domenica 30 giugno 2019

giugno faticoso

In realtà non è che abbia fatto tutte queste cose, è solo che, non sopportando il caldo, quelle che ho fatto mi hanno molto provato fisicamente.

Rovigno

Per esempio, la vacanza in Croazia - per essere precisi in Istria. Una volta entro la metà di giugno si aveva la certezza di un caldo tranquillo e sopportabile, ma in epoca di cambiamenti climatici non è più possibile prevedere nulla e quindi abbiamo beccato cinque giorni di caldoporco. Peccato, perchè di posti belli ne abbiamo visti molti e mi sarebbe piaciuto godermeli di più, senza grondare sudore da ogni poro e senza smadonnare sul selciato sconnesso. Difatti con i sandali, che indossavo per non lessarmi le estremità, non sono abituata a camminare bene, inoltre ho i piedi di burro che per giunta col caldo si gonfiano, così che anche il paio più comodo in mio possesso già a metà giornata mi procurava notevole disagio. Abbiamo esordito con due soste non croate, ovvero Muggia e la slovena Pirano, prima di raggiungere il paese di Verteneglio dove alloggiavamo. Nei tre giorni successivi siamo stati a Parenzo, Rovigno, Valle, Dignano, Pola, Fasana, Buje, Buzet, Montona, Grisignana e Umago, alternando borghi sul mare ad altri in collina. Se i posti sul mare sono tutti tenuti benissimo, di quelli montanari alcuni sono curati, altri lasciati all'abbandono, ed è un peccato perchè sono tutti molto pittoreschi. Sulla via del ritorno due tappe italiane: la Villa dei Vescovi a Luvigliano di Torreglia e il Castello del Catajo a Battaglia Terme. Insomma, temperature infernali a parte la vacanza è andata bene, abbiamo anche mangiato tante cose buone e la gattara che è in me ha goduto perchè abbiamo incontrati moltissimi felini.


L'altra grossa fatica è stato il concerto di The Cure a Firenze. Poteva andare peggio, lo so, perchè Firenze sta in una conca e ci può fare un caldo devastante. Se non altro ci faceva caldo come da me e la sera ha un po' rinfrescato (anche se in mezzo al carnaio non si è notato molto). Il concerto è stato bellissimo, Robert Smith era in gran forma e sono stata molto contenta di essere andata anche se è stato un massacro per la mia schiena, per non dire che alle tre di notte mi è scoppiato un mal di testa che mi è passato solo dopo dodici ore. Loro però meritano il sacrificio.



Per il resto è stato il solito alternarsi di solite cose e rognette, tipo dover fare la mammografia; incredibile che la tetta non sia sgusciata via dal macchinario, visto il sudore! Ci sono stati un pranzo in collina e una cena in appartamento con dei nostri amici, un affogato al caffè per festeggiare un compleanno e pure il Palio del Niballo. C'è stato anche uno di quei felici accidenti ai quali in passato avrei dato un gran peso ma che fortunatamente ho imparato a prendere per quello che sono: accidenti e basta, appunto. Il Museo Poldi Pezzoli di Milano ha postato sul proprio profilo Instagram una foto da me scattata, quella che vedete qui sopra. Mi sono sentita lusingata e sorpresa, anche perchè Instagram l'ho sempre considerato un passatempo divertente più prossimo a un giochino che a un serio impegno fotografico; questo non per dire che ci posto schifezze, ma che sono conscia di come un filtro ben assestato possa rendere accattivante un'immagine altrimenti banale. Ad ogni modo al momento in cui scrivo ci sono 409 likes, anche se non so se sono tutti per la mia foto o per la frase che l'accompagna. Potrei illudermi che sia vera la prima e crogiolarmi in un brodetto di giuggiole, però fa troppo caldo per questo.
In compenso ho deciso di dare l'addio definitivo a Flickr dopo l'ennesimo problema tecnico che mi ha impedito di accedere al mio profilo per alcuni giorni. Da principio mi è mancato il contatto quotidiano con alcune persone che seguivo, ma poichè negli ultimi mesi Flickr per me è più che altro fonte di frustrazione, penso sia stato meglio darci un taglio.



venerdì 28 giugno 2019

Giappone: diciassettesimo giorno

Oggi è di nuovo una giornata di transito perchè mi devo spostare da Kyoto a Takayama, e questo significa che passo molte ore in treno. Come forse ho già detto in occasioni diverse, a me viaggiare in treno piace. Certo, in Italia a volte può essere una sfida, mentre in Giappone tutto fila liscio come l'olio. Pare che anche in Giappone i treni siano in ritardo a volte, ma a me ne sono capitati sempre di puntuali e di puliti. Prendiamo i bagni: sui treni italiani ci vado solo in caso di emergenza, su quelli giapponesi li ho sempre trovati lindi e ordinati. Gli unici disagi me li sono per così dire cercati, nel senso che mi scocciava prenotare il posto ed essendo la stagione primaverile quella di maggiore afflusso turistico talvolta ho penato a trovare posto sulle carrozze senza prenotazione, non tanto per la mia persona quanto per la mia grossa valigia. Comunque sia, viaggiare in treno in Giappone per me non è stato mai uno stress ma sempre un piacere.


Dunque, sbarcata finalmente a Takayama ho penato un po' a trovare l'hotel che in realtà era vicinissimo all'uscita giusta della stazione, tranne che io ho usato quella dal lato opposto e mi è toccato girovagare un bel po'. Una volta sistematami, non era prestissimo ma c'era comunque tempo per visitare la città, i cui luoghi di interesse non sono tanti a dire il vero. La prima sosta è stata all'Hida Kokubun-ji, un antico santuario al cui interno si trova un tiglio di 1250 anni che ahimè era troppo grande per entrare nell'obiettivo della macchina fotografica. Ci sono invece entrati i sarubobo che stavano all'ingresso del santuario. Queste bambole sono tipiche di qui e hanno origini antiche; tradizionalmente le nonne li facevano per i nipoti come portafortuna. Sono poi diventati un amuleto per augurare un parto facile, perchè sarubobo significa cucciolo di scimmia e a quanto pare le scimmie partoriscono senza problemi. In tempi recenti sono diventati un souvenir e l'originale rosso è affiancato da tutta una gamma di significato diverso a seconda del colore.



La mia visita è proseguita con il Takayama Jinya nel quale per fortuna sono riuscita a entrare (temevo fosse troppo tardi). Malgrado il nome non si tratta di un santuario, bensì dell'antica residenza degli shogun, i governatori della provincia; originariamente costruito alla fine del 1600, è stato utilizzato a scopi amministrativi fino al 1969. Adiacente ad esso c'è un enorme deposito per il riso ora adibito a museo.


Per concludere, ho girovagato e fatto un po' di shopping nel quartiere di Sanmachi-suji, ovvero la città vecchia, che è stato mantenuto nell'aspetto originale con le case in legno (anche se ora quasi tutte ospitano locali e negozi) e che è davvero molto pittoresco. Al momento di cenare però casca l'asino, o meglio il manzo. Ho infatti letto che nella regione di Hida è stato selezionato un particolare tipo di manzo pregiato chiamato appunto manzo di Hida. Vorrei assaggiarlo, ma è il fine settimana e i ristoranti intorno al mio hotel sono tutti pieni, così ho finito per mangiare invece questa roba qui, che mi è stata messa davanti su una piastra concava così che me la sono cucinata da sola, e che si chiama kei-chan: si tratta di cavolo cappuccio e pollo. Chissà che domani sera sarò più fortunata...

mercoledì 26 giugno 2019

Giappone: sedicesimo giorno


Oggi è il mio ultimo giorno a Kyoto e decido di dedicarlo al Fushimi Inari Taisha. Ero già stata in questo santuario nel 2015 insieme a M e mi era piaciuto moltissimo. In quell'occasione non ci eravamo spinte troppo lontano lungo il percorso che sale lungo la montagna perciò desideravo riprenderlo e farlo tutto. 

il tratto più in basso è il più bello perchè i torii sono così fitti che formano
un vero e proprio tunnel, ma è anche quello più affollato

Me la sono presa molto comoda perchè era in salita e in certi tratti c'erano i soliti gradini spaccaginocchia, ma il bello di viaggiare da soli è appunto quello di poter assecondare i propri ritmi senza stressare gli eventuali compagni.


Il Fushimi Inari Taisha è il terzo dei posti che non mancano mai negli opuscoli pubblicitari sul Giappone, lo dimostra anche la folla di turisti che come il solito si accalca sotto i torii. Difatti la mia speranza era di ritrovarmi in solitudine o quasi sulla vetta, invece di gente ce n'è parecchia anche lì, benchè meno che più in basso. Bè, almeno in alto qualche foto in solitaria mi riesce...


Il santuario è dedicato a Inari, divinità che è molto importante perchè protegge il riso e gli affari. Tutti i torii che si incontrano infatti sono stati donati da ditte e attività commerciali varie in segno di devozione e per cattivarsi la buona fortuna.


Onnipresenti sono le statue rappresentanti le volpi - kitsune - spesso con un fascio di riso in bocca o con la chiave del deposito del riso. Le kitsune sono infatti le messaggere di Inari. A suo tempo M mi raccontò che usare le volpi come messaggeri è un sotterfugio di Inari in quanto la volpe nella mitologia nipponica è vista come un animale dalle connotazioni negative; un uomo che se ne trovi una davanti deve quindi avere l'accortezza di comprendere se sia davvero una volpe o piuttosto una messaggera di Inari, dunque è come un invito ad andare oltre le apparenze e a fidarsi anche di una creatura che normalmente si rifugge.


Il percorso è circolare e sale lungo il fianco della montagna di Inari, che in realtà è una collina di 233 metri, ma spesso in Giappone ho avuto l'impressione di scalare chissà quali vette quando invece le altezze erano ridicole. Credo dipenda dal fatto che erano rilievi ripidi e questo alterava la percezione dell'altezza.


Lungo la via incontro spesso tempi e tempietti e un sacco di kitsune, inoltre ogni tanto ci sono dei posti di ristoro dove si può comprare qualcosa da sgranocchiare o qualche souvenir. Ci sono perfino i bagni! La passeggiata mi prende abbastanza tempo, ma mi diverto moltissimo e sono molto contenta di aver deciso di fare l'anello completo. Torno giù che l'ora di pranzo è abbondantemente passata, ma tanto qua di mangia a tutte le ore e non è strano farsi fuori un piatto di yakisoba alle tre del pomeriggio XD


Per concludere la giornata cambio location e vado al Shimogamo jinja. Per arrivarci attraverso un fiume con le rive piene di ciliegi in fiore e percorro un lungo viale con alberi enormi facenti parte di una foresta antica chiamata Tadasu no Mori che è stata preservata e che ha esemplari d'alberi di seicento anni d'età. Si tratta di uno dei luoghi più antichi di Kyoto e fa parte sia dei tesori nazionali che dei siti Unesco. 


C'è un fiumicello che passa nel terreno del santuario e che forma una pozza, Mitarashi Ike; non posso fare a meno di notare alcune persone con i piedi a mollo. Scopro poi che il motivo è che si crede che bagnandosi i piedi si guarisca dalle malattie. Inoltre gli omikuji che vendono al santuario sono scritti con un inchiostro invisibile che si rivela solo se bagnato con l'acqua e che dovrebbe rivelare quando si incontrerà il vero amore.


Torno al mio alloggio cotta come un cece - come al solito - e dopo aver fatto i bagagli mi trascino fuori per la mia ultima cena a Kyoto che consumo all'Inakatei, un locale spartano della Sanjyo Shotengai dove sono stata già un'altra volta. Mi piacciono molto i posti come questi dove si spende poco e si mangia come porcelli!!



lunedì 24 giugno 2019

pellicole dal nord


Ad Anversa, nel millecinquecento e qualcosa, Storm aiuta il padre nella sua stamperia. Siamo ai tempi di Martin Lutero e dello scompiglio che portarono le sue idee, per questo quando un monaco si presenta alla stamperia chiedendo che venga stampata una lettera di Lutero è facile capire che ne deriveranno solo guai. Difatti il padre viene arrestato che ha appena finito di stampare la prima copia, ma Storm riesce a scappare con la matrice e trova rifugio nelle fogne, aiutato da una ragazzina orfana e vagabonda. Questo film olandese credo che da noi sia uscito direttamente in TV; i giudizi di chi l'ha visto oscillano dal che bello al che cagata. Secondo me la verità sta nel mezzo, ovvero: chiaramente si tratta di una pellicola che ha alcune ingenuità, in quanto è un po' difficile digerire che un dodicenne sconfigga la Santa Inquisizione sollevando il popolo proprio mentre suo padre sta per essere arrostito sul rogo, ma se togliamo gli ultimi dieci minuti, tutto il resto regge. A me è sembrato un film più che dignitoso e ho visto di molto peggio.


La Principessa e il Gigante è un film norvegese che trae ispirazione da racconti popolari; si tratta a tutti gli effetti di una favola e come tale va presa. L'avventura ha inizio quando il rifiuto della principessa Kristin di sposarsi prima di compiere diciotto anni fa avverare un'antica leggenda secondo la quale ciò avrebbe risvegliato un troll che l'avrebbe rapita per sposarla lui stesso. Mentre Kristin è in fuga (e prima di essere catturata dal troll) si imbatte nel contadino Espen che è un pasticcione matricolato, basti dire che per distrazione riesce a dare fuoco alla propria casa. Cacciato dal padre, decide di salvare la principessa e, manco a dirlo, ci riuscirà. Il film è divertente, molto lontano dai ritmi drammatici di certe pellicole fantasy, mi ha fatto piuttosto ricordare La Storia Fantastica.



Aki Kaurismäki è uno dei miei registi preferiti, ma fatta eccezione per i suoi film piuttosto scombinati e quasi sempre ottimisti non mi era mai capitato di vedere altre pellicole finlandesi. Questa non potrebbe essere più distante dal suo stile, anche solo per l'ambientazione che è il 1666. E' periodo di caccia alle streghe e un giudice viene inviato alle Isole Åland (allora sotto dominio svedese) per fare pulizia. In questo contesto la sedicenne Anna concupisce un uomo sposato ed ha la brillante idea di liberarsi della sua legittime consorte denunciandola per stregoneria. Tulen morsian, tradotto come La Sposa del Diavolo (ma non sono sicura che sia la traduzione letterale) è un film più che dignitoso che merita di essere visto anche solo per vedere qualcosa di diverso dai soliti film a cui siamo abituati. Ritmo lento e fuori dal tempo, al contrario delle passioni umane che da sempre sono le stesse.

sabato 22 giugno 2019

Giappone: quindicesimo giorno

Ultima gita fuori porta da Kyoto: oggi vado via dalla pazza folla, difatti nei posti che visiterò ci saranno quasi solo turisti giapponesi e in numero molto contenuto rispetto al porcaio in cui mi ritrovo sempre in mezzo...


Prendo un paio di treni, il secondo dei quali è piccino e mi scarica in una stazione altrettanto piccina, quella di Ishiyamadera.

la pagoda a due piani costruita nel 1194: la più antica del Giappone

Sono qui per visitare il tempio di Ishiyamadera, appunto, che è considerato uno dei più sacri del Giappone perchè è quello principale di una particolare setta (come già detto, di buddismo non ci capisco nulla, ho letto su Internet che in Giappone ne esistono sette sette - perdonate il gioco di parole!).

la foto è pessima, ma almeno si vedono alcune delle rocce di wollastonite

Questo tempio sorge vicino al fiume Seta che poco più in là si tuffa nel lago Biwa, ed è costruito su rocce di wollastonite, difatti la traduzione del nome è tempio della montagna rocciosa.


Il tempio è famoso anche per un altro motivo: pare che proprio qui la dama di corte Shibiku Murasaki abbia avuto l'ispirazione per scrivere il Genji monogatari che viene considerato uno dei capolavori della letteratura non solo giapponese ma mondiale. In effetti gironzolando nell'area del tempio trovo angoli così belli che quasi quasi sono ispirata pure io XD


Le carpe poi sono enormi. Magari dico una blasfemia, ma mi chiedo come sarebbero cotte in graticola...

pranzo buono da mangiare e bello da vedere

dolcetto di riso e fagioli rossi

A proposito, conclusa la visita del tempio è ora di pranzo ma lì vicino trovo un unico locale che ha il menù scritto solo in giapponese e senza foto. Difatti i menù dei ristoranti qua hanno quasi sempre le illustrazioni, di modo che anche chi non è in grado di leggere può farsi una vaga idea di cosa sta per mangiare. A me tocca andare alla cieca, ma mangio benissimo come sempre.


Alla mini-stazione prendo un altro mini-treno coloratissimo e mi dirigo alla prossima meta, ovvero il castello di Hikone che domina il  lago Biwa.



Pure questo castello risale all'inizio del 1600 e non solo è uno di quelli ancora originali, ma è pure uno dei cinque considerati tesoro nazionale.


Le dimensioni sono piccole, ma ci sono molti dettagli architettonici interessanti che lo rendono un vero gioiello.  Piccole dimensioni significano però anche scale più ripide, come ho cercato di mostrare nella foto.


Vicino al castello c'è una piccola sala da tè; l'ombrello rosso sta sempre a indicare un posto di ristoro dove generalmente vengono offerti dolcetti di riso e tè verde.


E difatti questa è la mia merenda...



Faccio qualche foto all'interno del piccolo locale perchè non ho ancora immortalato dei posti tradizionali; io sono seduta al bancone, ma naturalmente per accedere ai tatami occorre togliersi le scarpe.


La visita prosegue con l'immancabile e bellissimo - come sempre - giardino.


Ah, che bella giornata che ho trascorso oggi! Ho camminato tanto però mi sono rilassata nella quiete e nello splendore di questi posti. Come concludere una giornata così? Con un delizioso ramen per cena, naturalmente.

giovedì 20 giugno 2019

what if


Renée Zellweger fa la strega cattiva in questa serie che per fortuna, una volta tanto, si conclude con una sola stagione. Lei interpreta una riccona manipolatrice che trama non si sa bene per quale motivo: per arricchirsi, perchè è una stronza che ama distruggere il suo prossimo o...? Resta il fatto che il suo personaggio è piuttosto odioso. Per fortuna la sua vittima non è del tutto sprovveduta, e anche gli altri personaggi riescono a barcamenarsela in gravi difficoltà. Non so bene qual è la morale, ma ho pensato che una trama così mi piacerebbe vederla declinata dai coreani, che secondo me ne ricaverebbero una serie forse più melodrammatica e magari ancora più godibile.

martedì 18 giugno 2019

Giappone: quattordicesimo giorno


Oggi riprendo il treno per recarmi a Himeji-jō, il più iconico del castelli giapponesi che condivide con il grande torii di Miyajima la sorte di non poter mai mancare sugli opuscoli turistici dedicati al Giappone XD A giudicare dalla folla, pare che oggi abbiano avuto tutti la mia stessa idea...


Alla base del castello ci sono molti ciliegi e una larga fetta dei presenti si dispongono sotto i rami per il pic-nic di prammatica, mentre un fiume di altre persone sale a visitare l'interno del castello.



Siamo così tanti che procediamo lentamente sotto la supervisione dei custodi, e ogni volta che arriviamo a una rampa di scale dobbiamo fare la fila. Le scale dei castelli giapponesi infatti sono strette e ripide, e anche se quelle di Himeji sono relativamente più ampie perchè il castello è molto grande, vi si può salire al massimo in due affiancati. Per ingannare l'attesa scatto qualche foto dalle finestre.

la foto che a Himeji fanno tutti durante la stagione dei ciliegi

Il castello di Himeji è del 1600 ed è stato costruito con tutta una serie di astuzie che dovevano lasciare gli eventuali assalitori sempre esposti al tiro dei difensori, però alla fine non è mai stato attaccato e quindi non ci è dato sapere se tali sistemi avrebbero funzionato.


Conclusa la visita del castello è ora di riempire la pancia, anche perchè si sono già fatte le 14. Non vado molto per il sottile perchè ho una discreta fame, ma non resto per nulla delusa da questa pietanza chiamata katsumeshi che è un incrocio tra il curry e il tonkatsu.


Ammiro la fauna locale prima di recarmi a visitare il giardino del castello.



Il Kōkoen è un giardino nuovo, ma questo non significa che sia meno bello di altri più datati. Ci sono dei bellissimi scorci e le carpe del laghetto sono di molti colori diversi; peccato che non ho uno zoom per riuscire a fotografarle per bene. Con ancora tutta questa bellezza negli occhi, mi avvio a piedi alla stazione (visto che non trovo più la fermata dell'autobus XD) perchè se non facciamo 500 chilometri a piedi anche oggi non stiamo bene ^___^

domenica 16 giugno 2019

Giappone: tredicesimo giorno

le fortificazioni esterne del Nijōjō con il fossato

Dopo due giorni intensi e con la prospettiva di due gite fuori porta i successivi, oggi decido di prendermela comoda, concetto che per me è sempre relativo, ma vabbè... Per cominciare raggiungo con tutta calma il vicino castello, ovvero Nijōjō: risalente al 1600, è stato utilizzato dagli Shōgun fino a metà dell'Ottocento, per poi passare all'imperatore. Il complesso è considerato il meglio conservato tra i castelli feudali giapponesi.



C'è da fare un po' di fila per entrare, ma ne vale la pena perchè il complesso è molto interessante.

che tocca fare per guadagnarsi la pagnocca...

Ci sono anche dei figuranti in costume storico per la gioia dei fissati dei selfie. Finito con il castello, non può mancare la visita al giardino Ninomaru, come sempre tenuto impeccabilmente e pieno di alberi di ciliegio. Cosa fare per il resto del giorno, non volendosi stancare troppo? Shopping, naturalmente! Raggiungo quindi Kyoto Station dove pranzo con un omuraisu da Hokkyukusei - locale specializzato in questo piatto e fondato nel 1922 - poi mi do alla ricerca di Bic Camera, una delle principali catene dedicate all'elettronica, dove faccio incetta di cartucce istantanee Fuji; visito anche un altro grande magazzino.


Tra una cosa e l'altra si è fatta ora di merenda, perciò lascio le sporte con gli acquisti in stanza e raggiungo la vicina via commerciale Sanjyo Shotengai, dove ho la fortuna di sedermi senza dover fare la fila al Cafe Kyoto Keizo. Si tratta infatti di un posto popolare e, come sempre accade in questo caso in Giappone, non è raro dover aspettare per poter trovare un posto libero all'interno.


Kyoto Keizo è famoso per il mont blanc che io prendo in versione primaverile, difatti si chiama sakura mont blanc.


Mentre aspetto che mi servano, la cameriera mi invita a sbirciare il laboratorio dove vengono preparati i dolci. Il mio mont blanc mi viene consegnato con l'avvertenza di consumarlo entro dieci minuti, intervallo di tempo in cui la meringa conserva la sua fragranza. Come se una Guchi come me potesse farsi durare un dolce più dieci minuti...


Torno in stanza decisa a polleggiarmi sul divano fino a ora di cena, ma va a finire che scopro dove si trova il negozio che vende i Sonny Angels, i pucciosissimi bambolotti che colleziono, così ritorno fuori e quando ho finito è ora di cena. E' arrivato il momento di assaggiare un buon ramen, uno dei miei piatti preferiti.