lunedì 30 novembre 2020

novembre mezzo pieno


E' da tempo che mi sono convinta che la felicità dipende anche dalla maniera in cui si affrontano le cose che ci succedono, per questo da quando siamo stati promossi in zona arancione mi concentro su tutte le cose che posso fare anzichè lamentarmi di quelle che non posso o non voglio fare. Poi ci sta che uno abbia anche culo, per esempio all'interno del Comune di residenza ci si può ancora spostare, il che significa che posso ancora legittimamente raggiungere le immediate colline. Così sono riuscita a fare qualche uscita fotografica con le bambole e a godermi il sole.


Un aspetto senz'altro positivo del mio rinnovato interesse nel giocare con le bambole è che nell'universo parallelo va tutto bene, tant'è che dopo la sartoria abbiamo aperto anche un caffè. Per il resto, è andata grassa che sono riuscita a festeggiare con il tradizionale affogato al caffè il mio compleanno prima che chiudessero del tutto i bar. Non mi posso lamentare, insomma!




sabato 28 novembre 2020

letture di novembre

Pietrogrado esalava odore di acido fenico.

Una bandiera di un rosa grigiastro, un tempo rosso, penzolava fra l'intrico delle traverse di ferro. Alte travi si innalzavano fino a un tetto di lastre di vetro che la polvere sovrapposta in tanti anni aveva reso scure come il ferro; qualche lastra era rotta, forata da colpi ormai dimenticati e le punte acuminate si ergevano in un cielo grigio come vetro.

Questo è il primo libro scritto da Ayn Rand e mi balzò in mano a uno dei mercatini che frequentavo (e che non so quando tornerò a visitare, vista la situazione). Basato su esperienze vissute in prima persona, in quanto la Rand visse a San Pietroburgo fino al 1925, anno in cui decise di rimanere negli Stati Uniti dove si era recata a visitare dei parenti, racconta della lotta per la vita della giovane Kira. La Rand ha un modo di scrivere eroico, così come eroici sono i suoi protagonisti; si può non condividere le loro scelte e le loro affermazioni, ma sono sempre figure integerrime, mai dome, che combattono fino alla morte per ciò in cui credono. Kira crede di avere il diritto di scegliere liberamente cosa fare della sua vita e di poterla vivere pienamente; il problema è che nella Russia comunista questo non è possibile. Mentre lei però continua a lottare, il suo innamorato lentamente si arrende e in questo caso il suo eroismo di partenza decade nello squallore. Altro eroe è il comunista duro e puro Andrei, a dimostrazione che con la Rand non bisogna fermarsi al primo livello di lettura: facile è concludere che questo libro è una feroce critica del comunismo, in realtà è un atto di accusa contro qualunque regime o sistema impedisca la libera realizzazione dell'individuo. Di conseguenza Andrei, che è convinto delle sue idee e combatte per esse, diviene eroico per questo, perchè non si arrende, perchè è coerente fino in fondo e perchè è consapevole e umano. Anche se non arriva all'eccellenza di Atlas Shrugged, il capolavoro della Rand, a me questo libro è piaciuto molto. Ho letto un aneddoto interessante a proposito del film che gli italiani ne trassero nel 1942, all'insaputa dell'autrice. Il film, che inizialmente durava quasi quattro ore e venne quindi distribuito in due parti, venne presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e ottenne grande successo, anche perchè interpretato da due divi dell'epoca: Alida Valli e Rossano Brazzi. Il film aveva passato la censura perchè considerato appunto come fortemente anticomunista; peccato che dopo qualche tempo si accorsero dell'altro aspetto, ovvero la critica a un regime dittatoriale, e lo ritirarono.


Fu il professor Donald Flanagan della Tampaget University a chiedermi di raccontare in dettaglio tutti gli avvenimenti verificatisi a Marblehead, nel Massachusetts, nel corso di quel periodo che da allora in poi si cominciò a chiamare l'Orrore.

Marblehead è una soporifera cittadina costiera che, passata la stagione turistica, campa immersa in una quieta routine. Proprio per questo motivo lo scrittore Lou Stuart, in crisi creativa, decide di soggiornarvi per un paio di settimane, allontanandosi dalle distrazioni e dal caos di New York. Ignora però che sta per scatenarsi l'inferno: i gatti del posto, impazziti, cominciano ad aggredire e uccidere le persone. Si potrebbe dire che questo Claw è la risposta felina a Gli uccelli; l'idea è anche carina, sullo svolgimento ho qualcosa da ridire perchè mi pare che si sia esagerato, se non sulle nefandezze, sicuramente sul numero degli animali coinvolti. Inutile anche il capitolo con una scena di sesso tra due dei protagonisti. Di certo, dopo averlo letto, nessuno guarderà il proprio micio allo stesso modo XD


Erano appena suonate le sei del mattino, un mattino piovoso del mese di marzo dell'anno 1639.

Questo purtroppo è l'ultimo libro della Invernizio attualmente in mio possesso e mi sento già piena di nostalgia non avendo più a disposizione altre storie piene di pathos e altamente improbabili come solo lei sa scrivere XD Questo libro, pubblicato nel 1916 ed ambientato nel Seicento a Torino, non è naturalmente un romanzo storico, in quanto l'ambientazione le serve solo per calcare ancora di più la mano infilandoci torture e roghi, nonché ville infestate da presunti fantasmi. La triste vicenda ha inizio quando un nobile rivolge un complimento volgare seguito da carezza lasciva a una giovane per strada; la fanciulla è accompagnata dal padre, che subito vendica l'onta ferendo il maleducato. Poichè egli è solo un poveraccio, pensa di mettersi in salvo con la fuga e si unisce ad alcuni briganti dei quali diventa il capo. Il nobile intanto continua a pensare alla ragazza, che ovviamente è straordinariamente bella. Succederanno le solite tragedie, i soliti tradimenti, le solite vendette. Ah Carolina, le polpette che scrivi tu non  le scrive nessuno! 


Al ristorante si tesse un velo tra il mio interlocutore e me. E mentre lui continua a parlare, la trama diventa sempre più fitta, finchè il velo diventa un lenzuolo nel quale mi crogiolerei con voluttà.

Pierre Daninos è stato uno scrittore umorista francese, ma io questo l'ho scoperto solo dopo aver letto questo libro che, arraffato a un mercatino, per via della copertina avevo creduto essere un giallo; in realtà, se la memoria non mi inganna, mi pare che effettivamente si trovasse in mezzo ai gialli. Pubblicato nel  1966, si tratta invece di un racconto autobiografico sulla depressione della quale egli soffrì per qualche tempo. Lo stile è comunque umoristico, per cui è un libro sulla depressione che non fa venire la depressione, ma che fa sghignazzare invece. Daninos, prima di soffrirne, è convinto che non si tratti di un vero disturbo, quanto di una sorta di moda. Scopre poi non solo che è una cosa seria, ma che tanti altri ne soffrono o ne hanno sofferto. Trovare la cura giusta diventa un pellegrinaggio fra diversi medici, ognuno con la propria soluzione, nessuna delle quali sembra efficace. Alla fine però Daninos esce dal tunnel e torna a godersi la vita. Questo è il genere di libro che leggerei per ammazzare il tempo, se ancora viaggiassi in treno: gradevole, che non richiede particolare concentrazione, che si dimentica quasi subito dopo averlo letto.


Soffrire per l'arte lo posso capire, ma morire? Non è proprio nel mio stile.

Josh Lanyon, pseudonimo di Diana Killian, è una popolare autrice di romanzi M/M, genere del quale ignoravo l'esistenza non perchè sono una persona morigerata, ma semplicemente perchè non pensavo avessero inventato una categoria per questo tipo di storie. A questo Somebody Killed His Editor, che è del 2009, sono arrivata come al solito del tutto casualmente e solo perchè Amazon aveva messo diversi ebook in saldo in occasione del Black Friday. Difatti ho esordito comprando un paio di best sellers in lingua originale allo scopo di mantenere in forma il mio famoso secondo neurone, anche se grazie alle attività con le bambole sento che sta per risvegliarsi pure il terzo, e poi mi sono detta che, già che c'ero, potevo pure prendere qualche altro titolo giusto per, anche perchè le biblioteche sono chiuse e la casetta del bookcrossing è desolata. Anche quando ho cominciato a leggerlo non avevo idea di dove mi stessi infilando, perciò potrei concludere che si è trattato di una piacevole sorpresa. Si tratta di un misto di giallo classico e romanzo rosa, che detto così in effetti suona leggermente agghiacciante, però la formula funziona perchè, tolte le scene di sesso appassionate tra i due protagonisti, la parte del giallo regge; oltretutto lo stile è brioso e divertente. I due personaggi principali sono scrittori, ma in passato sono stati anche per breve tempo amanti. Si ritrovano casualmente ad un workshop dove il primo, Christopher Holmes, si è recato al solo scopo di avere un incontro con un importante editore e convincerlo a continuare a pubblicarlo, perchè la sua stella è in declino. Al contrario il secondo, J.X. Moriarity, è sulla cresta dell'onda. Holmes s'imbatte in un cadavere prima ancora di arrivare al cottage dove si svolge l'incontro; è quello di una scrittrice tanto popolare quando odiata, infatti parecchi, alla notizia della sua morte, dichiarano di non esserne affatto sorpresi. Al secondo cadavere da lui rinvenuto, c'è chi comincia a pensare che sia proprio Holmes il colpevole, ma Moriarity, che è un ex-poliziotto, è convinto della sua innocenza e cerca di proteggerlo dal vero assassino. Fate a caso ai cognomi: si tratta di un chiaro omaggio ai più famosi Sherlock Holmes e James Moriarty.




Agatha Raisin guidava lentamente verso il villaggio di Carsely, al ritorno da una lunga vacanza, quando ormai l'inverno mite e piovoso cedeva il passo alla primavera.

Con lo pseudonimo di M.C. Beaton, la popolare e prolifica scrittrice  inglese Marion Chesney – scomparsa meno di un anno fa – ha scritto una serie di gialli con protagonista Agatha Raisin, una poco più che cinquantenne ex-PR che si è ritirata a vivere in un paesino delle Cotswolds. La si potrebbe definire la versione più giovane e più birichina di Miss Marple, nel senso che anche lei non fa che incappare in delitti che poi risolve, ma è ancora abbastanza giovane per provare attrazione per gli uomini ed ha una certa tendenza a imbrogliare a proprio favore. La serie, iniziata nel 1992, conta la bellezza di ventinove titoli; questo è il terzo ed è del 1994. Esiste anche una serie TV di sedici episodi (al momento: l'ultimo infatti è di quest'anno) che cercherò di vedere, se mai mi riuscirà (la vedo dura, non saprei dove trovarli). Mi aspetto che siano briosi e divertenti come questo libro, nel quale Agatha, al ritorno dal suo lungo viaggio, trova che tutto il villaggio è rimasto affascinato dalla nuova venuta, Mary, una divorziata sua coetanea con un fisico da urlo, la faccia rifatta e la tendenza a fare battute sgradevoli. E' proprio lei la vittima, e non ce n'è da stupirsene quando si scopre che è riuscita a offendere tutti i compaesani. Ci sono tutti gli elementi che mi piacciono in questo genere di gialli: l'ambientazione british, una protagonista simpatica – benchè non sia uno stinco di santo – battute salaci e personaggi pittoreschi. In questo caso c'è anche un delitto altrettanto pittoresco, come si capisce dalla copertina XD


Poliziotti prima di colazione. Prima del caffè, per di più. Come se i lunedì non facessero già abbastanza schifo. 

La curiosità uccise il gatto, e anche la Guchi, aggiungerei. Così quando ho cercato notizie su Josh Lanyon dopo aver letto  Qualcuno ha ucciso il mio editor, mi è balzato agli occhi un dato molto particolare: un altro dei suoi libri è finito al quinto posto nell'annuale classifica giapponese del genere BL, primo e unico romanzo straniero a essere entrato in classifica. Detto fatto, ho voluto leggere pure quello. Primo di una serie di sette che a sua volta ha ricevuto un premio nella categoria M/M, vede come protagonista il libraio gay Adrien English. E' lui che viene svegliato dai poliziotti un lunedì mattina e informato che Robert, il suo migliore amico, è stato ritrovato in un vicolo, accoltellato numerose volte. Adrien è naturalmente sospettato dell'omicidio, anche perchè la sera prima qualcuno ha visto lui e Robert litigare; è anche per questo che ad un certo punto si mette a fare qualche ricerca a titolo personale finendo per scoprire che quel delitto ha le gambe molto lunghe. Da amante dei gialli, che ho sempre letto in tutte le salse, devo dire che questo libro mi è piaciuto; come già notato per il precedente, la costruzione della trama regge molto bene, e qui c'è anche un crescendo di tensione e un bel po' di interrogativi ai quali rispondere, anche se alla fine è facile intuire l'identità del colpevole. Certo, siamo ben lontani da certi autori che sono tra i miei preferiti, ma di certo se si è in cerca di una lettura gradevole, divertente e veloce, questo è consigliato - a meno che non siate omofobici. A proposito, ma sono io o gli ebook si leggono molto in fretta? Forse a questo giro mi sono capitati libri di breve durata... 


giovedì 26 novembre 2020

love & anarchy

Non avevo davvero idea di cosa aspettarmi da questa serie svedese e ho deciso di vederla solo per spezzare il circolo vizioso nel quale Netflix mi stava facendo cadere, visto che dà suggerimenti in base alle cose viste in precedenza e ultimamente mi sta bombardando di serie poliziesche e/o in lingua spagnola. Per carità, non ho nulla contro nessuna delle due categorie, è solo che mi piace cambiare; così mi sono spostata nel nord-Europa e ho cercato di evitare i cadaveri. Tanto per cominciare, questa serie si vede molto velocemente perchè si tratta di otto episodi di circa mezz'ora l'uno: come vedere due film o Via col Vento, insomma. La protagonista è una donna di circa quarant'anni, Sofie; all'apparenza è una di quelle persone felici e realizzate, con due bravi bambini, un marito affettuoso, una bella casa e un lavoro interessante. Ha anche un padre pazzo che ogni tanto sbrocca contro i mali del capitalismo. Sofie comincia un nuovo lavoro come consulente presso una casa editrice in crisi; si sa, nessuno legge più libri, che siano di qualità o meno, e lei deve guidare la migrazione nel mondo digitale e studiare una promozione sui social. Quasi subito litiga col giovane tecnico informatico che le impedisce la concentrazione quando usa il trapano per un lavoro; dallo scontro iniziale però i due passano a un gioco che consiste in piccoli ricatti in cui a turno uno chiede all'altra di fare qualcosa di assurdo o ridicolo. Non è niente per cui ci si possa fare del male in realtà, però è chiaro che tra Sofie e Max scatta anche una forte attrazione, malgrado la notevole differenza d'età. Il problema però non è solo quello; Sofie, forse per via di questa situazione che si è creata, forse per altro, prende coscienza del fatto che non è soddisfatta della sua vita, eppure resiste e sembra sottomettersi al marito che insiste per tenerla nei binari della normalità. Mi è piaciuta e mi ha fatto ridere – ma non solo – questa serie; non è chiaro se proseguirà, del resto è molto recente.

martedì 24 novembre 2020

Ultraviolet


Stanca dei tradimenti del marito, Ola torna in Polonia e si guadagna la vita facendo l'autista. Una sera, dopo aver fatto scendere una cliente, assiste al suicidio di una ragazza che si butta da un cavalcavia. Ola però è pronta a giurare che vicino a lei c'era un'auto e che non si è trattato di un suicidio. La polizia non le crede, perciò lei si mette a cercare su Internet e trova un gruppo di detective amatoriali che si occupano di cold cases. Riesce a coinvolgerli e di lì in poi diventa una delle collaboratrici più assidue, iniziando a investigare anche su casi freschi. Il gruppo si chiama Ultraviolet e sfrutta le moderne tecnologie e i social networks per fare ricerche, grazie anche al fatto che uno del gruppo è un genio dei computer. Non dovendo rispettare le regole della polizia, essi riescono a essere sempre un passo più avanti. I poliziotti oscillano tra il tollerarli e il non sopportarli, ma a volte arrivano a chiedere il loro aiuto proprio perchè in certi casi si ottengono più risultati in via ufficiosa. Mi è piaciuta questa serie polacca, ambientata a Łódź; il personaggio di Ola è quello che trascina il tutto, un forte carattere femminile che agisce sempre al limite dell'incoscienza e che a volte meriterebbe due scapaccioni. La serie al momento conta due stagioni e io spero che proseguano, anche perchè il finale è apertissimo.


domenica 22 novembre 2020

Instagram Guchi style

Sono quasi tre mesi che ho aperto su Instagram il profilo dedicato alle bambole; magari è presto per fare un bilancio, ma almeno una piccola riflessione mi viene naturale. Per me è normale, nel momento in cui ho un interesse, cercare il confronto con gli altri, perciò quando mi sono appassionata di nuovo alle bambole e ho abbinato questo alla mia passione per la fotografia, mi è sembrato logico rivolgermi a una piattaforma dove trovare altri come me. All'inizio sbirciavo solo, ma dopo aver aperto il mio profilo ho cominciato a seguire diverse persone perchè mi piace quello che fanno. Come per tutte le mie cose, la mia motivazione è il divertimento, anche perchè mi sono resa conto che è decisamente meglio non fare confronti e non stare a badare ai numeri. Lo dico con cognizione di causa perchè soffro cronicamente di mancanza di autostima e anche se negli ultimi anni le cose sono andate meglio, mi accorgo di quanto sia facile per me trarre certe conclusioni. Per esempio, se vedo il profilo di qualcuno che fa delle foto splendide e ha un migliaio di followers non mi meraviglio, anzi; se però vedo qualcuno che, con altrettanti o più followers, fa della roba che francamente non mi sembra migliore di ciò che faccio io che in tre mesi sono arrivata con fatica a poco più di duecento, una piccola botta di depressione mi viene. L'altra arriva quando noto l'altalena: un giorno ho tre followers in più, il giorno dopo ne ho persi due. Insomma, mi viene da chiedermi perchè e concludo che evidentemente non dico che faccio schifo, ma quasi. Riguardo all'ultima cosa però mi hanno spiegato il meccanismo del "follow to unfollow", un aspetto della socialità di Instagram che non conoscevo e che consiste in questo: io comincio a seguirti non perchè mi piace il tuo profilo, ma solo perchè mi aspetto che tu mi segua a tua volta e, appena lo fai, io smetto di seguirti perchè di te mi interessa solo che aumenti il numero dei miei followers (quello che anni fa con altri amici blogger chiamavamo la collezione delle figurine XD). Capisco che al di là della soddisfazione del proprio ego, avere molti followers ti porta ad un certo punto ad avere vantaggi di tipo economico - ciò su cui campano i famigerati influencer, però a me non interessano queste dinamiche, mi interessa vedere delle cose che mi piacciono, e di qui il fatto che seguo solo chi mi piace. Rovesciando la medaglia, allo stesso modo preferisco che le persone che mi seguono lo facciano perchè gli piace quello che faccio e non per altri motivi. Quindi dovrei concludere che la mia esperienza su Instagram è negativa? No, e per tre motivi:

  • ho conosciuto alcune persone con le quali interagisco piacevolmente;
  • seguo dei profili davvero belli, che sono una gioia per gli occhi;
  • il fatto di postare le mie cose stimola la mia creatività e mi spinge a fare sempre del mio meglio.

Finchè rimangono questi presupposti, specialmente l'ultimo che è il fondamentale, Instagram per me ha un bilancio positivo.


venerdì 20 novembre 2020

Strega per sempre

 

Nel 1646 la schiava Carmen, che è anche una strega, viene condannata al rogo per via della relazione amorosa che intrattiene con il figlio del proprio padrone. In carcere però un tale Aldemar, che si trova nella cella accanto alla sua ed è ugualmente accusato di stregoneria, le dice che, se accetterà di aiutarlo consegnando una pietra ad una certa persona nel futuro, le permetterà di salvarsi dal rogo e di tornare indietro nel tempo, in modo da impedire che il suo innamorato venga ucciso dal padre. Carmen ovviamente accetta e si trova ai tempi nostri dove, oltre a cercare di compiere la missione affidatale, fa amicizia con alcuni ragazzi e si trova a dover risolvere anche i casini che combinano loro. Si può fare una serie sulla magia senza quasi nessun effetto speciale? Sì, e questa produzione colombiana ne è la dimostrazione. La potremmo considerare la versione povera di Sabrina, insomma. Tratta dal libro di successo Yo, Bruja di Isidora Chacón, è al momento ferma alla seconda stagione e non si sa se verrà rinnovata. Io l'ho trovata a tratti un po' naive e con qualche pecca logica nella trama, ma tutto sommato godibile grazie principalmente ai personaggi e alle loro interazioni; l'unica cosa che ho patito è stata la colonna sonora, perchè quasi tutte le canzoni mi hanno fatto venire l'orticaria. Ho letto che questa serie ha suscitato critiche per via del clichè della relazione tra schiava e padrone e perchè ad un certo punto sembra che Carmen preferisca tornare nel passato, pur essendo schiava, per restare insieme al suo amato; in realtà è lui che, dopo averla raggiunta nel presente, preferisce tornare al suo tempo perchè non riesce a integrarsi con la mentalità contemporanea. Carmen trova poi modo di consolarsi con uno stregone che è un pezzo di figo notevole XD

mercoledì 18 novembre 2020

La ragazza del Kyūshū, Matsumoto Seichō


Kiriko lasciò la pensione di Kanda alle dieci del mattino.

Sarebbe voluta uscire prima, ma aspettò fino a quell'ora, perchè aveva sentito dire che gli avvocati famosi non arrivano mai troppo presto in ufficio.


Quando si tratta di libri giapponesi non so mai se rallegrarmi o amareggiarmi. Se da un lato sono ovviamente contenta che ne vengano tradotti e distribuiti, dall'altro mi viene lo sconforto quando vado a guardare la data di edizione originale e scopro, come nel caso di questo Bandiera nella nebbia (Kiri no Hata霧之旗 - il titolo che gli ha dato l'autore), che è uscito nel 1961 e da noi è sbarcato nel 2019, certamente sull'onda del successo (parola grossa, ma è tanto per capirci) del precedente Tokyo Express che avevo già avuto modo di apprezzare. Molto ironico, considerato che Matsumoto è stato un autore di gialli molto prolifico, nonché molto famoso in patria. Questa storia parla di vendetta e di onore; va certamente contestualizzata, cosa che non avviene se non si guarda appunto alla data in cui è stato scritto, in quanto dal testo non emergono elementi chiaramente cronologici, a parte un vago sentore che ci si muova in un periodo non certo contemporaneo. Kiriko, la fanciulla citata nell'incipit, si reca a Tokyo a chiedere l'assistenza di un famosissimo avvocato per difendere il fratello dall'accusa di aver ucciso una vecchia usuraia; l'avvocato però sta pregustando le ore che si appresta a trascorrere insieme alla giovane amante, e anche il fatto che Kiriko non si possa permettere la salatissima parcella fa sì che l'uomo le opponga un rifiuto. Difeso da un incompetente avvocato d'ufficio sulla base di prove che appaiono schiaccianti ma che, se fossero esaminate con più attenzione, servirebbero invece a scagionarlo, il fratello di Kiriko viene condannato alla pena di morte e muore di malattia in carcere mentre attende il processo d'appello. Questa è la premessa che porterà a una serie di eventi che sconvolgeranno più di una vita. Devo dire che ho apprezzato la piega inaspettata che ha preso ad un certo punto la storia; non me l'aspettavo. Si tratta però di una di quelle storie che, secondo me, può avere senso solo se si è giapponesi o appassionati di questa cultura. Oppure dotati di un forte senso dell'onore, ammesso che da noi esista ancora XD

lunedì 16 novembre 2020

The Witcher

Premetto che non sapevo nemmeno che cosa fosse The Witcher fino a che non sono andata all'edizione 2019 di Lucca Comics; in seguito mi sono procurata i libri, ma non li ho ancora letti per via di una nuova regola che mi sono data. Ovvero: vedere sempre prima film/serie e poi leggere il libro dal quale sono stati tratti; in questo modo posso godermi la visione senza fare confronti che il più delle volte sottolineerebbero la delusione rispetto all'originale. Poi ci possono sempre essere le eccezioni, per esempio i produttori di questa serie dicevano che ci sarebbe materiale per sette stagioni, non credo proprio che aspetterò dieci anni per leggere i libri! Intanto però ho cominciato con la prima stagione di otto episodi che, forse proprio perchè ero a digiuno della materia, mi è piaciuta molto. Quello che balza all'occhio è che non hanno badato a spese ed hanno realizzato un prodotto molto ben fatto. Quanto alla trama, non ci vuole molto per capire che gira intorno a tre personaggi principali e che essi sono in qualche modo connessi. Il primo è ovviamente il witcher del titolo, ovvero una sorta di super-uomo creato tramite la magia; Geralt di Rivia si guadagna la vita ammazzando mostri su commissione ed è un solitario di poche parole che, a quanto si dice, non prova sentimenti, come tutti quelli della sua specie. Il secondo è la maga Yennefer, potentissima e dotata di un quarto di sangue elfico, però ignara di ciò che è oltre che affetta da una grave deformità fisica; Yennefer sarà scoperta ed educata in modo da poter usare in pieno i propri poteri, e già che c'è si rifà pure il look e diventa una strafiga. Infine c'è l'adolescente Cirilla, principessa di un regno destinato alla sconfitta e alla distruzione; Cirilla ha anche lei un potere del quale non sa nulla, ma che molti temono. Di lei dovrebbe occuparsi Geralt in seguito ad un voto, però Geralt se n'è lavato le mani fino a che non ha saputo che la sua vita è in pericolo. Con una linea temporale che parte della fine, poi va indietro nel tempo e infine torna al presente, abbiamo modo di conoscere meglio i vari caratteri e di vederli all'opera. Io mi sono goduta le loro gesta ed ora attendo che esca la seconda stagione – se va bene la prossima primavera.

sabato 14 novembre 2020

il ragazzo giusto


E' strano come a volte cose apparentemente insignificanti ci rimangano impresse. Per esempio, ricordo che agli inizi degli anni novanta su una delle riviste della mia parrucchiera lessi la recensione de Il ragazzo giusto, corposo romanzo di Vikram Seth - conta infatti un migliaio di pagine. Non so che cosa mi colpì in particolare, sta di fatto che decisi di comprarlo e che lo lessi con grandissimo gusto, tanto che di recente stavo pensando di rileggerlo. Ed ecco che spunta fuori su Netflix una serie tratta da esso! Premetto che alla fine il libro non l'ho riletto e quindi il ricordo che ho della trama è piuttosto nebuloso; vedere la serie dunque è stato un po' come partire da zero. Diretto da Mira Nair e prodotto dalla BBC - due elementi che giocano a suo favore - la serie ci porta in India nel 1951. Al matrimonio (combinato) della figlia maggiore, Rupa comincia a pensare al ragazzo giusto da far sposare a Lata, la figlia minore. Lata non avrà le idee molto chiare sul proprio futuro, ma è una ragazza indipendente che frequenta l'università e che non ha certo il matrimonio tra le sue priorità. Accetta però la corte di un compagno di studi e se ne innamora, ma quando sa che si tratta di un musulmano, capisce che la loro storia non avrà futuro perchè la sua famiglia, che è indù, non permetterà mai la loro relazione. Intanto con la madre si trasferisce a Calcutta a casa del fratello maggiore, e qui attira l'interesse del fratello della cognata, un popolare poeta. Rupa però ha individuato, tra molti candidati che le vengono proposti, un fabbricante di scarpe che ritiene perfetto per Lata. Oltre alle vicende sentimentali di Lata, la storia segue anche altri personaggi, il tutto sullo sfondo delle elezioni che si svolsero nel 1952 portando al trionfo il partito del Congress e degli attriti tra indù e musulmani, argomento purtroppo ancora di triste attualità in India. Come dicevo, non ricordo il libro, se non per quanto mi pacque. Questa serie di certo è meritevole di visione, se non altro per lo spaccato di un tempo e di una cultura tanto lontani dai nostri, però non fa scintille, anche se alcune scene mi sono piaciute molto.


giovedì 12 novembre 2020

qualcuno deve morire


Questa miniserie in tre episodi è opera dello stesso autore de La Casa de las Flores. Ambientata negli anni Cinquanta nella Spagna franchista, ha un tono decisamente più drammatico dell'altra. Anche qui c'è una forte tematica omosessuale. Gabino, tornato a casa dopo un lungo soggiorno in Messico presso i nonni materni, si è portato appresso il suo miglior amico, Lázaro. Gabino è innamorato di Lázaro, che invece è eterosessuale e si prende subito una scuffia per la madre dell'amico. Nell'omofobica società dell'epoca però viene immediatamente catalogato come omosessuale perchè è un ballerino. La nonna di Gabino - una perfidissima Carmen Maura - tiene le redini della famiglia e detesta la nuora. Il padre di Gabino è vice-direttore in un carcere femminile che fornisce manodopera ad alcune fabbriche, ed è in combutta con il padrone di un calzaturificio; i due pensano di fare sposare i figli per consolidare i propri affari, ma naturalmente Gabino si oppone, mentre la ragazza, Cayetana, ha messo gli occhi addosso a Lázaro. Insomma, le cose si complicano ed arrivano al punto in cui solo l'omicidio può risolverle. Mi è piaciuta molto anche questa serie, malgrado qui non ci sia niente da ridere. Tra i protagonisti ci sono Cecilia Suárez (che era anche in La Casa de las Flores), Alejandro Speitzer (il toyboy di Oscuro desiderio) ed Ester Expósito (vista in Elite).


martedì 10 novembre 2020

La casa de las flores

Se amate lo stile soap e il mondo arcobaleno, ecco la serie che fa per voi. Questa serie messicana di tre stagioni più un episodio speciale infatti vede tra i protagonisti personaggi dalle sessualità più disparate; interessante che un simile prodotto sia stato girato in un paese che non penso brilli tra i paladini dei diritti LGBT. La trama, come in tutte le soap che si rispettano, gira intorno a una famiglia per niente normale. In realtà i de la Mora hanno fama di essere una famiglia perfetta per merito del fatto che la matriarca Virginia ha sempre lottato per mantenere le apparenze. Invece lei coltiva marijuana e la fuma spesso e volentieri per rilassarsi, la figlia maggiore ha divorziato dopo che il marito è diventato transessuale, la figlia minore è ninfomane e il figlio bacia più volentieri il commercialista della fidanzata. A mettere in moto gli eventi però è il marito di Virginia; egli ha da vent'anni un'amante, con la quale ha fatto anche una figlia, che decide di andarsi a impiccare nel negozio di fiori dei de la Mora proprio durante la sua festa di compleanno. La donna lascia una lettera a Virginia - che in realtà è al corrente della relazione - dicendole di aver approfittato di una delega di suo marito per farsi fare dei prestiti mai rimborsati; Virginia potrebbe usarla per scagionare il marito che intanto viene arrestato, invece sceglie di tacere per dargli una lezione. Per liberare il padre, alla quale è legatissima, la figlia maggiore richiama dalla Spagna il marito trans, noto avvocato, e scopre di amarlo ancora. Intanto il figlio minore deve scegliere tra la fidanzata e il commercialista, mentre l'altra sorella tradisce il fidanzato con il figlio dell'amante del padre. E questa è solo la prima stagione XD Gli attori mi sono tutti sconosciuti, a parte la mitica Verónica Castro, icona delle soap messicane e nota al pubblico italiano per il suo ruolo in Anche i ricchi piangono, considerata come la soap più famosa di sempre. Il figlio è intepretato da Dario Yazbek Bernal, fratello minore di Gabriel García Bernal. Da vedere assolutamente in originale perchè, se anche non capite lo spagnolo, il modo di parlare della figlia maggiore è talmente particolare che merita!


domenica 8 novembre 2020

Trieste Science+Fiction Festival: la serie coreana SF8

Confesso che a convincermi a fare il solito accredito virtuale è stata la serie coreana SF8, composta di otto episodi autoconclusivi, tutti tratti da romanzi o racconti. E' una serie che mi è piaciuta molto e sono contenta di aver avuto l'occasione di vederla.

The prayer - Ganhojoong 간호중 (titolo originale: l'infermiera)


Una ditta tedesca ha inventato quelli che chiama uomini artificiali; si tratta di androidi che vengono utilizzati in vari campi. In particolare in questo episodio ci viene mostrato come le infermiere androidi si prendano cura di pazienti in gravi condizioni. Il problema è che questi androidi sono molto costosi e i modelli più economici si occupano solo di mantenere le funzioni vitali del malato e dunque c'è bisogno della costante presenza di un umano per tutto il resto. In questo modo il carico della cura dei malati resta comunque grandemente sulle spalle dei congiunti. E' il caso di una donna con il marito impazzito; la sua infermiera si occupa giusto di controllare che i parametri dell'uomo siano corretti. La poveretta è sfinita dalle continue crisi del marito. In un'altra stanza le cose vanno apparentemente meglio; ad accudire una donna in coma da dieci anni c'è un androide di tipo più evoluto, cosa che permette alla figlia della donna di assentarsi quando vuole. La ragazza è comunque molto angosciata, piena di debiti. La moglie del pazzo ad un certo punto non ce la fa più e si suicida, dopo aver tentato di soffocare il marito; l'infermiera androide interviene e salva il marito, ma non muove un dito per la donna perchè non è programmata per intervenire in aiuto di altri. L'infermiera che accudisce la donna in coma capisce lo stato preoccupante della salute mentale della figlia e arriva a concludere che anche lei sta per suicidarsi; l'unico modo per salvarla è che lei uccida la madre, liberandola dal fardello. Quello che colpisce non è solo l'androide che sviluppa un pensiero indipendente, idea che si è già vista, ma il dilemma morale legato all'eutanasia. E' giusto porre termine alla vita di una persona in stato vegetativo per restituire serenità a un'altra? Dirige questo episodio Min Kyu-Dong, regista di Antique e di un episodio di Five Senses of Eros.

Blink  블링크


Per ottimizzare il loro lavoro, i poliziotti del futuro sono connessi a un computer che fornisce un sacco di dati in tempo reale. L'agente Kim Ji-Woo però non si fida di questo software perchè da bambina i genitori sono morti in un incidente dopo aver attivato la modalità di guida automatica della loro auto. Quando l'aver ignorato le istruzioni del computer le fa perdere un sospettato, i suoi capi le impongono di accettare per un certo periodo di tempo all'interno del suo cervello un assistente digitale. Solo lei è in grado di vedere Seo-Nang: infatti per agevolarle l'interazione questo software acquisisce un volto umano. Collaborare farà sì che Ji-Woo finisca per fidarsi completamente. Storia piacevole, con alcune scene di azione, la cui protagonista è Lee Si-Young; nel cast anche Lee Joon-Hyuk che interpreta il suo capo. Io comunque non so se mi fiderei al 100% di un assistente digitale; resto convinta che il giorno che verrà meno la connessione, saremo tutti nella merda XD

Joan's Galaxy - Woojooin Joan 우주인 조안 (titolo originale: astronauta Joan)


Siamo nel 2046 e tutta la Terra è invasa dalle polveri sottili. Le persone si dividono in due gruppi: quelli immuni, che campano fino a cent'anni, e quelli che non lo sono ed hanno un'aspettativa di vita di circa trent'anni. Io è figlia di persone immuni però alla nascita il vaccino con gli anticorpi che avrebbero reso immune anche lei è stato somministrato per errore a un'altra neonata. La ragazza si trova quindi a dover rivedere il suo progetto di vita, visto che morirà giovane. Accosta così Joan (Kim Bo-Ra), una compagna di università, che fa parte dei non immuni. Le due diventano amiche e, grazie a Joan, Io scopre uno stile di vita diverso, in cui le persone, proprio perchè sanno di dover morire giovani, vivono pienamente e liberamente. Un episodio toccante con un finale commovente che mi è piaciuto proprio tanto.

Manxin 만신


La app Manxin (che significa diecimila dei) prevede il futuro con un'accuratezza del 96%. Questo ha portato a uno sconvolgimento della società: moltissima gente ne è diventata dipendente e non osa più muovere un passo senza aver prima letto la propria previsione quotidiana, si è addirittura creata una religione e l'economia stagna in quanto nessuno osa più investire alla cieca. To Sun-Ho si mette alla ricerca del creatore di Manxin per fare luce sulla morte della sorella che ne era dipendente; la sera della sua morte, la donna era precipitata in una voragine apertasi al centro della strada e Sun-Ho vuole leggere l'ultima profezia da lei ricevuta per capire se Manxin è responsabile della sua morte. Salta fuori però che la sorella aveva disinstallato l'app da una settimana, quindi il suo è stato un semplice incidente. Intanto però si scopre che Manxin, che è un'AI, deve fare un update che potrebbe portarla ad avere un potere totale sul destino degli uomini oppure, se fallisce, a perderlo. Che cosa succederà? Una bella riflessione sul libero arbitrio e sul fatto di accettare quello che ci riserva il destino. To Sun-Ho è interpretata da Lee Yeon-Hee. 

White Crow - Hayan Ggamagwi 하얀 까마


Questo è l'episodio che mi ha coinvolto di meno, forse perchè non sono un'appassionata di videogiochi. Una popolare game streamer viene attaccata da una donna che dice di essere una sua vecchia compagna delle scuole superiori; questa donna afferma che lei è una bugiarda, che a scuola era vittima di bullismo e che pare si fosse suicidata. Lei si difende dicendo che non è vero, che a suicidarsi era stata una sua amica, ma ormai il dileggio è partito. Per rimediare alla frittata e dimostrare che non è una bugiarda, la gamer accetta di fare in diretta una partita di un gioco che fa affrontare ai giocatori le loro paure e i loro traumi; si trova così catapultata di nuovo a scuola, dove dovrà affrontare i suoi fantasmi. Forse l'unica morale qui è che c'è gente disposta a tutto pur di mantenere la reputazione che si è creata.

Love Virtually - Jeunggang Kongkakji 증강 콩깍지 (titolo originale: baccello di fagioli rinforzato)


Non poteva mancare un capitolo sull'amore virtuale. In questo episodio spopola un'app dove appunto si formano coppie virtuali; il successo è tale che sono più quelle virtuali di quelle reali. Anche Seo Min-Joon e Han Ji-Won sono iscritti e virtualmente una coppia, ma la cosa particolare è che, al momento di scegliere l'avatar, hanno messo le loro vecchie e brutte facce precedenti gli interventi di chirurgia estetica con i quali si sono rifatti i connotati diventando entrambi bellissimi. Quando l'app va in crash mandando gli utenti in astinenza, i due decidono di incontrarsi di persona, ma con quale faccia? Se il primo quarto d'ora è esilarante, il resto non regge, ed è un peccato perchè i presupposti sono buoni, così come lo è l'eterna domanda se conta di più l'aspetto esteriore o come siamo dentro. Protagonisti sono Choi Si-Won e Uee, mentre An Se-Ha fa l'amico di Min-Joo. Anche il regista Oh Ki-Hwan è passato per Five Senses of Eros.

Baby It's Over Outside - Iljooil Mane Saranghal Soon Eodda 일주일 만에 사랑할 순 없다 (titolo originale: non posso amare in una settimana)


E' arrivata la fine del mondo! Un asteroide sta per schiantarsi contro la Terra; la NASA ha inviato un missile, mancando però il bersaglio, e quindi è ufficiale che in una settimana la Terra sarà distrutta. Stranamente la gente non cede al panico, cerca invece di vivere al meglio gli ultimi giorni. Il giovane poliziotto Kim Nam-Woo è frustrato dall'amoreggiare collettivo; gli sembra di aver sprecato la sua vita avendo passato molti anni studiando come un matto, perdendo così anche gli amici che aveva. Sorprende una ragazza a scavalcare un cancello e, convinto sia una ricercata, l'arresta. Salta fuori che si è sbagliato. La ragazza dice che stava cercando di rintracciare una sensitiva; infatti da che si sa che il mondo sta per finire, molte persone dotate di superpoteri hanno fatto coming out, tanto che la nuova speranza è che grazie a loro si possa riuscire a mandare un altro razzo per distruggere l'asteroide. La sensitiva poi trova un altro sistema per salvare la terra, ma richiede che la ragazza s'innamori di Kim Nam-Woo. Ci riuscirà? Uno dei miei episodi preferiti di questa serie, perchè riesce a rendere piacevole la catastrofe XD A interpretare il poliziotto c'è David Lee; cameo di Kim Gang-Hyun.

Empty Body - Ingan Jeungmyung 인간 증명 (titolo originale: prova umana)


Nel futuro sarà possibile fare rivivere i morti; sarà sufficiente commissionare un androide con le stesse fattezze del defunto e, tramite l'intelligenza artificiale, ripristinare ricordi, carattere, ecc. E' proprio quello che fa Ga Hye-Ra quando il figlio muore in un incidente, incidente le cui dinamiche non sono chiare, tant'è che c'è il dubbio che il ragazzo si sia voluto suicidare. La sua replica dopo qualche tempo cade nel mutismo e nella depressione, fino a che la donna non accusa l'androide di aver ucciso la coscienza del figlio. Lui si difende spiegando che è stato proprio il figlio a supplicarlo di porre fine alla sua vita. Un episodio che ci vuole fare riflettere sull'accettazione della perdita di chi amiamo, in cui la figura della madre, benchè piena di dolore, mi è stata antipatica perchè l'ho trovata profondamente egoista.


venerdì 6 novembre 2020

Trieste Science+Fiction Festival: i film che ho visto


Altra ghiotta occasione per vedere dei film che altrimenti non avrei visto è stata la versione online del Trieste Science+Fiction Festival, anche questa in collaborazione con Mymovies. C'erano anche molti cortometraggi, ma non è che potevo stare 24 ore al giorno davanti al computer e così mi sono concentrata sui film, cercando di vederne il più possibile. Ecco quali ho visto, in ordine cronologico:

Immortal (Argentina 2020)


Tornata a Buenos Aires per motivi burocratici, Ana incontra la matrigna e, tramite lei, l'uomo che crede abbia mandato in rovina suo padre, morto recentemente. Costui le dice che le cose non stanno come crede e che in realtà suo padre ha investito in un progetto: Leteo è una sorta di mondo parallelo artificiale dove vengono mandati i morti, così che i vivi possano recarvisi e incontrarli ancora. L'incredula Ana ritrova infatti il padre e incontra un uomo che più tardi scoprirà essere il figlio dell'inventore di Leteo. Questo film a me non ha detto granchè, però devo specificare che è proprio l'argomento che non è per niente nelle mie corde, nel senso che ho sempre pensato che i morti vanno lasciati riposare e basta. Anche il finale mi è sembrato piuttosto scontato, probabilmente lo avrei apprezzato di più prima di diventare disincantata come sono ora.

Boys from County Hell (Irlanda/UK 2020)


Nel piccolo e noioso paesino di Six Mile Hill l'unica attrazione turistica è la tomba di un presunto vampiro; gli abitanti dicono che sia stata l'ispirazione per Bram Stoker nel creare il suo Dracula, ma in realtà nessuno crede veramente che sotto quel mucchio di pietre sia sepolto un mostro. Succede però che William ed Eugene una sera si scazzottano proprio accanto alla tomba; William ci cade sopra ferendosi una mano e poco dopo viene ucciso da una bestia. Intanto il padre di Eugene viene incaricato di spianare il terreno per la costruzione di una strada e la tomba viene distrutta. Mentre si viene a sapere che William in realtà non è morto ma si è trasformato in un vampiro, anche l'antico essere sepolto si risveglia. Molto divertente questo film irlandese, devo dire che mi è davvero piaciuto. Non è una parodia, ma è costruito come una commedia più che come un film dell'orrore e l'operazione è perfettamente riuscita.

The trouble with being born (Austria/Germania 2020)


Un uomo e una bambina (padre e figlia?) trascorrono il tempo oziando accanto a una piscina. Che la bambina sia in realtà un androide lo si capisce dopo che il padre la rinviene svenuta in piscina e, anzichè dare di matto, la riattiva. Pare che i due si amino molto, infatti a una certo punto si capisce che il padre con l'androide ci fa pure sesso. Questa svolta pedofila - benchè trattata con molta attenzione, infatti di esplicito non si vede nulla - ha causato problemi al film, tant'è che alla Berlinale, dove ha ricevuto il premio speciale della giuria per la sezione alla quale partecipava, diversa gente se n'è andata a metà proiezione, mentre al festival di Melbourne hanno deciso di non proiettarlo proprio. Comunque sia, ad un certo punto sembra che la bambina androide scappi di casa; sale su un'auto e viene poi lasciata a casa di una vecchia, che dopo un po' non la sopporta più, così viene modificata per farla somigliare al fratello morto bambino della vecchia. Anche questa convivenza non funziona, tant'è che l'androide si fa investire dal treno. Non ho capito qual è il succo? La solitudine? L'androide che acquista coscienza? Boh. Ho letto qua e là le recensioni e non è chiara l'origine di Elli; Wikipedia dice che l'ha costruita il padre per replicare la figlia scomparsa, altrove dicono che è stata messa a disposizione di un pedofilo per l'estate. Sia come sia, questo non è il mio genere di film, ho bisogno che le cose me le spieghino un po' meglio perchè sennò non ci arrivo!

Mortal (Norvegia/USA/UK 2020)


A me è piaciuto molto questo film, anche se nella seconda parte è meno potente e anche se il finale, benchè me lo aspettassi tragico, mi ha comunque lasciata rattristata. E' la storia di un giovane americano di origini norvegesi che, tornato in Norvegia alla ricerca dei parenti, si scopre dei poteri soprannaturali. Da principio provoca un incendio nel quale i parenti che lo ospitavano muoiono tutti; fugge nei boschi e vi resta per parecchio tempo, fino a che, recatosi in una città per rubare medicine e bende, viene intercettato da un gruppo di adolescenti e provoca accidentalmente la morta di uno di essi. Viene quindi arrestato e conosce una giovane psicologa che cerca di aiutarlo e che è la prima persona con la quale riesce ad aprirsi. Cercando di ricostruire l'inizio degli strani fenomeni, i due tornano dopo alcune peripezie alla fattoria iniziale e qui viene scoperta una grotta dove il giovane trova il martello di Thor che gli permette di controllare i fulmini. Purtroppo anche gli americani sono sulle sue tracce e, come al solito, prendono la decisione sbagliata per risolvere quello che ritengono un problema. Bel lavoro davvero questo film norvegese, e mi fa ancora più piacere che una pellicola così sia di produzione europea, alla faccia di tutti i film sui supereroi che sfornano gli americani. Questo ha la giusta dose di umanità, per questo l'ho così gradito.

Jumbo (Francia/Belgio/Lussemburgo 2020)


Carino questo film, anche se mi aspettavo qualche massacro finale che invece non c'è stato. Jeanne è una ragazza particolare; parla poco, costruisce modellini del parco dei divertimenti dove lavora come addetta alle pulizie, ma soprattutto s'innamora di Jumbo, una delle giostre. I problemi cominciano quando lo va a raccontare alla madre, la quale ovviamente la prende per pazza. Jumbo, che prima reagiva illuminandosi e muovendosi per comunicare con lei, s'immobilizza quando Jeanne lo disconosce, in un tentativo di ritorno alla normalità. Alla fine però andrà tutto bene e, con l'aiuto della madre, Jeanne e Jumbo si sposeranno. Il film è ispirato all'oggettofilia, una delle tante parafilie che esistono, che consiste nell'innamorarsi di un oggetto inanimato.

Coma (Russia, 2019)


Un giovane architetto si sveglia in un mondo stravolto, formato da frammenti di città di diverse parti del mondo disposti in modo caotico; alcuni edifici e molte persone appaiono corrotte da una sostanza nera e dei grandi mostri antropomorfi lo inseguono. Mentre cerca di raccapezzarsi, fanno la loro comparsa tre persone che lo trascinano con loro fino a una sorta di rifugio dove si trovano altri. Lì gli viene spiegato che sono tutti in coma e che il mondo in cui si trovano è formato dai frammenti dei ricordi di tutti loro. Alcuni hanno sviluppato delle specie di superpoteri e anche lui scopre di poter costruire cose dal nulla. Salta però anche fuori che tutti sono manipolati da uno scienziato pazzo che vuole costruire una città ideale in questo mondo inesistente e spedirci a vivere, dopo averli mandati in coma, i seguici della religione che ha fondato. La trama è un po' meh, però visivamente il film è molto interessante, inoltre il ritmo è abbastanza sostenuto e non si rischia il colpo di sonno. Molto strano, comunque.

Come in cielo, così in terra (Italia 2020)


Siccome non volevo fare la figura della cagacazzi che smerda il cinema nostrano, mi sono costretta a vedere fino alla fine questa pellicola in prima visione, opera del bergamasco Francesco Erba, pellicola che sta tra The Blair Witch Project e uno spettacolo di marionette. La storia si svolge su due piani temporali; il presente, in forma di mockumentary, e il passato, ricostruito con pupazzi animati. Nel presente un uomo – un giornalista? - interroga due persone coinvolte in degli strani accadimenti, nel 1275 assistiamo a degli esperimenti alchemici per resuscitare i morti. Per quanto da principio abbia trovato la cosa bizzarra, mi sa che la parte dei pupazzi è quella che mi è piaciuta di più. L'intervista al poliziotto, per dire, l'ho trovata estremamente irritante per via del tono dell'intervistatore. Comunque, faccio fatica a esprimere un parere. Vorrei lodare l'impegno e, riguardo ai pupazzi, l'originalità, però la trama alla fin fine risulta piuttosto assurda e, considerato quanto ho penato ad arrivare in fondo, non posso certo dire che mi sia piaciuto. Sorry.

Lapsis (USA 2020)


Mi è piaciuto questo film che, benchè ambientato in un futuro prossimo immaginario, è attualissimo perchè tratta dei diritti dei lavoratori della gig economy. In questo mondo i computer quantistici sono la norma, ma perchè la rete funzioni c'è bisogno di collegare continuamente dei cavi ai vari ripetitori. Per risparmiare, sono stati inventati dei robottini che però non riescono a superare tutti i tipi di ostacoli che trovano sul percorso, per questo vengono assunte delle persone. La paga è molto buona, però se qualcuno viene superato dal robot e se questi arriva primo alla meta, il salario viene azzerato. Ovviamente le persone vorrebbero eliminare i robot, ma se li distruggono sono guai. La soluzione potrebbe averla Lapsis, un ex-lavoratore, consideraro un traditore perchè ha scritto il codice dei robot e ideato il sistema per rilevare il DNA dai mezzi usati per bloccarli, in modo da risalire ai colpevoli. Ray, bisognoso di soldi, con mezzi illeciti ha la rilevato l'identità di questo fantomatico Lapsis. Riuscirà a trovare il modo di fermare i robot senza farsi scoprire? Ha vinto pure un premio questo film che scorre via gradevolmente, anche se non ci sono né azione né colpi di scena particolari.

Post mortem (Ungheria 2020)


Sopravvissuto a un'esplosione durante la Prima Guerra Mondiale, un fotografo sbarca il lunario fotografando cadaveri. A una fiera una bambina lo invita a recarsi nel suo villaggio dove di morti ce ne sono in abbondanza, visto che ha imperversato la Spagnola e, a causa del terreno gelato, non è ancora stato possibile seppellirli. L'uomo segue il consiglio, ma quando sviluppa le foto scorge delle strane ombre che non si era accorto di riprendere. In breve si scopre che il villaggio è infestato da degli spiriti cattivi che non si sa bene che cosa vogliono. Con i potenti mezzi tecnici (per il 1918) a sua disposizione, il fotografo li immortala e li registra, cercando di risolvere la situazione. Penso che fare un buon film di fantasmi non sia cosa facile; finchè si tratta di far paura sono bravi tutti, ma l'asino cade nella conclusione, quando occorre spiegare perchè gli spiriti sono incazzati ed eventualmente rispedirli nell'aldilà. Questo film secondo me funziona bene fino a che non si arriva al dunque, infatti il finale mi è sembrato privo di logica. Prima di allora però vale sicuramente la visione.

Dune drifters (UK 2020)


La Terra è in guerra contro un nemico alieno molto forte. All'inizio del film, una pattuglia di navicelle spaziali terrestri si sta recando presso una colonia quando si trova a dover dare battaglia. Alcune vengono distrutte, altre riescono a mettersi in salvo, ma quella su cui viaggiano Adler e Yaren, colpita, si schianta sulla superficie di un pianeta (o un satellite, non si capisce). Yaren è ferita gravemente, Adler riesce a fare funzionare la tenda di emergenza, dove però le due subiscono l'attacco notturno di una bestia sconosciuta. Yaren purtroppo muore, ma prima dice ad Adler come riavviare il motore della navicella, che potrebbe riprendere il volo non fosse che manca un componente. Durante la battaglia però è precipitata anche una navicella aliena e Adler, con la scorta di ossigeno ormai agli sgoccioli, decide di tentare il tutto per tutto e cercarla, per procurarsi il pezzo di ricambio mancante. Tralasciando il fatto che navi terrestri e aliene abbiano la stessa meccanica, devo dire che questo film è l'esempio di come le idee valgano più dei budget milionari. Realizzato in economia, funziona bene fino alla fine mantenendo la tensione narrativa.

The Blackout (Russia 2019)


All'improvviso gran parte della Terra viene avvolta dal buio di un blackout globale; viene risparmiata solo una porzione circolare che comprende parte della Russia, la Finlandia, l'Estonia e l'Ukraina. I sopravvissuti non riescono a contattare nessuno di quelli rimasti nella zona al buio, le squadre di ricerca non fanno ritorno. L'esercito russo cerca di capirci qualcosa e invia alcune squadre speciali che si trovano davanti a mucchi di cadaveri in città deserte. Intanto a Mosca scoppia la guerriglia urbana, con la gente impaurita che pensa che il governo stia nascondendo il fatto che è in corso una guerra. In tutto questo, fa la sua apparizione un alieno che si dice disposto ad aiutare i terrestri sopravvissuti a contrastare la prossima invasione di quelli della sua razza. Riusciranno i nostri eroi a salvare il pianeta? Devo dire che questo film mi è piaciuto molto, nel finale ad un certo punto ho temuto la delusione, ma la scena finale ha rimesso tutto a posto. 

2067 (Australia 2020)


Nel 2067 la razza umana è a un passo dall'estinzione, decimata da catastrofi causate dai cambiamenti climatici, dalla deforestazione, dalla sovrappopolazione e chi più ne ha più ne metta. I sopravvissuti devono respirare ossigeno artificiale perchè quello normale non c'è più, e molti non lo tollerano e si ammalano. In mezzo a questo sfacelo, il giovane Ethan Whyte viene convocato in un laboratorio dove gli viene mostrata una macchina che viaggia nel futuro; proprio dal futuro, quattrocento anni in avanti, è arrivato un messaggio che dice di spedirlo là, perciò si pensa che gli uomini del futuro abbiano trovato la soluzione per sopravvivere e vogliano comuncarla a quelli del presente. Inizialmente Ethan si rifiuta di partire per non abbandonare la moglie malata, poi si convince perchè potrebbe essere l'unica speranza per l'umanità. Sbarcato nel futuro, Ethan si ritrova in mezzo a una foresta lussureggiante dove però trova diversi scheletri, compreso il proprio. Forse qualcosa è andato storto? Film sicuramente meritevole di visione anche la parte centrale è più debole. Nel cast ho riconosciuto Ryan Kwanten, il Jason di True Blood.



mercoledì 4 novembre 2020

e alla fine arriva Olga


Malgrado l'avessi ordinata per seconda, Olga è arrivata dopo Elvira e Laura. I misteri delle poste... Olga ha il viso diverso dalle altre mie Blythe, non tanto per l'espressione, quanto per il materiale, infatti è di plastica lucida. Confesso che dopo averla comprata mi ero un po' pentita perchè dalle foto viste in rete le Blythe con il viso lucido non mi facevano impazzire, ma poi quando è arrivata e ho visto il suo faccino, mi è piaciuta esattamente come le altre. Insieme ad Olga c'erano alcuni abitini che avevo preso prima di cominciare a cucirli io; all'epoca avevo pensato che se proprio non fossi riuscita a combinare niente di buono, almeno non avrei lasciato le bambole nude. Questi vestitini sono stati una sorpresa perchè, benchè economici e di produzione industriale, sono realizzati con molta cura e attenzione ai dettagli. 


Inoltre sono arrivate anche diverse mani di ricambio, perchè nelle Blythe si possono cambiare, e così mi sono divertita a sostituirle.


Dato che nuda non era, la prima cosa che ho fatto per Olga non è stato vestirla con una mia creazione, ma costruirle una poltrona, infatti nel diorama i posti a sedere erano esauriti. Adesso c'è un salottino con un divano e due poltrone, ma non penso di farne altre di questa serie.



Per farmi perdonare del fatto che non avevo ancora cucito qualcosa per lei, Olga è stata la prima che ho rivestito quando sono arrivati i primi freddi. Ho potuto anche rinnovare una delle simpatiche paia di scarpe da ginnastica che avevo preso tempo fa.

lunedì 2 novembre 2020

un mese in quattro foto: ottobre

Questo è uno dei panorami che preferisco tra quelli di cui posso godere nelle colline qui intorno: i calanchi. Ce ne sono alcuni, tutti molto scenografici.

Non riesco a festeggiare Halloween. E' una festa che non mi appartiene, infatti quando ero piccola se ne ignorava l'esistenza e quando è diventata popolare ero già troppo grande per farmi influenzare. Di conseguenza questi gattini necrofori non li ho presi come decorazione per Halloween, ma solo perchè mi piaceva la loro posa quasi danzereccia. In realtà possono reggere altre cose! 

La raccolta delle olive in collina; la coltivazione degli olivi nella zona di Brisighella pare risalga ai tempi dei Romani. L'olio prodotto a Brisighella è ottimo, ma anche piuttosto caro.

La Torre del Marino, una delle tante torri di guardia che si trovano nei dintorni, risale alla fine del XV secolo. Danneggiata durante la Seconda Guerra Mondiale, è stata poi restaurata, però non vi si può accedere. E' un vero peccato, visto che si tratta di una torre d'avvistamento e il panorama tutto intorno è bellissimo.