mercoledì 18 novembre 2020

La ragazza del Kyūshū, Matsumoto Seichō


Kiriko lasciò la pensione di Kanda alle dieci del mattino.

Sarebbe voluta uscire prima, ma aspettò fino a quell'ora, perchè aveva sentito dire che gli avvocati famosi non arrivano mai troppo presto in ufficio.


Quando si tratta di libri giapponesi non so mai se rallegrarmi o amareggiarmi. Se da un lato sono ovviamente contenta che ne vengano tradotti e distribuiti, dall'altro mi viene lo sconforto quando vado a guardare la data di edizione originale e scopro, come nel caso di questo Bandiera nella nebbia (Kiri no Hata霧之旗 - il titolo che gli ha dato l'autore), che è uscito nel 1961 e da noi è sbarcato nel 2019, certamente sull'onda del successo (parola grossa, ma è tanto per capirci) del precedente Tokyo Express che avevo già avuto modo di apprezzare. Molto ironico, considerato che Matsumoto è stato un autore di gialli molto prolifico, nonché molto famoso in patria. Questa storia parla di vendetta e di onore; va certamente contestualizzata, cosa che non avviene se non si guarda appunto alla data in cui è stato scritto, in quanto dal testo non emergono elementi chiaramente cronologici, a parte un vago sentore che ci si muova in un periodo non certo contemporaneo. Kiriko, la fanciulla citata nell'incipit, si reca a Tokyo a chiedere l'assistenza di un famosissimo avvocato per difendere il fratello dall'accusa di aver ucciso una vecchia usuraia; l'avvocato però sta pregustando le ore che si appresta a trascorrere insieme alla giovane amante, e anche il fatto che Kiriko non si possa permettere la salatissima parcella fa sì che l'uomo le opponga un rifiuto. Difeso da un incompetente avvocato d'ufficio sulla base di prove che appaiono schiaccianti ma che, se fossero esaminate con più attenzione, servirebbero invece a scagionarlo, il fratello di Kiriko viene condannato alla pena di morte e muore di malattia in carcere mentre attende il processo d'appello. Questa è la premessa che porterà a una serie di eventi che sconvolgeranno più di una vita. Devo dire che ho apprezzato la piega inaspettata che ha preso ad un certo punto la storia; non me l'aspettavo. Si tratta però di una di quelle storie che, secondo me, può avere senso solo se si è giapponesi o appassionati di questa cultura. Oppure dotati di un forte senso dell'onore, ammesso che da noi esista ancora XD

2 commenti:

  1. caspita, quasi 60 anni ci sono voluti :0
    me lo immagino non molto grosso come spessore, questo libro...

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