nel paese di origine del marito German. Sa che Viruca, l'insegnante che andrà a sostituire, è morta, ma non sa che si è suicidata. O almeno questa è la versione ufficiale, in quanto ci sono persone che credono invece che sia stata assassinata, come suo marito Mauro e un suo studente, Roi. Rachel intanto si trova a combattere non solo con i propri fantasmi, ma con uno o più sconosciuti che iniziano a tormentarla; lei così si fissa su Viruca e inizia una propria indagine personale per capire che cosa le sia davvero successo.  Come dicevo, sulla carta la trama suonava interessante; una protagonista sull'orlo della crisi di nervi, una morte misteriosa, persone con segreti, eccetera, però boh. A parte che un paio di domande senza risposta – dicesi anche inaccuratezze nella sceneggiatura – ci sono. Comunque sia, almeno è una miniserie e finisce velocemente, se fosse stata una serie lunga non so se l'avrei vista fino alla fine.


venerdì 18 giugno 2021

unbelievable

Questa miniserie americana uscita nel 2019 è una delle cose migliori che mi è capitato di vedere ultimamente su Netflix, ma è stata anche una delle più difficili dal punto di vista emotivo. Tra l'altro è tratta da una storia vera e si basa fedelmente su un articolo del 2015 che un anno dopo ha fatto vincere il Premio Pulitzer ai due autori, T. Christian Miller e Ken Armstrong. Al centro della storia c'è uno stupratore seriale diabolicamente astuto, tanto che è solo per un colpo di fortuna se due detective di due diverse circoscrizioni capiscono che stanno dando la caccia allo stesso uomo. Il marito di una delle due è infatti collega dell'altra; quando la moglie gli racconta il peculiare modus operandi del maniaco, lui si ricorda che la sua collega sta seguendo un caso con grandissime analogie. Impegnandosi al massimo e chiedendo anche l'aiuto dell'F.B.I., le due poliziotte scoprono altre vittime e infine riescono a risalire all'identità dell'uomo che, vi farà piacere saperlo, è stato in seguito condannato a 327 anni di carcere. L'importanza di questa serie sta nella maniera in cui è trattato il tema dello stupro, ovvero al 100% dal punto di vista delle vittime. Detto così può sembrare una banalità, ma credo invece che sia un punto fondamentale perchè basta guardare a ogni caso di stupro che avviene e alle reazioni più comuni. Il caso più straziante per me è stato quello dell'allora diciottenne Marie; con alle spalle un passato di abusi e una serie di famiglie affidatarie, Marie denuncia di essere stata stuprata da qualcuno che si è introdotto nel suo appartamento di notte. La vediamo mentre affronta quella che è la procedura standard; le tocca ripetere non so quante volte ciò che le è successo, le tocca andare in ospedale dove la rivoltano come un calzino in cerca di tracce del DNA dell'assalitore. Immaginate che cosa significa tutto questo per una persona che ha appena subito un tale trauma. Per di più, siccome il suo racconto sembra avere delle inconguenze e il suo comportamento successivo appare troppo “sereno”, finisce che viene messo in dubbio che abbia detto la verità ed è sottoposta a pressioni tali che finisce per dichiarare di essersi inventata tutto pur di essere lasciata in pace. E' proprio questa la parte che mi ha fatto stare più male. Comunque sia, una serie che vale decisamente la visione. Nel ruolo di una delle poliziotte c'è Toni Collette, attrice che amo fin da quando la vidi per la prima volta in Le Nozze di Muriel.

mercoledì 16 giugno 2021

Seni e uova - Kawakami Mieko

 Quando voglio sapere se una persona è nata povera, non c'è niente di meglio che chiederle quante finestre c'erano nella casa in cui è cresciuta.

Kawakami Mieko è un'autrice molto rispettata e premiata in Giappone. Questo suo libro, che in originale s'intitola 夏物語 Natsu Monogatari (Racconti estivi), nell'edizione internazionale è stato distribuito come Seni e Uova (乳と卵 Chichi to Ran), riprendendo il titolo del racconto che ha vinto il prestigioso premio Akutagawa, consacrandone la carriera. Il romanzo è infatti diviso in due parti; la prima riprende e amplia quel racconto, la seconda è stata scritta appositamente. Siamo davanti a una riflessione complessa su che cosa significa essere donna in Giappone (anche se diverse considerazioni sono universali) e sotto questo punto di vista questo libro ha un aspetto quasi rivoluzionario. Le protagoniste sono donne senza uomini, vuoi perchè vedove, divorziate o abbandonate, oppure semplicemente single.  E sono donne dalla vita dura, perchè devono arrabattarsi tra lavori part-time o poco pagati per sopravvivere e allevare i figli. La voce narrante è quella di Natsumi – ecco un gioco di parole con il titolo, infatti il suo nome si può abbreviare in Natsu e quindi si potrebbe anche tradurre I racconti di Natsu, ma questa è una mia personale interpretazione XD), che prima ci racconta di quando la sorella decise di rifarsi il seno e sua figlia dodicenne smise di rivolgerle la parola (non per la faccenda del seno, ma per altro), poi condivide il proprio desiderio di maternità che però, vista la sua impossibilità di avere un rapporto normale con gli uomini, intende soddisfare con l'inseminazione artificiale. Questo è appunto motivo di riflessione sul suo essere donna in una società che dalle donne si aspetta determinati comportamenti, circondata da donne per le quali accettare il ruolo imposto non è cosa da mettere in discussione. Ci sono senz'altro degli spunti interessanti, anche se agli occhi di noi occidentali il tutto non suona tanto rivoluzionario; va infatti valutato in base agli stardard giapponesi. Si tratta certamente di un lavoro meditato e complesso, in certa misura provocatorio, e non stupisce che in patria ci sia stato chi l'ha amato e chi invece l'ha trovato sgradevole.


lunedì 14 giugno 2021

intervallo

Funziona!!

Un paio di mesi fa Claudia Turchiarulo aveva parlato sul suo blog dell'iniziativa Un sasso per un sorriso. In pratica si tratta di seminare in giro dei sassi decorati - con un disegno da chi sa fare o anche solo una frase da chi è una schiappa come me - allo scopo di regalare un sorriso a chi lo trova. A me questa idea era piaciuta molto, anche se poi confesso che, tra una cosa e l'altra, mi sono scordata di contribuire. Poi però qualche giorno fa sono passata da una delle casette del bookcrossing della mia città a lasciare alcuni libri e mentre li raddrizzavo mi sono accorta di un oggetto appoggiato alla parete che impediva che si allineassero bene, ho allungato la mano e ho trovato questa meraviglia:


Sul retro è riportata la dicitura Un sasso per un sorriso gruppo Facebook, poi ci sono una data (26-5-21) e una firma (Roberta). Non so dirvi la mia meraviglia e la mia gioia; oltretutto il disegno mi ricorda una geisha e, per una come me che ama il Giappone, è una coincidenza ancora maggiore. Ma soprattutto volevo dire che il sasso ha funzionato alla grande perchè sono tornata a casa con un sorriso che andava da un orecchio all'altro!!

La gente sta male


Che la gente stia male è cosa risaputa; stava male già prima della pandemia e questa situazione non ha fatto che peggiorare le cose. Io però volevo parlare di una certa categoria di gente, ovvero gli appassionati di Barbie che incrocio su Instagram. Circa a metà maggio si è diffusa la notizia che la Mattel stava per distribuire (a partire dal primo giugno) una nuova serie di Barbie e Ken, chiamata Looks, che, come potete vedere dalla foto, sono molto belli; i visi sono tutti nuovi, i corpi sono made to move, il prezzo economico ($ 19,90). Queste bambole hanno scatenato l'entusiasmo di tutti (me compresa) ed è partita la caccia all'acquisto. Parliamo naturalmente degli Stati Uniti, in quanto nel resto del mondo le novità arrivano sempre un po' più tardi. Amazon accettava per alcune la prenotazione, per altre continuava a ripetere che erano esaurite. A me è andata grassa che sono riuscita a mettere nel carrello il Ken nero, ma per le altre che vorrei la risposta è sempre la stessa: out of stock. Diverse persone sono state più fortunate di me e sono riuscite a metterne nel carrello diverse, ma ecco che al problema di riuscire a comprarle si è aggiunto un continuo e inspiegabile ritardo nella spedizione. Così dall'entusiasmo sono passati tutti agli insulti e alla rabbia nei confronti di Amazon e della Mattel. Ora: nè Amazon nè la Mattel sono enti benefici, sono invece interessati al profitto. Che interesse hanno a non vendere dei prodotti, tanto più vista la grande richiesta? Chiaramente ci sarà un motivo se le bambole continuano a non essere disponibili o a non venire spedite. Difatti una persona ha postato lo screen del titolo di un giornale che poteva fornire una spiegazione, e così ho fatto una ricerca in rete partendo da questo suggerimento. A quanto pare, il porto di Yantian in Cina - uno dei più grandi del mondo - ha rilevato diversi casi di covid-19 tra i lavoratori portuali ed ha quindi sospeso temporaneamente l'invio dei container, introducendo poi in seguito nuove regole, quali la prenotazione delle spedizioni, che stanno causando ritardi nel commercio mondiale. Quindi, considerato che queste bambole quasi certamente sono prodotte in Cina, che già c'era una crisi nelle spedizioni internazionali di container, che ora si è aggiunto questo problema, ci sta che tutto ciò sia la spiegazione dei ritardi. Si vede però che solo io e pochi altri abbiamo tratto la conclusione che per la mancata disponibilità di queste bambole dovessero esserci cause di forza maggiore, visto che tutti gli altri hanno continuato a insultare Amazon e la Mattel. Che poi, vogliamo anche parlare della smania di dover avere una bambola nuova subito? Sarà che nelle desolate lande italiche a me tocca aspettare comunque, ma mica muore nessuno se te la compri tre mesi dopo. O no? E poi ci sono i bagarini. Gente che non so come è riuscita ad accaparrarsene tot e le sta rivendendo a un prezzo triplicato. Su Ebay le si trova da venditori americani, perciò se si aggiungono le spese postali e i dazi di importazione, se volessi comprarle da qui le pagherei come minimo € 135 l'una. Insomma, a me sembra che non ci siamo proprio. Come se al mondo non ci fossero problemi più gravi poi...

NB: La notizia del blocco dei porti cinesi nel frattempo è diventata nota anche da noi, vedi l'articolo di Repubblica; quanto sopra è successo all'inizio del mese, però non ho ancora visto nessuno che abbia scritto "cavolo, mi sono arrabbiato ma c'era un buon motivo per i ritardi". XD

Mai discutere con un idiota, eccetera

Eh, lo so che non dovrei andarmele a cercare, ma non resisto! Dopo che qualche tempo fa in un commento al post di un mio conoscente su Facebook qualcuno se n'è uscito con la frase magica, non sono razzista ma, qualche giorno fa, sotto un altro post che parlava di un grave caso di razzismo, ho scritto: Aspetto che adesso qualcuno commenti cominciando con "non sono razzista, ma"... La replica non si è fatta attendere, ecco che cosa mi ha risposto un'altra simpatica persona (strafalcioni compresi): k pressapokismo sciatto dividere il mondo fra razzisti e nn.... È da primitivi basici in grado dolo di distinguere il nero dal bianco poveri. Cioè: io faccio un'affermazione antirazzista e sono una pressapochista sciatta, anzi divento quasi quasi razzista io. Ci rendiamo conto? E non vale nemmeno la pena di controbattere, tanto trovano sempre il modo di avere ragione loro.


sabato 12 giugno 2021

le chalet

La vendetta è un piatto che va consumato freddo, così dicono. In effetti vent'anni sono un periodo di tempo sufficientemente lungo per il raffreddamento. In questa miniserie francese - che ha raccolto giudizi molto contrastanti: c'è chi ne è stato entusiasta e chi l'ha stroncata pesantemente - questi vent'anni però non raffreddano certo l'astio di coloro che vogliono vendicarsi. Ma di che cosa, esattamente? Tutto comincia nel 1997, quando una famiglia di Parigi si trasferisce a Valmoline, idillica località sulle Alpi che però soffre proprio per la propria lontananza dalla civiltà. Il paese è già in crisi, la gente se ne scende in città, il commercio langue. Il padre di famiglia, uno scrittore in crisi creativa, avvia una relazione con una barista, co-proprietaria dello chalet dove risiede, scatenando la gelosia di un uomo del paese che da tempo la concupisce. Il figlio adolescente dell'uomo invece si scontra con un suo coetaneo prepotente e violento. La situazione in generale è forse tesa, ma non sembra certo drammatica. Succede però qualcosa che fa precipitare gli eventi. Dopo vent'anni, una catena di omicidi a scopo di vendetta cercherà di fare giustizia, almeno nella mente dei responsabili. Allora: a me questa serie è piaciuta, mi ha ricordato Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie. Certo, da appassionata di gialli, un paio di punti mi hanno lasciata perplessa, ma alla fine la differenza tra godersela e no la fa la voglia di divertirsi guardando ciò che passa sullo schermo anzichè stare sempre a spaccare il capello in quattro. Per come la vedo io, la serie merita; c'è buon ritmo, lo spettatore resta adeguatamente intrigato da ciò che accade, il finale forse non è all'altezza di tutto il resto però regge.


giovedì 10 giugno 2021

Halston

Roy Halston Frowick è stato un talentuoso stilista famoso negli anni Settanta e Ottanta, ma poiché il mondo della moda mi è più alieno di Marte, io ho appreso della sua esistenza solo grazie alla miniserie che gli ha dedicato Netflix. Per amore di completezza, della miniserie ho appreso solo grazie alla recensione di Sofasophia che ne parlava bene; confesso che la presenza di Ewan McGregor nei panni del protagonista è stato un ottimo incentivo alla visione. E insomma, che cos'ha avuto di speciale questo Halston? Guadagnata la fama per aver disegnato un celebre cappellino che indossò l'allora ancora Jacqueline Kennedy, volle mettersi in proprio ma non aveva i fondi. Il problema alla fine fu esattamente quello: l'aver venduto in qualche modo l'anima al diavolo, ovvero al mondo degli affari. Per quanto geniale nel suo lavoro infatti Halston non fu certo oculato nelle sue scelte commerciali, per di più il suo periodo di massima fama coincise anche con l'uso smodato di alcool e cocaina. Insomma, un uomo tutto genio e sregolatezza. La serie, molto ben fatta e ben recitata, ci mostra i suoi capricci da diva, ma anche il suo lato più segreto e vulnerabile. Ne esce un ritratto a tutto tondo di un uomo che avrebbe potuto avere tutto, che per un po' l'ha anche avuto, ma che si è bruciato, finendo di non essere più padrone di se stesso ed esaurendo la propria esistenza vagabondando, mentre aspettava di morire di AIDS.


martedì 8 giugno 2021

Florence Korea Film Fest - parte quinta

 Ode to the Goose (Gunsan: Singing a Goose)

Gunsan: Geowireul Noraehada 군산: 거위를 노래하다

Un uomo (Park Hae-Il) e una donna (Moon So-Ri) fanno una gita a Gunsan. Lei ha divorziato e lui ne è felice perchè la ama da tempo. Decidono di restare qualche giorno e prendono alloggio in un Bed & Breafast. La donna si mette a fare la corte al padrone (Jung Jin-Young), mentre l'uomo suscita l'interesse di sua figlia che è autistica (Park So-Dam). Se soffrite di insonnia, questo potrebbe essere il film adatto a voi. A me, per fire, è calata un bel po' la palpebra visto che in due ore non succede nulla o succedono cose senza senso. Nel cast figurano altri volti a me noti in ruoli da cameo o quasi: Lee Mi-Sook (la dentista) e Han Ye-Ri (la farmacista).


Take me home (Ivy)

 Dam-jaeng-i 담쟁이

Ancora un film a tematica omosessuale che chiaramente ha l'intento non solo di intrattenere, ma principalmente di denunciare una situazione, nella speranza che in futuro le cose cambino. Protagonista è una coppia di lesbiche; le due donne convivono, ma tengono segreta la loro relazione, facendo credere ad alcuni di essere cugine, ad altri semplici coinquiline. Così facendo possono vivere serenamente e indisturbate, anche se costrette a nascondersi. Succede però che una delle due ha un incidente mentre è in auto con la sorella; la sorella muore, lei resta paralizzata. Siccome nessuno può prendersi cura della nipotina, visto che la sorella era divorziata da tempo, le due donne la prendono con loro e, dopo un certo periodo di aggiustamento, tornano tutte a sorridere. La loro serenità però è destinata a durare poco perchè non ci sono gli estremi legali per tenere la bambina. Film che, come dicevo, porta avanti la propria tesi raccontando una storia delicata e drammatica. A me è piaciuto.


HaHaHa

HaHaHa 하하하

Ha già dieci anni abbondanti sul groppone questo film che ho trovato piuttosto divertente e che ho apprezzato per la maniera in cui è costruito. Due amici si trovano nella stessa città nello stesso periodo; si raccontano che cosa hanno fatto e chi hanno incontrato, ma poiché non fanno mai nomi, non si rendono mai conto che stanno parlando delle stesse persone. La situazione acquista così una dimensione umoristica, quasi surreale a tratti. Chi ha visto, oltre a questo, anche Ode to the Goose, mi potrebbe far notare che in fondo anche questo è un film con poca azione e tanti discorsi, che non succede granchè e che certe cose appaiono senza senso, però questo qui mi è piaciuto, mentre Ode to the Goose mi ha annoiato. Che cosa posso farci? De gustibus, ecc. Nel cast abbiamo ancora una volta Moon So-Ri (contesa tra uno degli amici e un poeta), Kim Gyu-Ri (la ragazza per la quale il poeta la lascia), Ye Ji-Won (l'amante di uno degli amici), Kim Kang-Woo (il poeta), mentre i due amici sono interpretati da Kim Sang-Kyung e Yu Jun-Sang.


Samjin Company English Class (Samjin Group English TOEIC Class)

Samjingroup Youngeotoeicban 삼진그룹 영어토익반

Nel 1995 la Corea si lancia nella globalizzazione e diventa importante conoscere l'inglese. La ditta Samjin, una grossa produttrice di elettrodomestici, promette la promozione a chi, dei suoi dipendenti, supererà l'esame TOEIC di inglese con almeno 600 punti. E' l'occasione di rivalsa per le impiegate di basso livello che tali sono destinate a rimanere in quanto hanno solo il diploma di scuola superiore; loro,  oltre a svolgere le normali mansioni d'ufficio, sono costrette anche a fare lavori come le pulizie, a servire caffè o lucidare le scarpe dei colleghi maschi. Il film segue in particolare tre delle ragazze, che sono molto amiche. Tutte intelligenti e motivate, e frustrate perchè non vengono minimamente considerate, tanto che nessuno si accorge dei loro talenti. Una di loro, mentre si reca con un collega presso una filiale della ditta, nota dei pesci morti nel fiume e, subito dopo, si accorge di un versamento di acque sporche che escono dalla fabbrica stessa. Insiste perchè vengano fatte delle indagini, convincendo il collega (sennò lei non l'avrebbero manco ascoltata) e salta fuori che in effetti una pericolosa sostanza inquinante è finita nelle acque; la ditta ammette l'errore e risarcisce gli abitanti del vicino villaggio. La cosa però non è finita, infatti la ragazza scopre che il rapporto sull'incidente è stato manomesso e che il livello di inquinamento delle acque è di gran lunga maggiore. Insieme alle altre due e cercando nuovi alleati, porterà avanti la propria battaglia per scoprire la verità e punire i responsabili. Sarà che ho un forte senso di giustizia, ma questo è esattamente il genere di film che mi piace un sacco, quando sono i piccoli a sconfiggere i grandi. Ho dunque apprezzato molto questa pellicola, nella quale ho riconosciuto diversi volti noti (gli attori caratteristi sono spesso gli stessi XD); Ko Ah-Sung è una delle protagoniste, Kim Won-Hae un manager, David McInnis il fedifrago della situazione e Lee Joo-Young una delle impiegate.

The Day I Died: Unclosed Case

Naega Jookdeon Nal 내가 죽던 날

La detective Kim Hyun-Soo (interpretata dall'ottima Kim Hye-Soo) torna al lavoro dopo un grave incidente e nel mezzo di un divorzio turbolento. Come primo caso, viene spedita su una piccola isola a indagare sul presunto suicidio di una ragazza, testimone in un caso, che si sarebbe buttata da una scogliera durante un tifone, cosa che ha impedito il recupero del corpo. In realtà il caso è più una formalità, ma Hyun-Soo non è convinta e continua a tornare sull'isola e a interrogare gli abitanti, suscitando l'insofferenza dei suoi superiori. Film di chiusura di questo festival, a me è piaciuto per via del carattere testardo della protagonista e anche per il finale (che non rivelo, ma che è nelle mie corde). Volti noti nel cast Lee Jung-Eun (la donna muta che aiuta la ragazza), Kim Sun-Young (l'amica della protagonista) e Lee Sang-Yeob (un poliziotto che aveva legato con la ragazza).


domenica 6 giugno 2021

Florence Korea Film Fest - parte quarta

 A good lawyer's wife (A cheating family)

Baramnan Gajok 바람난 가족

Secondo film che segna la consacrazione di Moon So-Ri (forse perchè vi ha esposto generosamente le sue forme XD), è questo del 2003 che però, a differenza di Oasis, non mi è piaciuto. Non è questione di moralismo, intendiamoci, è che mi è sembrato piuttosto insensato. La storia, come suggerisce il titolo originale, prevede diversi tradimenti coniugali. Il marito della protagonista, per esempio, è tanto occupato sul lavoro quanto lo è con l'amante, e il risultato è che la moglie trascurata finisce per trastullarsi con il vicino di casa adolescente. Anche sua suocera non è da meno. Di tutte queste attività extraconiugali però che resta? Tra l'altro ad un certo punto il film prende una piega tragica che però sembra quasi appiccicata a caso. Insomma, no. Nei panni dell'avvocato fedifrago c'è Hwang Jung-Min, Youn Yuh-Jung è la suocera.

A bedsore

Yogchang 욕창

Ecco un altro film indipendente che mi è piaciuto; a questo giro mi sa che mi stanno piacendo soprattutto i film di questa sezione. Ennesima dimostrazione che tutto il mondo è paese, questa pellicola ci mostra una situazione comune anche da noi: un'anziana allettata viene accudita da una badante. La badante però è una cinese immigrata clandestina (le è scaduto il visto). La donna si occupa anche della casa, facendo tutti i lavori domestici e cucinando per il marito dell'anziana, il quale ad un certo punto scopre che lei ha un fidanzato e ci rimane male. Se ne è forse innamorato? Sta di fatto che da quel momento comincia a trattarla con freddezza, fino ad arrivare a un litigio in seguito alla quale la badante se ne va. I figli dell'anziana coppia propongono il ricovero in una struttura, ma poi il vecchietto resterebbe solo in casa. Dove trovare però un'altra badante che si faccia pagare poco come la precedente? E via dicendo. Il finale non è certo allegro, ma non è che ci si potesse aspettare qualcosa di diverso.

The Housemaid

Hanyeo 하녀

La mia conoscenza del cinema coreano è limitata agli ultimi anni, quindi sono sempre molto contenta nei (rari) casi in cui posso vedere qualche vecchio film. Questo è del 1960 e cinquant'anni dopo ne è stato fatto un remake con lo stesso titolo. La trama vede la distruzione di una famiglia normale ad opera di una diabolica cameriera, e devo dire che mi ha molto divertito perchè il tutto è risultato piuttosto assurdo da un certo punto in poi. Naturalmente io parlo dal punto di vista di un'occidentale moderna, infatti i personaggi del film sono talmente ossessionati dalla vergogna e dallo scandalo da basare tutte le proprie azioni sull'evitarli, di qui le assurdità che combinano. Leggevo che la trama è comunque ispirata a eventi realmente accaduti. Alla fine del film c'è un inaspettato finale con pippone moralistico che non ho capito se ci è o ci fa. 

Peppermint Candy

Bakha satang 박하사탕

Dopo aver dato di matto durante una riunione di vecchi amici e colleghi, Yong-Ho si uccide buttandosi sotto un treno. Da quel momento il film ripercorre a ritroso gli ultimi anni della sua vita, mostrandocene le tappe salienti e, soprattutto, facendoci capire qual è stato il percorso di vita di quest'uomo, che ha cominciato volendo fotografare i fiori, è diventato un poliziotto torturatore e poi un ricco imprenditore, finendo però per perdere tutto. Il pretesto di mostrarci la sua vita serve anche per un breve riepilogo della storia coreana dal 1979 al 1999. Questo film infatti è uscito nelle sale nel 2000, tra l'altro ottenendo un discreto successo al botteghino, oltre a svariati premi, secondo me davvero meritati in quanto mi è sembrato molto bello. A interpretare il protagonista è Sol Kyung-Gu, mentre Moon So-Ri è l'amore della sua vita e Kim Yeo-Jin è sua moglie. Il regista e sceneggiatore è Lee Chang-Dong, del quale avevo già detto parlando di Oasis

Juror 8 (Jurors)

Baesimwondeul 배심원들

In Corea i processi con giuria popolare sono stati introdotti solo nel 2008 e questo film s'ispira al primo processo che previde tale giuria. L'interesse dei media era ovviamente alle stelle; la giuria popolare comunque a quei tempi aveva un semplice ruolo consultivo, l'ultima parola restava al giudice, che poteva anche essere di parere opposto. Nel film il giudice è la nostra ormai nota Moon So-Ri; sulle sue spalle c'è molta pressione affinchè si svolga tutto nei migliore del modi, e in effetti non si capisce che possa andare storto. L'imputato infatti è reo confesso, il tutto si dovrebbe sbrigare nell'arco di una sola giornata. Gli otto giurati (da principio sette, ma frettolosamente integrati con un ripescato perchè stava male cominciare subito con un numero incompleto) però cominciano subito a creare rogne. Un imbalsamatore di trentennale esperienza infatti contraddice il perito medico-legale, mentre un giovanotto non è per nulla convinto di come si siano svolti i fatti e rifiuta di esprimersi sulla colpevolezza dell'uomo se i suoi dubbi non saranno chiariti. Non sarà il primo film di questo genere che sia stato girato, ma mi è piaciuto tantissimo! 

Our Midnight

Awo Mideunais 아워 미드나잇

Si vede che non ero in serata quando ho visto questo film, del quale la cosa che mi è piaciuta di più è che è girato in bianco e nero e ha una bella fotografia. Protagonista è un aspirante attore, giovane ma non giovanissimo. Non vuole rinunciare al suo sogno quando invece tutti i suoi amici hanno già lasciato perdere e si sono trovati un lavoro. Anche la fidanzata storica lo lascia, visto che non hanno prospettive. Lui accetta di fare un servizio di vigilanza anti-suicidio su un ponte ed è lì che salva una ragazza. Da lì i due passano insieme una serata chiacchierando, cosa che dovrebbe segnare un momento di crescita e illuminazione (questa l'ho letta in un articolo, perchè da sola non ci ero arrivata XD).


venerdì 4 giugno 2021

Florence Korea Film Fest - parte terza

The Woman Who Ran (A woman who ran away)

Domangchin yeoja 도망친 여자  

Questo film è l'ennesima dimostrazione che è una gran fortuna per il mondo che io non pretenda di fare il critico cinematografico visto che molto spesso le pellicole osannate dalla critica ufficiale sono quelle che a me piacciono di meno. Difatti questo film è stato presentato alla Berlinale del 2020 e Hong Sang-soo ha pure vinto l'Orso d'Oro come miglior regista. Prima di aver letto tutto ciò, quello che avrei detto io di questo film é: stile amatoriale, movimenti di camera praticamente inesistenti, il tutto si riduce a un continuo dialogo tra gli attori, cosa che potrebbe in certa misura far venire in mente Eric Rohmer che spesso era tutto dialogo e poca azione, solo che almeno Rohmer mi divertiva. Probabilmente sarò tarda, ma in questa storia non ci ho trovato nulla di interessante e mi ha anzi fatto slogare la mascella dagli sbadigli per arrivare alla fine (ed è pure breve). La trama? Una donna, interpretata da Kim Min-hee, per la prima volta in cinque anni di matrimonio se ne va in giro da sola a trovare le amiche mentre il marito è in viaggio d'affari. La teoria del marito infatti è che due che si amano devono sempre restare insieme. Non ho trovato alcuna morale o profonda verità rivelata nelle chiacchiere tra la donna e le altre, dimostrando ancora una volta che il mio livello è quello della casalinga di Voghera XD

I don't fire myself

Naneun Nareul Haegohaji Anneunda 나는 나를 해고하지 않는다

Nel caso aveste voglia di spararvi nei maroni, ecco il film adatto. Sessismo, mobbing e, più in generale, le dure condizioni di lavoro che si devono accettare per sopravvivere. Jeong-Eun fa l'impiegata in una ditta in cui le donne vengono regolarmente discriminate; a causa del suo voler far rispettare i propri diritti, viene trasferita presso una ditta subappaltatrice, con la speranza che si creino i presupposti per licenziarla. Qui viene accolta con ostilità e messa a fissare il muro, fino a che non insiste per andare a lavorare sul campo. Il lavoro però consiste nella manutenzione dei tralicci dell'alta tensione; pericoloso dunque, e lei per giunta soffre di vertigici. Però non si arrende e trova l'aiuto di un collega. Questo significa che la storia finisce bene? Assolutamente no. Unico volto noto Oh Jung-Se, nei panni del collega gentile.

Oasis

Oasiseu 오아시스

Questo film del 2002 è uno di quelli che ha contribuito a consacrare Moon So-Ri, che qui interpreta una ragazza affetta da paralisi cerebrale, e va detto che è dannatamente brava. Al suo fianco Sol Kyung-Gu che non è da meno. Uscito dal carcere dopo aver scontato una condanna per omicidio colposo avendo investito e ucciso un uomo mentre guidava ubriaco, Jung-Do è pronto a ricominciare a fare danni. Egli infatti è leggermente ritardato; non è cattivo, ma è come un bambino cresciuto che ne combina una dopo l'altra. Recatosi presso la casa del figlio dell'uomo ucciso col quale vuole scusarsi, incontra la di lui sorella handicappata e comincia a frequentarla anche perchè il fratello ha traslocato, lasciandola a vivere da sola e affidandola alle cure della vicina. I due continuano a vedersi di nascosto da tutti, è chiaro che s'innamorano, ma una storia così può avere un lieto fine? Un film bello e intenso che vale sicuramente la pena di vedere. Nel ruolo del fratello maggiore di Jung-Do c'è Ahn Nae-Sang, mentre il regista Lee Chang-Dong è lo stesso di Poetry e Burning.

New Year Blues (New Year's Eve)

Saehaejeonya 새해전야

Questo è il genere di film con parecchi personaggi che, più o meno superficialmente, interagiscono gli uni con gli altri. Ci sono alcune coppie, alcune già consolidate, altre in divenire. Per esempio c'è un poliziotto (interpretato da Kim Kang-Woo) che viene incaricato di fornire protezione a una donna (Yoo In-Na) spaventata dal marito che non le vuole concedere il divorzio; c'è una ragazza (Lee Yeon-Hee) che viene mollata da fidanzato e che, per vendicarsi, decide di spendere i soldi che avevano risparmiato insieme per un viaggio, partendo per Buenos Aires dove incontra un coreano che si è trasferito lì (Lee Yeon-Hee); c'è il manager di un'agenzia di viaggi (Lee Dong-Hwi) in procinto di organizzare il proprio matrimonio con una cinese, se non che il suo impiegato svuota il conto corrente aziendale e scappa; infine c'è un atleta (Yoo Teo) che si sente inadeguato rispetto alla fidanzata (Sooyoung). Moltissimi i volti noti nel cast, uno per tutti Choi Si-won che fa un cameo. Penso che questo genere di film sia ad altissimo rischio polpetta, tuttavia, benchè abbastanza prevedibile, è stato piacevole da vedere.

Young adult matters (Adults don't know)

 Eoleundeul-eun Mollayo 어른들은 몰라요

Che palle questo film! Sono empatica, ma ci sono alcune categorie di persone per le quali provo solo la grandissima voglia di riempirle di scapaccioni. E' il caso dell'irritante protagonista di questo film. Da principio non capivo se era stupida perchè soffriva di ritardo mentale o se era stupida e basta. Era vera l'ultima. Per più di due ore si è trascinata sghignazzando come una cretina, tagliandosi un braccio col cutter, vagabondando con lo skateboard e cercando tutti i modi possibili – tranne un onesto lavoro – per procurarsi i soldi per abortire. Sì certo, il disagio adolescenziale e blablabla... Quattro scapaccioni, altrochè!! Di tutti i personaggi, l'unico con un po' di sale in zucca era la sorellina tredicenne. Gli unici attori a me noti avevano ruoli minori, come Kim Kang Hyun che ha fatto un cameo nei panni di un agente immobiliare, Heo Jun Seok che era il padrone di un locale, Jo Sung Ha e Lee Seung Yeon (la coppia che si prende in casa la cretina).

Me and Me (Time gone)

Sarajin Shigan 사라진 시간

Il maestro di campagna Soo-Hyeok (Bae Soo-Bin) ha un segreto, che è anche il motivo per cui si è allontanato da Seoul: la moglie viene posseduta ogni notte da uno spirito diverso. Abitando in una casa isolata e avendo pochi contatti con la gente del luogo, lui spera che la cosa non si risappia, però succede che un vicino assiste a una delle possessioni della donna e lui deve confidarsi per calmarlo. In breve, malgrado l'uomo avesse promesso di mantenere il segreto, tutto il villaggio ne è al corrente. Per risolvere la cosa, gli abitanti decidono di montare dei cancelli di ferro davanti e porte e finestre della casa di Soo-Hyeok, col vicino incaricato di chiudere dentro la moglie ogni sera e andare ad aprire la mattina. Un giorno Soo-Hyeok chiede di essere chiuso insieme alla moglie per poterle stare accanto, ma durante la notte scoppia un incendio e naturalmente i due non possono fuggire e muoiono. Arriva il poliziotto Hyeong-Goo (Cho Jin-Woong) a investigare, trovandosi davanti a un muro di omertà in quanto le persone temono di essere incriminate per la morte della coppia, visto che avevano suggerito di rinchiuderla. Alla fine riesce a farsi raccontare l'incredibile verità, ma qualcosa di ancora più incredibile sta per accadere; il giorno dopo, tutti si comportano come se fosse lui il maestro. Film dallo spunto interessante che però finisce nella maniera per me più irritante, ovvero: non ci ho capito un cavolo! Il regista è quel Jung Jin-Young del quale ho visto altre cose che mi sono piaciute molto (un film su tutti: A Taxi Driver).


mercoledì 2 giugno 2021

un mese in quattro foto: maggio

Questa piccola sedia di legno a misura Barbie l'ho trovata a un mercatino di beneficenza; l'ho dipinta di bianco e trovo che questo colore le si addica.

Di solito cerco di non invadere questo blog con le foto delle mie bambole, visto che per quello c'è Instagram, però questa foto è forse quella che preferisco di quelle scattate in maggio e per questo ho voluto condividerla.

Avevate mai visto un'orchidea con l'uccellino? Per me è stata la prima volta. Certo che la natura è davvero straordinaria!

Sentiero tra le ginestre; in maggio le colline erano tutte una macchia gialla. Peccato non poter fotografare anche il profumo...