venerdì 31 maggio 2019

maggio alluvionato

A maggio non ha fatto altro che piovere. E' venuta giù così tanta acqua che nella mia città il fiume ha raggiunto il livello di allerta, e alcune strade e molti garage si sono allagati (questo non per colpa del fiume, ma dei tombini stradali che non riuscivano a smaltire la pioggia). La pioggia può essere una bella seccatura, ma poichè era abbinata a temperature fresche - decisamente fuori stagione - non me ne lamento più di tanto perchè meno fa caldo e più sono felice.


Maggio è iniziato con la sottoscritta che, anzichè essere in piazza a manifestare, saliva sul treno per Udine al fine di trascorrervi gli ultimi giorni del Far East Film Festival. Ho visto diciotto pellicole (delle quali due erano fuori concorso) e mi sono molto divertita. Ho fatto un festival particolarmente rilassato, con intervalli per pranzi e cene ben scanditi che mi hanno permesso di assaporare la buona cucina locale. Peccato solo non aver visto più film giapponesi e coreani.


Maggio è anche il mese del mercatino dell'usato a Gambettola, appuntamento al quale mancavo da tempo. Mi sono fatta una vasca veloce di sabato pomeriggio anche perchè puntavo a degli oggetti ben precisi che non ho trovato, così mi sono consolata con altri due libri vintage e soprattutto con questa simpatica insegna che pare fatta apposta per me XD


Esattamente a metà mese sono stata a Venezia a vedere l'ottima mostra che la Casa dei Tre Oci ha dedicato a Letizia Battaglia. A seguire ho fatto un salto all'isolotto di San Giorgio, ma quello che mi interessava vedere era chiuso, per cui sono tornata a gironzolare sulla terraferma. Dovevo avere qualcosa in faccia quel giorno, visto che mi hanno fermato ben quattro persone per chiedermi informazioni.

i giardini dell'Isola Bella

A seguire c'è stata la gita sul Lago Maggiore in compagnia del marito. I primi due giorni pioveva, guarda un po'. Con l'ombrello abbiamo visitato il bel parco di Villa Taranto a Pallanza, ma il giorno successivo abbiamo preferito andare a Milano, dove sarebbe piovuto ugualmente ma avremmo potuto rifugiarci in qualche museo. Purtroppo proprio quella mattina una donna ha deciso di suicidarsi buttandosi sotto il treno a Legnano e bloccando il traffico per più di due ore. Siamo quindi sbarcati a Milano con quasi quattro ore di ritardo sulla tabella di marcia e di musei abbiamo visto solo il Poldi Pezzoli. Il terzo e il quarto giorno per fortuna è uscito il sole, cosa che ci ha consentito di goderci appieno l'Isola Bella, l'Isola Madre, la villa Della Porta Bozzolo a Casalzuigo, l'Eremo di Santa Caterina del Sasso a Leggiuno e la Rocca di Angera. L'ultimo giorno, tornando verso casa, abbiamo fatto sosta a Castell'Arquato e Vigoleno. Posti bellissimi e ottimo cibo, anche se ci hanno spennato.

martedì 28 maggio 2019

Giappone: nono giorno

Finalmente torna a splendere il sole! Oggi vado in gita a Miyajima, il cui vero nome è Itsukushima, anche se è più nota con il primo. Si tratta di un'isola al largo di Hiroshima che è famosa per il grande torii rosso che sorge dal mare; penso sia una delle tre foto che non mancano in nessun opuscolo turistico sul Giappone XD L'isola è considerata sacra e in passato non vi si poteva sbarcare.


La prima cosa che faccio appena arrivata è appunto recarmi al torii (insieme alla solita folla di turisti). A volte mi vengono dei dubbi sulle cose molto popolari; per esempio quando andai a Praga ero piuttosto scettica visto che tutti dicevano che era splendida, ma in effetti lo era. Allo stesso modo temevo di essere delusa da questa veduta, e invece l'ho trovata degna della sua fama. 


Bellissimo anche l'Itsukushima Jinja, ovvero il santuario del quale il torii sarebbe l'entrata. Il santuario sorge su palafitte e con l'alta marea l'acqua arriva a ridosso delle costruzioni. Ha origini antiche e la forma attuale risale al 1168, anche se nel corso dei secoli è stato ricostruito o restaurato più volte perchè il fatto di essere così vicino al mare lo rende vulnerabile. Nel 2004 è stato seriamente danneggiato da un tifone e i lavori di ristrutturazione non sono ancora del tutto finiti.


Anche a Miyajima c'è una comunità di cervi che vive in cattività e si aggira pacificamente per le vie; molto più pacificamente di quelli di Nara, forse perchè a questi è vietato dare da mangiare e quindi non stressano gli umani mendicando cibo. 


Ammirati i cervi e gironzolato per il paese, ho poi raggiunto la stazione della funivia perchè la mia idea era di salire in cima al Monte Misen e poi scendere a piedi. La cima in realtà era a mezz'ora di cammino da dove sono sbarcata, quindi mi sono limitata a raggiungere il primo tempio dove qualche monaco col senso dell'umorismo ha fornito di occhiali da sole le statue.


Ho poi intrapreso la discesa che si è rivelata molto più ostica del previsto, in quanto il percorso era formato da una serie di scalini ripidi ideali per spaccare le ginocchia. Sono stati due chilometri e mezzo molto duri, ma mi sono comunque divertita a godermi il bosco, gli scorci dall'alto e gli incontri lungo la via.


Prima di riprendere il traghetto c'è stato tempo per visitare il Daishō-in, un importante tempio buddista. Narra la leggenda che vi si trovi una fiamma che non si è mai spenta da quando è stato fondato nel 1200... ma io non l'ho vista! Invece mi sono molto divertita ad ammirare le cinquecento statue rappresentanti discepoli del Buddha, una diversa dall'altra.


La mia giornata non è ancora finita, infatti dopo cena mi reco al castello di Hiroshima su consiglio della mia amica S. Vi si trova una installazione divertente e suggestiva allo stesso tempo: disseminate per il parco vi sono infatti delle uova giganti illuminate, con i colori che cambiamo continuamente. Le uova sono di plastica e le persone possono toccarle o muoverle senza problemi; c'è anche una musica in sottofondo. Anche se sono stanca morta, sono contenta di esserci andata.

domenica 26 maggio 2019

orphan black


I canadesi secondo me fanno delle belle serie e difatti questa mi è piaciuta, tiene bene la tensione fino alla fine e considerato che ci sono cinque stagioni non è cosa da poco. L'attrice protagonista, Tatiana Maslany, ha vinto diversi premi per la sua interpretazione o, sarebbe meglio dire, interpretazioni. Difatti siccome la storia è incentrata su di un gruppo di cloni, lei incarna una serie di diverse varianti della stessa persona. Tutto ha inizio quando Sarah, una giovane dal passato (e anche dal presente, se per questo) incasinato assiste casualmente al suicidio di una donna. Siccome sta scappando da un fidanzato abusivo e non ha un soldi, Sarah decide di assumere l'identità della donna, prende la sua borsa e scappa. La donna però era una poliziotta e incasinata pure lei, quindi interpretarla senza destare sospetti nel suo partner è dura. Sarah scopre poi di non essere sola, ma di fare parte di un gruppo di cloni che qualcuno sta eliminando a uno a uno. E' tutta una gara di sopravvivenza perchè poi si scopre anche che i cloni si ammalano e muoiono, mentre una potente impresa li cerca non si sa bene a quale scopo. Sarah & Co. ne passano di tutti i colori però alla fine va tutto a posto (e nel mentre ci scappa anche qualche risata, non è solo sudore e lacrime). Menzione al personaggio gayissimo di Felix (interpretato da Jordan Gavaris), il fratellastro di Sarah, che mi ha regalato alcuni dei momenti migliori.

venerdì 24 maggio 2019

Giappone: ottavo giorno

Ahimè, oggi devo lasciare Tokyo! Ci sono rimasta diversi giorni anche stavolta, ma tra le volte che ho incontrato Y e la gita fuori porta di ieri mi sembra di averci passato poco tempo e avrei ancora voglia di gironzolare, magari tornando nei posti che mi sono più piaciuti. Oggi devo andare a Hiroshima, però ho tempo di partire a ora di pranzo e così dopo colazione lascio i bagagli in albergo e mi avvio a piedi al Rikugi-en, un parco che fa parte dei beni ambientali speciali nazionali



E' uno di quei parchi in cui si entra a pagamento, il che dovrebbe salvarmi dalla folla. Malgrado ciò, di gente intorno alla star ce n'è parecchia, tutti che la fotografano o si fotografano, aspettando il proprio turno. E la star è questo meraviglioso albero di ciliegio del genere che loro chiamano willow sakura (ciliegio piangente, perchè ha i rami che scendono come quelli del salice piangente). Di ciliegi in Giappone ce ne sono di diversi tipi e il willow sakura è il mio preferito; quelli grandi sono spettacolari ed è anche divertente andarci sotto per farsi circondare dai fiori.

dalla collinetta si può ammirare l'insieme del parco dall'alto

A parte il ciliegio, il parco stesso è una meraviglia. Originariamente fondato alla fine del 1600, già all'epoca era considerato un capolavoro. Venne poi abbandonato e acquistato alla fine dell'Ottocento dal fondatore della Mitsubishi che lo riportò alla bellezza iniziale per poi donarlo alla città di Tokyo nel 1938. Io non ho i mezzi culturali per poterlo apprezzare in pieno, infatti il tutto è strutturato per riprodurre 88 scene di poesie famose. Quando esco ho l'ennesima sorpresa: per entrare c'è una lunga fila! Solo i giapponesi possono mettersi in fila per andare ad ammirare un parco o i ciliegi fioriti...

ragazza vestita in stile lolita

Ah, dimenticavo! Purtroppo non sono riuscita a fare nessuna foto, ma dentro al parco ho fatto un incontro particolare. Ad un certo punto sono stata superata da una lolita; questo stile di moda ispirato all'epoca vittoriana prevede un grande uso di pizzi e merletti, in questo caso pure di una cascata di boccoli biondi. Francamente non ci ho fatto molto caso anche se ho notato che era un po' corpulenta, ma quando mi è capitato di superarla ho scoperto che era... un lolito! Meraviglioso col suo vestito a balze e la borsetta abbinata, se ne stava ad ammirare i ciliegi con la massima naturalezza. Quanto mi piacciono queste cose...


Ormai però è ora di correre in stazione, mi aspettano circa sei ore di treno per arrivare a Hiroshima. Posso prendere lo shinkansen ma non quello superveloce (il Japan Rail Pass non lo consente). Mentre attendo il mio treno, arrivano le pulitrici: sono queste signore vestite di rosa. Ognuna si posizione all'entrata di ogni vagone e, appena sono scesi tutti e prima che salgano i viaggiatori successivi, puliscono tutto da cima a fondo. Uguale uguale ai treni italiani, insomma.


Finalmente sistemata a Hiroshima, esco per cena e non posso che indulgere nella specialità locale: l'okonomiyaki. Potremmo tradurlo con ciò che ti piace cotto sulla piastra, difatti è uno di quei piatti che prevede un gran numero di varianti poichè si possono scegliere gli ingredienti da aggiungere alla base. L'okonomiyaki di Hiroshima è diverso da quello di Osaka (altra città che ne contende i natali), ed è formato da una leggerissima base di pastella (tipo crêpes), cavolo verza e uova con dentro tagliolini, carne, pesce, verdure e chi più ne ha più ne metta. Il piatto ha origini relativamente recenti ma ciò non toglie che sia molto popolare.

mercoledì 22 maggio 2019

Giappone: settimo giorno

Giorno di sole smagliante: malgrado il vento molto forte, condizioni ideali per la mia ultima gita fuori porta da Tokyo. Me ne vado a Enoshima, una piccola isola (solo quattro chilometri di circonferenza) collegata alla città di Fujisawa da un ponte. In questa zona ci sono alcune spiagge che sono le più popolari per gli amanti del mare di Tokyo.


Le attività commerciali si concentrano allo sbocco del ponte, mentre l'isola stessa è attraversata da un percorso che conduce ad alcuni templi, al faro, a un giardino e si conclude sul lato opposto, dove si trovano delle scogliere pittoresche. Come al solito me la prendo comoda, anche perchè la strada è in salita!



Non avendo appetito al mio arrivo, decido di mangiare più avanti, ma quando alla fine mi viene fame trovo solo un posto gestito da due vecchietti dove si mangiano dolci. Devo quindi accontentarmi (per così dire) di una porzione di shiruko, una zuppa calda di fagioli rossi servita con dentro il mochi (un composto dolce di riso). La vedete quella ciotolina a sinistra? Contiene shiokombu, un tipo di alga, che in questo caso è molto salata e saporita. Dolce e salato insieme, insomma... e da bere il tè!



Pian pianino arrivo al faro, dove decido di salire per ammirare il panorama. Mi tocca fare un po' di fila, ma fare la fila in Giappone non è stressante come da noi perchè le persone sono educate e disciplinate, se ne stanno al loro posto senza cercare di passare davanti e senza fare casino.



La vista merita, anche se sul terrazzo tira un vento così forte che temo seriamente di poter volare via. Meno male che ho addosso abbastanza lardo perchè ciò non accada...



Le scogliere oggi sono ancora più interessanti proprio per via del vento che, agitando il mare, crea delle onde molto alte. C'è quindi un'elevata concentrazione di turisti che cercano di scattarsi foto con le onde sullo sfondo, mentre un guardiano si assicura che nessun cretino si avventuri dove non dovrebbe, rischiando di finire in acqua. Dopo aver gironzolato un po' sulla riva, me ne torno indietro, naturalmente riattraversando tutta l'isola e il ponte fino alla stazione (al prossimo viaggio voglio portarmi un contapassi per vedere quanta strada faccio...)



martedì 21 maggio 2019

the sinner (prima stagione)


Questa serie è composta da due stagioni, delle quali la prima è tratta da un libro e la seconda se la sono inventata perchè la prima ha avuto molto successo ed è stata anche premiata. Sinceramente non so se vedrò la seconda, anche se ho letto che pure questa ha ottenuto delle buone recensioni. La serie originale, se la vogliamo chiamare così, comincia con un delitto inspiegabile: una giovane madre di famiglia, mentre partecipa a un picnic insieme al marito e al figlioletto, all'improvviso si scaglia contro un uomo seduto poco distante e lo uccide a coltellate. Pare che i due non si conoscano affatto, perciò non si capisce il motivo di questo gesto. Il detective Ambrose, che ha una vita privata piuttosto incasinata, è deciso a scavare a fondo nella vita dell'assassina, Cora, perchè intuisce che ci dev'essere sotto una storia complicata, e così è. E qui mi fermo perchè procedere significherebbe scoprire troppo le carte, cosa che in un giallo non si fa. Serie molto bella e con un cast di nomi famosi: Jessica Biel interpreta Cora e Bill Pullman è Ambrose.

domenica 19 maggio 2019

Giappone: sesto giorno

Oggi il tempo non è proprio l'ideale per fare hanami, difatti è nuvoloso (almeno non piove), ma ho in programma due posti che invece per l'hanami sono famosi.


Il primo è il grande cimitero di Yanaka: tra i molti alberi c'è anche un viale fiancheggiato da ciliegi, altri ciliegi sono sparsi in giro.



Chi mi conosce sa che mi piace passeggiare per i cimiteri, anche se quelli giapponesi non sono molto fotogenici perchè le tombe tendono a essere tutte uguali e non hanno decorazioni e orpelli, al massimo qualche offerta rituale qua e là. 


Dentro e fuori il cimitero ci sono dei templi, alcuni minuscoli, e incontro diverse statue di jizō, la divinità che accompagna le anime dei bambini e che protegge i viaggiatori. Non so resistere a fotografarle tutte, sarà per via del bavaglino rosso!

primavera a Ueno: la folla in delirio!

Passeggiare per Yanaka è sempre un piacere; è un altro di quei quartieri di Tokyo dove sembra che il tempo si sia fermato. Dal cimitero raggiungo il parco di Ueno dove passano tutti, turisti e giapponesi (i secondi poi si accampano sotto i ciliegi a gozzovigliare XD). Anche questo parco è molto grande e ospita alcuni templi, musei e puro lo zoo.



C'è anche uno stagno dove si può noleggiare un pedalò a forma di cigno e ammirare i ciliegi dall'acqua. Ancora una volta me la prendo molto comoda; passeggio, mangio, fotografo, siedo a riposare... ogni tanto ci vuole una giornata così!

la sobria insegna di un ristorante ad Ameyoko

Lasciato il parco, mi inoltro nella via commerciale di Ameya-Yokochō che viene familiarmente chiamata Ameyoko; vi si trovano tantissimi negozi e ristoranti e l'atmosfera è quella di un mercato, con i venditori armati di megafono che si mettono in piedi sulle sedie a urlare le meraviglie dei loro prodotti. E sì, manco a dirlo faccio shopping... Da Ameyoko con una breve passeggiata raggiungo l'Usagiya, un negozio di dolci attivo dal 1940 che ha la fama di produrre i migliori dorayaki di Tokyo. I dorayaki sono dolcetti fatti da due dischi di un impasto simile al pancake che vengono farciti con l'azuki, la marmellata di fagioli rossi. A me piacciono molto e li mangio spesso quando sono in Giappone; devo dire che quelli di Usagiya sono davvero eccellenti e la differenza sta nella marmellata, chiaramente prodotta artigianalmente.


Intanto è già arrivata la metà del pomeriggio e non mi resta che raggiungere l'ultima meta della giornata, ovvero il tempio Zōjō-ji che si trova vicino alla Tokyo Tower. Non me ne intendo di buddismo, ma so che ne esistono diverse correnti e questo è il tempio principale di una di esse. Il portone d'ingresso è ancora quello originale del 1622 ed è il più antico edificio in legno di Tokyo.



Ma la cosa che più mi colpisce è la distesa di statue nello Sentai Kosodate Jizō, ovvero il giardino dei bambini non nati; la definizione comprende sia i bambini nati morti che quelli abortiti (per via spontanea o intenzionale), e sono i genitori ad adottare e decorare le statue con bavaglini e berrettini, a volte aggiungendo anche giocattoli.


vagone della linea Yamanote nell'ora di punta; guardiamo al vantaggio:
in caso di frenata improvvisa non c'è pericolo di cadere!

Al momento di tornare in albergo faccio male i conti e mi ritrovo in stazione all'ora di punta. Visto che non ho fretta, piuttosto che incastrarmi nel fittone mi siedo per 45 minuti in attesa che passi il peggio.


sabato 18 maggio 2019

the rain


Non sono una fan del genere post-apocalittico, che anche se ricade nel fantastico rischia di farmi venire l'angoscia perchè mostra scenari più o meno plausibili. Quindi non so perchè mi è venuto in mente di vedere questa serie. Resta il fatto che mi è anche piaciuta e che a breve vedrò anche la seconda stagione che è stata appena distribuita. Si tratta di una produzione danese che immagina che un virus letale venga rilasciato attraverso la pioggia; chiunque si bagni viene infettato e può a sua volta infettare il suo prossimo. Simone e il fratellino Rasmus vengono portati in salvo in un bunker dai genitori, ma il padre esce perchè dice di voler risolvere la cose (fa infatti parte del team che ha creato il virus) mentre la madre muore per il virus stesso. I ragazzi restano nascosti per sei anni, fino a quando le scorte di cibo finiscono e diventa imperativo uscire per continuare a sopravvivere. Fuori trovano un mondo deserto dove si muovono alcuni sopravvissuti che vengono braccati da squadre di persone chiamate gli stranieri. Simone e Rasmus si uniscono ad alcuni sopravvissuti e si mettono alla ricerca del padre. Come scrivevo l'altro giorno a Loran, di Netflix mi sta piacendo anche il fatto che ci siano produzioni di diversi paesi e così si può vedere qualcosa di diverso dalle solite americanate. Non che abbia nulla contro le americanate, intendiamoci, però trovo interessanti le produzioni europee. Questa non farà le scintille, ma è più che dignitosa.

giovedì 16 maggio 2019

Giappone: quinto giorno

Finalmente sono per i fatti miei e siccome raffreddore e mal di gola persistono, decido di prendermela comoda. Anche oggi è una bella giornata di sole e la mia prima meta è la Valle Todoroki, ovvero un posto che a Tokyo non ti aspetteresti mai.


Si tratta di una gola formata dal fiume Yazawa che è stata mantenuta nel suo stato naturale. A Tokyo ci sono molti parchi, ma qui sembra di stare in mezzo ai monti. Il percorso in realtà è breve, poco più di un chilometro, e costeggia il fiume. 


Lungo la via ci sono antichi resti, templi, un piccolo giardino e un posto di ristoro. Se uno ha voglia di rilassarsi lontano dalla frenesia della metropoli, questo è il posto perfetto.


Lasciata la valle, mi reco a Sangen-jaya e per prima cosa vado a riempire lo stomaco: come si può dedurre dalla foto, la raffreddatura non mi ha fatto passare l'appetito!


Raggiungo poi la Carrot Tower (così chiamata per via del colore), un edificio di ventisei piani all'ultimo dei quali si può accedere e godersi il panorama della città (ah, e il monte Fuji naturalmente, se solo si degnasse di mostrarsi!!). Da lì raggiungo un piccolo tempio e gironzolo un po' per il quartiere prima di spostarmi di nuovo.


Prossima meta Shimokitazawa, uno di quei quartieri che non sembrano nemmeno fare parte di Tokyo. Niente grattacieli infatti, ma case di due piani spalmate in stradine strette e a volte un po' in salita. La zona è molto popolare perchè raggruppa un gran numero di negozi di abbigliamento vintage (e non solo). Se non fossi cicciona mi sarei data allo shopping, ma ho preferito evitare la figuraccia di provare capi in cui non sarei entrata. Invece mi sono andata a mangiare un'altra fetta di torta perchè volevo riposare (sì, sì, trova un'altra scusa...).


Torno alla stazione di Shibuya dove gironzolo un po', ma oggi non sono in vena di fare shopping e così riparto alla volta del fiume Meguro, le cui rive sono decorate da due fila di alberi di ciliegi e che è quindi uno dei luoghi preferiti per l'hanami. Si sta facendo buio, ma la passeggiata lungo il fiume risulta per questo più suggestiva. Dopo una cena troppo abbondante in un ristorante cinese della zona, torno in hotel.

martedì 14 maggio 2019

Giappone: quarto giorno

Ho passato una nottata infame e sospetto di aver avuto anche la febbre; tutto quello che posso fare è inghiottire aspirine, che però nulla possono per il forte mal di gola che mi è venuto. Oggi devo incontrarmi a Odawara con Y e la sua famiglia, mi dispiace annullare tutto, perciò raccolgo le poche forze rimaste e mi avvio alla stazione della metro. Odawara è poco dopo Hiratsuka, quindi rifaccio lo stesso tragitto di due giorni fa, con la differenza che oggi è una splendida giornata di sole e ad un certo punto, mentre butto l'occhio fuori dal finestrino, resto a bocca aperta: davanti a me c'è lui, il monte Fuji finalmente in tutta la sua gloria, enorme e bellissimo! Peccato non riuscire a fotografarlo... A Odawara la prima cosa che facciamo è andare in farmacia; prendiamo caramelle per la gola, una medicina per il raffreddore e, ahimè, la mascherina. I giapponesi infatti sono fissati con la mascherina: la indossano sempre quando hanno tosse, raffreddore o allergia. Il punto è che loro sono abituati a portarla, io no, perciò trascorro le ore successive in un profondo disagio. Tra l'altro ogni volta che espiro mi si appannano gli occhiali, una meraviglia... 


E' così mascherata che visito il castello di Odawara, originario del quindicesimo secolo e distrutto una prima volta da un terremoto nel 1703; ricostruito, venne poi smantellato nel 1870. Negli anni Sessanta si sono pentiti e lo hanno ricostruito di nuovo basandosi su vecchi modellini e disegni; adesso ospita una mostra sulla storia del castello stesso. La visita è interessante perchè l'allestimento è fatto molto bene e dall'alto si può vedere anche un bel panorama. Naturalmente nel frattempo il monte Fuji si è celato sotto il solito strato di nubi.


A pranzo mi portano ad assaggiare un piatto tipico della stagione fredda che stranamente non ho mai mangiato prima: l'oden. Si tratta di uno di quei piatti che ha infinite varianti; di base è un brodo con dentro la qualunque. Il nostro è ricco di kamaboko e il motivo è che Odawara ne è uno dei maggiori produttori, tant'è vero che la città ospita anche il Museo del Kamaboko che visitiamo poco dopo.

al museo si può fare anche un workshop e imparare a preparare i diversi tipi di kamaboko

Ma insomma, che cos'è questo kamaboko? Si tratta di un composto tenero e malleabile ottenuto lavorando pesce azzurro e surimi. Si possono poi fare diverse forme e colorazioni, e anche la cottura è varia. Insomma, si può sbizzarrire la fantasia. Tra l'altro ha origini antiche, pare che lo facessero già nel quattordicesimo secolo. 

giuro che ne ho preso solo una fetta, non tutto il vassoio!!

Dopo il museo andiamo a fare merenda e io prendo una fetta di torta alle fragole deliziosa. A seguire saluti e baci (solo metaforici, i giapponesi manco si danno la mano!!) e ognuno per la sua strada. Siccome è ancora presto e considerato che ho un forte raffreddore, tosse, un gran mal di gola e la sera prima pure la febbre, non sarebbe logico che me ne tornassi in hotel a riposare? E invece vado a fare shopping a Ikebukuro...

lunedì 13 maggio 2019

elite


Un blogger che seguo aveva stroncato pesantemente questa serie spagnola, per cui non mi aspettavo di vedere granché, ma a dire la verità alla fine non mi è dispiaciuta affatto. Causa il crollo della loro scuola, tre ragazzi di bassa estrazione sociale vincono una borsa di studio per un liceo prestigioso frequentato da ricconi. L'impatto causerà danni e cambiamenti un po' a tutti, tanto che alla fine ci scappa anche l'omicidio. Noi sappiamo chi è il colpevole, ma la polizia no, tant'è vero che arresta la persona sbagliata. Dovremo aspettare la seconda stagione per sapere se verrà fatta giustizia. Che dire? Anche se questa serie è precedente a Quicksand, viene da chiedersi se gli sceneggiatori non siano un po' a corto di idee visto che alla fine rimestano sempre la stessa minestra: adolescenti disturbati, scontro tra ricchi e poveri e/o tra diverse culture, alcool, droga e omicidio. Tante variazioni sul tema, alcune meglio riuscite di altre (personalmente ho trovato Quicksand molto superiore), ma alla fine, come ho già detto in passato, tutta va bene per ingannare il tempo...

domenica 12 maggio 2019

caro amico ti scrivo


Caro Hiroki,
negli ultimi giorni mi sono sentita più Guchi che mai. So che è difficile da spiegare, ma ci provo lo stesso.
Se guardo alla mia vita vi riconosco alcune fasi. Da principio c'è stata un'infanzia che posso definire tutto sommato spensierata; da bambini tutti sono sè stessi, poi ci pensa il mondo - che siano genitori, insegnanti, le circostanze della vita, ecc. - a importi come ti devi comportare, e quel punto ci sono pochi cazzuti che mandano tutti a cagare e continuano ad essere se stessi e una maggioranza che si adegua, bene o male. Io ho capito che non potevo essere me stessa in quinta elementare e mi chiedo ancora che cosa ne sarebbe stato di me se avessi fatto parte del primo gruppo. Forse sarei morta in un fosso o forse ora sarei da qualche altra parte a fare qualche altra cosa, non necessariamente migliore di quella che sto facendo ora. Il problema dei rimpianti per me non si pone più dal momento in cui ho capito che il senno del poi è una delle maggiori sciocchezze che siano state inventate. Quella che conta veramente è la consapevolezza: qualunque decisione presa con piena cognizione di causa in base alle circostanze di quel preciso momento è giusta, anche se a distanza di tempo ci appare come un errore. Ciò che rimpiango sono solo le scelte fatte senza questo presupposto.
Tornando a me, dunque a nemmeno undici anni ho intrapreso la strada che mi avrebbe portato a diventare, seppure a malincuore, quello che volevano gli altri. C'è da dire che non sono mai stata del tutto passiva, che ho sempre trovato il modo di fare le cose che volevo fare, ma altrettante sono quelle alle quali ho rinunciato perchè peccavo di arrendevolezza. Sono andata avanti così per molti anni, facendo la brava e mettendo avanti le esigenze/richieste altrui, fino a che la misura non è stata colma. L'ho capito, per fortuna, perchè non tutti ci riescono. A quel punto, invece di finire di sbroccare, mi sono fatta un annetto di sedute dalla psicologa e il vaso di Pandora è stato scoperchiato. 
E' stato in quel frangente che è nata Guchi. Come ogni neonato ha richiesto tempo per crescere; da principio era malferma sulle gambe e talmente ignara del mondo che ha commesso diversi errori, però a mano mano che l'esperienza aumentava e con essa la saggezza, imparavo a vivere in maniera più consona a come sono fatta, barcamenandomi nell'impresa di riuscirci senza urtare nessuno perchè purtroppo questa parte del mio imprinting è la più difficile da superare. Sono passata da Guchi 1.0 a Guchi 2.0 e, come forse ho già anticipato, adesso sto sviluppando la versione 3.0.
Che cosa significa tutto questo? Intanto che non mi pento di nulla. Se mi offrissero l'opportunità di tornare indietro nel tempo e vivere la mia vita in maniera diversa credo proprio che declinerei. Certo, ci sono cose che vorrei aver fatto o fatto diversamente, però se non fossi passata attraverso certe crisi non sarei diventata la persona che sono ora, e la persona che sono ora mi piace - malgrado non sia esente nè da difetti nè da ulteriori margini di miglioramento.
Per questo dico che in questi giorni mi sento più Guchi che mai. Qualcosa sta fermentando, quindi in futuro qualcosa ne uscirà. In realtà pensavo che il Giappone potesse essere una buona occasione per riflettere sul futuro lontano da tutto e da tutti, ma laggiù mi sono mossa in maniera troppo frenetica, non c'era modo di immergersi in tale riflessione. Anche adesso non è che sto a strologare tutto il giorno, invece scivolo con disinvoltura tra questo e quello e intanto, un granello per volta, innalzo la montagna.
Eppure non mi sono ancora del tutto sbarazzata della solita nostalgia. Guchi 2.0 faceva parte di una piccola comunità affiatata, Guchi 3.0 al momento è sola nel deserto. Non ci penso nemmeno a cercare di cambiare questa situazione: tornare indietro è impensabile e le cose finite sono finite e basta. Non mi è mai parsa una buona idea cercare di rianimare i cadaveri. Accetto il fatto di essere in un certo modo, accetto di essere difficile ad aprirmi e di conseguenza difficile da conoscere, per giunta talmente multisfaccettata che a volte non mi riconosco nemmeno io. Non mi pento di essermi rinchiusa nella mia grotta visto che le volte che esco trovo molteplici occasioni per arrabbiarmi, sentirmi ferita, indignarmi, ecc. Meglio soli che male accompagnati, no? Però sono serena perchè sto sempre più affinando l'arte del carpe diem nel suo senso vero (lo spiegano molto bene QUI).
Non so bene perchè mi è venuta voglia di esternare tutto ciò; si tratta del genere di considerazioni che starebbero meglio sul mio diario che sul mio blog, ma a volte sento l'esigenza di fare sapere al mondo quello che ho dentro l'animo, magari per via di una punta di ripicca - anche se è una parola grossa in questo caso. No, chiamiamola autostima. Ne ho sempre avuta poca o niente di quella, però poi succede che rileggo un racconto che ho scritto o guardo qualche foto che ho scattato o ancora spulcio i miei blog privati, e penso che non faccio poi così schifo. Anzi, dirò di più: mi piaccio. E se piaccio a me stessa è la cosa migliore che posso avere al mondo, soprattutto considerato che sono sola in mezzo al deserto.

sabato 11 maggio 2019

quicksand


Molto bella questa serie - una volta tanto conclusa - tratta da un romanzo di Malin Persson Giolito, Sabbie Mobili, edito anche in Italia. La storia comincia dalla fine e alterna scene del presente a numerosi flashback per cercare di ricostruire un episodio terribile, ovvero l'omicidio di alcuni studenti e di un professore ad opera di altri due ragazzi. I sopravvissuti sono due: Maja, in carcere e accusata di omicidio, e Samir che si è salvato fingendosi morto e che è il testimone chiave del'accusa. Alla base c'è il rapporto complicato tra Maja e Sebastian, quest'ultimo rampollo di un uomo molto ricco che però l'ha sempre trattato con distacco e disprezzo preferendogli il più dotato primogenito. Sebastian affoga nell'autocommiserazione, nell'alcool e nella droga; Maja pensa di poterlo salvare, poi arriva a capire che è una causa persa e decide di lasciarlo, ma gli amici insistono che non deve abbandonarlo. Non dirò altro per non rovinare il finale, visto che non voglio essere presa a pugni (leggevo l'altro giorno che a un tizio all'uscita dal cinema è successo proprio questo quando ha spoilerato il finale di Avengers: Endgame XD). La serie è molto ben realizzata e merita certamente di essere vista.