sabato 29 dicembre 2018

La rivolta di Atlante - Ayn Rand


«Chi è John Galt? »
Nella luce morente, Eddie Willers non riusciva a distinguere il volto del mendicante. Il mendicante l'aveva detto con semplicità, senza accento. Ma nel tramonto lontano, in fondo alla strada, lampi giallastri di riflettevano nei suoi occhi. Occhi che fissavano Eddie Willers apertamente, beffardi e pacati, come se la domanda fosse stata rivolta al turbamento inspiegabile che era in lui.

Da quando ho letto il ciclo de La Spada della Verità mi riproponevo di affrontare Ayn Rand, la filosofa di origine russa della quale l'autore è seguace. Questo Atlas Shrugged (che si traduce letteralmente con "Atlante alzò le spalle") si può considerare il manifesto della Rand sotto forma di romanzo e si compone di tre parti, difatti l'edizione italiana ha prodotto tre libri separati tradotti con titoli che non hanno nulla a che vedere con gli originali: Non-Contradiction è diventato Il TemaEither-Or è diventato L'Uomo che apparteneva alla terra e infine A is A è diventato L'Atlantide. Ignoro se tutto questo ha incrementato le vendite. Il romanzo della Rand, pubblicato nel 1957 e ambientato in degli immaginari Stati Uniti, richiederebbe a sua volta un romanzo per essere recensito, essendo una narrazione molto complessa e piena di argomenti sui quali si potrebbe discutere per ore. Mi ha toccato in modi che non so descrivere; ancora adesso oscillo dall'esaltazione alla più bieca depressione quando ci penso. La Rand dipinge un genere di eroe che per me non è mai stato eroe: il capitano d'industria. La mia visione delle cose orientata a sinistra si mette subito sulla difensiva al solo pronunciarne il nome, eppure la tesi della Rand ha perfettamente senso per come viene esposta. Nel suo mondo immaginario, una serie di personaggi dalle diverse motivazioni cominciano a distruggere il ricco mondo industriale basandosi sulla motivazione che ciò che conta è il bisogno e che quindi il ricco deve dare al povero. Con buona pace di Robin Hood, ci viene dimostrato che le estreme conseguenze di questo atteggiamento portano il mondo alla rovina. Certo, il libro esagera per dimostrare la propria tesi, ovvero che il valore dell'uomo sta nel suo fare, nella sua capacità di costruire e di produrre, e che tutto questo va posto al di sopra della società e contro di essa, se la società limita questa volontà. Ha senso quello che sto dicendo? Perchè l'argomento è veramente complesso e la filosofia è sempre stata la materia che mi stava più sui coglioni quando andavo a scuola, anche se ora la sto rivalutando. Concludo quindi dicendo che questa non è una lettura facile, non solo per via di un paio di pipponi che ho faticato a seguire; non è facile perchè bisogna affrontarla a mente aperta, lasciandosi alle spalle le proprie convinzioni su certe cose (almeno per quanto mi riguarda), ma al contempo è una lettura che esalta e che insegna. Occorrerebbe rileggere tutto almeno un'altra volta per cogliere in pieno ogni dettaglio. In anni recenti ne è stata tratta una serie di tre film che mi rifiuto categoricamente di vedere (sono certa che sarebbe uno di quei casi in cui mi verrebbe da spaccare lo schermo XD).  

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