sabato 29 maggio 2021

letture di maggio

Il signor di Castel-Brajac cantava stonato, lo sapeva e gli stava benissimo. In maniche di camicia, il gilè sbottonato, i pollici che tiravano le larghe bretelle stanche di reggere, all'equatore d'una pancia rotonda, la cintura d'un paio di pantaloni di traliccio bianco, sollecitava alla sua maniera l'Astro del giorno.

Ecco un libro che mi ero dimenticata di avere in casa. Recentemente infatti in cantina ho rinvenuto una scatola di volumi raccattati ai mercatini e tramite bookcrossing della quale avevo scordato l'esistenza. Questo romanzo fa parte di una saga di sei volumi che in originale s'intitolano Louisiane tome 1,  Louisiane tome 2,  Louisiane tome 3, ecc. Protagonista di questa saga è una famiglia di francesi-americani che risiedono appunto in Louisiana, e parte da inizio Ottocento con il capostipite. In questo terzo volume siamo al nipote. Denuzière è stato un giornalista e ha scritto questa saga dopo aver fatto un'inchiesta sugli americani di origine francese; il racconto di fantasia è perciò inserito in un contesto storico molto accurato, al punto che mi viene da pensare che le vicende personali siano un pretesto per narrare la storia di questo periodo. Non c'è dubbio che si tratti di una lettura molto interessante, del resto apprezzo sempre i romanzi storici che mi permettono di imparare qualcosa, oltre che di divertirmi con la trama. Wikipedia mi informa che il primo volume della serie ha avuto grande successo, vincendo il Premio Bancarella. Effettivamente mi piacerebbe leggere anche gli altri libri, se non altro perchè in questo si fa accenno a vicende che dovrebbero essere note ma che a me sono ignote, e anche se ciò non mi ha impedito di seguire il tutto senza problema, mi è rimasta la curiosità di sapere meglio cos'è successo prima.

- Vile! Vile! Vile! -

La parola risonò alta, stridente, appassionata, con un crescendo che, se possibile, rendeva più fiero il mortale insulto.

La signora della foto è la baronessa Emma Orczy, nata in Ungheria ma naturalizzata inglese, famosa per aver inventato il personaggio de La Primula Rossa. Qualcuno lo ricorda? A me il nome suonava familiare, ne ho dedotto che da ragazzina potrei aver visto uno dei film tratti dal primo libro della saga di questo che è stato definito un riuscito eroe reazionario. Le sua vicende si svolgono infatti nella Francia della Rivoluzione; questa Primula Rossa altri non è che un baronetto inglese che, celandosi dietro a un'apparenza innocua quando non vacua, organizza il salvataggio di nobili altrimenti destinati alla ghigliottina. Pubblicato nel 1905 e tratto dal lavoro teatrale che l'aveva preceduto di due anni e che aveva avuto grande successo, fu seguito da altri diciassette volumi. Io non ho letto La Primula Rossa, bensì il secondo libro della serie, intitolato I will repay in originale e Il Voto di Sangue nell'edizione italiana. Questa storia prende avvio alcuni anni prima della Rivoluzione, quando un giovane nobile si offende perchè Delaroche, un uomo accettato nella cerchia dei nobili solo perchè ricchissimo, ma comunque stimato per la sua onestà, afferma che la donna della quale è invaghito è una poco di buono; ciò in effetti è vero, ma il giovanotto è accecato dall'amore e il duello è inevitabile. A vincere però è Delaroche (che in originale si chiama Déroulède: perchè diamine hanno dovuto cambiargli il nome poi...); il padre del giovanotto, appresa la vicenda, non essendoci più tanto con la testa, fa giurare alla figlia quattordicenne che farà di tutto per vendicare la morte del fratello. Passano alcuni anni, ci troviamo in pieno Terrore; Delaroche è in stato di grazia sia presso il governo che presso il popolo. La fanciulla, che ora di anni ne ha ventitre, si trova finalmente nelle condizioni di portare a compimento la vendetta, se non che Delaroche s'innamora di lei e il giuramento va a cozzare contro la passione. Ecco dunque un altro romanzo che in qualche misura mi ha ricordato la trame della Invernizio, ma questo è portato avanti con molto più realismo e non mi sento di definirlo una polpetta, anzi. Non escludo di recuperare il primo libro della serie che, tra l'altro, è stato oggetto di una nuova traduzione e ristampato pochi anni fa.

I documenti diplomatici raccolti negli Annali del Ministero inglese delle Colonie - per quanto attentamente li esaminaste - non vi rivelerebbero nulla sul retroscena degli avvenimenti che si svolsero quella primavera nella contrada Ochori, nè sui fatti collegati con la scomparsa dell'onorevole Blower, ministro delle Colonie.

Se parliamo di scrittori prolifici vissuti a cavallo dell'Ottocento e del Novecento, una menzione va certamente ad Edgar Wallace. Egli è noto soprattutto come giallista, ma ha scritto anche una serie di romanzi, il cosidetto Ciclo Africano, ambientati nelle colonie inglesi. Questo Bones è il quinto della serie e, come altri di quel ciclo, è in effetti una raccolta di racconti a suo tempo usciti su una rivista. Il personaggio che dà il titolo al libro è un funzionario da poco sbarcato che, dopo un mese, crede di aver capito già tutto. Si tratta di un fanfarone che nelle lettere che scrive a casa millanta mille avventure, ma che il suo superiore definisce un "asino" in più di un'occasione. Anche se in alcuni casi mi sono ritrovata a sorridere, in generale non mi ha entusiasmato questa storia. D'accordo, è stata pubblicata nel 1915 e il punto di vista è molto diverso da quello odierno, tanto che non riesco nemmeno a decidere se la visione che viene data dei popoli africani sia frutto di razzismo o se sia una scelta narrativa quella di dipingerli come dei selvaggi - buoni o cattivi a seconda dei casi. Ad ogni modo, preferisco di gran lunga il Wallace giallista.

Stravaccato com'era sul sedile posteriore della sua Fiat Millenove, di Sisto Santo si vedevano solo i piedi che sporgevano dal finestrino posteriore, il destro.

Mio marito riesce ancora a trovare dei libri di Andrea Vitali che non ha letto, anche se ormai penso che abbia raschiato il fondo del barile. Anche questa volte ne ho approfittato per leggerne un paio che non conoscevo. Questo è ambientato negli anni Settanta; Sisto, il taxista del paese, ha una brutta sorpresa: la donna che ha appena accompagnato al cimitero muore all'interno della sua auto. Poichè aveva scordato la borsetta sul treno, non è facile identificarla. Non c'è reato, visto che si è trattato di morte naturale, però il maresciallo Riversi si lascia incuriosire da alcune circostanze un po' strane e decide di scoprire il motivo della visita della donna. Carino e divertente come sempre!

Il 22 dicembre 1949 il messo comunale Vitaliano Ottomini impiegò quasi tutta la mattina per consegnare le buste.

Molto simpatica anche questa storia, in cui il sindacone del titolo (così soprannominato per via della sua stazza) si rende sospetto agli occhi degli altri membri della giunta comunale quando comincia a indire riunioni ogni 7-10 giorni per deliberare ogni volta su un solo ordine del giorno. Perchè non fare come si era sempre fatto, ovvero riunire i vari problemi e risolverli in un'unica riunione ogni 2-3 mesi? Il vicesindaco lo sa, ma ha fatto voto di mantenere il segreto.




6 commenti:

  1. Ho sempre sentito parlare di Andrea Vitali e per motivi di lavoro mi sono spesso passati per le mani molti suoi libri (ogni tanto mi sono anche chiesto: Ma quanti me ha scritti?), ma non ho mai letto niente di suo.
    E niente, prima o poi mi toccherà colmare anche questa lacuna.

    RispondiElimina
  2. Non ho letto nessuno di questi libri.
    Comunque è bello che tu abbia ritrovato quella preziosa scatola.
    Buone (altre) letture e buon fine settimana.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buon fine settimana anche a te!
      Grazie alla scatola ritrovata, ho di nuovo una discreta scorta di roba...

      Elimina
  3. Il Sindacone mi manca! Mai visto nemmeno in vendita...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' recente: 2018. Se ti capita, leggilo, è molto carino!

      Elimina