mercoledì 31 luglio 2019

luglio indaffarato


Normalmente in estate io vado in letargo, però quest'anno ho ancora troppe cose da fare alla vecchia casa per potermi permettere di oziare tre mesi, per cui mi sono fatta forza e ho trascinato la mia carcassa sudata a fare pulizie, riordinare, ecc. Non posso dire che sia stato bello, anche nei giorni in cui aveva rinfrescato tra le quattro mura restava abbastanza calore intrappolato da farmi boccheggiare, però penso sia stato meglio fare qualcosa piuttosto che non muovermi dal divano come facevo gli anni scorsi. Non solo: dato che a metà mese siamo temporaneamente sfuggiti dalle bocche dell'inferno, ne ho approfittato per ricominciare a fare qualche breve passeggiata in collina. Ho individuato qualche percorso dove c'è parecchia ombra, il che ha aiutato quando le temperature sono risalite. Per ora mi accontento di cinquemila passi, ma appena rinfresca vedrò di passare ai diecimila.


dal giardino di villa Taranto... sembra passato un secolo!

Sono anche riuscita finalmente a scansionare tutti i negativi del Giappone; me la sono presa molto comoda, è vero, ma almeno ho evitato i problemi al polso destro che avevo avuto due anni fa. A seguire ho iniziato con le foto del Lago Maggiore e della Croazia. Mi sa che ne avrò fino a settembre.

domenica 28 luglio 2019

l'alienista


Per rinfrescarsi un po' in questa torrida estate che cosa può esserci di meglio di una serie dai toni dark ambientata nella New York di fine Ottocento? Tratto dal libro omonimo (ad opera di Caleb Carr) questa miniserie riunisce un gruppo di personaggi che sembrano non avere molto da spartire gli uni con gli altri ma che si alleano per cercare di catturare un efferato serial killer. Mi piacciono un sacco le ricostruzioni storiche che fanno da sfondo a certe storie, cosa che ha contribuito molto a farmi piacere questo racconto cupo. Sarebbe bello leggere il libro (per la regola che l'originale è sempre migliore) e magari prima o poi lo farò (lo hanno tradotto in italiano, oh yes!).

venerdì 26 luglio 2019

perchè non riuscirò mai a fidarmi dei computer

Premessa: non sono mai stata antitecnologica. Sono una persona curiosa e mi sono sempre interessata alle novità, spesso le ho volute provare e quando si cominciò a parlare di Internet mi ci buttai dentro subito. Se ho delle critiche da fare non sono sulla tecnologia in sè, ma sull'uso che ne fa la gente. Detto questo però, devo ammettere che c'è una parte di me che non si fida. Per esempio, so che molti salvano foto e documenti sulla nuvola, io non lo faccio perchè penso al giorno in cui la nuvola sarà inaccessibile e io avrò bisogno di qualcosa e me la prenderò in quel posto. Quindi per me hard disk esterno e chiavette, oltre alla buona e vecchia stampa per le foto, almeno quelle che preferisco. Non è solo paranoia, ho avuto diversi problemi con iTunes e la conclusione è che sono andati a puttane tutti i soldi spesi negli anni per acquistare brani musicali legalmente perchè non riesco più ad accedere alla mia libreria (so che adesso devono chiudere il servizio, sempre che non l'abbiano già fatto, e me ne compiaccio perchè per me iTunes è stata solo una presa per i fondelli). Adesso si fa un gran parlare di intelligenza artificiale e per una che è cresciuta a pane e Asimov logicamente la curiosità e le aspettative sono tante. Poi succede che...


Leggo qualche giorno fa su Repubblica di un sistema ideato da un italiano (QUI l'articolo) che converte le foto in versioni artistiche, come se fossero ritratti eseguiti da pittori con tecniche diverse. Questo qui sopra è un esempio: bello, no? Naturalmente ho voluto subito provare. Mi sono messa alla ricerca di un mio ritratto, non ne ho molti che mi piacciono perchè non sono fotogenica, ma alla fine ho scelto una foto che mi piace molto per via dell'espressione serena e quasi sognante che ho. La carico sul sito QUI , attendo che avvenga l'elaborazione, ed ecco l'atteso risultato:


Seriamente? Va bene che non sono una top model, ma di diventare un uomo baffuto non me lo sarei mai aspettato... Conclusione: non affiderò mai e poi mai niente di importante a un maledetto, stupido algoritmo!

NB: Se volete leggere un'altra bella storia a proposito di algoritmi stupidi, potete guardare QUI.

Aggiornamento: al momento in cui pubblico il sito risulta non più esistente; due giorni fa lo avevano chiuso per manutenzione a causa del traffico eccessivo perchè si vede che tutti quelli che avevano letto l'articolo si erano precipitati a provarlo, poi non so cos'è successo. Peccato, perchè nel frattempo ho cercato nei miei archivi altre mie foto per vedere se ne uscivo ancora mascolina e baffuta.

mercoledì 24 luglio 2019

libri da cassonetto - terza parte

NB: per capire di che genere di libri parlo, guardate QUI


Ciò che soprattutto colpiva, in quelle due, oltre naturalmente alla loro grande bellezza, era l'aria di attesa che emanava da entrambe come un profumo.

Elva Williams ambienta questo suo lavoro del 1957 tra il 1911 e il 1922; Sacramento Waltz è la storia di due donne bellissime, Fanny Bolton e Mrs. Snyper. Entrambe maritate con figli e annoiate dalla routine quotidiana del piccolo sobborgo in cui vivono, si recano spesso a gozzovigliare a Sacramento. Se Mrs. Snyper vive il tutto appunto come un passatempo, Fanny invece s'innamora di un riccone a sua volta sposato. La relazione viene interrotta quando lei, al momento di concludere, si tira indietro, ma riprende quando rimane vedova, anche se non sembra avere un futuro perchè l'uomo dice di non poter divorziare. Ci si mette di mezzo anche la Prima Guerra Mondiale eppure tutto va a finire bene. Molto gradevole questo romanzo che, tanto per cambiare, ho comprato per via della copertina e che conserverò volentieri.


Erich Gimpel


Ho quarantacinque anni, sette mesi e sei giorni e sto per essere espulso dagli USA con quattrocentoventiquattro dollari e ventiquattro cents in tasca. Ho lasciato da sei giorni, libero sulla parola, il carcere dove sarei dovuto rimanere per più di diciannove anni ancora. Negli Stati Uniti sono considerato una spia, ma in Germania sarò accolto come un reduce in ritardo. E' anche vero che dovrei essere già morto da nove anni e undici giorni.

Decisamente a questo giro sono stata fortunata, tra i libri che ho salvato dal cassonetto ne ho trovati diversi che mi sono piaciuti molto, come questo La Spia Tedesca, avvincente autobiografia di Erich Gimpel, l'abile spia che è riuscita a sbarcare su suolo americano nel 1945, in barba alla Guardia Costiera. Proprio su questo episodio si concentra la maggior parte del libro, anche perchè fu in seguito a quello che Gimpel venne arrestato e condannato a morte; il fatto che si sia salvato dimostra che aveva un gran culo, tanto più che alla fine dei trent'anni previsti di carcere (pena commutata) se ne fece solo un terzo. In tutto questo racconto diventa quasi marginale il fatto che il protagonista fosse un tedesco; difficile distinguere la nazionalità dall'imperversante nazismo, eppure Gimpel appare come un uomo interessato solo al bene del proprio paese, al di là di chi lo governasse all'epoca. Non entro nel merito della questione se ci fosse o ci facesse; di certo per questa spia, per quanto tedesca, si finisce per simpatizzare e per sperare che la faccia franca. Altro libro che ho deciso di tenere.




Loro pensano che sia troppo piccola per capire, ma sbagliano. Lei sa che Charlotte non tornerà più. E' per questo che il papà e la mamma sono sempre tristi, che non si scambiano più baci come prima; è per questo che gridano, come in questo momento.

Pale as the Dead è il secondo lavoro di questa autrice inglese e il primo che vede protagonista una detective sui generis, Natasha Blake, il cui vero mestiere è quello di ricostruire alberi genealogici. Questo tipo di ricerca le consente però di scoprire anche che fine ha fatto una ragazza che l'ha contattata proprio per scoprire se nella sua famiglia c'è una maledizione e che scompare subito dopo. Ho apprezzato l'originalità della cosa anche se questo libro non mi ha preso più di tanto; interessanti - per me che li ignoravo - alcuni dettagli della vita dei preraffaelliti.  Dal momento che non mi è piaciuto abbastanza perchè voglia conservarlo, andrà ad inaugurare una nuova casetta per il bookcrossing di cui mi ha parlato il marito.

lunedì 22 luglio 2019

the society


Inevitabile il parallelo con Il Signore delle Mosche quando si guarda questa interessante serie americana. Un gruppo di circa duecento adolescenti partiti per una gita scolastica, dopo alcune ore vengono scaricati al punto di partenza con la motivazione che la strada è interrotta a causa del maltempo. Si ritrovano però in una città deserta dei quali scoprono di essere rimasti gli unici abitanti, città che oltretutto è circondata da una fitta foresta. I ragazzi si rendono ben presto conto che se vogliono sopravvivere devono darsi delle regole severe, ma non tutti sono d'accordo. Al di là del mistero che li ha condotti in quello che non si sa se sia un universo parallelo, il futuro o vattelapesca, la cosa interessante è appunto vedere le dinamiche che li portano a certe decisioni, il processo dell'assegnazione e del mantenimento del potere, insomma cose così. Alcune dinamiche sono prevedibili, ma nel complesso penso che questa serie sia stata realizzata con criterio e intelligenza; peccato che come al solito sono rimasta col becco asciutto e dovrò aspettare chissà quanti mesi per vedere come procede e, spero, come va a finire.

sabato 20 luglio 2019

i frutti del book-crossing

Stranamente le due casette per i libri dedicati al book-crossing non sono ancora state vandalizzate, permettendomi così di disfarmi di qualche vecchio libro in cambio di quel che passava il convento. Ecco che cosa ho preso e letto ultimamente: 


Caroline Mabry rimaneva senza parole davanti all'acqua che precipitava. C'erano correnti, nel fiume, che la attiravano quando si sentiva turbata o confusa, quando voleva dimenticare se stessa.

Over Tumbled Graves (ovverosia, come tradotto dalla poesia di T.S. Eliot dalla quale è tratto il verso, Sulle tombe sommosse) è un giallo che per certi versi risulta leggermente atipico, dimostrando così l'originalità dell'autore. A Spokane pare sia all'opera un serial killer: alcune prostitute vengono ritrovate uccise con in mano quaranta dollari. I sospetti della polizia si appuntano tutti verso un uomo recentemente uscito di prigione, che però si rende irreperibile. Alle indagini partecipa anche la detective Caroline Mabry che sta passando un periodo particolare nella sua vita privata. Che dire? Il libro è certamente gradevole, però quando l'ho letto non ero in periodo da gialli e quindi non mi sono fatta prendere più di tanto.




Per fortuna era solo un sogno. Non era nuda. E le sue gambe non erano legate a quel lettino ginecologico antidiluviano, mentre il pazzo metteva in ordine gli strumenti su un carrello arrugginito.

Pare che questo libro sia stato in best-seller e abbia ricevuto diverse recensioni positive. A me non è piaciuto perchè mi è sembrato scritto da Roberto L'Incredibile. Era costui un tizio che conobbi in gioventù, uso ad esagerare ogni cosa raccontasse; non solo, a ogni successivo racconto dello stesso episodio tutto veniva ulteriormente aumentato. Questo libro mi ha fatto esattamente la stessa impressione, ho quasi visualizzato l'autore alla sua scrivania mentre si chiede che cosa posso scrivere ora per scioccare ancora di più? Però si sa che io sono la Guchi e non sono normale, al grande pubblico questo psychothiller pieno di pazzi scatenati è piaciuto.




Questa è la storia di quel che accadde a una zitella di mezza età quando, in un attacco di follia, abbandonò le sue abitudini cittadine, affittò una casa ammobiliata e si trovò coinvolta in uno di quei misteriosi crimini che fanno la fortuna dei nostri giornali e delle agenzie investigative.

Mary R. Rinehart cominciò a scrivere per caso nel 1903 e divenne in seguito un'affermata giallista; questo romanzo è del 1908 e l'ho trovato molto spassoso. La protagonista infatti è una signora di mezza età che si vede coinvolta in delitti e altri strani accadimenti e la cui curiosità la porta a cercare di risolvere il mistero. Siamo nel campo dei gialli all'acqua di rosa, quelli alla Agatha Christie per intenderci, ovvero nulla di troppo efferato inframmezzato da chiacchiere da alta società. Siccome non sono normale, mi è piaciuto molto, ma molto di più dei due qui sopra.

giovedì 18 luglio 2019

The Beguiled (A painted Devil ) - Thomas Cullinan


Certe volte mi viene in mente la pubblicità vintage dello Jägermeister, quella con il tizio che diceva non bevevo Jägermeister perchè... non so perchè. Questo non per informarvi che ho cominciato a berlo pure io, visto che ho la bocca dolce e la vita mi riserva già abbastanza amarezze senza che ne debba anche ingollare volontariamente, ma perchè a volte faccio cose che non avevo mai fatto prima e mi viene appunto da dire come il tipo della pubblicità. Esempio: benchè mastichi l'inglese fin dalla tenera età di undici anni, molto raramente ho letto libri in inglese. La scusa è che siccome quando leggo tendo a immergermi completamente nella storia, dover procedere col vocabolario in mano interrompendomi ogni 3 x 2 perchè mi manca il lessico e non capisco un'emerita cippa non è la mia idea di divertimento. In realtà in passato ho letto qualche libro e anche qualche manga in inglese e non mi pare di averne riportato traumi permanenti, ma vai te a capire come funziona il mio cervello. Insomma, all'epoca della visione del film (ne avevo parlato QUI), mi ero incuriosita e avevo finito per cercare il libro dal quale era stato tratto, solo che in italiano non l'avevo trovato (ho poi scoperto che è stato ripubblicato dopo la distribuzione del film di Sophia Coppola, si vede che l'ho cercato troppo presto!) e così avevo ripiegato sulla versione originale, dopodichè sono trascorsi due anni prima che mi facessi coraggio e ne affrontassi la lettura. Ora, devo dire che sono rimasta basita: anche se a volte ho sì dovuto usare il dizionario, in pratica ho capito tutto anche senza. Mi sono così gasata che di qui in poi non sarò più in grado di addurre altre scuse. Quanto alla storia, per chi ha visto il film è nota. Il bello del libro è che ci viene raccontata attraverso le diverse voci delle donne/ragazze e che ci permette uno sguardo molto più preciso dentro ai loro pensieri. Non l'ho recensito qui sul blog, ma ho visto anche il primo film, quello del 1971 con Clint Eastwood distribuito da noi con l'idiotico titolo La notte brava del soldato Jonathan; ecco, secondo me questo primo ci azzecca molto più del secondo con le atmosfere del libro, che comunque sono inarrivabili. L'hanno definito gotico del sud, e in effetti c'è una certa vena claustrofobica che può far pensare al gotico, per non parlare delle relazioni e delle dinamiche che intercorrono tra le donne/ragazze oltre che tra loro e l'ospite ferito. Miss Martha è un esempio perfettamente riuscito di lucida follia, se così posso definirla. Insomma, lettura consigliata, anche se a questo punto mi chiedo come l'avranno tradotto in italiano? Bene bene o benino? Soffro di orticaria da Cannarsi ultimamente, ma questa è un'altra storia e chissà se ve la racconterò!

martedì 16 luglio 2019

lentamente


Se errare è umano e perseverare è diabolico, l'unica conclusione possibile è che Guchi è una diavolessa. Già, perchè a intervalli più o meno regolari ripete le stesse dinamiche. A questo giro è successo che, subito dopo aver detto addio a Flickr e ai contatti che aveva su esso, le è capitato sott'occhio una nuova app la cui descrizione l'ha incuriosita e si sa che la curiosità è uno dei suoi punti deboli, e così l'ha scaricata e... ma perchè sto parlando in terza persona come se non fossi qui? Mah, dev'essere il caldo! Cominciamo dalla storia: Slowly è un'app creata da un cinese di Hong Kong che ha voluto ricreare le atmosfere dei vecchi club per amici di penna ai tempi di busta e francobollo. Significa che dopo aver creato un profilo indicando età, lingue in cui si vuole comunicare e interessi, si può partire alla ricerca di persone compatibili e contemporaneamente ricevere messaggi dagli altri utenti; la novità sta nel fatto che questi messaggi non arrivano in tempo reale come con le email o le robe tipo WhatsApp, ma impiegano un periodo di tempo direttamente proporzionale alla distanza del luogo da cui il messaggio proviene. Siccome sto da tempo perseguendo lentezza e rilassatezza, mi è sembrata una gran buona idea, e non solo a me evidentemente, visto che questa app ha ricevuto alcuni riconoscimenti. Ora, per quanto riguarda la mia esperienza devo dire che mi è sembrata molto ben fatta e che mi ci trovo bene. Problema 1 - che ci si poteva aspettare: benchè sia chiaramente specificato che non è un sito di incontri romantici ma solo di amicizia, ho avuto l'impressione che la maggior parte degli uomini che mi hanno scritto fossero in cerca di compagnia femminile, visto che erano quasi tutti divorziati/vedovi/single.  Problema 2 - che non avrei mai immaginato: ti iscrivi a una app che si chiama Slowly sapendo che è appunto lenta e poi mi vieni a chiedere se ho WhatsApp, Hangout o se ti do l'email perchè vuoi comunicare in tempo reale (per la serie "hai capito tutta dalla vita"). Ovviamente quando ci si lancia in questo genere di cose una certa scrematura iniziale va data per scontata; dopo le pulizie di Pasqua dalla massa alla fine emerge sempre qualche essere umano decente e simpatico con il quale ci si limita a uno scambio piacevole e senza secondi fini. E' presto per dire quanto dureranno certi rapporti; la mia vecchia esperienza epistolare mi ha preparata a diverse dinamiche e quindi sto prendendo il tutto con molta filosofia. Resta da vedere quanto tempo continuerò a dedicare a Slowly una volta che sarà passata l'oziosa estate e avrò di meglio da fare...

domenica 14 luglio 2019

un minuto di silenzio


Sarò fortunata, ma la mia esperienza con i giapponesi è stata praticamente sempre positiva. Una cosa che ho notato è che quelli che parlano una lingua straniera ci tengono ad utilizzarla per comunicare. Sia nel mio ultimo viaggio che nei precedenti ho incontrato persone che, dopo avermi chiesto da dove venivo, hanno parlottato qualche frase in italiano, mentre altri hanno approfittato per esercitare il loro inglese. Così mi è capitato quando ero a Hikone; dopo aver fatto visita all'ufficio turistico per chiedere ragguagli su come raggiungere il castello, mentre ero ferma al semaforo sono stata accostata da due vecchietti che, avendomi sentito parlare in inglese, volevano conversare un po' con me. E' finita che ci siamo fatti la strada per il castello insieme. Shōgo e Shiro erano due amici, anche loro in viaggio. Dei due, Shōgo era il più estroverso e simpatico, oltre che quello che parlava meglio inglese, perciò è stato un quarto d'ora molto divertente. In prossimità del castello ci siamo separati perchè Shōgo aveva problemi alle ginocchia e non se la sentiva di affrontare le scale. Dopo aver visitato il castello e il giardino, mentre tornavo verso la stazione mi sono imbattuta nuovamente nei due. Grande sorpresa e grandi saluti, poi si è deciso di immortalare il nostro incontro con una foto e ci siamo scambiati l'email per restare in contatto. Shōgo infatti ci teneva e ha pure detto che se mai fossi tornata in Giappone, mi avrebbe portato in giro per Nagoya, la sua città. Un paio di giorni dopo mi ha mandato le foto scattate insieme e gli ho risposto, poi gli ho scritto ancora una volta tornata in Italia, ma lui non ha più scritto. Ho pensato che fosse strano, dato che era stato lui a insistere che restassimo in contatto, ma poi dopo tre settimane ho ricevuto un'email di Shiro che mi informava che Shōgo si era ammalato ed era morto. Ci sono rimasta malissimo! Non metterò qui la sua foto perchè voglio rispettare la sua privacy anche se non c'è più, però so che dentro il mio cuore conserverò per sempre il ricordo suo e di quel nostro piacevole anche se breve incontro.

venerdì 12 luglio 2019

when calls the heart


Anche questa è una serie che è passata per i canali TV regolari ma che non avevo mai visto. Francamente non so nemmeno perchè Netflix me l'ha proposta perchè non appartiene al genere fantastico che vedo per la maggiore. Anzi, mi sa invece che in realtà è un prodotto fantasy perchè chiaramente una città dove sono tutti belli, buoni e altruisti non può certo esistere veramente. Livello di improbabilità a parte, la serie è gradevole e mi ha ricordato La Casa nella Prateria che vedevo da bambina. Qui siamo in Canada a partire dal 1910 e la protagonista è la ricca ereditiera Elizabeth Thatcher che all'oziosa vita cittadina preferisce giocarsi il tutto per tutto e diventare maestra in un paese di provincia. Accolta con iniziale perplessità, non fatica a farsi accettare e a dimostrare quanto vale. C'è poi una serie di comprimari le cui storie si intrecciano alla sua, e il tutto risulta perfetto per un intervallo rilassante, un po' come bersi una bella tazza di tè caldo accompagnato da un biscotto. Non so perchè mi è venuto questo paragone visto che con le temperature che ci sono avrebbe più senso infilarsi dentro al congelatore e restarci, ma tant'è. Non aspettatevi nè profondità nè serietà dalla sottoscritta, tanto meno in estate.

mercoledì 10 luglio 2019

Giappone: ventesimo giorno

La mia vacanza è arrivata alla fine; oggi devo tornare a Tokyo e domani mattina ho il volo di ritorno a casa. Prima però decido di dedicare parte della mattina ai mercati mattutini di Takayama. Ci sono due mercati, uno di fronte al Takayama Jinja e uno lungo la rive del fiume Miyagawa. Ho tutto il tempo per visitare entrambi.


Il primo è piccino e vi si trovano solo bancherelle di prodotti edibili, alternati ad alcuni oggetti fatti a mano. 



Sono quasi tutte signore di una certa età quelle che espongono la merce, e devo dire che mi dispiace di non avere più posto in valigia per certe cose un po' strane e interessanti, per non parlare della curiosità che provo davanti a diversi cibi strani.


Il mercato lungo il fiume è più frequentato, anche perchè di fronte c'è una fila di negozi di souvenir e di generi alimentari, quindi c'è un sacco di gente. Pure qui vedo molte signore anziane, ma la massa dei turisti è più interessata a comprare sarubobo nei negozi. 


Mi dedico anch'io all'ultimo shopping prima di partire, anche se ignoro il consiglio di questo negozio che assicura che la macchina per fare il miso in casa sia il souvenir n.1 !


Ci sono anche alcune bancherelle con cose da mangiare, per esempio questa simpatica ragazza prepara i takoyaki, ma sono solo le dieci di mattina... non ce la posso fare!!



Decisamente più adatti all'orario sono i mini-tayaki che prepara questa signora e che non mi lascio sfuggire. Infine, con le sporte e la pancia piena, torno a recuperare le valigie in albergo.


Ed eccomi qua, sul trenino che mi sta portando a Nagoya, da dove prenderò la coincidenza per Tokyo. Mi godo il panorama e sento già la nostalgia che mi assale, e tuttavia sono molto soddisfatta di com'è andato questo viaggio, che è stato lungo e impegnativo, a volte proprio faticoso, ma che mi ha fatto ammirare cose di una bellezza assoluta.

Il diario di viaggio giapponese termina qui. Ho fatto bene a dare retta a Hiroki e a scriverlo perchè è stato bello rivivere ogni tappa e rivedere le foto, è stato un po' come riassaporare tutto da capo.

lunedì 8 luglio 2019

Giappone: diciannovesimo giorno


Splende di nuovo il sole e finalmente vado a Shirakawa-go, che è poi il motivo della mia venuta a Takayama. Oggi mi tocca l'autobus, ma sono tranquilla che non sbaglierò fermata perchè va dritto al paese di Ogimachi.


La prima cosa che faccio appena arrivata è recarmi su una collina che sovrasta l'abitato, sulla quale si trova un punto panoramico che permette di ammirarlo dall'alto.


La zona di Shirakawa-go è nota per le case dai tetti di paglia molto spioventi che sono chiamate gasshō-zukuri (mani unite in preghiera) perchè appunto la forma ricorderebbe quella delle mani giunte per pregare.


Ogimachi è il villaggio più grande della zona e quello con più afflusso turistico, difatti come al solito mi ritrovo circondata da frotte di cinesi e non solo. Altri villaggi sono più difficili da raggiungere e quindi più intatti. La prossima volta vedrò di arrivare anche a quelli! A Ogimachi comunque mi pare che abbiano lavorato bene; ci sono alcune case nuove che però sono in legno e quindi non stonano affatto in mezzo a quelle tradizionali.


Quanto appunto a quelle tradizionali, alcune sono aperte al pubblico per la visita, altre ospitano negozi di souvenir o posti dove mangiare.


Vado a visitare una delle case perchè mi incuriosisce vedere l'interno. La parte più interessante è certamente il sottotetto, in questo caso convertito in museo dell'agricoltura. Il pavimento è fatto di listelli di legno separati tra di loro e per camminare sono state approntate delle passerelle. In passato in queste soffitte venivano allevati i bachi da seta.


Ogimachi è davvero un posto molto pittoresco; dalle foto viste in rete l'ideale sarebbe ammirarlo con la neve, quando sembra un villaggio da favola. Anche così però ci sono degli scorci veramente belli che sembrano fuori dal tempo. Penso che sarebbe ancora più bello senza questa gente attorno, con il sussurro dell'acqua dei canali che corrono tra le case in lungo e in largo. Le case infatti sono piuttosto distanziate le une dalle altre e tutte hanno attorno un pezzo di terra coltivabile.


Vado a mangiare e quindi concludo il mio giro quando comincia a tirare un forte vento gelido che raccoglie le nuvole; a ora che riprendo l'autobus per Takayama ha cominciato a piovere. Sono stata fortunata anche oggi a godermi la visita senza l'ombrello!


E a cena finalmente assaggio il benedetto manzo di Hida in versione gyūdon in uno di quei locali piccoli e semplici che mi piacciono tanto e che di solito offrono buon cibo a prezzi moderati.

sabato 6 luglio 2019

Il tempo dell'ipocrisia - Petros Markaris


La distanza tra le due porte è all'incirca di dieci metri. La percorre esattamente in venti passi. Da due ore, gli stessi venti passi, da una porta all'altra, e ogni volta che si gira fissa gli occhi sulla parete di fronte.

Il commissario Charitos è diventato nonno. Il tempo è passato e come sempre Markaris usa la trama gialla per descrivere la situazione socio-economica della Grecia. Situazione per nulla rosea, anche se le statistiche dicono altro. Charitos si trova davanti degli atti terroristici anomali; le uccisioni di persone apparentemente irreprensibili nascondono il cancro che ha contribuito al peggiorare delle cose. La conclusione è amara e, ahimè, applicabile a qualche altro paese, Italia compresa. Leggere le pagine di Markaris per me è sempre un piacere; ormai mi sembra che i suoi personaggi siano di famiglia, e le sue analisi purtroppo amare ma condivisibili me lo fanno apprezzare ogni volta.


giovedì 4 luglio 2019

Giappone: diciottesimo giorno

Fino ad ora sono stata così fortunata con il tempo che ormai sono viziata, così quando vedo dalle previsioni che nel posto dove dovrei andare oggi è prevista pioggia, decido di seguire invece il sole e cambio meta. Riprendo dunque il trenino che mi ha portato fino a qui e raggiungo Gifu, città in cui in realtà non c'è molto da vedere e che è famosa soprattutto per la pesca con i cormorani che però si svolge col buio.


Scesa in stazione, apprendo che per raggiungere il castello occorre prendere l'autobus. Confesso che cerco di evitare gli autobus anche qui in Italia, perchè spesso le fermate non vengono annunciate e ho la paranoia di scendere nel posto sbagliato. Questo però è un autobus ganzo con il display e quindi scendo nel posto giusto.


Il castello di Gifu è stato interamente ricostruito sul luogo di quello originariamente edificato nel 1200 e poi restaurato da Oda Nobunaga nella seconda metà del 1500. Adesso ospita un museo e anche se non è originale vale la pena visitarlo perchè si trova in una posizione magnifica sulla cima di una collina da cui si può ammirare tutto il circondario a 360°.


Scendendo con la funivia vedo questa bella pagoda, ma la faticaccia che ho già fatto per raggiungere il castello mi fa desistere dall'andarla a visitare.


Dopo aver attraversato il bellissimo parco che sta alla base della collina del castello, raggiungo il fiume Nagara vicino al quale vedo parcheggiate le barche per la pesca con il cormorano.


Attraverso Kawaramachi, che era l'antico quartiere commerciale, e vado ad ammirare una delle statue note come Daibutsu, Grande Buddah. Quella che si trova presso il Shōhō-ji è alta 13,7 metri ed è stata completata nel 1832 dopo 38 anni di lavoro! E' il terzo daibutsu del Giappone come grandezza ed il suo scopo sarebbe di evitare carestie e gravi terremoti. Chissà se funziona...

questo piccolo corridoio di torii rossi mi ricorda Fushimi Inari Taisha

Cammina cammina, raggiungo infine l'Inaba Jinja e scopro che mi sono persa il festival annuale. Peccato perchè vedere un matsuri è uno dei miei desideri, ma poichè quasi tutti si svolgono in estate quando le temperature sono infernali e quindi in Giappone non ci andrò mai, mi sono messa l'animo in pace. Vedo comunque alcuni dei carri, parcheggiati alla base del santuario, inoltre ci sono bancherelle con cose da mangiare e un po' di mercatino delle pulci, oltre a un palco dove si alternano a cantare diverse persone. Due parole sul tempio che ha origini antichissime: pare sia stato fondato nell'anno 82 sul monte Kinka, ma nel 1539 lo hanno traslocato dove si trova ora. I Giapponesi sono un popolo meraviglioso anche per questo... come se noi avessimo traslocato San Pietro!


Arrivo in stazione con un certo anticipo e ne approfitto per fare due passi nel centro commerciale e fare merenda prima di riprendere il trenino.


Neanche stasera mi riesce di mangiare il manzo di Hida, ma in compenso mi faccio fuori questo ramen semplicemente paradisiaco da Ekimaeken, lo stesso locale dove ho mangiato ieri sera.

martedì 2 luglio 2019

un mese in quattro foto: giugno


Nella vecchia casa si è manifestato un gatto; facile, basta passare dai tetti e seguire il grosso ramo del glicine che segue il perimetro del terrazzo. Per giunta nel glicine ci sono alcuni nidi di merli e per il micio dev'essere stata una bella tentazione. Stavo pensando di adottarlo quando si è scoperto che appartiene a una vicina.


Uno scorcio di Buzet, che se non lo avessi scattato due settimane fa sembrerebbe tratto direttamente dagli anni Sessanta. In questi borghi istriani ho avuto spesso l'impressione di essere fuori dal tempo.


Souvenir preso in Croazia. Doveroso acquistarlo, visto che l'artista si dev'essere ispirato al mio fondoschiena!


Lo specchio del bagnetto, comprato alla Maisons Du Monde, perchè ho deciso che occorreva un tocco kitsch per sdrammatizzare l'ambiente.