venerdì 31 agosto 2018

agosto comatoso


Non so cos'ho quest'estate, ma il mio livello di sopportazione del caldo è ai minimi storici. Spero che sia per tutto un insieme di cose perchè se invece è la tendenza per il futuro dovrò seriamente prendere in considerazione di trasferirmi in Groenlandia da metà giugno a metà settembre. Agosto quindi è trascorso mettendo il naso fuori di casa il meno possibile: la mattina presto per mia scelta o tutte le volte che venivo convocata nella vecchia casa in ristrutturazione. C'è da dire che le convocazioni si sono esaurite entro il dieci, visto che dopo gli artigiani se ne sono andati tutti allegramente in ferie.


Da questo punto di vista agosto non è stato improduttivo: insieme ai figli, futuri abitanti della magione (forse), abbiamo scelto pavimenti, rivestimenti e sanitari. A uno dei due va sempre tutto bene, l'altro è un pignolo che non è mai soddisfatto: la buona notizia è che comunque le decisioni sono state prese, manca giusto che riaprano le ditte per spedire le ordinazioni. Nel frattempo sto cercando di procurarmi dei sali per quando cominceranno ad arrivare i conti da pagare.

mercoledì 29 agosto 2018

stranger things


Questa serie ha avuto un tale successo che l'anno scorso al Lucca Comics le avevano dedicato un padiglione e per entrarci occorreva fare una lunga fila, difatti io non si sono entrata, anche perchè all'epoca non l'avevo ancora vista. Ho rimediato di recente e mi sono vista entrambe le stagioni. Mi è piaciuta molto, anche se, ancora una volta, la prima stagione l'ho trovata superiore. La storia è ambientata in una piccola città della provincia americana, una di quelle in cui tipicamente non succede mai nulla, almeno fino a quando non si scopre che nel blindatissimo impianto di produzione di energia elettrica si fanno in realtà degli esperimenti segreti. Questo infatti è la base operativa di uno scienziato senza scrupoli che alleva bambini dai poteri psichici fuori dall'ordinario; peccato che li ha rapiti alle legittime famiglie e che li usa come cavie da laboratorio. Una ragazzina riesce a fuggire, ma non prima di aver aperto accidentalmente la porta di un'altra dimensione dalla quale usciranno un sacco di guai. La ragazzina, chiamata Eleven (undici) per via del tatuaggio che ha sul braccio e che riporta questo numero, viene trovata e nascosta da un suo coetaneo e diventerà la chiave di volta per risolvere l'orribile pasticcio (questo in entrambe le stagioni). Ho trovato la giovane attrice che interpreta Eleven, Millie Bobby Brown, davvero molto brava (oltre che molto carina), ma l'intero cast è ottimo; ho rivisto con piacere anche Winona Ryder. Non so se la serie è stata pensata per un pubblico giovanile o no, sta di fatto che io mi sono divertita molto a vederla. Giustamente, e soprattutto relativamente alla prima stagione, si è parlato di un omaggio ai film di genere degli anni Ottanta (non a caso la vicenda è ambientata nel 1983), la cui atmosfera è resa molto bene anche grazie alla colonna sonora (la canzone preferita del ragazzino che scompare è Should I stay or should I go dei Clash, tanto per dirne una). Pare che una terza stagione sia in produzione anche perchè il finale della seconda è stato astutamente lasciato aperto. Mi metto in attesa.

lunedì 27 agosto 2018

il neurone collassato, ovvero: quando Guchi vede film particolarmente cretini perchè fa troppo caldo


Alla fine è successo che ho fatto l'abbonamento a Netflix, il quale, nella pagina d'apertura, mi propone sempre cose nuove da vedere in base ai miei gusti. Il problema è che ho guardato degli anime e Netflix deve aver concluso che ho 15 anni, perciò mi ha proposto tutta una serie di commedie leggere con protagonisti adolescenti. Dopo averle scansate per qualche tempo, complice il caldo che abbassa le difese immunitarie alle idiozie, ho deciso che tanto valeva buttarci un occhio. Insomma, ci manca giusto che mi metta a leggere i libri della collezione Harmony e poi sono a posto...



The Kissing Booth





La sedicenne Elle ha un grave problema esistenziale: si è innamorata del fratello maggiore del suo amico Lee. Il problema è che Lee non è un amico qualunque; i due sono nati lo stesso giorno e da allora sono sempre stati insieme, condividendo ogni momento delle loro vite. Hanno anche fatto una lista di regole da seguire, una delle quali vieta espressamente l'innamoramento nei riguardi di altri membri della famiglia. Lee infatti ha un complesso di inferiorità nei confronti del fratello Noah, che è sempre perfetto ed ha sempre ottenuto tutto. Insomma, a lui sembra che Elle sia l'unica cosa che lui non ha mai avuto e ne è geloso. Per questo Elle e Noah tengono nascosta la loro relazione, ma tanto alla fine si fanno scoprire, Lee dà di matto, però siccome è una commedia adolescenziale americana, alla fine tutto finisce bene. Che dire? La faccia di Joey King (Elle) non mi piace, Jacob Elordi (Noah) è un gran pezzo di manzo, ma il mio preferito è Joel Courtney (Lee) perchè ho un debole per gli sfigati.



L'A.S.S.O. nella manica



Il titolo originale di questo film è The DUFF, ovvero: The Designated Ugly Fat Friend. L'acronimo fa riferimento a chi, in ogni gruppo di persone fighe, è quello meno bello o interessante (anche se non necessariamente grasso e brutto), quello che tutti trattano da amico solo perchè è il più abbordabile e perchè sperano che faccia da tramite per gli altri. Il DUFF della situazione è Bianca; non che sia grassa o brutta, appunto, ma mentre le sue due migliori amiche sono delle belle ragazze che fanno girare la testa a tutti, lei indossa felpone e preferisce i film dell'orrore alle feste. Ogni DUFF che si rispetti in ogni commedia adolescenziale americana deve prima o poi subire la metamorfosi da bruco a farfalla e così sarà anche per Bianca, con in più il fatto di accorgersi che il ragazzo per il quale ha una cotta è un idiota e che invece quel gran figone del suo amico d'infanzia è molto migliore di quanto sembri. Mae Whitman, ovvero Bianca, mi è stata molto simpatica, così come il suo personaggio (molto di più della Elle del film precedente). Il messaggio è il solito: non importa quanto sei bello se sei un idiota, la vera bellezza è dentro di noi.  Decisamente adatto a un film per adolescenti che credono ancora alle favole XD


Alex Strangelove 


In questo caso il protagonista è un ragazzo.  L'adolescente Alex (Daniel Doheny) è ancora vergine perchè attende la ragazza giusta, ma anche quando la trova non si decide a compiere il grande passo. A una festa conosce Elliott, un suo coetaneo gay (interpretato da Antonio Marziale che dovrei aver intravisto in Altered Carbon ma che non ricordo)  ed ecco che comincia a dubitare del proprio orientamento sessuale fino a quando non deve finalmente ammettere la verità. Anche questo è un film carino in cui le scene che mi hanno fatto più ridere sono state quelle con al centro il miglior amico di Alex (Daniel Zolghadri). Una commedia leggera sul coming out che in qualche misura si potrebbe assimilare a Tuo, Simon (che però mi è piaciuta di più).


#Realityhigh



Questo film è quello che mi è piaciuto di meno tra tutti questi. Intendiamoci: nessuna delle commedie descritte in questo post brilla per originalità, sono argomenti e situazioni visti e rivisti, la differenza sta tutta nel modo in cui le storie vengono raccontate. Ecco, questa è meno briosa e umoristica delle altre e quindi prevale il gusto del già visto. Dani (Nesta Cooper) è il solito brutto anatroccolo bulleggiata fin dall'infanzia dalla ragazza più carina e popolare della scuola, che in realtà è gelosa di lei per via di un ragazzo che piace a entrambe (Keith Powers). Arriva il giorno in cui il ragazzo in questione preferisce il brutto anatroccolo e l'altra decide di vendicarsi. Sì, come al solito va tutto a finire bene. Non ho provato particolare empatia/simpatia per nessuno dei personaggi, mi sa che la più simpatica è la sveglia sorellina della protagonista. Da notare che i due personaggi principali sono afroamericani, segno che il politically correct è un dato di fatto nelle produzioni statunitensi. Notavo anche negli altri film che non mancano mai rappresentanti dei vari gruppi etnici così come personaggi di diversi orientamenti sessuali. Non sono ben sicura che tutto ciò avvenga per un tentativo di realismo (la vita vera è così: è bella perchè è varia) o piuttosto per non scontentare nessuno. Temo la seconda però.

You Get Me


Se gli altri film erano commedie, questo vuole essere un thriller in stile Attrazione fatale, difatti abbiamo una pazza furiosa che, dopo quella che per il protagonista è stata solo una scappatella in conseguenza ad un litigio con la sua ragazza, mette in atto una vera e propria persecuzione con rapimento finale. E' stato bello cambiare genere, anche se l'unica cosa notevole di questo film è l'azzurro degli occhi di Taylor John Smith.

giovedì 2 agosto 2018

un mese in quattro foto: luglio


Una volta avevo un divano. Adesso ho un bivacco per gli amici di mio figlio minore.



Ultimato lo sgombero della vecchia casa, mi scopro con meno magone di quanto temessi, giusto un po' di nostalgia, forse perchè ho realizzato che non è una fine ma un nuovo inizio.



L'estate è la stagione in cui passo più tempo leggendo; difatti le cose che ho più spesso in mano sono un libro e il ventaglio. Quest'anno però non posso godermi il fresco della prima mattina sul terrazzo per più di un motivo; la poltrona del salotto sarà anche comoda, ma l'aria aperta mi manca.


Pare che gli abitanti di Varsavia detestino il Palazzo della Cultura, retaggio del passato comunista del paese, difatti una popolare battuta recita che il panorama più bello di Varsavia si goda dalla cima del Palazzo della Cultura proprio perchè da lì il palazzo stesso non è visibile. Noi ci siamo stati sulla cima ed era proprio bello; non mi esprimo sul baraccone staliniano...