giovedì 18 marzo 2021

Noir in festival - prima parte

Devo dedurre che è ricominciata la stagione dei festival cinematografici online e non posso che esserne felice. Dopo il Japanese Film Festival, ecco alcune pellicole viste grazie al Noir in Festival alla sua 30° edizione. 

 Favolacce

Era da parecchio che volevo vedere questo film perchè alla sua uscita aveva ricevuto molte recensioni positive. Non sono una frequentatrice assidua del cinema italiano e in passato le recensioni positive in fondo non hanno avuto peso davanti a film che mi hanno deluso, però questo qui merita le lodi ricevute anche se è il tipo di storia che mi fa stare male. Siamo da qualche parte nei dintorni di Roma; la vicenda gira intorno ad alcune famiglie che vivono in villette con giardino, ostentando un benessere economico e personale che non corrisponde al vero. Ci sono infatti molto disagio, molto marciume e molta ipocrisia che corrono come un fiume sotterraneo, corrodendo perfino i bambini. E alla fin fine questa è una storia che ha al centro i bambini; bambini che vengono ignorati e non compresi dai propri genitori, bambini che addirittura subiscono abusi, bambini che in certi casi mostrano una precocità e una maturità sorprendenti, e che però sono già stati irrimediabilmente corrotti. Insomma, davvero un gran bel lavoro ma che, come dicevo, mi ha fatto stare male perchè quando vedo situazioni del genere mi viene una grandissima tristezza...

Wildland

La diciassettenne Ida viene affidata alla zia dopo che sua madre è morta in un incidente stradale. Malgrado la parentela, le due sorelle non si frequentavano da moltissimo tempo, tanto che per Ida sia la zia che i tre cugini sono degli sconosciuti. Ben presto la ragazza apprende che l'attività di famiglia è lo strozzinaggio, con la zia che tiene i conti e i cugini che vanno in giro a rinfrescare la memoria ai debitori (per usare un eufemismo). Dallo sguardo silenzioso di Ida non si capisce che cosa pensi della situazione; assiste imperterrita a un pestaggio, senza lasciare mai trapelare se l'attività criminosa dei parenti la turbi o no. La zia la tratta con affetto, tutti la fanno sentire parte della famiglia, ed è chiaro che tutti sono in qualche misura succubi della zia. La prova del nove per Ida arriva il giorno in cui ci scappa il morto. Ecco un film dove ci si aspetta la redenzione e invece arriva un contrappasso inaspettato. Questo Kød & blod (carne e sangue) film danese del 2018, ha debuttato l'anno scorso alla Berlinale nella sezione Panorama; direi che quanto a livello di tristezza in me suscitato si difende bene, anche se non arriva a Favolacce XD

The Spellbound


Una volta ho provato a leggere Ritratto di Signora di Henry James. E niente, l'ho lasciato perdere perchè non ce la potevo fare. Probabilmente sto per dire una bestemmia, ma il suo stile non lo sopporto. Per questo non ho mai letto nemmeno Il Giro di Vite, per quanto l'abbia in casa da qualche parte; mi accontento dell'indimenticabile versione cinematografica con Deborah Kerr che ne fu tratta nel 1961. Questa premessa letteraria per dire che anche questo Les Envoûtés, film francese del 2019, è tratto piuttosto fedelmente da un racconto di James, ovvero The Friends of  the Friends. Colette e Azar sono molto amiche; introversa e timida la prima, bella e vivace la seconda. Una sera Azar corre a cercare Colette sconvolta: le è apparso davanti il padre, ma la cosa non è possibile poichè egli vive in Spagna e non si muove dal paese da vent'anni. Difatti da una telefonata successiva salta fuori che il padre è morto da poco. Colette accetta così di intervistare Simon, un pittore solitario che ha vissuto una simile esperienza con la propria madre, episodio che in precedenza lei aveva liquidato con una risata incredula. Colette finisce per mettersi con Simon e intanto pensa di fare incontrare lui e Azar, dato che hanno avuto un'esperienza simile, anche se poi se ne pente perchè ha paura che Simon la preferisca a lei. Che dire? Il film si prende il suo tempo, cresce lentamente come una bolla che alla fine scoppia. Mi ha lasciato una certa inquietudine.

Hammarvik


Camilla Läckberg, apprezzata scrittrice di gialli svedese che ho letto e apprezzato in passato, ha scritto la sceneggiatura di una serie TV della quale il festival ha proposto i primi due episodi. Mi rendo conto che è un po' pochino per esprimere un giudizio complessivo, quindi mi limito a questi, riservandomi di vedere il resto (se possibile). Protagonista è Johanna, una poliziotta che da Stoccolma torna nella piccola città natale quando apprende della morte della madre. Qui trova fratello e cognata, entrambi ansiosi di rilevare la sua metà della casa materna per poterla radere al suolo; trova anche una sua vecchia fiamma, ora sposato con figli, che pare oltremodo contento di rivederla; soprattutto trova - anche se non personalmente - l'auto della sua migliore amica che vent'anni prima era morta suicida, o così si era concluso dopo che era scomparsa dopo aver lasciato una lettera d'addio. Nel bagagliaio dell'auto però ci sta un cadavere che non è il suo. Allora: queste due puntate a me sono piaciute. Non faranno faville, ma non sono nemmeno terribili come le hanno dipinte molti dei criticoni su Imdb. Poi, come dicevo, bisognerebbe vedere il resto della serie per trarre le giuste conclusioni.

Non uccidere


Dani, un tipo tranquillo e dall'aria un po' tonta, assiste il padre malato terminale. Quando questi  muore, finalmente può tornare libero di vivere la propria vita anche se sembra riluttante a farlo. Una sera, mentre mangia un hamburger in un bar, viene avvicinato da una ragazza che gli chiede se può pagarle il conto perchè le hanno dato buca e non ha soldi. Uscito dal bar, Dani la trova che lo aspetta e si fa trascinare prima in un negozio di tatuaggi dove la tipa lo convince a farsene fare uno, poi nell'appartamento della tipa stessa dove, mentre sono sul più bello, fa irruzione il compagno della ragazza, ovviamente non di buon umore. In un crescendo di casino, Dani si trova sempre più nella merda. Questo No matarás, film spagnolo del 2020, è una di quelle pellicola piene di adrenalina. In effetti ce n'è così tanta che mi è salita l'angoscia. Con questo non voglio dire che non sia un bel film, anzi, è certamente valido e apprezzabile; solo, non è esattamente il mio genere. 

2 commenti:

  1. devo dire che su Hanry James la pensiamo uguale :-)

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    1. Meno male! Quando non mi piacciono certi "mostri sacri" ho sempre paura di essere l'unica XD

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