mercoledì 28 aprile 2021

letture di aprile

There are so many different clichés in the story about how this whole thing started that I'm embarrased to revisit them.

Sono passati vent'anni da quando Carly ha sposato colui che pensava essere la sua anima gemella, ma la ritroviamo separata e in attesa di divorzio, oltre che in sovrappeso e madre di due adorabili figli adolescenti. Soprattutto la ritroviamo molto diversa dalla persona esuberante e impulsiva che avevamo conosciuto; non solo Carly ha accantonato le proprie priorità per occuparsi della famiglia, ma si sente anche responsabile per la morte di una delle sue più care amiche. Ci penseranno le altre tre amiche, insieme all'eccentrica zia (personaggio inserito per la prima volta) a restituirle in pieno la gioia di vivere. Molto carino anche questo libro, anche se mi è piaciuto di più il primo. Chissà se l'autrice scriverà il terzo libro della sagra fra altri vent'anni, una Carly settantenne potrebbe essere interessante XD

Un lungo sospiro. L'uomo si sveglia.

Qualcosa non va. Si sente debole, intorpidito. La testa gli gira, come se si fosse appena svegliato dopo una sbronza colossale.

Questo giallo per me è un grande mah. Cominciamo dalla trama: un serial killer si aggira per Milano strangolando le proprie vittime e lasciandole stese a terra con al collo una cravatta dorata. Due delle prima tre vittime sembrano avere un elemento in comune, ed è su quello che si concentra l'attenzione della polizia, ma poi si rivela un errore. Il vero colpevole è un insospettabile ed ha pure un complice (che avrà il suo momento di gloria nel seguito di questo libro). Allora: io non sono una di quelli che cercano di capire chi è il colpevole mentre leggono un giallo, ma qui ad un certo punto sembra che te lo spiattellino su un vassoio. Contemporaneamente continuavo a chiedermi se i poliziotti potessero essere davvero così stupidi. Un bel lavoro di editing (leggi: una dose massiccia di tagli) avrebbe fatto un gran bene, soprattutto per i molti dialoghi inutili, alcuni dei quali pure insensati. Soprattutto però mi chiedo una cosa: a che tipo di pubblico si rivolgono certi autori? Ad altri uomini di mezza età come loro, presumo, sennò non si spiega il fatto che le donne presenti siano tutte terribilmente stereotipate e quasi sempre descritte solo in base ai loro attributi fisici. Stendiamo anche un velo pietoso sulla solita storia d'amore tra il detective e la gran figa di turno: se non ce la mettono, sembra che non stiano bene. Insomma, l'idea di base poteva anche essere buona, è lo svolgimento che non mi è andato giù.

Ormai mi staranno cercando.

Mi fermo sulla scalinata di granito del museo, appoggiandomi al corrimano per sostenermi. Il dolore, più intenso che mai, mi attraversa l'anca sinistra, non del tutto guarita da quando me la sono rotta l'anno scorso.

Germania, 1944: Noa partorisce nell'istituto per ragazze madre dove ha trovato rifugio da quando i genitori (olandesi) l'hanno cacciata di casa perchè è rimasta incinta di un SS. La ragazzina, nell'ingenuità dei suoi sedici anni, ha visto solo un giovane attraente e non ha pensato a tutto il resto. Il bambino sarebbe destinato all'adozione, ma è bruno e ha gli occhi scuri, per cui medico e infermiere scuotono il capo perchè non corrisponde all'ideale ariano. Noa deve lasciare l'istituto e trova lavoro come inserviente presso una stazione; continua a pensare al bimbo che ha abbandonato senza nemmeno avere più la certezza che sia finito in buone mani. Una sera sente dei gemiti provenire da un vagone. Non è la prima volta che in stazione passano i convogli carichi di ebrei deportati, ma questa volta all'interno del vagone vi sono solo bambini piccoli. Quasi tutti sono già morti di freddo o in stato di incoscienza; Noa afferra l'unico che piagnucola ancora e lo nasconde, decidendo di tenerlo con sè anche perchè gli ricorda suo figlio. E' questo l'inizio di una storia che si basa su elementi reali: vera è l'esistenza del vagone pieno di bambini piccoli, così come vera è la vicenda del circo tedesco che diede rifugio a diversi ebrei durante la guerra. Noa infatti si unirà ad un circo condividendone le sorti. Questo The Orphan's Tale è dunque un romanzo con una base solida benchè personaggi e situazioni siano inventati. Com'è facile intuire, non si tratta certo di una trama allegra e leggera, ma in mezzo a tanta sofferenza c'è comunque posto per la forza d'animo dei protagonisti e per l'amore.

New York, 1946

Se non fosse stato per il secondo errore più grande della sua vita, Grace Healey non avrebbe trovato la valigia.

Anche questo secondo romanzo di Pam Jenoff, The Lost Girls of Paris, mi è piaciuto molto, direi anche più del precedente. Non fatevi ingannare dalla frivola copertina: siamo di nuovo in tempo di guerra e, ancora una volta, l'autrice si è ispirata a fatti realmente accaduti. Nella Francia del 1944 gli agenti del Special Operations Executive britannico (SOE) lavorano a stretto contatto con la Resistenza e i partigiani per sabotare i tedeschi e favorire lo sbarco in Normandia. Un ruolo non indifferente lo ebbero le donne, appartenenti al cosidetto Settore F creato da Vera Atkins. Nel libro ha un nome diverso e si tratta di un personaggio inventato, ma reale è il ruolo fondamentale che questa donne svolse, insieme alle agenti che riuscì a infiltrare in territorio nemico. La trama segue tre tracce: il punto di vista di Eleanor (la Vera Atkins reinventata), quello di Marie (una delle ragazze che lavora come spia in Francia) e quello di Grace (una giovane americana). Grace trova la valigia che Eleanor ha dimenticato in stazione a New York e, incuriosita, la apre; trova una busta con dentro dei ritratti di giovani donne e, senza pensare, la porta con sè. In seguito cercherà di capire prima a chi restituire le foto, poi chi rappresentano. Nel libro si parla di un tradimento che si scopre poi voluto; ovvero gli inglesi, dopo aver scoperto che le loro comunicazioni erano compromesse, decisero di stare al gioco e di continuare a inviare messaggi radio come se nulla fosse, in un misto di verità e menzogne per depistare i tedeschi. Non sono riuscita a capire se questo sia storicamente avvenuto, ma è vero che ci furono moltissime perdite tra gli agenti sul campo, incluse le donne. Alla fine della guerra Vera Atkins, così come il personaggio di Eleanor, si diede da fare per cercare di scoprire che ne fosse stato del centinaio di agenti dei quali non si ebbe più notizie, arrivando perfino a interrogare il famigerato Josef Kieffer, l'ex-capo dell'intelligence delle SS in Francia.

Remagen – l'antica Ricomagus dei romani – è una cittadina di circa 5000 abitanti, situata sul Reno a metà strada tra Colonia e Coblenza.

Siccome non c'è due senza tre, ma senza averlo fatto apposta, ecco che questo mese mi trovo a leggere il terzo libro che ha a che fare con la Seconda Guerra Mondiale. Questa volta però non si tratta di un romanzo, bensì di una vera e propria cronaca di guerra. L'autore, di origine tedesca, nel 1944 venne inviato in Germania in qualità di storico per documentare la guerra. Si trovava insieme alla 9° Divisione Corazzata quando questa ebbe l'opportunità di prendere il ponte di Ludendorff che attraversava il Reno in prossimità di Remagen. Siamo all'inizio di aprile 1945 e gli Alleati cercavano da tempo di impossessarsi di un ponte per attraversare il Reno, ma fino ad allora i tedeschi erano riusciti a farli saltare tutti. A Remagen una serie di circostanze fecero sì che il ponte non esplodesse, così che gli Alleati poterono servirsene per fare passare quanti più mezzi e truppe possibili, cosa che dal punto di vista strategico fu molto importante. Hechler dunque narra eventi vissuti in prima persona; in seguito egli riuscì a intervistare anche alcuni soldati e ufficiali tedeschi così da poter ricostruire la vicenda da entrambi i punti di vista. Devo dire che la lettura di questo libro si è rivelata avvincente, malgrado fossi un po' scettica al riguardo; temevo infatti un noioso elenco di battaglioni e cose così, invece anche solo il fatto di poter vedere le cose attraverso gli occhi sia dei tedeschi che degli americani è stato molto interessante.


6 commenti:

  1. Tutto quello che ha a che fare con l'Olocausto mi affascina, nonostante questa storia mi abbia messo i brividi, come moltissime altre sul tema, e ogni volta finisce che mi rovino la giornata.
    Però leggerei le vicende di Noa, sperando ad ogni pagina che lei possa riabbracciare suo figlio (quello vero), adottare quello salvato dal vagone, e vivere un'esistenza felice accanto di un circense speciale. <3

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    1. Quello che mi ha sorpreso di questo romanzo è che sia ispirato a cose realmente accadute. Pensavo fosse tutta opera di fantasia e l'ho scoperto solo nella post-fazione. A me ispirano moltissimo quelli che, rischiando in prima persona, hanno nascosto e salvato gli ebrei.

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  2. Molto molto interessante Il ponte di Remagen. Provo a dare un'occhiata se lo trovo in biblioteca.

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    1. Buona fortuna! Questo apparteneva alla biblioteca dei miei genitori, non è proprio vintage ma quasi XD

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  3. Sto studiando molto in questo periodo, però leggo anche altro. Ora sono su Q di Complotto e altro, insomma il solito comodino con la pila di libri

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    1. Anni fa leggevo più libri contemporaneamente, adesso però ho smesso, anche perchè finiva che mi concentravo su quello che mi piaceva di più e gli altri restavano a mezzo per troppo tempo. E poi sarà che invecchio e rischio di dimenticare a che punto ero rimasta XD

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