sabato 18 luglio 2020

L'intendente Sanshō - Mori Ōgai



Camminava, lungo la strada che attraverso Kasuga portava a Imazu, in Echigo, un insolito gruppo di viandanti. La madre, trent'anni appena, i due figli, la maggiore di quattordici e il minore di dodici e una domestica di quaranta circa che incoraggiava i due ragazzi ormai stanchi a proseguire.

Sanshō Dayū 山椒大夫 è la versione definitiva data da Mori Ōgai, di una vecchia leggenda che si tramandava in Giappone con diverse varianti regionali. Si tratta in realtà di un racconto, difatti il libriccino è esile e mi sa che prefazione e postfazione sono lunghe quanto il racconto stesso; sono comunque entrambe necessarie per poter capire bene che cosa ho letto. Ōgai ha ripreso spesso fatti storici o, come in questo caso, leggende; qui si va molto indietro nel tempo, intorno all'anno mille, e lui si è preoccupato di verificare che i personaggi storicamente avessero senso. La trama è semplice: perse le tracce del capofamiglia, una donna parte alla sua ricerca insieme ai due figli e alla domestica. Ad un certo punto del viaggio arrivano in una provincia dove si svolge il commercio di schiavi; un editto vieta di ospitare i viaggiatori, di fatto agevolando anzichè impedendo questa pratica, tant'è che i quattro, che trovano rifugio sotto un ponte, in breve vengono raggiunti da un uomo che dice essere un marinaio in grado di aiutarli, ma che invece li vende separatamente ad altri due individui. I due ragazzi finiscono presso la dimora dell'intendente del titolo (pare fosse prassi comune in questo genere di leggede intitolarle con il nome del cattivo) e iniziano la loro vita di duro lavoro, fino a che la ragazza, saputa da un'altra schiava una maniera di fuggire, non la insegna al fratello. Lui si salva, rifugiandosi presso un tempio e facendosi monaco, lei si suicida. In seguito il ragazzo viene adottato da un governatore e, tornato alla vita laica, diventa governatore lui stesso, abolisce la schiavitù e infine ritrova la madre. C'è sempre presente una statua di Jizō dai poteri magici, infatti lo scopo di queste leggende era di consolidare la fede; Ōgai si premura anche di eliminare le truculenze presenti invece nelle versioni narrate oralmente. Ho detto all'inizio che questa è la versione definitiva perchè di lì in poi ci si è rifatti a questa nella successiva produzione di manga, anime e anche di un film con lo stesso titolo che ebbe un discreto successo anche in occidente. Essendo un'appassionata di Giappone, mi piace esplorare anche gli aspetti letterari classici, anche se poi ho bisogno delle spiegazioni degli esperti per apprezzarli in pieno, dato che non ho le basi culturali per farlo di mio.

6 commenti:

  1. Molto carina questa storia.. adoro i libretti con le leggende classiche!
    Lo prendo di sicuro! ;)

    RispondiElimina
  2. Prima o poi voglio leggerlo un libro con tutte queste storie e leggende classiche giapponesi. Tempo fa ho letto casualmente, grazie a un post di The Obsidian Mirror, la leggenda del "Botan Doro" raccontata da Lafcadio Hearn, davvero molto suggestiva. Ogai Mori potrebbe essere l'autore giusto per buttarmi in questo genere di letture.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Le leggende sono interessanti, penso che aiutino anche a capire la cultura di un popolo.

      Elimina
  3. Oddio, ma poi la domestica che fine ha fatto? :O
    A parte questo, una storia carina. Ma quello che viene dal Giappone faremo sempre una certa fatica a comprenderlo...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Aiuto, che fine ha fatto la domestica??
      Sì, il fascino di certe storie sta anche nella loro, per noi, stranezza.

      Elimina