sabato 31 ottobre 2020

ottobre sartoriale

Il drastico calo delle temperature ha sorpreso quasi tutte le mie bambole in costume da bagno o succinti completini estivi, quindi ho dovuto darmi da fare con ago e filo per vestirle con qualcosa di più consono alla stagione. Infatti non passavo così tanto tempo cucendo da quando, anni fa, mi era venuta la fissa del punto croce. Per fortuna Cindy ha deciso di aprire una sartoria, così di qui in poi prenderà il mio posto XD


Per il resto, il mese è trascorso come al solito prevalentemente tra quattro mura. Non ci è sembrato sensato andare in giro a fare del turismo, visto l'aumento dei casi di covid-19: meglio non andarsele a cercare... Invece sono stata a girellare in collina, in più sicura solitudine.


giovedì 29 ottobre 2020

letture di ottobre

Non era la prima volta che qualcuno le toccava il seno. Non era nemmeno la prima volta che un uomo le ansimava nell'orecchio premendole addosso il membro in erezione. Ma era la prima volta che qualcuno le faceva tutto questo contro la sua volontà.

Storia della cameriera svedese Agnes che, licenziatasi dopo che il suo capo ha tentato di violentarla, fatica a rimettersi in piedi. Il fidanzato la tradisce, il primo lavoro che trova è pessimo, la madre viene tirata sotto mentre è in bici, il secondo lavoro è migliore ma il ristorante rischia di chiudere per assenza di clienti. Il fatto che molto prima della metà abbia intuito l'identità del misterioso critico gastronomico e chi sarebbe stato il prossimo fidanzato di Agnes la dice lunga sul valore di questo libro che, eppure, in Svezia è stato un best seller e ne hanno perfino tratto un film; sull'onda di questo successo è stato tradotto e distribuito  in molti altri paesi. Va detto che questo è proprio il genere di storie che normalmente smerdo, ma alla mia ultima visita alla casetta del book-crossing il convento non passava che questo (e la Troisi) e quindi mi sono dovuta accontentare.


La finestra sbatteva al vento che soffiava a raffiche. L'inverno peggiore che si ricordasse. Le parole si confondevano nella mente di Bridget Evans. L'inverno peggiore che si ricordasse.

Una volta tanto la libera interpretazione del titolo in italiano è più calzante dell'originale Sleep Without Morning. Questo giallo ruota infatti intorno alla minaccia che costituiscono gli amici dell'assassino, ovviamente sconosciuti. La protagonista, dopo aver incrociato sul pianerottolo un giovanotto mai visto prima, ha infatti scoperto il corpo della propria mecenate, appena morta strangolata. E' logico pensare che il colpevole fosse proprio quell'uomo, ma Bridget gode di scarsa credibilità – per tutta una serie di motivi della quale non è responsabile – e quindi nella polizia c'è chi crede che se lo sia inventato e che la colpevole sia proprio lei. Del resto la defunta era amata da tutti e, guarda un po', nel testamento le ha lasciato una discreta somma. Quando però a Bridget cominciano ad accadere degli strani incidenti, ecco che si formula l'ipotesi che appunto gli amici dell'assassino stiano cercando di chiuderle la bocca. Si sente il tocco femminile (Rae Foley è stata una prolifica scrittrice di gialli) in questa storia molto gradevole, un giallo se vogliamo leggero, con parti da commedia romantica, dal quale probabilmente si sarebbe potuto trarre un film altrettanto piacevole. Peccato che non ci abbiano pensato.


Nell'elegante coupé a due cavalli che lo trasportava alla stazione di Porta Nuova, per ricevere il fratello che doveva giungere col diretto di Genova, Diego di San Severo, sdraiato sui morbidi cuscini, fumando una sigaretta, andava riandando il passato.

Devo dire che con questa polpetta questo romanzo la Invernizio ha superato sé stessa. Premesso che tutte le sue trame sono inverosimili, questa è la più coerente tra quelle lette finora. Per fortuna non ci sono dame di compagnia plagiatrigi e i protagonisti fanno tutto da sé. La triste vicenda gira intorno alla famiglia San Severo; il padre ha sempre condotto una vita dissoluta e segreta, infatti tutti lo ignorano, a parte le sue vittime. Dei due figli, il maggiore ha seguito le sue orme in campo professionale e lo stima ignorandone le bassezze, mentre il secondo è rimasto sempre a fianco della madre ed è uno di quei caratteri sognatori che non si accorgono di quello che gli accade sotto il naso. Durante un soggiorno di lavoro in Sardegna, Valerio conosce una giovane fanciulla di grande bellezza e avvia una relazione con l'intenzione di sposarla; il padre, saputolo, non accetta la ragazza che è di umili origini e riesce a convincere il figlio che è una poco di buono quando invece è lui stesso che tenta di sedurla. Lei, che è incinta, cade in una sorta di deliquio e partorisce quasi senza accorgersene, tanto che quando la bambina le viene portata via non sa bene se l'ha avuta davvero o ha sognato. Meditando vendetta e non sapendo che nel frattempo Valerio ha saputo che non era lei la malvagia e che quindi pensa di tornare da un soggiorno all'estero per sposarla, lei si reca a Torino dove seduce l'ingenuo fratello di Valerio pur di portare il nome che le era stato promesso. Tutto ciò succede solo nelle prima pagine, a seguire ne capitano come sempre di tutti i colori, fino all'epilogo in un certo senso sorprendente, ma coerente con il resto della polpetta della storia. 


La nave spaziale proveniente dalla terra oltrepassò così fulmineamente il sole Gisser, privo di pianeti, che il sistema d'allarme dell'osservatorio sulla meteorite non ebbe nemmeno il tempo di reagire.

Ha un inaspettato risvolto romantico questo The Mixed Man, romanzo del 1952 del popolare autore di fantascienza A.E. Van Vogt. La particolarità è che non nasce come romanzo, ma è stato reso come un insieme solo in un secondo tempo, unendo cinque racconti separati. Se non l'avessi saputo, non l'avrei mai immaginato. La storia è ambientata in un futuro remoto; una nave spaziale terrestre viene casualmente a sapere dell'esistenza di un gruppo di discendenti di terrestri e robot che, allontanatisi dalla Terra quindicimila anni prima, da allora vivono nascosti nella Nube di Magellano. La capitana terrestre vuole assolutamente scovarli e annetterli all'impero terrestre, mentre i suoi colleghi preferirebbero rientrare a casa perchè l'impresa equivale a cercare un ago in un pagliaio. Dal canto loro, le popolazioni nascoste hanno una spaccatura al loro interno in quanto ad un certo punto robot e umani sono riusciti a procreare, generando una razza di umanoidi superiori che però vengono discriminati; questi umanoidi vedono nell'ultimatum della terrestre l'opportunità di predominare sui propri avversari e sperano, grazie alla loro superiorità, di riuscire un giorno a dominare tutto l'universo. Storia che mi è piaciuta per gli intrighi e per gli scontri – spesso letterali – di menti.


La mattina del 25 luglio 1843 si annunciò sotto un cielo sgombro della più piccola nuvola, con una luce smorta che ammazzava i colori e un'aria densa del pesante odore dell'acqua di lago quando è ferma, misto di muschi e pesci morti.

Ultimamente il marito sta saccheggiando i libri di Andrea Vitali dalla biblioteca comunale, perciò ne ho afferrato uno al volo, ispirata dal titolo (anch'io infatti voglio morire contenta). Vitali finora non mi ha mai deluso; a volte brilla un po' meno, ma la sua prosa divertente, l'abilità nell'inventare o scovare nomi bizzarri per i suoi personaggi e l'ambientazione in quel di Bellano, il pacioso paesino sul lago di Como che fa da scenario alle sue storie, sono una garanzia. Qui siamo davanti a un duplice annegamento frutto della fatalità; le due giovani vittime scendono in un lago placidissimo, ignorano gli avertimenti del sarto e aspirante metereologo che li avverte che sta per arrivare una tempesta e puntualmente vengono travolti dai flutti. Anche una fatalità però può rivelarsi fonte di spunto per un ambizioso pretore, stanco della vita troppo pacifica di Bellano e desideroso di mettersi in mostra per ottenere un trasferimento in sede più prestigiosa. Giustizia però sarà fatta in altro modo.


lunedì 26 ottobre 2020

il mio primo fumetto

La parte divertente del giocare con le bambole è quella di poter creare delle scenette, e di lì a immaginare dei dialoghi il passo è breve. Naturalmente non ho inventato niente, ci sono altre persone che lo fanno da tempo, per esempio Nyu e Figures in Action. Quando ho deciso di provarci, mi sono scontrata subito con il problema dei balloons; diciamo che non sono un genio con Photoshop, oltre a possederne una versione antidiluviana. Ho però trovato un sito che permette di caricare le proprie foto e aggiungerli (phrase.it); il problema è che questo sito è governato dal solito algoritmo cretino che alla sesta foto se n'è uscito con questa schermata:


A quel punto ho usato Photoshop con tutte le immagini che lo stupido algoritmo considerava pornografiche; a voler essere pignoli avrei dovuto rifare tutto con Photoshop per avere balloons e carattere del testo uguali, ma visto che sono una donna pigra che si vuole solo divertire ho rinchiuso in cantina il perfezionismo e ho proceduto alla cazzo di cane. Bene, visto che nelle scorse settimane vi ho presentato tutti i protagonisti, è tempo di mostrarvi anche che cosa è saltato fuori da questo esperimento. Questo è il primo fumetto che ho fatto, in seguito ne ho realizzati altri più brevi per Instagram.


























sabato 24 ottobre 2020

Gossip Girl

Normalmente non ho problemi a scrivere le recensioni delle cose che vedo, ma nel caso di questa serie mi verrebbe piuttosto da riassumere tutto così:


L'hanno definita il guilty pleasure per eccellenza, ed effettivamente c'è quasi da vergognarsi ad ammettere di averla guardata XD Il livello è all'incirca quello di Beautiful: tutti vanno a letto con tutti, in tutte le possibili combinazioni. Abbiamo anche una finta morte, ma la cosa che ho trovato più irritante è che quasi nessuno paga mai pienamente per le carognate commesse. Sì, perchè alla fin fine queste puntate sono una lunga sequenza di carognate. Gente che si dichiara amore eterno e il giorno dopo non si rivolge più la parola e pensa a come vendicarsi, amiche per la pelle che non perdono nemmeno un secondo per farla pagare per i presunti torti subiti, eccetera. E a fare tutto ciò è un gruppetto di viziati e ricchissimi figli di papà dell'Upper East Side di New York, ai quali si aggiungono alcuni personaggi di nascita proletaria che in quanto a carognate non sono certo da meno. Eppure sono arrivata in fondo proprio per la curiosità di vedere quanto in basso questi personaggi potessero cadere. A parte forse uno o due, tutti gli altri li avrei sterminati. E' anche vero che sono in uno di quei periodi in cui ho bisogno di vedere cose leggere per distrarmi, quindi ci sta una roba così. Però che cagata pazzesca...


giovedì 22 ottobre 2020

mai discutere con un covidiota

E' ormai da tempo che ho fatto mia la nota frase di Oscar Wilde - Mai discutere con un idiota. Ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienzatanto a discutere con gli idioti si perde tempo e non si ottengono risultati. La cosa davvero triste è proprio questa: certi soggetti, più sono profondamente convinti di tutta una serie di assurdità, più sono irremovibili. Non serve spiegare, citare fonti, cercare di farli ragionare; qualunque cosa tu dici, loro hanno pronta la replica. Penso che questo sia uno dei motivi principali per cui sul mio blog mantengo un atteggiamento distaccato e neutrale: non ho più il fisico per mettermi a discutere con certa gente. Di recente però mi sono sentita chiamata in causa da una mia amica di penna che ama scrivere email collettive, interpellando diverse sue conoscenze su svariati argomenti. Mi sono così trovata davanti una pimpante negazionista/complottista del covid-19. Da principio ho pensato di ignorarla, poi non ho resistito e ho commesso l'errore di risponderle. Il botta e risposta è andata avanti per un po', con lei che continuava ad allegare video di altri deliranti negazionisti/complottisti e a cospargere le sue risposte di faccine che si schiantavano dal ridere per ciò che le avevo scritto io. In condizioni normali sono io che mi schianto dal ridere quando leggo le stronzate che produce questa gente, in questo caso invece era lei che mi irrideva perchè non credevo ai suoi deliri. Insomma, è finita che le ho lasciato l'ultima parola - che evidentemente ci teneva tanto ad avere - perchè l'unica altra cosa che avrei potuto replicare a quel punto era "perchè sei stupida" e francamente non mi andava, visto che ero riuscita a evitare di insultarla fino ad allora. Conclusione: non intendo farmi fregare ancora. Il prossimo che si mette a dire stronzate sui complotti di Big Pharma o di Bill Gates per inocularci sostanze nocive spacciate come vaccini dopo averci fatto venire il panico perchè i governi falsamente annunciano un numero enorme di nuovi contagi, lo ignoro e basta. Non vale davvero la pena perderci tempo e tanto con certi soggetti non si può vincere. Che tristezza.



martedì 20 ottobre 2020

The promise

Stavo quasi per dormirmi il buono omaggio per la visione di un film su CG Entertainment che avevo ricevuto insieme all'accredito per il FEFF, difatti mi sono ridotta a usarlo il giorno prima che scadesse. Pensavo che desse diritto alla visione di un film di mia scelta, invece c'era una lista entro la quale selezionare ciò che si voleva guardare. Dopo aver esaminato le varie opzioni, ho deciso per questa pellicola del 2016 che parla del genocidio degli Armeni – tanto per stare allegri. Il protagonista è un giovane armeno che desidera diventare medico, ma non ha i soldi per pagarsi gli studi.  Riesce però a fidanzarsi con una ragazza ricca e decide di usare i soldi della dote per frequentare l'università a Costantinopoli, promettendo alla fidanzata di tornare per sposarla appena laureato. A Costantinopoli viene ospitato a casa dello zio, un ricco commerciante, e conosce l'istitutrice delle sue cuginette, innamorandosene. La giovane è sentimentalmente legata a un giornalista americano, ma ben presto ricambia i suoi sentimenti. Purtroppo però la tragedia è in agguato, cominciano le persecuzioni contro gli Armeni e il nostro futuro medico viene spedito ai lavori forzati, dai quali riesce a evadere per fare ritorno al suo paese. Qui scopre che hanno già deportato tutti i giovani; la madre lo convince a sposare la fidanzata benchè lui abbia detto di amare un'altra, e il suocero li spedisce a viveve in un capanno sui monti dove saranno al sicuro. Tuttavia la gravidanza della donna risulta difficile e i due fanno ritorno in paese, dove di lì a breve si scatenerà l'inferno. Non è ancora finita, ma c'è almeno un finale di salvezza, tra l'altro avvenuto veramente: infatti nel 1915 una nave della marina francese riuscì effettivamente ad evacuare e portare in salvo circa quattromila armeni che erano fuggiti dagli eccidi. Il film dunque vale la visione sia per la storia in sé, che è una storia d'amore forse non originalissima, ma comunque bella, sia per il contesto storico descritto. Leggevo tra l'altro che, alla sua uscita, il film è stato recensito negativamente a prescindere da chi ancora si ostina a negare che il genocidio del popolo armeno abbia avuto luogo.


domenica 18 ottobre 2020

una sorellina per Rumiko


Poco dopo aver trovato a prezzo scontatissimo Rumiko, per puro culo mi sono imbattuta in un'altra occasione su Ebay; una fumetteria di Roma vendeva una Momoko, evidentemente rimasta invenduta da molti anni perchè si tratta del modello Sherbet Kids uscito nel 2012. La cosa non mi ha fatto nè caldo nè freddo perchè non sono una collezionista, compro qua e là quello che mi piace seguendo il mio naso, quindi mi sono affrettata a prenderla. Trovandosi in Italia, è arrivata in tre giorni e molto prima di Rumiko che ancora veleggiava per gli oceani. Devo dire che è stato amore a prima vista: queste bambole sono davvero deliziose! Il corpo è articolato, anche se leggermente meno delle Barbie made-to-move (sarà perchè non devono fare yoga XD), ed è più esile di quello delle Barbie stesse (alla faccia degli eventuali traumi per le bambine in carne). Mi è arrivata già vestita e con un paio di scarpe incluso, scarpe che però non le entravano sopra i calzini (in effetti ne entrava solo una).


Come chiamare questa meraviglia? Facile! Con il nome di uno dei miei personaggi preferiti di manga/anime, ovvero Izumi - da Izumi Curtis di Fullmetal Alchemist. La mia Izumi è un peperino, del resto immaginandola come sorella minore di Rumiko, è molto giovane; infatti è la più giovane di tutta la famiglia Barbie/Momoko. Come tutti gli adolescenti vuole fare di testa sua e a volte combina pasticci, ma non lo fa certo per cattiveria.


I vestiti con cui è arrivata Izumi sono così carini che è un peccato svestirla e farle indossare cose fatte da me, però dovrò pur divertirmi? Camicetta e shorts sono rielaborazioni di modelli giù usati in precedenza; ho dovuto adattare le misure al fisico di Izumi, ma poi ho scoperto che questi vestiti vanno alla perfezione pure alle Blythe. Fatemi però il favore di non andarglielo a dire; non vorrei che a quella permalosa di Akiko venisse in mente che le metto i vestiti riciclati di Izumi!


Era da un po' che pensavo di provare a fare un cappellino. Quando Izumi l'ha saputo ha subito insistito perchè provassi, dato che secondo lei un cappellino sarebbe stato bene con questo outfit, così l'ho accontentata. Come primo esemplare direi che non c'è male, adesso che ho imparato la tecnica posso farle tutti i cappelli che vuole!


Non contenta di ciò, si è messa a insistere che le facessi un completo prendisole e ha voluto pure una borsa per accompagnare il tutto. Si trattava pur sempre di provare qualcosa di nuovo, quindi perchè no? La gonna è di una semplicità estrema, e anche il corpetto non mi ha dato problemi. Quanto alla borsa, mi sono divertita molto a farla ed è un modello che si può declinare in infinite varietà di stoffe e decorazioni, perciò penso che ne farò altre per accontentare il resto della famiglia.


venerdì 16 ottobre 2020

Sotto il sole di mezzanotte - Keigo Higashino

Uscito dalla stazione di Fuse s'incamminò lungo i binari in direzione ovest. Era ottobre, ma l'aria era ancora tremendamente calda e umida.

Il proprietario di un banco di pegni viene ritrovato accoltellato all'interno di un edificio abbandonato. A trovarlo è un bambino, uno dei tanto del quartiere che si recano a giocare tra le stanze deserte. I principali sospettati hanno alibi verificati e due di loro, dopo alcuni mesi, muoiono in incidenti nei quali nessuno sospetta il dolo. Alla polizia non resta che abbandonare il caso per mancanza di sospettati, ma l'ispettor Sasagaki continua a occuparsi di due delle persone coinvolte. Si tratta in realtà proprio di due bambini; uno è il figlio dell'ucciso, l'altra la figlia della donna che si pensava potesse essere la sua amante e che è morta in uno dei due incidenti. Il libro ci racconta episodi della loro vita, dagli undici ai trent'anni. E' come un puzzle che si compone; da principio non si capisce quale sarà l'immagine finale, ma a ogni pezzettino che viene aggiunto ecco che il quadro d'insieme acquista il suo perchè. E il perchè è piuttosto sconvolgente, in quanto rivela il sodalizio segreto di due personaggi privi di scrupoli e disposti a tutto per ottenere quello che vogliono. Il loro tragico passato può essere una giustificazione, oltre che la spiegazione del loro comportamento? In questo Byakuyakō 白夜行Higashino dimostra ancora una volta la sua abilità nel costruire trame complesse, dove davvero ogni minimo tassello alla fine va nel posto giusto. Perfino il finale è perfettamente azzeccato, perchè ci sono persone che sono sopra a tutto. Da questo romanzo sono stati tratti prima una serie televisiva e poi un film.


mercoledì 14 ottobre 2020

le giornate del cinema muto: Pordenone Silent Film Festival - seconda parte

Oi Apachides ton Athinon/Gli apache di Atene 

Petros è nato ricco, ma alla morte dei genitori oltre che orfano si è ritrovato in povertà, ed è cresciuto nei bassifondi di Atene. Ha sempre avuto modi da signore, e per questo è soprannominato il Principe. Insieme ai suoi due amici inseparabili, sopravvive con lavoretti occasionali, facendo spesso la fame. La povertà gli impedisce anche di convolare a nozze con una bella fioraia, anche lei orfana e indigente. Non molto lontano da dove vive Petros, c'è il quartiere dei ricchi; lì si è appena trasferita una famiglia arricchitasi di recente. Petros salva la vita della figlia, il cui cavallo si era imbizzarrito. La giovane s'innamora di Petros, che però si allontana senza rivelarle il suo nome. Il segretario di suo padre, a sua volta innamorato della ragazza, pensa di poter fare un colpaccio sposandola, ma quando chiede la sua mano, il padre lo tratta male e lui decide di vendicarsi. Tramite un intermediario assolda Petros affinchè si faccia passare per un principe e seduca la ragazza; a quel punto la verità sarebbe svelata, umiliando la famiglia. Petros accetta di malavoglia e solo perchè gli fanno comodo i soldi, ma poi si scopre che la messinscena non è stata una sua idea e il segretario viene cacciato, mentre lui viene perdonato e invitato a frequentare la ragazza. Infine Petros scopre di essere l'erede di una discreta fortuna lasciatagli da uno zio, così può sposare la sua fioraia e vivere felice e contento, accontentandosi di quello che ha e senza mirare ad altro. Molto divertente questo film del 1930, tratto dall'omonima operetta del 1921 e andato perduto; difatti l'hanno ritrovato in Francia quattro anni fa. Non ho menzionato la musica che accompagna questi film finora; gli spartiti originali sono andati quasi tutti perduti e quindi sono state scritte delle nuove colonne sonore. La particolarità di questa è che sono stati inseriti dei brani cantati tratti dall'operetta per sottolineare il legame con l'originale. La prima parte del film, ambientata nel povero quartiere della Plaka, è forse la più interessante perchè mostra la vita quotidiana delle persone.

Abwege/Crisi


La crisi a cui accenna il titolo è di tipo matrimoniale. La protagonista di questo film tedesco del 1928 infatti è la tipica casalinga frustrata. Irene è una donna benestante, sposata a un avvocato che lavora troppo e non le concede gli svaghi che vorrebbe. Irritata verso il marito, che interrompe una conversazione per rispondere a una telefonata d'affari, raggiunge un artista di lei invaghito e accetta di scappare a Vienna insieme a lui. Il marito però l'ha seguita e ha affrontato l'uomo, così che Irene si ritrova ad aspettarlo inutilmente sul binario, dove invece arriva il marito che la riporta a casa. Nuovamente l'irritazione sale quando l'uomo le dice di dover andare al suo club e la lascia a casa da sola; per ripicca lei si mette in tiro e va a gozzovigliare in un locale. Tornata infine a casa, trova il marito che si è addormentato mentre l'aspettava e dalla postura abbandonata crede si sia suicidato; si commuove e sembra che sia possibile una riconciliazione, ma poi lui trova un pupazzo che gli ricorda le gozzoviglie della moglie e riparte il litigio. Insomma, le cose si trascinano con lei che sembra voler provocare a tutti i costi una reazione del marito e lui che quasi non reagisce, fino a che non decide di divorziare. In quella sede però lei confessa di non averlo mai tradito e i due fanno pace, progettando di risposarsi. Tra tutti i film visti in questa rassegna questo è quello meno interessante per quanto riguarda la trama, però è comunque meritevole di visione per la forte presenza scenica della protagonista, la Brigitte Helm del celeberrimo Metropolis; la Helm fu molto popolare all'epoca, ma nel 1935 si ritirò dalle scene dopo essere caduta in disgrazia per aver sposato un industriale ebreo e disgustata per la crescente influenza del nazismo sul mondo del cinema tedesco. Anche dal punto di vista tecnico il film è molto valido, ed è interessante lo spaccato di vita che offre - mi riferisco in particolare alle scene girate nel locale. All'epoca dell'uscita però non ebbe successo.

A Romance of the Redwoods/Un amore tra le sequoie

Questo film americano del 1917 vede la presenza di due mostri sacri: la protagonista è Mary Pickford, ovvero la fidanzata d'America, definizione che rende perfettamente chiaro il livello di popolarità di quest'attrice, e il regista Cecil B. DeMille. Ci tenevo particolarmente a vederlo perchè la Pickford la conoscevo solo di fama ed ero curiosa di vederla recitare. Il suo personaggio è quello di Jenny, un'ingenua ragazza di città che, alla morte della madre, per mantenere fede alle sue ultime volontà parte per la California per raggiungere lo zio. E' il periodo della corsa all'oro, ma anche quello dei banditi che assalivano le diligenze e dei nativi americani che non gradivano la presenza dei visi pallidi sui loro territori. Difatti, mentre Jenny è in viaggio, lo zio viene attaccato proprio degli indiani e ucciso. Il suo cadavere viene trovato da Black Brown, un bandito con gli sceriffi alle calcagna; per salvarsi ha l'idea di sostituire i propri abiti con quelli del defunto, appropriandosi della sua identità. Rifattosi una vita in una piccola città mineraria, in realtà prosegue di nascosto la sua attività criminale, ignaro del fatto che sta per essere smascherato. Quando arriva Jenny infatti, la giovane capisce subito di non avere davanti lo zio, ma Black la minaccia di ucciderla se rivelerà la verità. Toccandole fare buon viso a cattivo gioco, Jenny inizia la convivenza forzata con Black, ma ben presto i due s'innamorano; Jenny scopre anche che Black è un bandito e gli fa giurare di smettere. Lui accetta, ma nella ricerca dell'oro non ha fortuna e quindi tocca a Jenny mettersi a fare la lavandaia per racimolare qualche soldo. Infine il socio di Black gli propone un altro colpo; lui prima si rifiuta categoricamente, poi pensa di fare l'ultima rapina per assicurarsi un po' di prosperità, ma sulla diligenza assalita si trova anche Jenny che sta andando a un picnic. La ragazza gli spara a una mano e a quel punto diversi uomini, già sospettosi di Black, si recano a casa sua sapendo di poterlo smascherare grazie a quella ferita. Jenny però cerca di coprirlo e alla fine lo salva con un astuto stratagemma. Pellicola decisamente godibile, e Mary Pickford era proprio carina, non mi meraviglia che fosse così amata.

Balletens Datter/ La figlia del balletto

L'avreste mai detto che all'inizio del novecento il cinema danese era tra i migliori al mondo? Eppure pare proprio di sì. Tra l'altro è stato molto interessante il breve documentario sul Det Danske Filminstitut che ha preceduto il film, mostrando le tecniche di restauro delle vecchie pellicole. Quanto al film, che è del 1913, se devo essere sincera non mi ha fatto impazzire. Odette, la protagonista, è una ballerina della quale s'innamora un conte. I due convolano a nozze, ma il conte le fa promettere di non calcare mai più le scene e dopo un anno Odette, con muso lungo fino a terra, si aggira per casa annoiandosi. Il direttore del teatro per il quale lavorava chiede il suo aiuto quando la prima ballerina s'infortuna e non sa con chi altro sostituirla; lei accetta purchè la cosa non si risappia, anche se poi alla fine dello spettacolo si toglie la maschera che portava sul viso. Il problema è che tra il pubblico si trova anche il marito, il quale conclude falsamente che Odette e il direttore siano amanti, e si reca a sfidare a duello l'uomo. Il direttore non è certo un abile combattente, però è furbo; visto che può scegliere lui l'arma, chiede allo zio farmacista di preparargli tre pillole: due che facciano immediatamente cadere addormentati, la terza che annulli l'effetto. Si presenta al duello mostrando le prime due e dicendo che una di esse provoca la morte istantanea. Il conte accetta la sfida e cade subito addormentato; quando si sveglia si trova accanto Odette che gli spiega che tra lui e il direttore non c'è mai stato niente. A interpretare Odette c'è Rita Sacchetto, che malgrado il nome era tedesca; a quei tempi era una ballerina famosissima, ma la sua carriera finì all'improvviso quando un amico del marito le sparò accidentalmente a un piede.

Laurel or Hardy

Per concludere questa edizione anomala del festival, non potevano mancare le comiche. Questo in realtà non è un film, ma una compilation di cinque cortometraggi; in due recita Stan Laurel, in due Oliver Hardy e nel quinto nessuno dei due, ma dietro alla macchina da presa c'è Laurel. Il più vecchio è The Serenade (1916); qui un Hardy venticinquenne ma già corpulento interpreta la parte di un suonatore di trombone; The Rent Collector (1921) ha in realtà come protagonista Ridolini, ovvero Larry Semon, e Hardy è un rissoso capofamiglia; When Knights Were Cold (1922) è una parodia del genere cavalleresco con Laurel nei panni del Cavalier Helpus, e in realtà si tratta solo dell'ultimo quarto d'ora perchè tutto il resto è andato perso; in Detained (1924) invece Laurel finisce dietro le sbarre per un equivoco e diventa un eroe quando colpisce in testa un evaso, invece del direttore del carcere che era il vero bersaglio; infine Moonlight and Noses (1925) è il corto diretto da Laurel, in cui un fidanzato vuole fingersi cadavere per entrare a casa della sua ragazza e scappare con lei. Chi ricorda le comiche, saprà che questo genere è costellato di scene improbabili, con gente che si schianta in auto cadendo da un precipizio e si rialza indenne, tanto per dirne una, e che spesso sono assurde (ma la comicità sta proprio in questo). Insomma, un'occasione per farsi qualche bella risata.




lunedì 12 ottobre 2020

le giornate del cinema muto: Pordenone Silent Film Festival - prima parte

Io manco sapevo che esistesse... Ancora una volta è merito del Covid-19 e del fatto che i festival del cinema si sono trasferiti online se ho appreso di questo e se ho avuto la possibilità di godermi alcuni film muti. Godermi davvero, eh. Perchè in tempi di tecnologia digitale, dove tutto viaggia su nuvola e se viene meno la connessione ti attacchi e tiri fortissimo, questi piccoli gioielli analogici, quasi sempre restaurati e vecchi come la mia bisnonna, hanno ancora qualcosa da dire. Sono stata proprio contenta di aver fatto questa esperienza, anche perchè al di là della semplice visione ho trovato molto interessanti le presentazioni dei film e i brevi filmati introduttivi dedicati ai vari istituti di restauro e conservazione, inoltre mi hanno divertito certi aneddoti che ho scoperto. Ecco che cos'ho visto:

Penrod and Sam

Pellicola del 1923 a firma William Beaudine, prolifico regista attivo dal 1915 al 1955, e tratto da un libro di Booth Tarkington, un altro mostro sacro dell'epoca, dai cui lavori furono tratti molti altri film (vedi Primo amore/Alice Adams, uno dei miei film preferiti di Katharine Hepburn), è uno spaccato sulla vita quotidiana di un gruppo di monelli in una piccola città. Penrod è il capobanda, anche perchè suo padre possiede un terreno incolto accanto a casa e la baracca che vi sorge è il suo quartier generale. Le cose si complicano quando Penrod fonda una società segreta dalla quale esclude l'effeminato Georgie e il prepotente/piagnucoloso Roddy. Quest'ultimo però è figlio dell'uomo più ricco della città che, per accontentarlo, acquista il terreno; così Roddy estromette Penrod, che oltretutto è inconsolabile per la morte del cane, investito proprio dall'auto del riccone e sepolto accanto a casa. Tutto finisce bene quando il padre di Penrod, resosi conto di quanto il terreno era importante per il ragazzino, lo ricompra, pur rimettendoci, e lo intesta al figlio. Semplicemente delizioso! Mi sono divertita ai giochi dei bambini, in certi casi facendomi grasse risate, inoltre sottoscrivo quanto sentito nella presentazione, ovvero che i bambini di colore sono trattati alla stregua degli altri, mancando gli stereotipi razziali che in quel periodo erano normali.


Guofeng (Costumi nazionali)

Le sorelle Lan e Tao sono entrambe innamorate del cugino Zuo all'insaputa l'una dell'altra. Zuo contraccambia i sentimenti della seria e responsabile Lan, e le chiede di sposarlo; la sera stessa però Tao confessa alla sorella di amare Zuo così tanto che, se non potesse averlo, ne morirebbe. Lan, che ama la sorella tanto quanto il fidanzato, rifiuta la proposta e accetta un posto come insegnante in una scuola lontana. Tre mesi dopo Tao e Zuo si sposano. Intanto la scuola presso la quale è preside Jie, la madre delle ragazze, decide di offrire una borsa di studio alla diplomata migliore, che è stata Lan. Tao, quando lo viene a sapere, pretende a sua volta di andare all'università. A Shangai, Lan studia duramente mentre la capricciosa e volubile Tao inizia a frequentare il frivolo Boyang, trascurando gli studi. Ottenuta la laurea mentre Lan è in ospedale per un esaurimento nervoso, Tao fa ritorno a casa, divorzia da Zuo, sposa Boyang e manda in malora insieme a lui la scuola della madre. Questo film cinese del 1935 è di propaganda e volto a promuovere i valori del Movimento Nuova Vita, fondato nel 1934 e sostenuto da Chiang Kai-shek. Il movimento era anticomunista e voleva diffondere  i quattro principi del confucianesimo: correttezza, rettitudine, onestà e giustizia. Nel film a portare avanti questi valori sono Lan, Zuo e Jie. Nel film, quando la società si fa corrompere dalla smania per le mode occidentali, si crea un movimento che rivendica i valori di cui sopra e che riporta tutti alla ragione, compresi Tao e Boyang. A interpretare le due sorelle furono due attrici all'epoca molto popolari: Li Lili e Ruan Lingyu. Quest'ultima si suicidò a venticinque anni poco prima dell'uscita di questo film, a causa della grande pressione alla quale era sottoposta; i mass media dell'epoca infatti si accanivano contro di lei per via della sua vita privata. La sua morte causò enorme commozione in Cina; i funerali durarono tre giorni e durante il trasporto della bara al cimitero tre donne si suicidarono. Fu un tale evento che ne parlò perfino il New York Times, definendolo il funerale più spettacolare del secolo. Difatti le scene di isteria furono perfino superiori a quello di Rodolfo Valentino.

The Brilliant Biograph: Earliest Moving Images of Europe (1897-1902)

Questo in effetti non è un film, ma una raccolta di spezzoni messi insieme dall'Eye Filmmuseum di Amsterdam. La Mutoscope and Biograph Company venne fondata da William Kennedy-Laurie Dickson, collaboratore di Thomas Edison e inventore del kinetoscopio, il prototipo dei successivi sistemi di proiezione per i film. Staccatosi da Edison, in seguitò Dickson inventò il mutoscopio in rivalità col kinetoscopio, e il proiettore Biograph, superiore a quello creato da Edison. Con la sua società, utilizzando una pellicola di grande formato (68mm) cominciò a produrre una serie di documentari. Per lungo tempo il materiale su 68mm non fu visibile perchè mancavano i supporti per proiettarlo; infine l'Eye Filmmuseum è riuscito a digitalizzarli, rendendolo finalmente disponibile. Grazie al grande formato, la qualità è eccellente e i filmati risultano straordinariamente nitidi.

Where lights are low/Il principe T'su


Questo film americano del 1921, per la regia di Colin Campbell - regista estremamente prolifico, benchè non eccelso: nell'arco di sedici anni, diresse 179 film e ne sceneggiò 62! - ha per protagonista un altro divo dell'epoca, il giapponese Sessue Hayakawa. Costui iniziò a lavorare negli Stati Uniti dopo essere stato notato da un produttore durante una tournée teatrale; popolarissimo sia in America che in Asia, in età matura continuò a lavorare come caratterista e fu candidato sia all'Oscar che al Golden Globe per il ruolo del colonnello Saito ne Il ponte sul fiume Kwai. In questa pellicola, della quale fu anche produttore, fa la parte di un nobile cinese appassionato di cultura occidentale; innamorato della figlia del giardiniere malgrado lo zio lo abbia promesso a una donna di alto rango, prima di partire per frequentare l'università a San Francisco, T'Su Wong Shih promette alla sua amata di tornare a sposarla. In occasione della laurea, lo zio si reca a San Francisco per fargli una sorpresa, ma la vera sorpresa è che ha venduto la ragazza a un commerciante di schiavi proprio di San Francisco. Venuto a sapere casualmente che è stata messa all'asta una donna di eccezionale bellezza, T'su si reca sul posto e riconosce l'amata. Vince l'asta, però quando si reca a chiedere i soldi allo zio, egli ovviamente glieli nega. T'su allora convince il padrone della ragazza a concedergli una dilazione di tre anni, durante i quali farà i lavori più umili per riuscire a raggranellare la somma che gli serve. Quello che non sa è che un noto criminale si è invaghito della ragazza e non ha la mininma intenzione di cedergliela. Questa trama melodrammatica e improbabile, degna della Invernizio, riprende un pregiudizio esistente nella San Francisco di inizio secolo, ovvero che i cinesi rapissero e vendessero come schiave le ragazze. L'altra particolarità di questo film è che tutti i ruoli dei cinesi sono in realtà interpretati da attori giapponesi-americani; all'epoca si faceva di ogni erba un fascio e bastava avere gli occhi a mandorla per essere messi senza distinzione nel calderone della razza asiatica. Tuttavia la cosa più sorprendente è che questo film era andato perduto: lo hanno ritrovato per caso a Belgrado, con le scritte in croato.

La tempesta in un cranio


Renato De Ortis è nobile, ricco e amato, eppure non è felice; al contrario, è in preda alla paranoia perchè si è convinto che, avendo alcuni antenati pazzi, prima o poi impazzirà anche lui. Passa quindi le giornate leggendo libri sulle malattie mentali ereditarie, e a nulla valgono le parole del suo migliore amico, della fidanzata e del suo medico. Proprio loro tre escogitano un sistema per curarlo in maniera drastica; dopo avergli fatto credere di aver perso la sua unica fonte di guadagno, al risveglio da una sbronza lo fanno trovare vestito da poveraccio in un parco pubblico. Renato, convintosi di essere infine impazzito, si adatta però benissimo alle nuove circostanze: riesce a evadere dal carcere dove finisce per un equivoco, trova lavoro, s'innamora di una ragazza che somiglia alla sua fidanzata (in effetti è lei) e la salva da una fine orribile. A quel punto l'inganno è svelato, così come la sua sanità mentale viene provata. Al di là dell'assurdità della trama, il film è stato divertente. Si tratta di una pellicola italiana del 1921 freschissima di restauro; diretta, sceneggiata e interpretata da Carlo Campogalliani, personaggio importante del cinema nostrano nella prima metà del novecento e noto soprattutto per aver diretto alcuni film con Maciste. Decisamente esilaranti le espressioni ammiccanti di cui ha costellato questo lavoro.