giovedì 28 febbraio 2019

febbraio operoso

Febbraio è stato tutto uno strofinare, non appena gli artigiani si sono tolti dal mezzo. Nella vecchia casa non ancora tutto è finito al 100%, però siamo quasi a posto, e soprattutto è operativa la mia base. Non abbiamo ancora fatto la grigliata d'inaugurazione, ma il mio studio sta prendendo forma e ne sono molto soddisfatta malgrado alcuni aggiustamenti in corso d'opera, inevitabili in una vecchia casa dove non c'è un solo muro dritto.


Ho fatto un paio di gite, una in solitaria e una col marito. Per i fatti miei sono stata a Bologna a vedere la mostra dedicata a Hokusai e Hiroshige; per chi ama il genere ukiyo-e certamente un appuntamento imperdibile.


Già che c'ero, ne ho approfittato per andare a pranzo da Yuzuya, in via Nicolò dall'Arca 1/I-L. In cucina c'è una giapponese e quindi ho ritrovato i sapori originali che ricordavo, alla faccia di tutti i ristoranti tarocchi gestiti da cinesi che purtroppo costituiscono il 95% dell'offerta. La meraviglia qui sopra fotografata è un sake yuan teishoku (salmone marinato alla soia e succo di limone, cotto alla piastra); ho preso anche i gyoza e un mochi grondante azuki.



Col marito sono stata a Ferrara, gita che serviva a festeggiare il suo compleanno e che difatti ha contemplato un ottimo pranzo presso l'Ariosteria, dov'ero già stata tempo fa per i fatti miei. Abbiamo visitato il Museo Archeologico che raccoglie i bellissimi reperti della necropoli di Spina, la Pinacoteca e la mostra "Boldini e la Moda", che ci è piaciuta molto. Dopo una passeggiata in centro ci siamo avviati verso casa e abbiamo pure sbagliato strada. Per favore, qualcuno dica a mio marito che il navigatore E' utile XD


Il mese si è concluso in località Sarna attorno a un falò, con la pancia piena di polenta col ragù e in mano un bicchiere di ottimo bisò, difatti questo è il periodo del lòm a merz, tradizione contadina ripresa negli ultimi anni. Malgrado il nome, non stupisca che ci siamo andati in febbraio, difatti i giorni buoni sono appunto gli ultimi tre di febbraio e i primi tre di marzo. Si tratta di un rito propiziatorio che in passato riuniva frotte di contadini intorno ai falò che facevano lume a marzo, ovvero si auguravano che la primavera portasse con sè il dovuto: bel tempo che favorisse i raccolti. Adesso naturalmente il tutto viene fatto a scopo ricreativo, non a caso a organizzare i lumi sono spesso le aziende agrituristiche della zona, ma per chi si è informato sul significato della tradizione è bello starsene a fissare il fuoco immaginando magari che sia il 1919. O il 919, perchè pare che la cosa abbia origini antichissime.

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