lunedì 12 ottobre 2020

le giornate del cinema muto: Pordenone Silent Film Festival - prima parte

Io manco sapevo che esistesse... Ancora una volta è merito del Covid-19 e del fatto che i festival del cinema si sono trasferiti online se ho appreso di questo e se ho avuto la possibilità di godermi alcuni film muti. Godermi davvero, eh. Perchè in tempi di tecnologia digitale, dove tutto viaggia su nuvola e se viene meno la connessione ti attacchi e tiri fortissimo, questi piccoli gioielli analogici, quasi sempre restaurati e vecchi come la mia bisnonna, hanno ancora qualcosa da dire. Sono stata proprio contenta di aver fatto questa esperienza, anche perchè al di là della semplice visione ho trovato molto interessanti le presentazioni dei film e i brevi filmati introduttivi dedicati ai vari istituti di restauro e conservazione, inoltre mi hanno divertito certi aneddoti che ho scoperto. Ecco che cos'ho visto:

Penrod and Sam

Pellicola del 1923 a firma William Beaudine, prolifico regista attivo dal 1915 al 1955, e tratto da un libro di Booth Tarkington, un altro mostro sacro dell'epoca, dai cui lavori furono tratti molti altri film (vedi Primo amore/Alice Adams, uno dei miei film preferiti di Katharine Hepburn), è uno spaccato sulla vita quotidiana di un gruppo di monelli in una piccola città. Penrod è il capobanda, anche perchè suo padre possiede un terreno incolto accanto a casa e la baracca che vi sorge è il suo quartier generale. Le cose si complicano quando Penrod fonda una società segreta dalla quale esclude l'effeminato Georgie e il prepotente/piagnucoloso Roddy. Quest'ultimo però è figlio dell'uomo più ricco della città che, per accontentarlo, acquista il terreno; così Roddy estromette Penrod, che oltretutto è inconsolabile per la morte del cane, investito proprio dall'auto del riccone e sepolto accanto a casa. Tutto finisce bene quando il padre di Penrod, resosi conto di quanto il terreno era importante per il ragazzino, lo ricompra, pur rimettendoci, e lo intesta al figlio. Semplicemente delizioso! Mi sono divertita ai giochi dei bambini, in certi casi facendomi grasse risate, inoltre sottoscrivo quanto sentito nella presentazione, ovvero che i bambini di colore sono trattati alla stregua degli altri, mancando gli stereotipi razziali che in quel periodo erano normali.


Guofeng (Costumi nazionali)

Le sorelle Lan e Tao sono entrambe innamorate del cugino Zuo all'insaputa l'una dell'altra. Zuo contraccambia i sentimenti della seria e responsabile Lan, e le chiede di sposarlo; la sera stessa però Tao confessa alla sorella di amare Zuo così tanto che, se non potesse averlo, ne morirebbe. Lan, che ama la sorella tanto quanto il fidanzato, rifiuta la proposta e accetta un posto come insegnante in una scuola lontana. Tre mesi dopo Tao e Zuo si sposano. Intanto la scuola presso la quale è preside Jie, la madre delle ragazze, decide di offrire una borsa di studio alla diplomata migliore, che è stata Lan. Tao, quando lo viene a sapere, pretende a sua volta di andare all'università. A Shangai, Lan studia duramente mentre la capricciosa e volubile Tao inizia a frequentare il frivolo Boyang, trascurando gli studi. Ottenuta la laurea mentre Lan è in ospedale per un esaurimento nervoso, Tao fa ritorno a casa, divorzia da Zuo, sposa Boyang e manda in malora insieme a lui la scuola della madre. Questo film cinese del 1935 è di propaganda e volto a promuovere i valori del Movimento Nuova Vita, fondato nel 1934 e sostenuto da Chiang Kai-shek. Il movimento era anticomunista e voleva diffondere  i quattro principi del confucianesimo: correttezza, rettitudine, onestà e giustizia. Nel film a portare avanti questi valori sono Lan, Zuo e Jie. Nel film, quando la società si fa corrompere dalla smania per le mode occidentali, si crea un movimento che rivendica i valori di cui sopra e che riporta tutti alla ragione, compresi Tao e Boyang. A interpretare le due sorelle furono due attrici all'epoca molto popolari: Li Lili e Ruan Lingyu. Quest'ultima si suicidò a venticinque anni poco prima dell'uscita di questo film, a causa della grande pressione alla quale era sottoposta; i mass media dell'epoca infatti si accanivano contro di lei per via della sua vita privata. La sua morte causò enorme commozione in Cina; i funerali durarono tre giorni e durante il trasporto della bara al cimitero tre donne si suicidarono. Fu un tale evento che ne parlò perfino il New York Times, definendolo il funerale più spettacolare del secolo. Difatti le scene di isteria furono perfino superiori a quello di Rodolfo Valentino.

The Brilliant Biograph: Earliest Moving Images of Europe (1897-1902)

Questo in effetti non è un film, ma una raccolta di spezzoni messi insieme dall'Eye Filmmuseum di Amsterdam. La Mutoscope and Biograph Company venne fondata da William Kennedy-Laurie Dickson, collaboratore di Thomas Edison e inventore del kinetoscopio, il prototipo dei successivi sistemi di proiezione per i film. Staccatosi da Edison, in seguitò Dickson inventò il mutoscopio in rivalità col kinetoscopio, e il proiettore Biograph, superiore a quello creato da Edison. Con la sua società, utilizzando una pellicola di grande formato (68mm) cominciò a produrre una serie di documentari. Per lungo tempo il materiale su 68mm non fu visibile perchè mancavano i supporti per proiettarlo; infine l'Eye Filmmuseum è riuscito a digitalizzarli, rendendolo finalmente disponibile. Grazie al grande formato, la qualità è eccellente e i filmati risultano straordinariamente nitidi.

Where lights are low/Il principe T'su


Questo film americano del 1921, per la regia di Colin Campbell - regista estremamente prolifico, benchè non eccelso: nell'arco di sedici anni, diresse 179 film e ne sceneggiò 62! - ha per protagonista un altro divo dell'epoca, il giapponese Sessue Hayakawa. Costui iniziò a lavorare negli Stati Uniti dopo essere stato notato da un produttore durante una tournée teatrale; popolarissimo sia in America che in Asia, in età matura continuò a lavorare come caratterista e fu candidato sia all'Oscar che al Golden Globe per il ruolo del colonnello Saito ne Il ponte sul fiume Kwai. In questa pellicola, della quale fu anche produttore, fa la parte di un nobile cinese appassionato di cultura occidentale; innamorato della figlia del giardiniere malgrado lo zio lo abbia promesso a una donna di alto rango, prima di partire per frequentare l'università a San Francisco, T'Su Wong Shih promette alla sua amata di tornare a sposarla. In occasione della laurea, lo zio si reca a San Francisco per fargli una sorpresa, ma la vera sorpresa è che ha venduto la ragazza a un commerciante di schiavi proprio di San Francisco. Venuto a sapere casualmente che è stata messa all'asta una donna di eccezionale bellezza, T'su si reca sul posto e riconosce l'amata. Vince l'asta, però quando si reca a chiedere i soldi allo zio, egli ovviamente glieli nega. T'su allora convince il padrone della ragazza a concedergli una dilazione di tre anni, durante i quali farà i lavori più umili per riuscire a raggranellare la somma che gli serve. Quello che non sa è che un noto criminale si è invaghito della ragazza e non ha la mininma intenzione di cedergliela. Questa trama melodrammatica e improbabile, degna della Invernizio, riprende un pregiudizio esistente nella San Francisco di inizio secolo, ovvero che i cinesi rapissero e vendessero come schiave le ragazze. L'altra particolarità di questo film è che tutti i ruoli dei cinesi sono in realtà interpretati da attori giapponesi-americani; all'epoca si faceva di ogni erba un fascio e bastava avere gli occhi a mandorla per essere messi senza distinzione nel calderone della razza asiatica. Tuttavia la cosa più sorprendente è che questo film era andato perduto: lo hanno ritrovato per caso a Belgrado, con le scritte in croato.

La tempesta in un cranio


Renato De Ortis è nobile, ricco e amato, eppure non è felice; al contrario, è in preda alla paranoia perchè si è convinto che, avendo alcuni antenati pazzi, prima o poi impazzirà anche lui. Passa quindi le giornate leggendo libri sulle malattie mentali ereditarie, e a nulla valgono le parole del suo migliore amico, della fidanzata e del suo medico. Proprio loro tre escogitano un sistema per curarlo in maniera drastica; dopo avergli fatto credere di aver perso la sua unica fonte di guadagno, al risveglio da una sbronza lo fanno trovare vestito da poveraccio in un parco pubblico. Renato, convintosi di essere infine impazzito, si adatta però benissimo alle nuove circostanze: riesce a evadere dal carcere dove finisce per un equivoco, trova lavoro, s'innamora di una ragazza che somiglia alla sua fidanzata (in effetti è lei) e la salva da una fine orribile. A quel punto l'inganno è svelato, così come la sua sanità mentale viene provata. Al di là dell'assurdità della trama, il film è stato divertente. Si tratta di una pellicola italiana del 1921 freschissima di restauro; diretta, sceneggiata e interpretata da Carlo Campogalliani, personaggio importante del cinema nostrano nella prima metà del novecento e noto soprattutto per aver diretto alcuni film con Maciste. Decisamente esilaranti le espressioni ammiccanti di cui ha costellato questo lavoro.



2 commenti:

  1. Il cinema muto è una forma espressiva che mi fa lo stesso effetto dell'opera: da un lato mi rendo conto che ha una potenza immaginifica tutta sua, dall'altro mi spaventa la mia prevedibile incapacità di sostenere una lunga visione. Forse però devo provarci ugualmente, magari riesco a superare questo limite mentale.

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    1. Ti dirò che temevo anch'io il calo della palpebra, ma mi sono ricreduta perchè le scene sono molto dinamiche, gli attori molto espressivi e le musiche di accompagnamento molto gradevoli. Dopo questa esperienza mi è venuta volgia di vederne altri.

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