lunedì 16 marzo 2020

Uno sette - Hideo Yokoyama


Il vecchio treno si arrestò sferragliando con un sobbalzo all'indietro.
La stazione di Doai, sulla linea Jōetsu delle ferrovie statali, era situata all'estremità settentrionale della prefettura di Gunma.

Di questo scrittore avevo già letto e molto apprezzato Sei Quattro, e sono contenta che le mie aspettative riguardo il suo lavoro successivo non siano andate deluse. Questo クライマーズハイ- Kuraimāzu hai (Climber's high) è stato distribuito con un titolo che non c'entra una cippa e che serve solo a rimandare al precedente. La storia si volge su due piani temporali: il presente del protagonista e il 1985 – diciassette anni prima rispetto alla narrazione. Yūki è un giornalista di una testata locale che si accinge a scalare una montagna nota per la sua difficoltà in compagnia del figlio di un vecchio collega ed amico; quella scalata in realtà avrebbe dovuto farla diciassette anni prima proprio con il suo amico, ma un terribile disastro aereo avvenuto nella zona lo aveva trattenuto in redazione. Ed ecco che mentre si avvicina il momento della scalata, Yūki ricorda il passato e quei giorni frenetici. Il pretesto per la trama è reale:  il 12 agosto 1985 un jumbo della Japan Airlines si schiantò nella regione di Gunma mentre volava da Tokyo a Osaka causando cinquecentoventi vittime; è tutt'ora il secondo peggior disastro aereo della storia. Yokoyama tesse la sua solita tela di dettagli apparentemente superflui ma che dicono tutto, piccole meschinità tra colleghi, cinismo e sentimenti che causano esplosioni in superficie. In questo è simile al libro precedente, ma la sua maestria nel costruire un castello di vite e di gesti che si intrecciano e che hanno sempre più di un livello di comprensione è davvero stupefacente. Yūki è un uomo finalmente senza rimpianti alla fine del libro, ma prima ci viene mostrata una versione di lui che si porta ancora dietro ferite del suo passato che è necessario sanare affinchè egli possa sentirsi bene con se stesso. Yūki in fondo è una di quelle piccole vite alle quali si fa cenno a un certo punto, eppure appare quasi eroico in certi momenti. Questo è dunque uno di quei libri profondi che dicono tanto non solo sulla società giapponese, ma su ciascuno di noi.

4 commenti:

  1. Sinceramente non avevo mai sentito parlare di questo scrittore e dei suoi libri. @_@

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    1. Credo che abbiano cominciato a pubblicarlo in Italia giusto un paio di anni fa.

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  2. Oh, potrebbe piacermi davvero, questo.
    Perché amo le storie di sottili e normali e quotidiane meschinità :D

    Moz-

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    1. Ho trovato interessante anche il restroscena della redazione, con le lotte di potere interne e le meschinità tra colleghi.

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