giovedì 31 dicembre 2020

dicembre solitario

Non sono il Grinch, ma da diversi anni salterei a piè pari Natale, Capodanno ed Epifania. Mi dà fastidio il casino, la gente che a momenti fa a pugni per comprare i regali o i panettoni, la gioiosità che spesso appare posticcia e ipocrita, gli auguri di gente che nel corso dell'anno non si fa mai vedere, i regali di dovere. Un altro dei meriti della pandemia è che quest'anno ho avuto la scusa perfetta per tirarmi fuori da tutto e proseguire il mio regime di romitaggio indisturbata (e soddisfatta).

ciao Prof!

A dicembre purtroppo sono morti ben due dei miei professori del liceo: italiano e greco/latino. Se del primo ho ricordi poco allegri, il secondo era il genere di professore che tutti adoravano e, oltre a quello, anche brillante traduttore e pittore apprezzato. E così riflettevo che, per quanto triste sia quando qualcuno se ne va, se quando pensi a lui ti viene il sorriso perchè hai dei buoni ricordi, allora va bene, vuol dire che quella persona ha portato qualcosa di bello nella tua vita. Ed è esattamente questo che spero per me il giorno che non ci sarò più: che quelli che restano sorridano quando pensano a me.


Avevo avuto una mezza idea di fare un bilancio annuale, ma mi rendo conto che il tutto si riassume in poche parole. Malgrado tutto, il mio 2020 non è stato affatto un anno negativo. Non ho potuto fare certe cose, ne ho fatte altre; non sono stata a lamentarmi per i divieti, ho goduto di ciò che potevo comunque fare. Ho proseguito lungo la strada della consapevolezza e della realizzazione personale; perciò non ho rimpianti, ho comunque vissuto pienamente.



martedì 29 dicembre 2020

letture di dicembre



Davidone Perpenna aveva una faccia colore della roccia, un naso enorme, la mascella prognatica. Era una faccia che sembrava buona per il circo equestre o per fare lo scalatore.

Arraffato un altro dei romanzi di Andrea Vitali saccheggiato da mio marito in biblioteca prima che chiudesse di nuovo causa Covid. A questo giro sono in ballo più di trecento monete antiche d'oro zecchino; le ritrova nell'intercapedine di un muro un sedicente geometra che, lungi dal farlo sapere ai proprietari del muro stesso, pensa bene di intascarseli e usarli per vivere di rendita. Il problema è che siamo nell'Italia degli anni Trenta e l'unico modo per venderle è farle arrivare clandestinamente in Svizzera. Sempre divertente, il Vitali. E non mi stancherò mai di sghignazzare ai nomi che si inventa!



Il sangue non ha odore.
Nello scantinato si sentiva odore di carbone, e di sudore, e un puzzo acido che veniva da un angolo, dietro uno dei grossi bidoni pieni di carbone. Ma l'ispettore Steve Carell non sentiva l'odore del sangue.

Con lo pseudonimo di Ed McBain, Evan Hunter ha scritto una serie di gialli con protagonisti i detectives dell'87° distretto di polizia di New York: la bellezza di cinquantasei titoli dal 1956 al 2005. Questo Ax è del 1964 ed è il diciottesimo. La vittima è l'anziano custode di un palazzo, brutalmente ucciso a colpi d'ascia. Difficile capirne il motivo, in quanto l'uomo non sembra essere immischiato in niente di losco, almeno fino a quando non salta fuori che ha sempre avuto tra le mani più denaro di quanto un semplice portiere potrebbe permettersi.  Mi è capitato di incrociare McBain/Hunter anche in passato; è uno di quegli autori con i quali si va sul sicuro. Questo giallo quindi è stato come mi aspettavo: piacevole da leggere, con alcuni personaggi pittoreschi e un colpevole insospettabile.


Anche se ha fatto tutto quello che c'era da fare, anche se ha raggiunto quel che si era prefissata, c'è ancora qualcosa di sostanziale che la rende infelice.

Attraverso l'analisi della figura di otto donne che appartengono al mito o alla letteratura, i miei due filosofi preferiti si occupano di quello che chiamano il problema senza nome, ovvero ciò che impedisce alle donne di sentirsi realizzate e felici. Per esempio ci sono condizionamenti inconsci per il semplice fatto di essere nate donne che sono come altrettante sbarre di una gabbia. Ho trovato la lettura di questo libro molto interessante perchè, narrando le vicende di queste donne esemplari, è facile riconoscere dinamiche nella quali magari ci si è ritrovate senza riuscire a capire la ragione del nostro malessere. E' importante riconoscere le cause, è l'unica maniera per potere poi cercare una soluzione. E' sicuramente un testo consigliato a tutte le donne.


Pensierino: Raccontate che cosa avete fatto oggi.
Svolgimento: Oggi a scuola il Duce ha parlato e ci ha detto di fare ginnastica per diventare forti, educati e pronti ad una sua chiamata per difendere la nostra grande Italia, perchè c'è la guerra.

Ambientato in Toscana tra il 1943 e il 1944, questo libro ci mostra il fascismo attraverso gli occhi di una bambina. Penny e Baby, rimaste orfane, vengono affidate al ricco zio che abita in una grande villa; mentre le sue figlie sono istruite a casa, Penny e Baby vanno a scuola insieme ai figli dei contadini e sono indottrinate come tutti. Ecco perchè Penny ama il Duce ed è contenta di essere una piccola italiana. Il suo ingenuo entusiasmo infantile, insieme a quello della sorellina e degli amici, da un lato è commovente e dall'altro è agghiacciante perchè mostra quanto sia facile fare credere qualunque cosa ai bambini. C'è però un piccolo dettaglio che rovina l'insieme: lo zio è ebreo. La conclusione è dunque inevitabile. Lorenza Mazzetti (morta quasi un anno fa) è stata anche una regista; questo romanzo è il primo di una trilogia dedicata a Penny e Baby ed è  autobiografico in quanto la Mazzetti e sua sorella gemella da bambine vennero effettivamente affidate a conoscenti (niente di meno che il cugino di Albert Einstein, Robert) e scamparono all'eccidio della famiglia. Da questo libro è anche stato tratto un film nel 2000 per la regia di Andrea e Antonio Frazzi, film che ha ricevuto un premio e alcuni candidature.


Parigi!
Nessuno aveva gridato quel nome. Era la città che se ne incaricava da sola. Il grido saliva dai muri opachi fra i quali s'andava inoltrando il treno con un continuo stridore di freni. La stazione lo inghiottiva misteriosamente.

Solitamente sono i film (e ora le serie TV) a essere tratti dai libri, ma capita anche che, se un film ha avuto molto successo, ne viene tratto successivamente un libro. E' questo il caso; I Cugini, film del 1959 considerato come uno dei primi esempi della nouvelle vague francese e vincitore dell'Orso d'Oro al Festival di Berlino, è alla base di questo romanzo che però, onestamente, di vedere il film mi ha fatto passare la voglia XD La storia è quella di un giovane provinciale che va a Parigi per completare gli studi e viene ospitato dal cugino, che invece di studiare passa le giornate gozzovigliando in vari modi. Naturalmente ci sarà di mezzo pure una donna, a causa della quale si arriverà a un finale tragico. A me le storie di gente che passa la vita bevendo, drogandosi e facendo sesso quasi sempre annoiano; questo non vuole essere un giudizio morale, è solo una questione di gusti personali. Ecco perchè questa storia non mi ha trasmesso nulla se non una certa dose di tristezza e una grandissima voglia di mollare ceffoni a diversi personaggi.



Il mio nome da nubile è Naolo Nakamura. Sposandomi sono diventata Naoko Tanaka. E una volta, per un breve periodo di tempo, c'è stato un altro nome, un nome insolito che mi fu attribuito nel corso di una cerimonia non convenzionale celebrata sotto un vecchio albero carico di luci tremolanti.

Giappone, 1957. La diciassettenne Naoko s'innamora, ricambiata, di un marinaio americano e rimane pure incinta. Il problema però è che la sua famiglia, un tempo molto ricca e decaduta per via della guerra, vuole invece che lei sposi il rampollo di un importante partner commerciale. Naoko scappa di casa con la complicità della madre e si sposa con rito shintoista, ma senza documenti ufficiali; il marito però deve ripartire subito per una missione e lei, tornata a casa per via di un presentimento, si ritrova poco dopo in una clinica dove le ragazze incinte degli americani rimangono fino al parto e dove non si sa ben che fine facciano i neonati. Ispirato sia a vicende realmente accadute sia a un aneddoto famigliare, questo libro – che mi ha attirato per via dell'ambientazione giapponese – pigia un po' troppo sul melodramma per i miei gusti, e tuttavia non posso dire che non mi sia piaciuto, se non altro perchè parla di cose poco note e anche poco edificanti per i giapponesi (soprattutto) e gli americani.



Whether you buy a homesite in the Scholl Section, broad acres in the Shaker Country Estates, or one of the houses offered by this company in a choice of neighborhoods, your purchase includes facilities for golf, riding, tennis, boating; it includes unexcelled schools; and it includes protection forever against depreciation and unwelcomed change.

Grazie al Black Friday ho preso l'ebook di questo romanzo per la modica cifra di € 0,99. In versione originale, so what? Se sono riuscita a leggermi i tre tomi di Robin Hobb, la scusa che temo di non capire niente non regge più XD Comunque, sono stata felice di cogliere l'occasione di leggere questo libro visto che la serie mi era piaciuta; e sono stata felice anche di aver visto la serie prima, così non ci sono rimasta male. Infatti, com'era prevedibile, il libro è molto più bello. Essenziale, intenso, toccante, dritto al nocciolo del problema. Per chi non conoscesse la trama: la storia è ambientata nel 1998 a Shaker Heights, Ohio, un sobborgo residenziale di Cleveland che ha avuto l'onore di dare i natali a Paul Newman. Shaker Heights nacque come comunità pianificata all'inizio del Novecento e venne costruita seguendo criteri di omogeneità architettonica – tutt'ora rigidamente osservati. La scrittrice Celeste Ng vi ha abitato diversi anni e la descrizione che ne fa è quella di un luogo esteriormente idillico, ma che gronda conformismo e rigidità. In questo contesto si inseriscono due donne, madre e figlia, che stridono fortemente con l'ambiente; stridono soprattutto in contrasto con la famiglia Richardson, i loro padroni di casa. Elena Richardson è nata e cresciuta a Shaker Heights e ne ha assorbito il carattere; non è una persona cattiva, però vede il mondo in bianco e nero, bada alle apparenze, è convinta che le cose si possano fare in un solo modo – il suo, quello giusto – e per questo resta spiazzata da Mia Warren e dalle sue scelte di vita in netto contrasto con i suoi principi. Mia è un'artista, una ragazza madre che ha passato gli ultimi quindici anni viaggiando avanti e indietro per gli Stati Uniti senza fermarsi mai troppo a lungo nello stesso posto. Poichè gli opposti si attraggono, è inevitabile che la figlia ribelle di Elena, Izzy, si senta attratta dalla libertà che respira accanto a Mia, e che la figlia di Mia, Pearl, aneli invece alla solidità della famiglia di Elena. E' anche un romanzo sul rapporto tra genitori e figli, oltre che su come la vita si possa vivere in molti modi diversi, non solo in bianco e nero. Naturalmente ho riscontrato differenze con la serie TV che è stata innanzitutto scritta basandosi sui soliti criteri politicamente corretti, cosa che non cessa di irritarmi. Ovvero: se scrivi un testo originale puoi infilarci tutto il politicamente corretto che vuoi, ma se si tratta della trasposizione di un libro, perchè accidenti non puoi rispettare le scelte dell'autore?  Questo però è un altro discorso che qui non c'entra. Concludo dicendo che questo è davvero un gran libro.

domenica 27 dicembre 2020

Collateral

Un giovane immigrato illegale si guadagna la vita consegnando pizze finchè una sera non viene freddato da un cecchino. Le modalità del suo omicidio mostrano chiaramente l'opera di un professionista e la prima domanda che si fa la polizia è se sia veramente lui la vittima disegnata o se si sia trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. L'agguerrita (e molto incinta) detective Kip Glaspie rintraccia le due sorelle dell'ucciso e, a furia di insistere, promettendo anche la cittadinanza inglese, riesce a farsi raccontare la loro storia, scoprendo che tutti sono stati testimoni scomodi degli scafisti e della rete che li ha portati dalla Turchia a Londra. Questa miniserie inglese mi è piaciuta molto proprio perchè tratta di un argomento di attualità come quello dell'immigrazione clandestina e di chi guadagna sulla pelle dei disperati. I personaggi sono tutti molto curati, compresi quelli minori, e questo contribuisce a dare all'insieme un quadro compiuto. Le vittime non sono solo gli immigrati, ahimè.


giovedì 24 dicembre 2020

Buone Feste!


Buone Feste a tutti quelli che passano di qua apposta o per caso! Avevo quasi pensato di mandare il blog in ferie per qualche giorno, ma tanto siamo in lockdown e non è che ho tutto questo daffare alternativo. L'unica costante rispetto al passato è che anche quest'anno mi riuscirà sicuramente di mangiare come una maiala...


martedì 22 dicembre 2020

Paranoid

 

Avvertenza: non fate vedere questa serie ai no-vax perchè sennò si convincono ancora di più XD

In realtà non si parla di vaccini, ma di farmaci. Una dottoressa viene accoltellata da un uomo mentre si trova al parco giochi col figlio. L'uomo viene identificato come uno schizofrenico paranoico che viene ritrovato suicida dopo poco tempo. Sembrerebbe un caso semplice, non fosse che i detective incaricati del caso scoprono che un uomo misterioso è andato in giro a interrogare i testimoni spacciandosi per un poliziotto; inoltre degli strani messaggi anonimi arrivano in centrale. Continuando a scavare si scopre quindi un complotto di persone disposte a tutto pur di coprire un segreto. Miniserie di otto episodi che non mi è dispiaciuta, anche se non mi ha nemmeno entusiasmato. Non l'ho però trovata pessima, considerato che ho letto delle vere e proprie stroncature. Al di là della vicenda poliziesca, si è voluto lasciare ampio spazio anche alle vicende personali dei tre detective, ma se nel caso di quello più anziano la cosa ha senso - il tipo soffre di attacchi d'ansia e comincia a impasticcarsi - le tribolazioni sentimentali degli altri due lasciano il tempo che trovano. Infatti una bella sforbiciata alla sceneggiatura avrebbe fatto un gran bene.


domenica 20 dicembre 2020

Frontiera

La Hudson's Bay Company- HBC è un marchio di distribuzione di prodotti al dettaglio canadese nonché una delle compagnie commerciali più vecchie del mondo, in quanto venne fondata nel 1670. Malgrado attualmente venda di tutto, per buona parte della sua esistenza si è occupata di commerciare pellicce; non solo,  le era stato accordato il governo de facto di una vasta regione dell'America settentrionale. In questo contesto e nella seconda metà del Settecento è ambientata questa serie, che è stata interrotta dopo tre stagioni ed è quindi priva di una conclusione vera e propria. L'ho trovata interessante proprio per via di questa ambientazione particolare, per non dire che ho apprezzato certi panorami mozzafiato e ho gongolato alla vista di diversi attori nativi americani (ho da sempre un debole per gli indiani), tra i quali cito Jessica Matten (interprete dell'indomita Sokanon), discendente di Cuthbert Grant che, guarda la combinazione, fu nominato capo dei Métis e combattè contro la HBC all'inizio dell'Ottocento. Insomma, avrebbe potuto benissimo essere lui stesso un personaggio di questa serie! Difatti ciò che vi si narra è una serie di contrasti – dettati da interessi commerciali – tra diversi commercianti indipendenti (compresi i nativi) e la HBC che invece vuole mantenere il monopolio. L'altro filone narrativo riguarda invece la vendetta personale tra Lord Benton, capo della compagnia, e Declan Harp che da suo delfino è diventato suo acerrimo nemico. Per come la vedo io, c'è troppa carne al fuoco e questo fa sì che il tutto diventi un po' dispersivo; sarebbe stato forse più sensato scegliere quale filone narrativo seguire, perchè se da un lato tutta la vicenda della vendetta ha il suo peso, dall'altro anche gli intrighi per il controllo del commercio delle pellicce sono in numero sufficiente da occupare un bel po' di tempo, inoltre ci sono diversi personaggi interessanti. In effetti quello che dovrebbe essere l'eroe della situazione, ovvero Declan Harp, non mi sembri che spicchi adeguatamente. Io, per dire, non sono riuscita a provare empatia per lui, e mi chiedo se non sia perchè è interpretato da Jason Momoa. Egli è stato perfetto come Khal Drogo in Games of Thrones, solo che ora, ogni volta che apre bocca, mi aspetto che grugnisca XD


venerdì 18 dicembre 2020

Crazyhead

Ultimamente sono un po' in crisi con le serie TV, nel senso che ho visto diversi polizieschi e vorrei cambiare genere, però boh, non riesco a trovare cose che mi ispirino particolarmente. Scorrendo l'infinita lista di cose da vedere che ho su Netflix, mi è caduta l'occhio su questa che non so nemmeno perchè l'avevo messa in lista, visto che tra le definizioni del genere c'e horror e io non sono certo una fan. Ho comunque deciso di guardarla, vista anche la brevità. E ho fatto molto bene, difatti la componente horror è ampiamente compensata da una massiccia dose di humor che mi ha fatto scoppiare a ridere più di una volta. Protagoniste due ragazze: Amy è in cura da uno psichiatra perchè soffre di allucinazioni e talvolta vede dei volti mostruosi. Raquel però le spiega che non è affatto pazza, ha invece la capacità di vedere il volto dei demoni che a volte possiedono gli esseri umani. Le due si trasformano quindi in cacciatrici di demoni, ma intanto Raquel corre un grave rischio perchè i demoni vogliono usarla come catalizzatore per aprire le porte dell'inferno. Una serie che non è perfetta, ma che mi ha divertito parecchio.


mercoledì 16 dicembre 2020

Finchè il caffè è caldo - Kawaguchi Toshikazu


«Oddio, è già così tardi? Scusa tanto, ma devo proprio andare», aveva borbottato l'uomo con aria evasiva, alzandosi per prendere la borsa.

Kohi ga samenai uchi ni コーヒーが冷めないうちに è il romanzo d'esordio di Kawaguchi Toshikazu e in Giappone ha ottenuto un enorme successo, tanto che ne hanno tratto un film. L'idea è semplice, però declinata in modo che mi ha fatto pensare a un manifesto contro il senno di poi XD In realtà l'autore vuole mandare un messaggio differente, ma ognuno alla fine legge tra le righe di un libro quello che vuole. O no? Comunque sia, le diverse storie che lo compongono sono tutte ambientate in un bar di Tokyo; locale piccolo e di origini antiche, non sarebbe niente di speciale non fosse per una sedia particolare che consente a chi vi si accomoda di viaggiare nel tempo. Ci sono però diverse regole da seguire che scoraggiano le persone dal provarci; non tanto quella che il periodo di permanenza è limitato al tempo che ci mette una tazza di caffè a raffreddarsi, quanto perchè qualunque cosa si faccia nel passato o nel futuro, non avrà alcuna ripercussione nel presente. Com'è logico tuttavia le persone vorrebbero tornare nel passato per rimediare a qualche errore e non doverne pagare le conseguenze (ecco perchè ho tirato fuori il senno di poi), ma coloro che lo fanno comunque, avendo compreso questo, intraprendono il breve viaggio più che altro perchè capiscono di doversi alleggerire il cuore. C'è dunque una forte componente sentimentale in queste vicende, il tutto però è reso con la discrezione tipica dello stile nipponico. La morale è che, visto che le cose non possono cambiare, quello che ha senso è cambiare la maniera in cui noi le affrontiamo. Io questo libro l'ho trovato piacevole e l'ho accostato a Se i gatti scomparissero dal mondo perchè mi sembrano entrambi voler suggerire ai lettori di vivere con consapevolezza.

lunedì 14 dicembre 2020

the lies within


Proseguo con le serie poliziesche, questa volta andando in Corea. Alla vigilia del trasferimento nella sua città natale, al detective Jo Tae-Sik viene assegnato il caso di un uomo politico morto in un incidente stradale. Tutto farebbe pensare a una semplice fatalità, ma Tae-Sik scopre un paio di dettagli che lo insospettiscono e lo fanno decidere a indagare più a fondo. Una cosa strana è anche che lo stesso giorno è scomparso Jeong Sang-Hun, il genero dell'uomo, tanto che da principio i sospetti per aver provocato l'incidente cadono su di lui, almeno fino a quando durante un discorso commemorativo del suocero, qualcuno non abbandona una scatola che contiene una sua mano mozzata. Intanto sua moglie viene invitata a prendere il posto lasciato libero dal padre all'interno del partito;  a lei non gliene può fregare di meno di entrare in politica, ma le minacce alla vita di Sang-Hun la fanno accettare. Mentre il numero dei cadaveri si accumula, l'indagine rivela una macchinazione volta a proteggere un capitano d'industria privo di scrupoli. Serie che gioca su alcuni elementi e personaggi tipici di questo genere di storie: da un lato quelli che vogliono portare alla luce la verità, dall'altra quelli disposti a tutto per insabbiarla. Come recita il titolo oiginale Modooui Geojitmal 모두의 거짓말 tutti mentono, almeno fino alla penultima puntata quando infine i colpevoli avranno ciò che si meritano. Il ruolo del protagonista è interpretato da Lee Min-Ki, mentre Lee Joon-Hyuk è Jeong Sang-Hun (l'ho visto recentemente nella seconda stagione di Stranger dove ha preso pure lì una discreta batosta). Altro volto noto quello di Lee Joon-Hyuk (il superiore di Tae-Sik). La regista  Lee Yoon-Jung ha diretto altre serie che ho visto e apprezzato.

sabato 12 dicembre 2020

Buongiorno, Verônica

E' tratto da un libro scritto a quattro mani da Ilana Casoy e Raphael Montes questa serie ambientata a San Paolo del Brasile che ha come protagonista l'agente di polizia del titolo.Verônica, sposata e con due bambini, è figlia di un poliziotto che anni prima, accusato di corruzione, ha ucciso la moglie e tentato il suicidio. In realtà la versione ufficiale è che è morto pure lui, invece da vent'anni è in un ospizio in stato vegetativo o quasi. Verônica lo va a trovare regolarmente e il suo cruccio è non aver mai saputo perchè egli abbia sparato alla moglie; lei stessa poco dopo il fatto aveva tentato il suicidio. Sul lavoro viene protetta da un ex-collega del padre, ora suo superiore, e si scontra spesso con una detective arrogante. Le cose procederebbero più o meno nella normalità se una giovane donna, recatasi a denunciare di essere stata drogata e stuprata da un uomo conosciuto su un sito d'incontri, non approfittasse di un momento di confusione per appropriarsi di una pistola e spararsi in testa proprio davanti a Verônica. Lei ne fa una crociata personale; vuole assolutamente scoprire chi è l'uomo e, tra le altre cose, fornisce un numero di telefono alle quali le donne vittime di violenza possono rivolgersi. Oltre a scoprire altri casi simili e chiaramente opera della stessa persona, riceve anche la chiamata di una donna che è vittima di violenza psicologica da parte del marito, oltre che sua complice forzata. Il marito infatti è uno psicopatico che la fa adescare le vittime e poi assistere agli omicidi - che lui nega, dicendo che alla fine lascia andare le ragazze. L'indagine di Verônica però la porta a una scoperta inaspettata che sconvolgerà la sua vita. Bella serie incentrata sul tema della violenza contro le donne, anche se poi verso il finale escono fuori altre verità scomode. Anche questa si spera abbia una seconda stagione che porti al trionfo della giustizia.

 

giovedì 10 dicembre 2020

i delitti del Valhalla

Ecco una di quelle serie che avrei dovuto guardare in estate per rinfrescarmi: quanta neve! Infatti è una produzione islandese, il cui titolo originale è Brot (stupro). In effetti il titolo originale dice molto su ciò che avviene. A scoperchiare il vaso di Pandora sono due omicidi, compiuti chiaramente dalla stessa mano. La polizia non si è mai trovata ad affrontare un caso di omicidio seriale, quindi richiede supporto a Oslo nella persona di Amar, in realtà anche lui islandese. Egli affianca Kata, che normalmente è una brava detective, ma che al momento è incazzata perchè la promozione che aspettava l'hanno data a un'altra collega e molto preoccupata per il figlio sedicenne che pare sia coinvolto nello stupro di una coetanea. Tuttavia non è questo lo stupro al quale si fa riferimento nel titolo. Amar e Kata infatti scoprono che gli uccisi – nel frattempo diventati quattro – avevano tutti lavorato in un'istituzione statale che si occupava di ragazzi con problemi, in realtà un vero e proprio inferno dove i giovani venivano picchiati e violentati. La cosa triste è che questo episodio è davvero avvenuto ed è stato di ispirazione per la serie. Sicuramente non è una storia allegra, anzi l'ambientazione nordica contribuisce a renderla cupa. A me questa serie è piaciuta, i caratteri dei due poliziotti protagonisti mi sembra siano stati indagati bene come i delitti. 

martedì 8 dicembre 2020

Baccano!

Vista in extremis prima che Netflix la rimuovesse dal catalogo, questa serie anime è di quelle che mi suscitano sentimenti controversi. E' tratta da una serie di light novel e risale al 2007; i protagonisti sono alchimisti immortali e mafiosi. L'ambientazione è quella della New York degli anni Trenta, con escursioni nel passato, difatti il mio primo problema con questo anime è il continuo saltare da un anno all'altro. Questi sbalzi temporali e il numero elevato di personaggi ha fatto sì che nelle prime puntate non ci stessi capendo una beata minchia, anche se poi, proseguendo nella visione, ho cominciato a intravedere il senso logico... relativo, perchè il tutto mi è sembrato comunque abbastanza incasinato. Comunque sia, il gruppo degli alchimisti è diventato immortale ed eternamente giovane dopo aver evocato un demone. Questo demone ha concesso a uno di loro la conoscenza di come creare il filtro dell'immortalità e li ha informati dei loro poteri, primo tra i quali quello di assorbire le persone acquisendone ricordi e saperi. Tra gli alchimisti si crea una fattura perchè uno di loro vorrebbe la formula per poterla usare e creare altri immortali, però la maggioranza vota contro e così lui comincia a papparsi i colleghi. Duecento anni dopo – negli anni Trenta, appunto – ritroviamo gli alchimisti superstiti e diversi fuorilegge, alcuni dei quali diventano a loro volta immortali. E' di sicuro un prodotto per un pubblico adulto, visti i continui spargimenti di sangue e certe scene decisamente poco adatte a bambini piccoli; è anche vero che il tutto è trattato con un tono più da commedia che da tragedia, con una sfilza di personaggi esagerati quando non di macchiette. Questo è l'altro problema, per quelli che sono i miei gusti, perchè questo tipo di personaggi li sopporto in misura limitata. Tuttavia non posso dire che questo anime non mi sia piaciuto, né che non sia un prodotto valido; i disegni sono belli, l'animazione buona, il cast dei doppiatori notevole.

domenica 6 dicembre 2020

Blood and water

Puleng ha una sorella maggiore che non ha mai conosciuto perchè è stata rapita appena nata. Sono passati diciassette anni da allora, e lei e il fratellino hanno sempre vissuto all'ombra di questo terribile evento che ancora sembra ossessionare la loro madre. Per sfuggire alla festa di compleanno della sorella scomparsa, rito che Puleng non sopporta più, accetta di accompagnare l'amica Zama a una festa di ragazzi ricchi. Qui giunta scopre che si festeggia il compleanno di una ragazza, Fikile. Puleng è colpita dalla concidenza, inoltre le sembra di notare una somiglianza nel viso di Fikile. Decide così di indagare e cercare di scoprire se non sia proprio lei la sorella scomparsa. Il bello di Netflix è che mi fa girare il mondo, e con questa serie mi ha portato niente di meno che in Sudafrica. Scordatevi Soweto: qui i protagonisti vanno dal benestante al ricco, e il liceo privato al quale si iscriverà Puleng non ha niente da invidiare a quelli visti in altre serie ambientate nel cosidetto primo mondo. La serie a me è piaciuta e sono stata contenta di sapere che è piaciuta anche ad altri, tanto che è stata confermata la produzione di una seconda stagione. Magari non brillerà per originalità in quanto le dinamiche tra i ragazzi in fondo non sono molto diverse da quelle alle quali siamo abituati: amori corrisposti, frustrati e/o proibiti, adolescenti che di ogni cosa fanno un dramma, disastri che nascono dalle migliori intenzioni e così via. Tuttavia il mistero del rapimento della sorella di Puleng è intrigante e lascia intravedere molti sviluppi interessanti.


venerdì 4 dicembre 2020

Barbie modello Guchi

Non uso quasi mai le app che giocano col viso, tipo FaceApp; al di là del discorso che era uscito tempo fa sul fatto che queste app utilizzerebbero i dati degli utenti per secondi fini, il problema nel mio caso è un altro. Non sono mai stata fotogenica e quando tento di farmi un selfie col cellulare raggiungo vertici di mostruosità memorabile. Eppure non sono così brutta, sono nella media direi. Solamente una volta molti anni fa trovai un'app che migliorava il viso e che funzionava, difatti provai con due-tre foto e in tutte sembravo una strafiga, ma è molto più probabile che succeda QUESTO. Comunque sia, la settimana scorsa nella comunità di svalvolati che giocano con le Barbie su Instagram sono apparse molte immagini simili a quella qui sopra e ho scoperto che venivano realizzate tramite il sito giapponese Picrew. Incuriosita, sono andata a vedere e ho scoperto che in realtà permette di creare un avatar simil-Barbie partendo da una serie di varianti disponibili e non da un eventuale selfie. Il sito è talmente intuitivo che non c'è bisogno di sapere il giapponese per usarlo, o al massimo si può usare Google Translate. Ho creato così il mio avatar in stile Barbie: che ne dite? Vi avviso però che la cosa più somigliante sono gli occhiali XD


mercoledì 2 dicembre 2020

un mese in quattro foto: novembre


Questo è il Castelletto di Sarna, una riproduzione in scala di un castello vero che venne realizzata nel 1870 per dilettare la ricca famiglia che all'epoca possedeva le terre in cui sorge. Faceva infatti parte del giardino della loro villa, comprendente anche un laghetto con approdo per le barche. Insomma, questi poveretti sapevano come far passare il tempo! Il castelletto non è accessibile al pubblico, ma si può raggiungere attraverso i campi e guardare almeno da fuori.



Ho visto questa bellissima fontana da giardino al mercatino dell'usato. Qualcuno è interessato? XD



Come potete vedere, ho una gatta acculturata: siede dempre vicino a mio marito e guarda i quadri anche lei!



A proposito del marito: ultimamente si è dato alle composizioni artistiche con le foglie e ha fatto questo centrotavola.