martedì 14 maggio 2019

Giappone: quarto giorno

Ho passato una nottata infame e sospetto di aver avuto anche la febbre; tutto quello che posso fare è inghiottire aspirine, che però nulla possono per il forte mal di gola che mi è venuto. Oggi devo incontrarmi a Odawara con Y e la sua famiglia, mi dispiace annullare tutto, perciò raccolgo le poche forze rimaste e mi avvio alla stazione della metro. Odawara è poco dopo Hiratsuka, quindi rifaccio lo stesso tragitto di due giorni fa, con la differenza che oggi è una splendida giornata di sole e ad un certo punto, mentre butto l'occhio fuori dal finestrino, resto a bocca aperta: davanti a me c'è lui, il monte Fuji finalmente in tutta la sua gloria, enorme e bellissimo! Peccato non riuscire a fotografarlo... A Odawara la prima cosa che facciamo è andare in farmacia; prendiamo caramelle per la gola, una medicina per il raffreddore e, ahimè, la mascherina. I giapponesi infatti sono fissati con la mascherina: la indossano sempre quando hanno tosse, raffreddore o allergia. Il punto è che loro sono abituati a portarla, io no, perciò trascorro le ore successive in un profondo disagio. Tra l'altro ogni volta che espiro mi si appannano gli occhiali, una meraviglia... 


E' così mascherata che visito il castello di Odawara, originario del quindicesimo secolo e distrutto una prima volta da un terremoto nel 1703; ricostruito, venne poi smantellato nel 1870. Negli anni Sessanta si sono pentiti e lo hanno ricostruito di nuovo basandosi su vecchi modellini e disegni; adesso ospita una mostra sulla storia del castello stesso. La visita è interessante perchè l'allestimento è fatto molto bene e dall'alto si può vedere anche un bel panorama. Naturalmente nel frattempo il monte Fuji si è celato sotto il solito strato di nubi.


A pranzo mi portano ad assaggiare un piatto tipico della stagione fredda che stranamente non ho mai mangiato prima: l'oden. Si tratta di uno di quei piatti che ha infinite varianti; di base è un brodo con dentro la qualunque. Il nostro è ricco di kamaboko e il motivo è che Odawara ne è uno dei maggiori produttori, tant'è vero che la città ospita anche il Museo del Kamaboko che visitiamo poco dopo.

al museo si può fare anche un workshop e imparare a preparare i diversi tipi di kamaboko

Ma insomma, che cos'è questo kamaboko? Si tratta di un composto tenero e malleabile ottenuto lavorando pesce azzurro e surimi. Si possono poi fare diverse forme e colorazioni, e anche la cottura è varia. Insomma, si può sbizzarrire la fantasia. Tra l'altro ha origini antiche, pare che lo facessero già nel quattordicesimo secolo. 

giuro che ne ho preso solo una fetta, non tutto il vassoio!!

Dopo il museo andiamo a fare merenda e io prendo una fetta di torta alle fragole deliziosa. A seguire saluti e baci (solo metaforici, i giapponesi manco si danno la mano!!) e ognuno per la sua strada. Siccome è ancora presto e considerato che ho un forte raffreddore, tosse, un gran mal di gola e la sera prima pure la febbre, non sarebbe logico che me ne tornassi in hotel a riposare? E invece vado a fare shopping a Ikebukuro...

2 commenti:

  1. ecco siamo solo al 4° giorno e mi sento neanderthal, poveretti chissà cosa pensano quando vengono qui in ferie

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    1. Io me lo sono chiesta ogni volta che entravo in un bagno pubblico... Non solo per la pulizia, ma anche perchè là ce ne sono molti in giro, non come da noi che il più delle volte ti tocca andare al bar per disperazione.

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