domenica 28 giugno 2020

letture di giugno


Forse nel nostro Paese non sono mai stati abbattuti alberi così memorabili, come i sette platani che guardano il lato stretto della terza baracca. Le loro chiome erano già state tagliate in precedenza per un motivo che conosceremo più tardi; all'altezza d'una spalla d'uomo erano poi state inchiodate assi trasversali, in modo che, da lontano, i platani assomigliavano a sette croci.

Anna Seghers è il nome d'arte di Nelly Reiling, scrittrice e attivista comunista tedesca. Questo libro, che ho acquistato alla libreria Libet l'ultima volta che sono stata a Milano, è il primo di una trilogia ed è stato scritto agli inizi degli anni quaranta, mentre la Seghers  si trovava in Messico. La donna infatti era da tempo fuggita dalla Germania dopo essere stata arrestata nel 1933. Si può ben dire quindi che conosca molto bene la materia di questo libro che, ambientato nel 1936, racconta di un'evasione da un campo di concentramento per detenuti politici. Sono in sette a fuggire, ma solo uno riuscirà a salvarsi; gli altri verranno catturati o moriranno per i fatti loro. Il libro si concentra su quello che si salva, Georg Heisler, e nel narrare le sue avventure offre uno spaccato completo della Germania di metà anni trenta. Ci sono quelli che ormai sono fanatici nazisti, quelli che hanno aderito al partito solo per non avere grane, quelli che ancora conservano una mente indipendente e che però si dividono tra coloro che hanno paura di agire e quelli che invece rischiano la pelle per aiutare Georg. Penso che si tratti di un libro complesso e importante proprio per tutte queste sfaccettature che offre, tanto più che è stato scritto praticamente in contemporanea e non lo si può certo accusare di aver ricostruito le cose a ritroso. Intendo con questo dire che le cose furono come ce le possiamo immaginare: che tra i fanatici ci stavano gli ipocriti paurosi, ed è difficile stabilire quanto biasimo meritino questi ultimi, dal momento che non sappiamo come ci saremmo comportati noi al loro posto. Fortuna che ci sono quei pochi coraggiosi a portare avanti il senso dell'umanità.


Era una notte senza luna e le stelle splendevano nella calda oscurità. Quando mi fui abituato ai suoi suoni soffocati incominciai a distinguere rumori che all'inizio non avevo notato: il fruscio del traffico che correva lontano, sull'altra riva del fiume, l'ansimare del motore di un'automobile che si arrampicava su per la collina, il boato sordo di una cascata.

Mi è piaciuto questo Out of Caos, romanzo del 1965 di J.T. McIntosh (nome d'arte del giornalista scozzese James Murdoch MacGregor). A proposito, vedo che il brutto vizio di cambiare i titoli originali dei libri ha le gambe lunghe. In questa storia un terremoto devastante stermina il genere umano alterando profondamente la crosta terrestre. Il protagonista si salva per miracolo insieme a un'altra manciata di persone, e scopre di abitare un triangolo di terra di circa quaranta chilometri quadrati circondato da burroni tanto profondi da essere impossibili da attraversare. Come sempre inizia la lotta per la sopravvivenza, che qui vede i sopravvissuti impegnati anche nel difendersi da un altro gruppo abitante un lembo di terra vicina. Alla fine però finisce tutto bene perchè l'autore ha scelto di fare trionfare la ragionevolezza e l'aiuto reciproco. Questo rende la trama ancora più fantascientifica naturalmente, però almeno è stata una lettura molto gradevole.



- Proprio molto sinistro – disse Grid, sottovoce.
Che cosa? - domandò Carrigan.
- Tutto: ferris Street e l'intero rione.

Tra i vari mercatini che frequento (o meglio: che frequentavo prima della pandemia) ce n'è uno per beneficenza che considero l'anticamera del cassonetto. Può darsi che dipenda dal fatto che è ospitato in una sorta di granaio dismesso in campagna e che quando si entra si ha l'impressione di entrare in una di quelle cantine dove le cose giacciono accatastate da decenni. Ho anche sempre avuto l'impressione che la merce esposta sia non di seconda, ma di terza o quarta scelta, e in un certo senso ne è prova questo volumetto dalla copertina molto rovinata, che probabilmente è stato comunque messo in vendita perchè è vintage. Io difatti l'ho preso proprio perchè mi piaceva l'immagine di copertina. Curtains for the Copper è un giallo di un autore del quale in rete non sono riuscita a trovare notizie. E' una storia che corre via gradevolmente, con protagonista un giornalista d'assalto che s'improvvisa detective per venire a capo dell'omicidio – fatto passare per suicidio – di un giovane poliziotto. Il tipico giallo di maniera – con la bella di turno che fa girare la testa all'uomo e che non si sa se è davvero innocente come appare, e con un colpevole del tutto inaspettato. Come ho detto ancora però, per passare il tempo sul terrazzo al gradevole sole di giugno preferisco racconti di questo tipo alle truculenze moderne.


Questo in realtà non è un libro da leggere bensì da guardare, visto che si tratta di un libro fotografico. Si tratta del primo libro che Gina Garan ha dedicato alle bambole Blythe e risale a una ventina d'anni fa. La Garan, una fotografa americana, fece la prima foto a una delle sue Blythe per caso; semplicemente doveva provare un obiettivo macro e la bambola era la prima cosa che le capitò sotto mano. Da quei primi scatti però non smise più e infine propose a diversi editori un libro con le foto delle Blythe e fu lei la prima a sorprendersi quando più di uno accettò. Ci tenevo particolarmente ad avere questo suo primo libro (in seguito ne ha fatti altri, sempre con le bambole) non solo perchè mi piacciono le Blythe, ma anche perchè si tratta di scatti analogici, e soprattutto perchè io stessa qualche anno fa sono andata in giro con un bambolotto che fotografavo in tutte le salse, attirandomi le beffe del marito e dei figli. E dire che se avessi cominciato a farlo prima e avessi proposto il tutto a un editore, adesso forse Gina Garan sarei io XD Comunque, tornando al libro, mi è piaciuto.




Si sentiva stordito, sciocco, goffo; e si sentiva anche ladro. Una sensazione di paura, angoscia ed insieme sollievo, ma, sotto sotto, la coscienza di aver rubato, mentre in realtà il torto lo aveva subìto lui, non commesso.

Il Plagio (titolo originale The Paper Dragon) è un romanzo del 1966 di Ed McBain, che però in questo caso si firma Evan Hunter, ovvero con il suo vero nome e non con quello con il quale è più noto. Non sapevo bene che cosa aspettarmi da questo libro che narra di un processo per plagio: un commediografo di belle speranze ma scarsa fama ritiene che uno dei suoi lavori sia stato spudoratamente copiato da uno scrittore che, proprio con quel suo libro, ha ottenuto grande successo, tanto che dal libro è stato tratto anche un film. Sul banco degli imputati si trovano quindi anche i rappresentanti della casa editrice e i produttori cinematografici. Agli interrogatori e alle scene del processo si alternano le descrizioni e le vicende di quelli coinvolti, non solo accusatore e accusati, ma anche gli avvocati, le loro relazioni, eccetera. Il tutto si svolge nell'arco di cinque giorni, corrispondenti alla durata del processo, e si chiude con la sentenza emessa dal giudice. Quello che mi è piaciuto più di tutto è stata la parte extra-processuale, ovvero i retroscena dei vari personaggi, benchè abbia apprezzato anche gli interrogatori, costruiti con grande maestria. Alla fin fine si tratta di un voler descrivere un preciso momento della vita di queste persone, narrando come sono arrivate fino a lì, le loro aspettative riguardo al processo e riguardo al proprio futuro. Una lettura interessante quindi, anche se confesso che sul plagio mi ero fatta un'idea che non corrisponde all'epilogo.




I have been asked to make my contribution to the curious history of the disappearence of Mr. Daniel Penrose, and I accordingly do so; but not without reluctance and a feeling that my contribution is but a retailing of the smallest of small beer.


Daniel Penrose è un personaggio eccentrico; ha il vezzo di parlare usando solo giochi di parole, cosa che rende la comprensione delle sue frasi ostica a tutti, ed è sempre molto riservato riguardo alle sue cose. Egli possiede una collezione di pezzi della più svariata origine della quale non conosce esattamente il valore, e non è nemmeno particolarmente esperto in antichità perchè tende piuttosto a procurarsi ciò che attira la sua curiosità. Un bel giorno Penrose scompare; la sua auto viene ritrovata in campagna e riconosciuta come responsabile dell'investimento di un'anziana. La stessa sera un uomo con delle ferite al viso che lo rendono irriconoscibile viene ricoverato in ospedale; egli indossa l'impermeabile di Penrose e si pensa si tratti di lui, ma la sua fuga dall'opedale impedisce ulteriori indagini. Dopo sei mesi di Penrose ancora non c'è traccia, ma diventa ancora più urgente trovarlo perchè suo padre è morto e occorre procedere all'assegnazione dell'eredità. A sbrogliare la matassa ci penserà il dottor Thorndyke, personaggio nato dalla fantasia di Richard Austin e protagonista di moltissimi romanzi e racconti. Questo è il tipo di gialli che più mi piace, dove si fa gran sfoggio delle capacità deduttive dell'investigatore di turno.

3 commenti:

  1. Qua a Santarcangelo, la prima domenica di ogni mese, si tiene un mercatino dell'usato che naturalmente contempla molte bancarelle di libri letti e riletti. A volte, tra questo vecchiume letterario, trovo chicche veramente interessanti. Diciamo che è un piccolo piacere di noi lettori.
    Buona domenica :)

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    1. Ha ripreso? Mi piacerebbe farci un giro, mi piace molto curiosare nei mercatini!

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    2. Sì, la prima domenica di ogni mese.

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