venerdì 29 gennaio 2021

letture di gennaio

Alle nove di sera un omuncolo cencioso alto come un bambino entrò col fiato grosso nel portone della questura. Si appiccicò al vetro urlando con educazione che voleva parlare con il commissario.

Il fiorentino Marco Vichi è l'inventore del personaggio del commissario Bordelli che in questo libro affronta la sua seconda indagine, ambientata nel 1964. I casi da risolvere sono due: l'omicidio del nano Casimiro, suo amico e occasionale informatore, e l'uccisione di alcune bambine da parte di quello che appare come un serial killer. Il commissario, che ha cinquantaquattro anni, rivanga spesso i suoi ricordi di guerra; nel resto salta fuori che dietro le quinte si muovono ancora ex-nazisti ed ebrei che danno loro la caccia. Vichi è un autore affermato che ha ricevuto anche alcuni premi, e quindi non posso che ammettere che questo è un libro meritevole di lettura, e tuttavia a me non è piaciuto più di tanto. Il motivo risiede nel fatto che non mi piace il personaggio di Bordelli; mi è sembrato che per tutto il tempo fosse più impegnato a sbevazzare, mangiare come un porco, frequentare un'ex- prostituta e sbavare dietro a una venticinquenne che a investigare seriamente. Non è il primo personaggio di investigatore incasinato, quindi il problema non è quello, è proprio lui in particolare, nonché altre cose, come ad esempio l'ex-prostituta che da un paio di descrizioni mi sembra una bacucca, oppure come la scena in cui il collega di Bordelli sbava dietro a una ragazza che interroga. Non so, ho concluso che questo è un libro da maschi; non so spiegarlo meglio di così. E' come se le donne presenti non fossero reali, ma piuttosto dei complementi necessari, più o meno attraenti, ma come privi di un vero spessore a parte quello dettato dalla loro avvenenza. Poi resta il fatto che io sono una casalinga disperata e Vichi uno scrittore affermato, quindi prendete questa come la mia modestissima opinione, priva di alcun valore.


Le librerie e gli schermi grandi e piccoli della nostra infanzia sono pieni di storie, ma queste storie, a guardarle da vicino, si somigliano un pochino tutte.

Michela Murgia ha scritto questo libro per dimostrare una tesi. Per cominciare, fa notare che siamo tutti abituati alla figura dell'eroe come coraggioso combattente che sfida da solo forze più grandi di lui e vince. Nella vita reale però i cambiamenti non nascono dall'azione eclatante di un singolo, bensì sono opera di un gruppo di persone. Vengono quindi presentate alcune storie – realmente accadute, anche se nel narrato l'autrice si è presa qualche libertà poetica – che dimostrano come in fondo è l'unione che fa la forza. Una lettura sotto certi aspetti edificante e sicuramente necessaria di questi tempi in cui sembra che le persone siano più interessate a urlarsi addosso che a cooperare.

Brindisi, 23 luglio 1940

Shlomi Cohen era pronto a uccidere. L'aveva capito sin dai primi giorni, dopo aver aderito alla causa. Si era ripromesso di non esitare se fosse arrivato il momento. E così era stato, più e più volte.

Con le biblioteche chiuse, la casetta del bookcrossing derelitta e i mercatini delle pulci aboliti, ultimamente sto leggendo più ebook. Anzi, ho deciso di provare Kindle Unlimited, abbonamento mensile che permette di leggere tutto quello che uno vuole, ammesso sia compreso nel pacchetto offerto. Questo libro poi manco me lo sono scelto, me lo hanno caricato in automatico un po' come quando iTunes caricò un album degli U2 sui dispositivi di tutti gli utenti, lo volessero o no. Questo libro comunque è un giallo e siccome a me i gialli piacciono (anche gli U2, se è per quello) ho deciso di dargli una chance. Intanto l'autore: trattasi di uno svizzero che lavora in campo finanziario e che ha esordito autopubblicandosi. Il suo primo thriller ha avuto moltissimo successo, è stato tradotto e distribuito anche da un editore convenzionale. Anche in questa storia c'è un risvolto finanziario non indifferente, in quanto in gioco c'è un'enorme partita di lingotti d'oro spariti durante la Seconda Guerra Mondiale. Ne viene a conoscenza una famosa scrittrice che decide di usare la storia per il proprio libro, ma le sue indagini mettono in allarme i diretti interessati che la fanno prontamente sparire. Il marito viene naturalmente sospettato per primo, almeno fino a quando la polizia non si convince che non ha niente a che fare con il rapimento della moglie. Egli stesso si mette a investigare in prima persona per ritrovare la donna. Allora: il merito principale di questo romanzo è che è scritto in maniera avvincente e quindi si legge speditamente per la curiosità di scoprire che cosa accadrà. Personalmente avrei gradito qualche sforbiciata qua e là, ma niente di grave. Quanto alla trama in sé e per sé, è certamente credibile, ma mette in ballo personaggi che mi stanno poco simpatici; questo però è un problema mio. Insomma, la lettura valeva il tempo che ci ho perso.


E' una gelida notte di dicembre a Kyoto, l'ex capitale del Giappone. Ho pedalato nell'oscurità fino allo Shouren-in, un piccolo tempio sul percorso turistico, ai piedi dei monti Higashiyama. Stasera, i giardini del tempio sono illuminati con discrezione e la luce soffusa tesse un filo misterioso attorno alle sagome dei pini e ai chimerici boschetti di bambù.

Quello del wabi-sabi è probabilmente il concetto più ostico da comprendere da chi non è giapponese. Come spiega l'autrice di questo libro, che ha studiato bene la cultura giapponese, “wabi implica la ricerca della bellezza nella semplicità e una ricchezza spirituale associata a serenità nel distacco dal mondo materiale, mentre sabi ha a che fare con il passare del tempo, con il modo in cui tutte le cose si evolvono per poi deteriorarsi e con l'invecchiamento che altera la natura esteriore di quelle cose”. Molto spesso il wabi-sabi viene relegato a una semplice dimensione estetica, mentre l'autrice dice che si tratta in realtà di un sentire, di un sentimento. Tramite molti aneddoti personali e colloqui con giapponesi, ci vengono illustrate le molte facce di questo sentire, cosa che riesce finalmente a fare comprendere di che cosa si sta parlando. L'autrice, che è anche life coach, oltre a voler fare capire che cos'è realmente il wabi-sabi, mira anche a mostrarci come lo si possa applicare a ogni aspetto della nostra vita, non solo all'arredamento del salotto. Devo dire che ho apprezzato molto questa lettura, che ho trovato in alcuni punti illuminante; invece non mi hanno fatto né caldo né freddo le parti strettamente di auto-aiuto poiché non è rispondendo a una lista di domande sulla mia vita che io procedo nella mia crescita personale (però non siamo tutti uguali, quindi immagino che per certe persone sedere alla scrivania a fare i compiti funzioni XD).

E' passato molto tempo, ma rammento tutto come se fossero trascorsi pochi istanti.

Ricordo le voci, la gente di fretta, forse troppo di fretta per accorgensi di me e di tutti quelli che, con me, soffrivano in quella buia e gelida mattina.

Scrittrice indipendente Amazon is the new scrittrice autopubblicata, presumo, però l'autopubblicazione non è il male. Voglio dire: in mezzo a tutta la fuffa prodotta da menti tanto ambiziose quanto incapaci di valutare obiettivamente il proprio talento, ci sono pure cose valide. Questo libro è il primo di una serie fantasy e in pratica si svolge tutto con due soli personaggi: Cederick e Nemo. Cederick è un principe, che però è finito in schiavitù dopo che il malvagio di turno ha invaso il suo regno e sterminato la sua famiglia. Nemo, o meglio, ser Nemo, è il giovane cavaliere che lo compra per farne il suo servo ma che si trasforma poi in un maestro d'armi e di vita. Quello che posso dire di questo libro è che è formalmente ineccepibile: non solo ben scritto, ma non ci ho trovato nemmeno un refuso (a volte ne trovo parecchi in libri cartacei pubblicati da editori seri che si fanno pagare dei bei quattrini). Questo naturalmente agevola la lettura, ma, per quanto riguarda la trama, non mi posso dire altrettanto entusiasta. Ser Nemo appare dibimensionale; va un po' meglio con Cederick, che è anche la voce narrante, ma per tutti il tempo i due non fanno che vagare da soli tra i boschi dove a volte devono affrontare i briganti o soccorrere vecchi contadini. Il vagare pare finalizzato a irribustire il corpo di Cederick e a liberarlo dalla sua spocchia nobiliare, intento fortunatamente riuscito, ma non succede nulla di eclatante. Ho comunque deciso che la storia potrebbe avere delle potenzialità future e quindi proseguirò con la lettura dei prossimi libri della serie.

Ecco gli altri due libri della trilogia fantasy di Barbara Repetto; ho deciso di recensirli insieme e mi chiedo perchè dei tre non è stato fatto un unico volume, visto che il totale delle pagine sarebbe stato sufficiente. Mi rendo conto che una trilogia fa più figo, ma quelle alle quali sono abituata contano almeno seicento pagine a volume, non meno di secento per tutti e tre. Comunque sia, la storia riprende dopo tre anni di peregrinazioni tra i boschi, quando ser Nemo fa ritorno a casa e scopre che una casa non ce l'ha più perchè mentre vagava il suo regno è stato conquistato e la sua famiglia sterminata. Si è salvata giusto la fidanzata che si era allontanata prima della guerra. Ritrovato un vecchio compagno, anche lui salvatosi, Nemo gli affida il compito di organizzare una resistenza segreta e intanto decide di andare a cercare la fidanzata. Prima però libera Cederick dalla servitù, ma il ragazzo decide di seguirlo di sua volontà. Eccetera eccetera. Dunque: riguardo allo stile, confermo quanto già detto. I libri sono scritti molto bene, e personalmente trovo molto più piacevole leggere un libro scritto bene anche se la trama non è eccezionale, piuttosto che un libro dalla trama interessante ma scritto male. Ne ho lasciato a metà più di uno di questi ultimi. La storia però non mi ha preso più di tanto, e non credo dipenda dal fatto che in fondo non c'è nulla di davvero originale, quanto piuttosto dalla mancata simpatia provata nei confronti del protagonista. Ho anche patito le continue ripetizioni riguardanti il suo stato d'animo; in un numero così esiguo di pagine non era necessario ricordarlo tanto spesso. Insomma, diciamo che di questi libri ho apprezzato l'impegno che c'è dietro, però il fantasy che mi piace è altro.


4 commenti:

  1. Non riesco a leggere gli e-book e non amo gli U2. Mio marito, invece, li venera e ogni volta che spengo la radio mentre li ascolta, sostenendo che mi facciano male alle orecchie e allo stomaco, mi minaccia di chiedere il divorzio. Ahahah
    Non ha mai funzionato, però.
    Dovrò ideare un piano migliore per liberarmi di lui. :))))

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    1. I diversi gusti musicali non valgono come motivo di divorzio infatti, mio marito ascolta solo musica classica e opera, io sono una rockettara, eppure siamo ancora qui... XD

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  2. Direi che è stato un ottimo Gennaio

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    1. Non mi lamento! E manco mi annoio, di roba interessante ne trovo sempre.

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