lunedì 31 dicembre 2018

dicembre ramato

E' da parecchio tempo che mi chiedo se non sia il caso di smettere di tingermi i capelli; non ci tengo a sembrare più giovane di quello che sono, però non voglio nemmeno sembrare più vecchia, e così alla fine mi trattiene proprio il timore che una testa di capelli grigi mi farebbe apparire settantenne. Come sempre accade in caso di dilemma, vince la terza opzione: è finita che ho deciso di cambiare colore e adesso ho di nuovo i capello castano ramati.


L'otto dicembre col marito abbiamo fatto una scappata a Classe dove, dopo l'immancabile visita alla Basilica di Sant'Apollinare, abbiamo visto il nuovissimo Museo Classis. Ricavato dal recupero di un vecchio zuccherificio, il museo gode di un ottimo allestimento, anche se di roba esposta non ce n'è molta, ma a livello didattico penso che possa essere molto valido. A noi comunque è piaciuto, e chissà che in futuro non vengano aggiunte altre sale e altre cose.



Sempre col marito, siamo stati a Milano a trovare il figlio piccolo, che però ci ha concesso udienza solo per il tempo di un pranzo (abbiamo trovato un postaccio adatto allo scopo, ovvero la trattoria La Crota in via Gian Giacomo Mora 9). Per il resto il marito mi ha fatto girare per chiese e siamo anche saliti sul tetto del Duomo. La giornata era assolata e ce la siamo goduta.

L'altra notizia degna di nota del mese è che ci siamo tolti dalle palle i malefici giardinetti di Natale. Quest'anno infatti anzichè impestare le strade del centro storico sono stati trasferiti in massa all'interno di un parco. Questo significa che la viabilità non ne viene affetta, così come il mio senso estetico. Di certo non mi recherò a vederli appositamente e quando pedalerò per le mie commissioni dovrò solo evitare la solita manica di pedoni imbranati. 

sabato 29 dicembre 2018

La rivolta di Atlante - Ayn Rand


«Chi è John Galt? »
Nella luce morente, Eddie Willers non riusciva a distinguere il volto del mendicante. Il mendicante l'aveva detto con semplicità, senza accento. Ma nel tramonto lontano, in fondo alla strada, lampi giallastri di riflettevano nei suoi occhi. Occhi che fissavano Eddie Willers apertamente, beffardi e pacati, come se la domanda fosse stata rivolta al turbamento inspiegabile che era in lui.

Da quando ho letto il ciclo de La Spada della Verità mi riproponevo di affrontare Ayn Rand, la filosofa di origine russa della quale l'autore è seguace. Questo Atlas Shrugged (che si traduce letteralmente con "Atlante alzò le spalle") si può considerare il manifesto della Rand sotto forma di romanzo e si compone di tre parti, difatti l'edizione italiana ha prodotto tre libri separati tradotti con titoli che non hanno nulla a che vedere con gli originali: Non-Contradiction è diventato Il TemaEither-Or è diventato L'Uomo che apparteneva alla terra e infine A is A è diventato L'Atlantide. Ignoro se tutto questo ha incrementato le vendite. Il romanzo della Rand, pubblicato nel 1957 e ambientato in degli immaginari Stati Uniti, richiederebbe a sua volta un romanzo per essere recensito, essendo una narrazione molto complessa e piena di argomenti sui quali si potrebbe discutere per ore. Mi ha toccato in modi che non so descrivere; ancora adesso oscillo dall'esaltazione alla più bieca depressione quando ci penso. La Rand dipinge un genere di eroe che per me non è mai stato eroe: il capitano d'industria. La mia visione delle cose orientata a sinistra si mette subito sulla difensiva al solo pronunciarne il nome, eppure la tesi della Rand ha perfettamente senso per come viene esposta. Nel suo mondo immaginario, una serie di personaggi dalle diverse motivazioni cominciano a distruggere il ricco mondo industriale basandosi sulla motivazione che ciò che conta è il bisogno e che quindi il ricco deve dare al povero. Con buona pace di Robin Hood, ci viene dimostrato che le estreme conseguenze di questo atteggiamento portano il mondo alla rovina. Certo, il libro esagera per dimostrare la propria tesi, ovvero che il valore dell'uomo sta nel suo fare, nella sua capacità di costruire e di produrre, e che tutto questo va posto al di sopra della società e contro di essa, se la società limita questa volontà. Ha senso quello che sto dicendo? Perchè l'argomento è veramente complesso e la filosofia è sempre stata la materia che mi stava più sui coglioni quando andavo a scuola, anche se ora la sto rivalutando. Concludo quindi dicendo che questa non è una lettura facile, non solo per via di un paio di pipponi che ho faticato a seguire; non è facile perchè bisogna affrontarla a mente aperta, lasciandosi alle spalle le proprie convinzioni su certe cose (almeno per quanto mi riguarda), ma al contempo è una lettura che esalta e che insegna. Occorrerebbe rileggere tutto almeno un'altra volta per cogliere in pieno ogni dettaglio. In anni recenti ne è stata tratta una serie di tre film che mi rifiuto categoricamente di vedere (sono certa che sarebbe uno di quei casi in cui mi verrebbe da spaccare lo schermo XD).  

giovedì 27 dicembre 2018

pretty little liars


Prima di guardare una serie o un film leggo sempre le recensioni, più per curiosità che perchè abbia intenzione di lasciarmene influenzare; di questa lunga serie ho capito che o la si ama o la si odia. Per quanto mi riguarda, devo fare una premessa (mi scuso se mi ripeto, non ricordo se l'ho già detto): per me vedere una serie TV, soprattutto in questo periodo, significa evasione e distrazione, di conseguenza cerco principalmente il divertimento senza cercare il pelo nell'uovo. Questa serie ha certamente l'ambizione del thriller, almeno in una certa misura, in quanto le protagoniste sono perseguitate da un ignoto personaggio che si firma "A" e che sembra onniscente. La persecuzione comincia a un anno dalla scomparsa della migliore amica delle quattro, grandissima stronza e capa indiscussa del gruppo, la quale viene ritrovata cadavere. O forse no. Comunque sia, "A" si comporta da burattinaio sadico manovrando a suo piacimento le ragazze che, non dimentichiamolo, all'inizio della serie sono sedicenni e quindi ci sta che non siano proprio delle aquile, oltre ad avere una spiccata propensione a omettere i fatti quando non a mentire spudoratamente. Quanto all'essere stronze, francamente direi di no; non sono delle sante, questo è chiaro, ma mi pare che agiscano più per autoconservazione che per stronzaggine pura. Comunque sia, il mio giudizio è positivo con riserva, nel senso che a un livello superficiale mi sono divertita molto a seguire questa serie e a cercare di indovinare chi è "A", ma l'appassionata di gialli che è in me ha alcune perplessità e domande irrisolte.

martedì 25 dicembre 2018

Cade la neve, la neve bianca


Ecco, ci risiamo: è di nuovo Natale. Per chi è solo come me, più che una festa è un funerale. Non posso fare a meno di desiderare un Natale in famiglia oppure tra amici, con la gioia di scambiarsi i regali e la sorpresa di aprirli, e con un pranzo di quelli esagerati che quando ti alzi da tavola rischi di ribaltarti, sbilanciato dal peso della tua pancia. Invece no: è Natale e sono sola, e mi cominciano a girare le palle fin dal momento in cui mi alzo da letto.
D'accordo, guardiamo ai vantaggi della situazione: non devo mettermi in tiro. Non devo nemmeno stare a cambiarmi, se per questo, infatti mi piazzo sulla mia poltrona preferita con indosso pigiama e vestaglia, e mi metto pure la coperta sulle gambe, visto che nella sala fa piuttosto freddo. Osservo l'albero e mi chiedo che cosa l'ho fatto a fare. Abitudine, immagino. L'anno prossimo mi sa che mi risparmio la fatica. Mi metto a leggere; ho iniziato da poco un romanzo piuttosto voluminoso e mi ci vorrà un bel po' prima di arrivare alla fine, inoltre al momento la trama non mi ha ancora preso più di tanto, e difatti, tempo mezz'ora, mi ritrovo con la palpebra pendula, col tutto che sono sveglia da poco. Non c'è niente da fare; faccio scivolare il sedere in avanti, poggio le gambe sul tavolino e la nuca sulla schienale della poltrona e mi abbiocco. E sogno.


La baita è piccola ma confortevole; esce un filo di fumo dal camino e io me ne compiaccio perchè fuori si sono almeno quindici gradi sotto zero e quindi non vedo l'ora di infilarmi dentro a scongelarmi la punta delle orecchie. Tutto intorno il bosco è coperto dalla neve e brilla al punto che fatico a tenere gli occhi spalancati. Mi tolgo il piumino e mi infilo in cucina, dove mi preparo una cioccolata calda che sommergo con una quantità spropositata di panna montata, e mi siedo a gustarmela, centellinandola, bagnando la panna col liquido cremoso, che così mi piace di più. Ho giusto finito di leccarmi per bene l'ultimo cucchiaino che sento bussare alla porta. Da principio in effetti non sono sicura che sia davvero qualcuno che bussa; è tutta mattina che si sentono gli schiocchi dei rami spezzati dal peso della neve. Il toctoc però si ripete in maniera tanto regolare che non c'è da sbagliarsi.
Non vi nascondo che la cosa mi scoccia; dopotutto mi sono rifugiata in mezzo ai monti proprio per stare da sola e per non essere costretta a interagire con quelli della mia razza, inoltre il posto è talmente remoto che mi sembra improbabile ci sia arrivato qualcuno. Mi chiedo chi possa essere; qualche sciatore pirla, di quelli che si lanciano fuori pista e finiscono sfracellati a fondovalle? O magari un escursionista crucco con i racchettoni ai piedi? Mi avvio ciabattando a chiarire il mistero.
È uno gnomo. Piccolino, vestito di verde, che se non ci fosse tutta questa neve si mimetizzerebbe perfettamente con il bosco, e sembra un ragazzino, anche se probabilmente ha 426 anni. Appena mi vede esclama “Buon Natale!” e a me viene la tentazione di prenderlo a sberloni. Non so perchè; forse mi sento presa per il culo. Gli vorrei dire “Buon Natale tua nonna”, però penso che con gli gnomi è sempre meglio mantenere contegno e distacco, che così te ne liberi prima e magari eviti che ti lancino qualche maledizione.
- Ti serve forse qualcosa? - chiede lui.
“Sì, che ti levi dalle palle”, penso, e invece rispondo:
- No grazie, sono a posto con tutto.
- Sicura?
Comincio a domandarmi se non sia un rappresentante della Bofrost travestito. Lui resta lì, in attesa che gli dica qualcosa, e capisco che se non agisco con determinazione la cosa andrà per le lunghe.
- Senti, fa un freddo cane e non mi va di stare qui sulla porta a congelare – Ecco, così: se mi dimostro sgarbata dovrebbe funzionare.
- Allora fammi entrare – ribatte lui.
Mi sa che mi sono scavata la fossa da sola. Lo fisso con ostilità, ma lui non si scompone.
- OK, adesso chiudo questa porta. Buon Natale, Buon Anno e, per favore, lasciami in pace.
L'ho fatto. Mi sento un mostro di scortesia, però l'ho fatto. Riguadagno il calduccio del salotto e mi metto vicino al fuoco a crogiolarmi.
Toctoc. Questa volta i colpi vengono dalla finestra. Lancio un'occhiata: è ancora lui. Non è possibile. Che accidenti vuole questo maledetto gnomo? Non capisce che me ne voglio stare in pace per i fatti miei? Decido che la cosa migliore è ignorarlo. Con la coda dell'occhio vedo che resta lì ancora per un po', immobile, e poi all'improvviso scompare.

Sbadiglio. Lo so che non dovrei dormire in questa posizione, equivale ad assassinare la mia spina dorsale già provata da discopatia e accidenti vari. Mi alzo e mi stiro, sollevando le braccia sopra la testa per allungare le vertebre. E adesso che faccio? Manca ancora un bel po' all'ora di pranzo, di leggere me n'è passata la voglia, la TV manco la sto ad accendere, tanto ci saranno i soliti programmi cretini dove sono tutti buoni perchè è Natale. Che palle. Andrò a farmi una bella doccia, almeno riuscirò a far passare un'altra mezz'ora.
Passo accanto all'albero e lo vedo: un pacchettino rosso con un fiocco bianco che a momenti è più grande di lui. Come ci è arrivato lì? Adesso in casa ci sono pure i fantasmi? Faccio spallucce; fantasmi o no, sono curiosa e lo apro. Dentro c'è una statuina che rappresenta uno gnomo.
- Oh bella...
Me la rigiro tra le mani come a cercare un indizio di chi può avermela regalata, ma non ne trovo; è una normalissima statuina a forma di gnomo e l'unica cosa strana è che assomiglia in maniera straordinaria a quello che ho sognato. Lo appoggio sopra al tavolino, tra il gatto di ceramica e la ciotolina di porcellana olandese, e mi avvio verso il bagno. Alle mie spalle, lo gnomo fa un sorriso a trentadue denti.

sabato 22 dicembre 2018

sangue romagnolo


Mi è capitato di vedere in diversi film la scena toccante della ragazza che sta per convolare a nozze alla quale la madre/il padre/il fidanzato dà l'anello di famiglia, quello che era servito alla nonna per sposarsi e che poi è stato tramandato. Qua in Romagna,  terra di gente poco romantica e che bada al sodo, tramandiamo altro; a me hanno dato l'attrezzo per fare i cappelletti di mia nonna, per dire.

martedì 18 dicembre 2018

regalo di Natale


Ci sono, eh... Non sto scrivendo recensioni perchè sto vedendo una serie di sette stagioni e leggendo un libro corposo, per cui prima di recensirli devo arrivare in fondo e mi occorre ancora del tempo. Intanto incremento il mal di schiena togliendo quintali di polvere da pavimenti e mobili della vecchia casa dove i lavori sono momentaneamente sospesi a causa della latitanza degli artigiani. Ma non è questo che volevo dire. Complice l'elenco dei "ricordi" che Facebook mi propone ogni giorno e che vado a sbirciare regolarmente perchè è sempre bello vedere che gli anni passano mentre io resto sempre impelagata allo stesso modo, mi sono ricordata che una volta scrivevo. Sì, certo, scrivo ancora qui sul blog e anche altrove, se è per questo; intendo dire che scrivevo scrivevo. Vi risparmio la presa di coscienza che mi ha fatto capire che non sarò mai una scrittrice perchè nel 99,99% dei casi scrivo per me stessa, ma ci sono comunque alcune cose condivisibili (o già condivise, come i due racconti che avevo scritto sul Blog di Guchippai e che erano stati pensati per essere letti da un pubblico). Per farla breve, che vi ho già tediati abbastanza, ho pensato che invece dei soliti auguri, per Natale vi regalo la lettura di un breve racconto che avevo scritto nel dicembre del 2010 e che era stato postato sul mio blog letterario, quelle che è stato saggiamente cancellato anni fa. Si tratta di una storia breve che riassume molto bene sia il mio stato d'animo natalizio sia il mio senso dell'umorismo. Stay tuned ^____^

venerdì 7 dicembre 2018

Le terrificanti avventure di Sabrina


Non conoscendo il fumetto dal quale è tratto, non so quanto è fedele all'originale questa serie soft-horror che pare aver riscosso un discreto successo, ma che non mi ha entusiasmato. Ugualmente tratta dallo stesso fumetto è l'inoffensiva sit-com Sabrina, vita da strega che devo aver seguito per qualche stagione secoli fa. Lasciamo perdere la versione soft e datata, per parlare di quella nuova. Sabrina è figlia di un mago e di una donna umana, entrambi deceduti, ed è stata allevata dalle zie; con l'avvicinarsi del suo sedicesimo compleanno, la ragazza deve decidere se restare del tutto umana o se firmare il libro del Signor Oscuro acquisendo potere ma, di fatto, diventando sua serva. Sabrina preferisce la propria libertà e rifiuta di completare il rito, prefiggendosi addirittura di trovare un modo per sconfiggere il Signor Oscuro, ma conciliare la vita umana con quella da strega si fa sempre più difficile e alle sue spalle c'è chi briga per portarla a firmare il benedetto libro. Niente da eccepire sul cast e su tutto il comparto tecnico (del resto ormai le serie televisive hanno standard molto alti), però la serie non mi ha preso più di tanto. Questa comunque era la prima stagione, chissà che accadrà nella seconda.

martedì 4 dicembre 2018

Call the Midwife


Questa bellissima serie inglese è tratta dalla trilogia autobiografica di Jennifer Worth. Io lessi tempo fa il primo volume (credo l'unico finora tradotto in italiano) e mi piacque molto; non potevo quindi lasciarmi scappare la serie. In realtà solo le prime tre stagioni coprono la trama del libro; per via del successo riscosso, si è deciso di proseguire mantenendo quasi tutti i personaggi e inventando storie nuove, ma una volta tanto la cosa ha funzionato alla perfezione perchè il tutto è realizzato con grande intelligenza e sensibilità. Difatti oltremanica sono all'ottava stagione, io invece sono riuscita a vedere solo le prime cinque. Tutto gira intorno a un gruppo di giovani levatrici che collaborano e abitano insieme alle suore della Nonnatus House, a loro volta provette infermiere e levatrici. Ambientato a partire dal 1957 nell'East End di Londra, mostra tutta una serie di casi e tematiche particolari che finiscono per rappresentare uno spaccato della situazione femminile dell'epoca e di come venivano affrontate situazioni come ad esempio la gravidanza fuori dal matrimonio o l'omosessualità. Ho trovato il tutto molto interessante in misura delle differenze - a volte abissali - che intercorrono tra allora e adesso, e non nascondo che ho provato spesso indignazione e tristezza. Per quanto ci lamentiamo, di sicuro noi donne abbiamo fatto passi da gigante!

domenica 2 dicembre 2018

un mese in quattro foto: novembre


La foto non rende, ma sono molto soddisfatta di com'è venuta questa sedia. L'ho ripescata tra le cianfrusaglie della cantina insieme alla sua gemella che però era spaccata; immagino risalga agli anni Sessanta o forse Settanta. Mi piaceva molto la forma, così è stata ripulita e riverniciata (la seduta aveva una brutta macchia). Spero che non si sfondi pure lei!



Mi sa che questi sono gli ultimi Pernigotti che mangio. Mi dispiace, ma mi rifiuto di mangiare cioccolato fatto in Turchia con indosso un marchio storico italiano. Poi sì, mi rendo conto che l'argomento è complicato, diciamo che questa è la mia reazione istintiva.



Se vi piacciono i libri e le librerie, dovete assolutamente andare alla Libreria Acqua Alta di Venezia. Si trova in Calle Longa S. Maria Formosa 5176/b, però io ci sono capitata casualmente entrambe le volte che l'ho visitata. La sua particolarità sta nell'ambiente e nell'arredamento: un'accozzaglia di libri usati e nuovi inframmezzati da gondole e vasche da bagno, per non dire del famoso gatto che la abita (e che purtroppo non sono ancora riuscita a fotografare). E' un posto magico in cui perdersi, purtroppo rischia di diventare claustrofobico quando c'è troppa gente, visti gli spazi augusti, ma mi piace troppo!


Questo è uno dei Photoautomat che stanno a Firenze; in diverse città europee queste cabine sono state restaurate e messe a disposizione, perfettamente funzionanti. Con € 2 si ottengono quattro foto in bianco e nero o a colori (dipende dalla cabina) rigorosamente analogiche. Io mi ci fiondo dentro ogni volta che ne trovo una e siccome non sono fotogenica e il flash è impietoso, risolvo le cose facendo le boccacce.