domenica 29 marzo 2020

letture di marzo


Il sole bruciava nel cielo di maggio striato da qualche nuvola rara. I passeri cantavano tra i cespugli che circondavano il chiostro della chiesa. Mio fratello e io siamo entrati passando sotto l'arco del roseto, reggendo una candela con scritto il nostro nome di battesimo.


Davvero un gran bel libro questo, intitolato The Good Son nella versione inglese – il testo italiano purtroppo è una traduzione dall'inglese – e L'origine della Specie in originale. Si tratta di un viaggio dentro la mente di un giovane psicopatico. Yu-jin si sveglia ricoperto di sangue e senza alcun ricordo della notte precedente; la memoria comincia a tornargli a sprazzi dopo aver rinvenuto il cadavere della madre e grazie anche al ritrovamento del diario della madre stessa. Yu-jin da molti anni prende dei farmaci per l'epilessia, o almeno così crede. In realtà sua zia, una famosa psichiatra, dopo averlo esaminato si è resa conto che è uno psicopatico del tipo peggiore e ha cominciato a fargli assumere medicine che inibiscano i suoi istinti. Le pillole però hanno dei pesanti effetti collaterali e per questo Yu-jin a volte non le prende; vuole sentirsi presente a se stesso, vuole assaporare pienamente la vita, ma senza le medicine è una bomba a orologeria. E' affascinante la maniera in cui la sua mente lavora; non è certo l'intelligenza che gli manca, e anche a furbizia se la cava bene. L'autrice, che ha lavorato diversi anni come infermiera prima di dedicarsi esclusivamente alla scrittura, riesce a farci entrare nei suoi pensieri con grande maestria. Si tratta di una storia coinvolgente, anche se non è possibile provare molta simpatia per il protagonista malgrado i suoi tentativi di fare di se stesso una vittima della crudeltà della madre e della zia. Questo è il suo punto di vista, naturalmente; noi lettori che l'osserviamo da fuori restiamo comunque affascinati da quello che gli frulla in testa.




La notte era splendida, una di quelle luminose notti di autunno, che nella fiorita riviera di ponente acquistano ancora meggior seduzione.


E meno male che non era buia e tempestosa, la notte! Ma andiamo con ordine: Carolina Invernizio è stata una popolare scrittrice di romanzi d'appendice attiva tra la seconda metà dell'Ottocento e la Prima Guerra Mondiale. Al mercatino di beneficenza che frequento abitualmente qualcuno aveva donato la sua opera omnia perchè ho trovato innumerevoli dei suoi libri. A dire il vero non la conoscevo, sono stata attirata dai titoli melodrammatici e dalle copertine di conseguenza, finendo per comprarne alcuni. Questo romanzo è uscito nel 1896 e narra le vicende di una giovane che, assassinata dalla madre con la complicità di una malvagia domestica, si risveglia sul tavolo anatomico di un giovane medico che sta per dissezionarla. Da lui salvata, la fanciulla se ne va da sola per le vie del mondo alla ricerca della sua vendetta. Diventa una famosa cantante e miete innamorati a destra e a sinistra, ma a nessuno si concede poiché è concentrata nella sua missione. Intanto sua madre, che prima di lei aveva assassinato con maggiore successo il primo marito, è convolata a nozze con l'ignaro amante. E via così, che a Beautiful ci facciamo un baffo! Se uno volesse cercare un senso logico, probabilmente si taglierebbe le vene dopo il primo capitolo, ma un romanzo di questo genere lo si legge semplicemente per farsi quattro risate, e difatti mi sono divertita un bel po' con le improbabili vicende della rediviva Maria e dei suoi comprimari. Tutti sono costantemente mossi da forti sentimenti, si tratti di amore, odio, gelosia o vendetta; tutti sono pronti a cambiare questi sentimenti come banderuole, l'unica cosa che non cambia è la loro intensità; tutti sono sull'orlo della crisi isterica; tutti, naturalmente, alla fine ricevono quello che meritano – più o meno.




Jim Qwilleran, il cui nome metteva in difficoltà tipografi e correttori di bozze da due decenni, arrivò quindici minuti in anticipo all'appuntamento con il direttore del Daily Fluzion.


Al solito mercatino mi è caduto l'occhio su di un paio di gialli che menzionavano un gatto nel titolo e visto che sono una gattara senza speranza potevo forse lasciarli lì? Ovviamente no. Si tratta di una storia senza eccessivi colpi di scena che vedono protagonista un giornalista appena assunto; Qwilleran è specializzato in cronaca nera, ma il direttore del giornale lo destina alla pagine dell'arte, argomento di cui egli non sa nulla. Malgrado ciò, inizia a conoscere e frequentare alcuni  artisti, oltre a diventare inquilino di un famigerato critico inviso a tutti. Il critico possiede un intelligentissimo gatto siamese, Kao K'o-Kung detto Koko, che lo aiuterà a sbrogliare la matassa quando alcuni delitti verranno commessi. Se devo dire la verità, la trama gialla in sé non mi ha detto molto, ma ho trovato interessante l'utilizzo del gatto. 

la scrittrice con uno dei suoi siamesi

Lilian Jackson Braun, morta nel 2011 a novantasette anni, ha prodotto trentadue lavori (tra romanzi e storie brevi) quasi tutti con protagonisti Jim Qwilleran e due gatti siamesi. Lei stessa ne ha posseduto uno, la cui precoce dipartita le ispirò il primo racconto. Questo che ho letto è invece il primo romanzo della serie e risale al 1966.




Da più di una settimana i bolidi precipitavano verso la Terra, silenziosi, invisibili, nel nero vuoto dello spazio. Erano undici massi scuri, e avevano all'incirca la grandezza di un pallone da foo-ball: non sembravano diversi dagli altri frammenti meteorici che di tanto in tanto passavano loro accanto, a velocità infinitamente maggiori.


Joseph Millard ha scritto quest'unico romanzo, oltre a una serie di racconti, pubblicato nel 1964. Ne è stato tratto un film nel 1967 con il titolo di They Came from Beyond Space (in italiano venne distribuito come La morte scarlatta viene dallo spazio). Non ho avuto l'onore di vederlo, ma i critici paiono concordare sul fatto che sia una cagata pazzesca. Quanto al libro, narra di un'invasione aliena e di come venga debellata da un coraggioso scienziato. Alcuni meteoriti cadono in una fattoria del Kansas; paiono uguali ai soliti, non fosse che da essi fuoriescono delle entità invisibili che prendono possesso dei presenti rendendoli loro schiavi. Mentre gli umani dalla mente controllata lavorano alacremente alla costruzione di un razzo, si diffonde una malattia letale che rischia di sterminare la Terra (suona familiare? XD). Il romanzo comincia anche bene e secondo me regge fino al momento in cui lo scienziato si imbuca sul razzo e raggiunge la Luna, dove affronta il capo degli alieni; di qui in poi tutto viene svolto in una maniera semplicistica al limite del risibile. Non oso pensare al film, in effetti.


Io, Lars Turms, l'immortale, mi svegliai alla primavera e vidi che la terra era nuovamente rifiorita.
Mi guardai intorno, contemplai la mia splendida dimora, vidi l'oro e l'argento, le statue di bronzo, i rossi vasi figurati, le pareti dipinte, ma non provai orgoglio; come può infatti un immortale possedere alcunché?


Da ragazzina mi capitò di vedere il film Sinuhe l'Egiziano e in seguito scoprii che nella biblioteca materna era conservato il libro dal quale era stato tratto; non ricordo il film, ma il libro mi piacque molto, tanto che quando a dicembre ho visto sui banchetti del mercatino questo altro romanzo a firma di Mika Waltari non ho esitato nemmeno un momento a comprarlo. Waltari è stato un prolifico autore finlandese e ha scritto diversi romanzi storici, anche se definire storico questo a me non sembra del tutto appropiato. E' vero che il protagonista, l'immortale Turms, si muove in un contesto storico reale – tra la Grecia minacciata dalle invasioni persiane, le colonie di Sicilia, Roma e le superstiti città etrusche – però la dimesione è quella del mito più che della storia. L'autore infatti non mi pare tanto concentrato a descrivere per filo e per segno gli avvenimenti, quanto a seguire il peregrinare del suo personaggio, mosso da presagi. Turms non ha memoria di essere immortale, anche se nel corso della sua vita alcuni sacerdoti e indovini riconoscono la sua sacralità; non conosce nemmeno le proprie origini. Da principio si associa a un guerriero spartano cacciato dalla madrepatria e a un capitano di nave con la vocazione per il pirataggio, unendo poi ai suoi compagni anche un medico greco; soprattutto egli si lega a una sacerdotessa di Afrodite tanto bella quanto stronza che, benchè la mia memoria sia lacunosa al riguardo, mi ha fatto pensare alla Nefernefernefer di Sinuhe l'Egiziano e mi porta anche a chiedermi che tipo di rapporto avesse Waltari con le donne, visto che le dipinge quasi tutte come delle gran puttane XD Comunque, il romanzo mi è sembrato abbastanza particolare per l'atmosfera come dicevo prossima più al mito che alla storia. In definitiva non ci sono episodi eclatanti e lo stesso Turms stento a definirlo un eroe perchè mi dà piuttosto l'idea dell'uomo trascinato dagli eventi. Mi sono comunque divertita a leggere questo libro, anche se non penso che lo riprenderò in mano. 




Below the serpents, the beds of weeds swayed gently in the changing tide. The water was warm here, as warm as it had been in the south before they had migrated.


La nave vivente Vivacia viene catturata dal pirata Kennit durante l'ammutinamento degli schiavi che trasportava. L'astuzia di Kennit riesce a irretire la giovane coscienza di Vivacia che diventa così una sua preziosa alleata. Intanto la notizia della sua cattura raggiunge Bingtown; Amber e Brashen propongono un piano di salvataggio disperato che prevede il restauro e il varo di Paragon, la nave pazza e assassina. Mentre Paragon comincia il suo viaggio con a bordo i due e Althea, Bingtown cade vittima di un complotto ordito contro il Satrapo. Grazie al maggior tempo libero di questo periodo di reclusione forzata, ho finito a tempo di record questo secondo volume. Qui Robin Hobb smuove decisamente le acque e ci porta vicini al punto di rottura; vengono svelati anche i misteri dei serpenti e delle navi viventi, e per questo non posso che plaudere ancora una volta all'inventiva di questa autrice, che riesce a fondere poesia e azione nei suoi romanzi. Affronterò con grandi aspettative e un pizzico di nostalgia (perchè poi la storia sarà finita) la lettura del terzo volume che sicuramente terminerò altrettanto rapidamente.

4 commenti:

  1. Una volta al mese qua a Santarcangelo c'è il mercatino dell'usato, o almeno c'era prima che scoppiasse l'epidemia, e sulle bancarelle di libri usati ci ho trovato spesso delle vere e proprie chicche.

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    1. Bene a sapersi, mi piacerebbe farci un salto quando ricominceranno a farlo.

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  2. Ammazza quanto hai letto!! :)
    Quello della rediviva Maria è trashemente cult, ahaha!
    Alla fine ottiene la sua vendetta? Ma il medico la lascia andare?
    Quanto al romanzo sul giovane psicopatico, sicuramente interessante!

    Moz-

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    1. Sì sì, alla fine ottiene vendetta; il medico sposa un'altra, così alla fine è contento pure lui. Comunque davvero una trashata, non vedo l'ora di leggere gli altri XD

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