mercoledì 29 luglio 2020

letture di luglio


Il piccolo paese era in festa. Eppure si celebrava le nozze dei due giovani più poveri del luogo e dei dintorni. Ma Lucietta e Rigo avevano saputo farsi amare e stimare da tutti.


Le letture del mese cominciano con la consueta polpetta ad opera di Carolina Invernizio; questa volta il romanzo è un po' più breve e manca la figura della plagiatrice, per il resto sono presenti tutti gli altri elementi: la fanciulla bellissima e buonissima a questo giro si chiama Lucietta ed è sposata con l'altrettanto bellissimo e buonissimo Rigo. Il problema è che Simone, un personaggio equivoco ma molto ricco che fa affari in America (che non si sa è davvero l'America o no, visto che già in un'altra occasione si parlava di America e poi è saltato fuori che intendevano l'Inghilterra XD) si è incapricciato di lei e per averla tenta Rigo con la prospettiva di un facile arricchimento. Il piano sembra funzionare fino a quando Simone non tenta di violentare Lucietta la quale, avendo avuto una sorta di presentimento, è uscita di casa armata di coltello. Pur di difendere il proprio onore, la ragazza uccide l'uomo. In paese però nessuno le crede e anche il processo sembra volgere a suo sfavore; si salva solo grazie a un giovane avvocato appassionato che le crede. Poi succedono altre cose, Lucietta trama vendetta, viene creduta morta, torna come figlioccia di un ricco inglese, eccetera. La polpetta è servita!




Uscivamo dalle gallerie di roccia del sincrotrone, investiti dal sole del mattino; davanti a noi, sotto la parete a picco del monte, si stendeva il panorama di Lake Valley.

Sinceramente non mi è piaciuto un granchè questo The Time Factor, romanzo del 1964 a firma Rex Gordon - pseudomino dell'inglese Stanley Bennett Hough, scrittore molto prolifico negli anni cinquanta e sessanta. Alcuni scienziati che lavorano a un sincrotrone si ritrovano invece con una sorta di macchina del tempo; le telecamere mostrano un caverna con i resti del laboratorio distrutto e il teschio di uno di loro. Decidono perciò di mandare qualcuno a investigare di persona, e quel qualcuno si ritrova in un paesaggio irriconoscibile abitato da umani dalle sembranze mostruose. Immagino che il succo della storia fosse ragionare sul futuro, se sia possibile cambiarlo oppure no, però non mi ha convinto. 




A tenergli gli occhi addosso, il barco non pareva in movimento. Ma a distorglierne per un po' lo sguardo posandolo sulle onde grigie che venivano incontro dai piovaschi, e poi a riportarlo sul barco, si trovava già un po' spostato dal punto di prima.


Un'altra bella sorpresa frutto del caso questo romanzo di Howard Clewes, autore attivo anche come sceneggiatore; questo del 1938 dovrebbe essere il suo primo lavoro. La storia si svolge tutta nell'arco di poche ore; nella cittadina mineraria di Barry fa ritorno, dopo otto anni di assenza Evan. Egli era scomparso a pochi giorni dal matrimonio con Sara senza più dare nessuna notizia di sé. Dopo averlo lungamente atteso, tutti si convincono che sia morto, a parte sua madre, che continua ad attenderne il ritorno e che ha caricato questo evento di aspettative. Le cose a casa infatti non vanno bene; la bottega fa pochi affari, il vecchio padre è rimasto paralizzato e instupidito dopo un incidente in miniera, il fratello minore Tommaso campa con il sussidio di disoccupazione perchè è comunista e i capi non vogliono assumerlo in quanto fomenta gli animi dei colleghi. Quanto a Sara, da poco si è trasferita a Cardiff con un uomo di colore, cosa che ha suscitato un certo scandalo. Evan però non è tornato per restare, ma solo per vedere se può portare Sara con sé e ripartire in ogni caso. Il suo arrivo però mette in moto una serie di eventi. Una trama cruda, dallo stile che in effetti ricorda quello di una sceneggiatura per la sua essenzialità; Evan è il deus ex machina, il fattore di disturbo in un equilibrio precario destinato a spezzarsi. I personaggi vivono tutti sospesi, in attesa di qualcosa, non rendendosi conto che la vita va presa di petto nel presente e che aspettare chissà che equivale solo a sprecarla. Un libro sull'inutilità delle aspettative, se vogliamo, e sulle illusioni con le quali ci convinciamo di poter andare avanti quando in realtà avanziamo brancolando nel buio come ciechi.




Spiritualità significa risveglio. La maggior parte delle persone, pur non sapendolo, sono addormentate. Sono nate dormendo, vivono dormendo, si sposano dormendo, allevano i figli dormendo, muoiono dormendo senza mai svegliarsi. Non arrivano mai a comprendere la bellezza e lo splendore di quella cosa che chiamiamo esistenza umana.


Questo libro mi prillava in cantina da così tanto tempo che non ricordo nemmeno se l'avevo raccattato a un mercatino o tramite il bookcrossing; ricordo però di averlo preso perchè mi aveva incuriosito il titolo, se non che quello originale è un serissimo Awareness. Anthony de Mello è stato un gesuita, ma anche uno psicoterapeuta indiano, e questo è il genere di libro che qualche anno fa avrei gettato allegramente nel camino, mentre a leggerlo come sono ora si è rivelato una lettura interessante, illuminante e anche divertente – grazie allo stile infarcito di aneddoti. Il titolo – quello originale – spiega chiaramente il succo del discorso: è necessaria la consapevolezza per poter vivere bene. De Mello non insegna formule magiche, ma anche tramite molti esempi cerca di portare il lettore in una certa direzione. Per quanto mi riguarda, è stato bello vedere che sono già avanti con i lavori; ho anche ancora molta strada da fare, e chissà che questo libro non mi abbia indicato una direzione. Di certo penso che sia il tipo di lettura che si può apprezzare solo se si ha già iniziato un certo percorso, diversamente sembrerebbe di leggere un testo in arabo XD




Un giorno dello scorso autunno, diedi l'ordine di demolire la piscina; stavamo infatti per lasciare “Le Betulle”, la residenza estiva della mia famiglia già da molti anni, la villa in cui ci eravamo rifugiati dopo la crisi economica del 1929.


Non è bellissima questa copertina? E bello è stato anche questo giallo, dal titolo originale di The Swimming Pool – che ovviamente ha molto più senso relativamente agli avvenimenti descritti. L'autrice, Mary Roberts Rinehart, è stata una delle più eminenti scrittrici di polizieschi di inizio secolo e molto popolare all'epoca; di lei avevo già letto e apprezzato La scala a chiocciola. In questo libro ho nuovamente apprezzato la sua maestria nel costruire il mistero; tanto di cappello, visto che ho brancolato nel buio riguardo all'identità del colpevole fino alla fine. I quattro fratelli Maynard, nati in una famiglia ricca ma rovinata dalla crisi del 1929, vivono in maniera dignitosa  benchè non certo facoltosa, a parte Judith, che ha sposato un uomo molto più vecchio di lei e appartenente a una stirpe prestigiosa. Judith è una donna bellissima e ammirata da tutti, però non ha mai amato il marito e, dopo vent'anni di matrimonio, decide di chiedere il divorzio. Alla sorella minore Lois la cosa sembra strana e di certo non apprezza che Judith, a divorzio avvenuto, anziché andare all'estero come deciso in un primo tempo, si trasferisca nella casa di famiglia, sconvolgendo la sua routine. Di fatto quello sarebbe il male minore, infatti Judith appare spaventata al limite della paranoia e si barrica nella sua stanza senza quasi più uscire, e intanto cominciano ad avvenire fatti sconvolgenti, il primo dei quali è l'omicidio di una sconosciuta il cui cadavere viene rinvenuto nella piscina. Che cosa spaventa tanto Judith? Lei non lo dice, gli altri fratelli non ne hanno idea e uno sconosciuto si nasconde nel parco della casa aggredendo gente a destra e a manca...  Decisamente in questo periodo apprezzo molto di più questi gialli vintage con poche truculenze e molto lavoro di cellule grigie XD




Di strategie per frenare lo scorrere del tempo ve ne sono molte. E tutte illusorie: infatti il tempo passa nostro malgrado. Tutt'al più, possiamo anestetizzare noi stessi e percepire il suo scorrere in modo, se non silenzioso, almeno attutito.


Circa una dozzina d'anni da avevo acquistato tre libri che parlavano di ozio; avevo cominciato a leggerne uno, ma lo avevo trovato noioso, per cui avevo abbandonato sia quello che gli altri. Poco tempo fa mi sono capitati in mano durante un riordino della libreria e ho deciso di riprovare con un titolo diverso, la scelta cadendo su questo, che non è altro che una raccolta di scritti di autori diversi. Ogni capitoletto è dedicato a una maniera diversa di impiegare il tempo oziando: leggere, scrivere, dipingere, fare musica, camminare, fotografare, ecc. Al di là del suggerimento però quello che passa è il messaggio di un vivere alternativo a quello della società contemporanea. Ovviamente l'ozio al quale si fa riferimento è quello di matrice latina, l'otium romano, non il semplice stare a ronfare sul divano. E questa concezione prevede appunto che il tempo venga dedicato ad attività che non comportano un tornaconto economico, ma che arricchiscono l'animo. Per volere e per caso io mi ritrovo in pieno in questa condizione, per cui questa lettura non mi ha insegnato nulla di nuovo, caso mai mi ha confermato che ci sono altri che l'hanno pensata come me e, spero, ancora lo fanno. Sono una mosca bianca, ma in buona compagnia XD


Pareva che tutta la neve caduta si fosse adunata lì; per viale Venti Settembre. Pareva che tutta la neve caduta su Milano fosse stata portata, da un vento furioso, su le piante, su le case, su le strade che componevano l'ampio viale.

Mia madre era una grande fan di Liala, tant'è che nella vecchia casa ci sono parecchi dei suoi romanzi. Ne lessi alcuni da adolescente, però dopo tanto tempo non ricordo più che impressione mi fecero. Questa raccolta di racconti non viena da lì, ma da uno dei soliti mercatini. Cominciato il mese con una polpetta, mi pareva giusto concluderlo allo stesso modo, di conseguenza non posso fare a meno di paragonare la Invernizio a Liala. Se la prima è melodrammatica e costruisce trame implausibili con personaggi esagerati, Liala ha uno stile molto più lezioso – non usa mai meno di tre aggettivi per volta e ama diminutivi e vezzeggiativi, tanto che la lettura a volte si è rivelata irritante per me che non amo i fronzoli – e anche i suoi protagonisti fanno parte del mondo dell'incredibile. In questi quattro racconti non ci sono vecchie plagiatrici o loschi figuri come nei libri della Invernizio, tutto gira intorno a innamorati innamoratissimi, talmente smagosi che ho rischiato il coma diabetico. Sarei comunque curiosa di riprendere in mano uno di quei vecchi romanzi per vedere che effetto mi farebbero.




“Gentleman Joe!”
“Why, if it isn't old Jimmy McGrath.”


James McGrath chiede all'amico Anthony Cade un paio di favori: recarsi in Inghilterra al posto suo – di fatto facendo finta di essere lui – per consegnare a un editore il manoscritto contenente le memorie di un importante uomo politico del centro-Europa recentemente deceduto e, già che c'è, per restituire a una donna alcune lettere che potevano servire per ricattarla. Anthony non mette piede in Inghilterra da ben quattordici anni; se n'era allontanato diciottenne per cercare l'avventura in Africa. Al suo arrivo si trova coinvolto in un intrico di politica internazionale e nella caccia a un famoso diamante scomparso da alcuni anni. Molto divertente questo giallo della divina Christie, giallo che non vede la presenza dei celebri Poirot e Miss Marple e che avevo letto da ragazzina – ragion per cui non lo ricordavo. Per quanto adorassi la signora, non ho mai letto in originale i suoi lavori ed era doveroso rimediare durante la mia recente campagna di restaurazione del secondo neurone. Ho apprezzato lo stile frizzante tanto quanto la trama interessante.

2 commenti:

  1. Mi fanno ridere un sacco le "polpette" in cui ti sei imbattuta. A volte più trovi esagerazioni e inconcludenze e più il cervello si sofferma ad osservare. Comunque ogni tanto qualche libro così frivolo sgombra i pensieri e fa passare il tempo

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    1. Difatti per me sono un modo per passare il tempo" scaricando" il cervello e facendomi qualche risata XD

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