mercoledì 14 ottobre 2020

le giornate del cinema muto: Pordenone Silent Film Festival - seconda parte

Oi Apachides ton Athinon/Gli apache di Atene 

Petros è nato ricco, ma alla morte dei genitori oltre che orfano si è ritrovato in povertà, ed è cresciuto nei bassifondi di Atene. Ha sempre avuto modi da signore, e per questo è soprannominato il Principe. Insieme ai suoi due amici inseparabili, sopravvive con lavoretti occasionali, facendo spesso la fame. La povertà gli impedisce anche di convolare a nozze con una bella fioraia, anche lei orfana e indigente. Non molto lontano da dove vive Petros, c'è il quartiere dei ricchi; lì si è appena trasferita una famiglia arricchitasi di recente. Petros salva la vita della figlia, il cui cavallo si era imbizzarrito. La giovane s'innamora di Petros, che però si allontana senza rivelarle il suo nome. Il segretario di suo padre, a sua volta innamorato della ragazza, pensa di poter fare un colpaccio sposandola, ma quando chiede la sua mano, il padre lo tratta male e lui decide di vendicarsi. Tramite un intermediario assolda Petros affinchè si faccia passare per un principe e seduca la ragazza; a quel punto la verità sarebbe svelata, umiliando la famiglia. Petros accetta di malavoglia e solo perchè gli fanno comodo i soldi, ma poi si scopre che la messinscena non è stata una sua idea e il segretario viene cacciato, mentre lui viene perdonato e invitato a frequentare la ragazza. Infine Petros scopre di essere l'erede di una discreta fortuna lasciatagli da uno zio, così può sposare la sua fioraia e vivere felice e contento, accontentandosi di quello che ha e senza mirare ad altro. Molto divertente questo film del 1930, tratto dall'omonima operetta del 1921 e andato perduto; difatti l'hanno ritrovato in Francia quattro anni fa. Non ho menzionato la musica che accompagna questi film finora; gli spartiti originali sono andati quasi tutti perduti e quindi sono state scritte delle nuove colonne sonore. La particolarità di questa è che sono stati inseriti dei brani cantati tratti dall'operetta per sottolineare il legame con l'originale. La prima parte del film, ambientata nel povero quartiere della Plaka, è forse la più interessante perchè mostra la vita quotidiana delle persone.

Abwege/Crisi


La crisi a cui accenna il titolo è di tipo matrimoniale. La protagonista di questo film tedesco del 1928 infatti è la tipica casalinga frustrata. Irene è una donna benestante, sposata a un avvocato che lavora troppo e non le concede gli svaghi che vorrebbe. Irritata verso il marito, che interrompe una conversazione per rispondere a una telefonata d'affari, raggiunge un artista di lei invaghito e accetta di scappare a Vienna insieme a lui. Il marito però l'ha seguita e ha affrontato l'uomo, così che Irene si ritrova ad aspettarlo inutilmente sul binario, dove invece arriva il marito che la riporta a casa. Nuovamente l'irritazione sale quando l'uomo le dice di dover andare al suo club e la lascia a casa da sola; per ripicca lei si mette in tiro e va a gozzovigliare in un locale. Tornata infine a casa, trova il marito che si è addormentato mentre l'aspettava e dalla postura abbandonata crede si sia suicidato; si commuove e sembra che sia possibile una riconciliazione, ma poi lui trova un pupazzo che gli ricorda le gozzoviglie della moglie e riparte il litigio. Insomma, le cose si trascinano con lei che sembra voler provocare a tutti i costi una reazione del marito e lui che quasi non reagisce, fino a che non decide di divorziare. In quella sede però lei confessa di non averlo mai tradito e i due fanno pace, progettando di risposarsi. Tra tutti i film visti in questa rassegna questo è quello meno interessante per quanto riguarda la trama, però è comunque meritevole di visione per la forte presenza scenica della protagonista, la Brigitte Helm del celeberrimo Metropolis; la Helm fu molto popolare all'epoca, ma nel 1935 si ritirò dalle scene dopo essere caduta in disgrazia per aver sposato un industriale ebreo e disgustata per la crescente influenza del nazismo sul mondo del cinema tedesco. Anche dal punto di vista tecnico il film è molto valido, ed è interessante lo spaccato di vita che offre - mi riferisco in particolare alle scene girate nel locale. All'epoca dell'uscita però non ebbe successo.

A Romance of the Redwoods/Un amore tra le sequoie

Questo film americano del 1917 vede la presenza di due mostri sacri: la protagonista è Mary Pickford, ovvero la fidanzata d'America, definizione che rende perfettamente chiaro il livello di popolarità di quest'attrice, e il regista Cecil B. DeMille. Ci tenevo particolarmente a vederlo perchè la Pickford la conoscevo solo di fama ed ero curiosa di vederla recitare. Il suo personaggio è quello di Jenny, un'ingenua ragazza di città che, alla morte della madre, per mantenere fede alle sue ultime volontà parte per la California per raggiungere lo zio. E' il periodo della corsa all'oro, ma anche quello dei banditi che assalivano le diligenze e dei nativi americani che non gradivano la presenza dei visi pallidi sui loro territori. Difatti, mentre Jenny è in viaggio, lo zio viene attaccato proprio degli indiani e ucciso. Il suo cadavere viene trovato da Black Brown, un bandito con gli sceriffi alle calcagna; per salvarsi ha l'idea di sostituire i propri abiti con quelli del defunto, appropriandosi della sua identità. Rifattosi una vita in una piccola città mineraria, in realtà prosegue di nascosto la sua attività criminale, ignaro del fatto che sta per essere smascherato. Quando arriva Jenny infatti, la giovane capisce subito di non avere davanti lo zio, ma Black la minaccia di ucciderla se rivelerà la verità. Toccandole fare buon viso a cattivo gioco, Jenny inizia la convivenza forzata con Black, ma ben presto i due s'innamorano; Jenny scopre anche che Black è un bandito e gli fa giurare di smettere. Lui accetta, ma nella ricerca dell'oro non ha fortuna e quindi tocca a Jenny mettersi a fare la lavandaia per racimolare qualche soldo. Infine il socio di Black gli propone un altro colpo; lui prima si rifiuta categoricamente, poi pensa di fare l'ultima rapina per assicurarsi un po' di prosperità, ma sulla diligenza assalita si trova anche Jenny che sta andando a un picnic. La ragazza gli spara a una mano e a quel punto diversi uomini, già sospettosi di Black, si recano a casa sua sapendo di poterlo smascherare grazie a quella ferita. Jenny però cerca di coprirlo e alla fine lo salva con un astuto stratagemma. Pellicola decisamente godibile, e Mary Pickford era proprio carina, non mi meraviglia che fosse così amata.

Balletens Datter/ La figlia del balletto

L'avreste mai detto che all'inizio del novecento il cinema danese era tra i migliori al mondo? Eppure pare proprio di sì. Tra l'altro è stato molto interessante il breve documentario sul Det Danske Filminstitut che ha preceduto il film, mostrando le tecniche di restauro delle vecchie pellicole. Quanto al film, che è del 1913, se devo essere sincera non mi ha fatto impazzire. Odette, la protagonista, è una ballerina della quale s'innamora un conte. I due convolano a nozze, ma il conte le fa promettere di non calcare mai più le scene e dopo un anno Odette, con muso lungo fino a terra, si aggira per casa annoiandosi. Il direttore del teatro per il quale lavorava chiede il suo aiuto quando la prima ballerina s'infortuna e non sa con chi altro sostituirla; lei accetta purchè la cosa non si risappia, anche se poi alla fine dello spettacolo si toglie la maschera che portava sul viso. Il problema è che tra il pubblico si trova anche il marito, il quale conclude falsamente che Odette e il direttore siano amanti, e si reca a sfidare a duello l'uomo. Il direttore non è certo un abile combattente, però è furbo; visto che può scegliere lui l'arma, chiede allo zio farmacista di preparargli tre pillole: due che facciano immediatamente cadere addormentati, la terza che annulli l'effetto. Si presenta al duello mostrando le prime due e dicendo che una di esse provoca la morte istantanea. Il conte accetta la sfida e cade subito addormentato; quando si sveglia si trova accanto Odette che gli spiega che tra lui e il direttore non c'è mai stato niente. A interpretare Odette c'è Rita Sacchetto, che malgrado il nome era tedesca; a quei tempi era una ballerina famosissima, ma la sua carriera finì all'improvviso quando un amico del marito le sparò accidentalmente a un piede.

Laurel or Hardy

Per concludere questa edizione anomala del festival, non potevano mancare le comiche. Questo in realtà non è un film, ma una compilation di cinque cortometraggi; in due recita Stan Laurel, in due Oliver Hardy e nel quinto nessuno dei due, ma dietro alla macchina da presa c'è Laurel. Il più vecchio è The Serenade (1916); qui un Hardy venticinquenne ma già corpulento interpreta la parte di un suonatore di trombone; The Rent Collector (1921) ha in realtà come protagonista Ridolini, ovvero Larry Semon, e Hardy è un rissoso capofamiglia; When Knights Were Cold (1922) è una parodia del genere cavalleresco con Laurel nei panni del Cavalier Helpus, e in realtà si tratta solo dell'ultimo quarto d'ora perchè tutto il resto è andato perso; in Detained (1924) invece Laurel finisce dietro le sbarre per un equivoco e diventa un eroe quando colpisce in testa un evaso, invece del direttore del carcere che era il vero bersaglio; infine Moonlight and Noses (1925) è il corto diretto da Laurel, in cui un fidanzato vuole fingersi cadavere per entrare a casa della sua ragazza e scappare con lei. Chi ricorda le comiche, saprà che questo genere è costellato di scene improbabili, con gente che si schianta in auto cadendo da un precipizio e si rialza indenne, tanto per dirne una, e che spesso sono assurde (ma la comicità sta proprio in questo). Insomma, un'occasione per farsi qualche bella risata.




4 commenti:

  1. Mi hai fatto riflettere su una cosa. Avevo scritto che non ho mai visto film muti perché temo che non li reggerei, in effetti però ho visto quanto meno dei cortometraggi: quelli dei primi Laurel & Hardy e quelli di Charlie Chaplin.

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    1. Io da bambina vedevo le comiche, era l'appuntamento fisso di tutta la famiglia... Le facevano il sabato a ora di pranzo, può darsi? Dell'ora sono sicura perchè eravamo a tavola.

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  2. Io ricordo un preserale, ma in anni più recenti. Per inciso: era molto meglio dei vari programmi attuali...

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    1. Assolutamente! Ho sempre adorato Stanlio e Ollio, la loro comicità per me rimane imbattibile.

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