martedì 31 luglio 2018

luglio insopportabile


Cerchiamo di guardare al lato positivo: viste le temperature raggiunte in strada, è possibile risparmiare sulla bolletta del gas cuocendo all'aria aperta. Non vi fa ridere? Nemmeno a me. Per una che odia l'estate non avere più un po' d'ombra attorno a casa è il peggiore degli incubi, tanto più che è una situazione destinata a ripetersi ogni anno finché campo, a meno che non traslochi. Peccato che non esista un termine più forte di "odio"; questo non rende abbastanza il livello del mio disagio. E con questo concludo la mie esternazioni su questa triste vicenda e mi tengo la mia rabbia, la mia tristezza oltre a una rafforzata convinzione dell'ipocrisia della nostra classe politica e alla fastidiosa sensazione di essere stata presa per il culo, visto che su questa vicenda in città si è detto di tutto e di più e le risposte ufficiali non mi hanno soddisfatto.



In tutto ciò finalmente è stata annunciata una data ufficiale per l'inizio dei lavori alla vecchia casa. Tutto bene? Insomma... Ho dovuto finire di svuotare con queste temperature oltre a correre di qua e di là per incontrare muratore, elettricista, idraulico e compagnia bella. Per fortuna però vedere muovere qualcosa mi ha leggermente ricaricato; mi piace fare progetti, anche se mi capita di rado di vederne realizzati quando sono di questa portata. Una parte di me è ancora convinta di stare sognando, l'altra si augura che non crolli tutto, visto che al primo piano sono stati buttati giù dei muri.



Avrei dovuto fare la solita cronaca dettagliata del viaggio a Varsavia che ho fatto col marito a fine luglio, ma la verità è che non ne ho avuto voglia. Perchè? Ma perchè è caldo! Sto pochissimo al computer, giusto il minimo indispensabile, inoltre sono veramente insofferente all'estate quest'anno. Mi limiterò dunque a riferire che il viaggio è andato quasi bene: Varsavia ci è piaciuta moltissimo, abbiamo mangiato tante cose buone e ci siamo trovati bene. Peccato per lo sciopero dei treni che ci ha costretti ad andare all'aeroporto di Bologna in auto e a pagare € 70 di posteggio per 5 giorni, e peccato anche per le temperature elevate che c'erano anche in Polonia e che mi hanno ridotto a una massa di carne perennemente sudaticcia che si trascinava dietro le gambe imprecando. E pensare che speravo di rinfrescarmi un po' prima di affrontare la seconda parte della rognosa estate italiana...

martedì 17 luglio 2018

guardoni come me


Chi mi segue da tempo sa che mi diletto ad acquistare vecchie foto ai mercatini; in rare occasioni ho acquistato anche dei negativi. Questi non li trovo quasi mai e da quando è stato scoperto il tesoro di Vivian Maier le quotazioni sono salite perchè si vede che tutti si sono messi in testa di replicare il colpaccio. La mia collezione di negativi dunque è piuttosto esigua e si compone di alcuni rullini trovati all'interno di macchine usate che ho comprato e che i precedenti proprietari non avevano mai estratto (chissà perchè!), di una manciata di scatti recuperati ad un mercatino e di alcune buste di negativi presi su Ebay. Quasi tutti sono in bianco e nero e non ho nemmeno finito di scansionarli per intero perchè sono pigra. Comunque, tutto il pippone era per dire che ho appena conosciuto il progetto di un tale Lee Shulman che si è messo ad acquistare compulsivamente negativi a colori per poi scansionarli e metterli online (sono visibili per esempio sul suo profilo Instragram e sul suo sito). La sua è una missione volta a preservarli in quanto i negativi a colori si deteriorano facilmente con il passare del tempo e sono digitalizzandoli si possono preservare. Ne ha già recuperati 400.000, il che mi fa concludere che ha molti soldi da spendere e pure molto tempo libero per scansionarli. Comunque sia, la cosa mi ha fatto sorridere perchè ricordo che tempo fa a proposito del fatto di postare su Internet foto di sconosciuti recuperate in giro c'era chi trovava la cosa vagamente immorale. Di certo Lee Shulman non si è posto il problema... Mi chiedo anche se è mai successo che qualcuno riconoscesse se stesso o qualche parente o amico nelle foto da lui postate e, se sì, qual è stata la reazione. Tipo che vado si Instagram e ci trovo mio padre a tre anni col culo per aria. Insomma, sono problemi che forse uno si dovrebbe porre. Per quanto mi riguarda, le foto che ho postato le trovavo molto belle e non mi sembrava potessero essere fonte di ludibrio nei confronti dei soggetti, anzi mi pareva quasi di riportarli a nuova vita e nuova gloria, come a dire: non so chi è questa persona, ma è vissuta e ad un certo punto si è messa davanti all'obiettivo perchè restasse memoria di sè, quindi perchè non rinnovarla quella memoria? Certe foto mi fanno tenerezza nella loro goffaggine, mi fanno venire nostalgia al pensiero del tempo che scorre inesorabile e ci porta dalla culla alla tomba in un batter d'occhio, ma allo stesso tempo, o forse proprio per questo, mi sembrano una celebrazione della vita, un dire "ehi, io ci sono stato!". Quindi per me il progetto di Lee Shulman è cosa buona e giusta. E adesso metto qualche perla della mia collezione...

questa foto e le due sotto fanno parte di alcune buste di negativi
presi da un venditore giapponese su Ebay; non ho idea
di dove e quando siano state scattate, ovviamente


anzi, mi correggo: questa quasi certamente è stata scattata a Nara
presa a un mercatino locale, quindi le probabilità
che ritragga gente della mia città è molto alta

di qui in poi la partita inglese; questi sono i più numerosi e,
come potete vedere, alcune foto sono proprio belle








venerdì 13 luglio 2018

l'analfabeta funzionale



Con il termine analfabetismo funzionale si intende l'incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. Detto in parole ancora più semplici, un analfabeta funzionale sa leggere e scrivere, ma non capisce.

Non faccio nomi, così nessuno si offende, ma volevo riportare questa cosa perchè è la chiara dimostrazione di quanto l'analfabetismo funzionale sia diffuso. Oggi su Facebook c'è stato un battibecco a proposito dell'abolizione dei vitalizi: a un mio conoscente grillino che gongolava, un'altra mia conoscente ha fatto notare che il suo entusiasmo pareva esagerato in quanto la somma risparmiata non è poi così importante, visto che equivale a un risparmio di  manco 70 centesimi di euro a persona, cifra ottenuta dividendo il taglio per il numero di cittadini italiani (40 milioni di euro : 60 milioni di italiani). Se si pensa all'ammontare del debito pubblico che è di 2.300 miliardi di euro, chiaramente 40 milioni sono una bazzeccola. Orbene, un terzo individuo ha attaccato la mia conoscente dicendo che i 70 centesimi se li è inventati lei (???) ed ha cominciato a sproloquiare come solo certi individui sanno fare, arrivando a darle della tonta e della disonesta. Pur di non ammettere che il calcolo era giusto, ha affermato che non stava parlando di matematica, ma di stupidaggini politichesi indottrinate tramite media di regime. Ecco, questa è la chiara dimostrazione di quello che succede spessissimo sia su Facebook che su altri social: una persona fa un'affermazione, un'altra non capisce un cazzo e l'attacca, la prima cerca di fare ragionevolmente comprendere la propria affermazione e la seconda persiste attaccandola perchè continua a non capire un cazzo. Ad un certo punto del battibecco, la mia conoscente ha chiesto a questo genio se sapesse che cos'è un analfabeta funzionale ed ecco la risposta ricevuta: Io so già senza guardare su ignor-pedia che Alfabetismo è qualcosa relativo alla comunicazione, Funzionale invece significa relativo alle funzioni fisiologiche, che rispetto al linguaggio sono totalmente fuori contesto, è come mettere insieme le mele con le sedie. Significa che la locuzione analbeta funzionale non ha il minimo significato, viene utilizzata solitamente da chi ha bisogno di rafforzare in maniera artificiale con una fonetica da fighetti un concetto che non riesce a fare risaltare con l'argomentazione logica. E direi che con questo ha dimostrato chiaramente di esserlo, un analfabeta funzionale, oltre a non sapere scrivere correttamente il termine stesso (gli errori sono riportati fedelmente). Pensare che si è pure vantato di avere una laurea. Conclusione: ho deciso di stare lontana da Facebook almeno per qualche tempo. Ogni tanto il livello di nausea sale a livelli tali che ho bisogno di disintossicarmi.

domenica 8 luglio 2018

libri da cassonetto - prima parte

La definizione non si riferisce alla qualità dei libri in oggetto, bensì al fatto che nel cassonetto stavano per finirci; invece i loro proprietari hanno preferito donarli in beneficenza all'Operazione Mato Grosso. Ogni anno mi faccio un giro al loro mercatino e siccome lo scopo principale è fare beneficenza, quando li pesco dal mucchio non vado troppo per il sottile. Dopo averli letti, decido che farne: posso ridistribuirli tramite il book-crossing oppure tenerli, se mi sono piaciuti molto o hanno altre particolarità. Vediamo come va quest'anno...




Martedì era una bella giornata californiana, piena di sole e di promesse, finchè qualcuno all'ora di pranzo non dovette farsi ammazzare da Harry Lyon.


Dean Koontz è l'autore preferito di una mia amica di penna norvegese. Malgrado le sue lodi sperticate, non ho mai letto nulla di suo e l'ho ignorato pure quando mi è cascato l'occhio sui suoi libri in biblioteca. A questo giro ho fatto una prova e sapete che cosa vi dico? Non fa per me. Certo, questo è uno solo dei tanti suoi libri e può darsi abbia scritto altre cose che potrebbero piacermi, ma in questo caso sono arrivata in fondo solo perchè ero molto curiosa di vedere svelato il mistero, però non mi hanno suscitato particolare simpatia i protagonisti e soprattutto ho trovato ripugnante l'assassino. Poi sì, uno che vende milioni di copie sa certamente come scrivere e tenere desto l'interesse del lettore, quindi è la solita questione dei gusti indisputabili.
Conclusione: book-crossing




Il cavaliere imprecò, fermò la cavalla e nella penombra caliginosa scrutò il rozzo segnale stradale piazzato all'incrocio. Era una notte gelida. Il vento pungente che spazzava la piatta campagna dell'Essex gli penetrava sotto i vestiti ghiacciandogli il sudore sul collo e lungo la schiena.

Se fosse primavera inoltrata e l'aria fosse dolce, questo libro sarebbe perfetto da leggere sul balcone; se fossi una che va al mare, direi che sarebbe perfetto da leggere sotto l'ombrellone. Si tratta di una storia di pura fantasia ambientata nella seconda metà del Cinquecento; vi si affacciano marginalmente personaggi realmente esistiti come la regina Elisabetta o Ivan il terribile, ma non tanto da confondere il lettore sull'intento del romanzo che è puro intrattenimento. Oserei quasi definirlo un feuilleton di genere fantastico, non fosse che non è abbastanza melodrammatico e prolisso. Il tutto ruota intorno a un uomo che ha venduto l'anima al diavolo e che da quattrocento anni si aggira strappando cuori e impossessandosi di anime; sulle sue tracce si mettono un gesuita, una ragazza col labbro leporino e un ex-agente segreto della regina, per giunta albino. Ecco, qui è dove ho cominciato a preoccuparmi temendo che uno dei molti pseudonimi di questo autore fosse Dan Brown... ma al contrario di quest'ultimo, non è per nulla pretenzioso e non cerca di far bere improbabili teorie del complotto ai suoi lettori. Insomma, questo libro mi ha divertito e, pur con qualche difetto, si è rivelato un piacevole passatempo, anche se non vale la pena rileggerlo.
Conclusione: book-crossing 




Incominciò tutto con un bacio casuale nel corridoio che portava alla camera da letto. Quel che accadde dopo, durò una settimana. Sembrò un anno. Fu un inferno.


Il titolo originale di questo romanzo del 1959 è The Sins of Philip Fleming: A Compelling Novel of One Man's Intimate Problem: decisamente più complicato e molto diverso da quello italiano che sposta l'attenzione sulla donna, quando invece la storia è basata tutta sui desideri sessuali e le elucubrazioni del protagonista. Ho trovato questo libro divertente. Vi si narra di uno scrittore trentacinquenne sposato che ha un colpo di fulmine per la giovane donna che acquista la sua casa. Philip non ha mai tradito la moglie anche se ci litiga spesso, inoltre da tempo rimpiange il fatto di essersi sposato troppo presto, precludendosi così molte potenziali storie di letto. La giovane donna lo ricambia, ma al momento cruciale Philip fa cilecca e questo lo getta in una profonda crisi. Come se questo non bastasse, gli si prospetta un'ottima offerta di lavoro alla quale dovrebbe dedicare tutta la propria attenzione, ma ovviamente ha tutt'altro per la testa. Romanzo interessante anche per l'analisi che vi si fa del rapporto attrici-registi/produttori in era pre-Weinstein.
Conclusione: siccome ho l'idea di costruirmi una piccola biblioteca vintage e l'edizione di questo libro è del 1962, lo tengo.




L'uomo arrivò poco dopo il tramonto quando le ombre cominciavano ad allungarsi sulla città e sul porto. Avanzava a passo svelto portando a tracolla una bisaccia, e si volgeva intorno di tanto in tanto con una certa aria apprensiva.

Valerio Massimo Manfredi è una garanzia, nel senso che quando si affronta uno dei suoi libri si sa già che ci attende un tuffo in qualche epoca storica remota e un'accurata ricostruzione mista ad alcuni elementi inventati per rendere più accattivante la lettura e dare una dimensione più reale ai protagonisti. In questo senso dunque questo libro, che è centrato sulla figura di Dioniso I, tiranno di Siracusa, non è stato una delusione, però non mi ha preso più di tanto per il motivo che Dioniso stesso non mi è stato particolarmente simpatico.
Conclusione: book-crossing




Tutte le volte che allentava il nodo della cravatta, il signor Cappa batteva l'unghia del pollice contro la superficie inamidata del colletto. Agganciava il nodo con l'indice, tirava piano verso il basso e poi, sempre, un piccolo colpo con la punta del pollice sulla cellulosa irrigidita, un piccolo colpo secco, all'indietro, come per lanciare una biglia, tutte le volte.

Siamo a Massaua nel 1896 e l'esercito italiano sta per subire la pesantissima sconfitta della battaglia di Adua, ma prima che si compiano i destini di molti dei personaggi di questo libro, assistiamo alle scene della loro vita. C'è chi imbroglia lo stato, chi fa il bigamo con una moglie in Italia e una di colore sul posto, chi s'incapriccia della moglie di un altro e, insieme a lei, ne medita l'omicidio; c'è l'anarchico spedito in Africa per motivi politici, il carabiniere in incognito che cerca segretamente un assassino di bambini, un sempliciotto balbuziente che alla fine è quello che se la passa meglio di tutti, eccetera. Un bel romanzo, storicamente accurato, che ho trovato un po' ostico da leggere per via della scelta di mescolare diversi tempo verbali nello stesso discorso, ma al di là di questa bizzarria stilistica, Lucarelli non delude.
Conclusione: book-crossing perchè, anche se mi è piaciuto, ho poi scoperto di averne già una copia in casa. L'Alzheimer.


Il vento.
Soffia senza sosta attraverso le strettoie del monte Amano come dalla gola di un drago e si abbatte sulla nostra pianura con violenza disseccando l'erba e i campi. Per tutta l'estate.
Spesso per la maggior parte della primavera e dell'autunno.
Se non fosse per il ruscello che scende dai contrafforti del Tauro non crescerebbe nulla da queste parti. Solo stoppie per magri armenti di capre.

Quando ho visto questo libro mi sono chiesta se l'armata che si è perduto Manfredi fosse la stessa che si era perduta Paul Sussman, e invece no: qui si tratta di un'armata di greci e difatti il libro è una rivisitazione dell'Anabasi di Senofonte. Anche se le vicende tramandataci dal celebre storico ateniese sono riferite fedelmente, il romanzo le narra tramite la bocca dell'immaginaria compagna dello stesso. Mi è piaciuto di più dell'altro di Manfredi letto di recente e ho trovato che il personaggio di fantasia (la siriana Abira) sia più di un semplice espediente letterario e abbia tutte le caratteristiche di eroismo dei soldati che cercano di sopravvivere in una terra ostile e straniera e di tornare a casa.
Conclusione: al momento l'ho passato al marito.

giovedì 5 luglio 2018

Sense8


Ho deciso di fare la prova gratuita di un mese per Netflix e la prima serie che ho voluto guardare è stata questa Sense8. Sarà che mi bevo di tutto, ma mi è sembrata molto bella, anzi voglio esagerare affermando che la prima stagione è eccellente. Il presupposto è che, oltre all'homo sapiens, esiste un'altra razza di uomini, l'homo sensorium; chi ne fa parte entra in una sorta di comunione telepatica all'interno di una cerchia composta da otto persone sparse in tutto il mondo. In realtà è più che telepatia in quanto, ad esempio, è possibile acquisire le competenze degli altri appartenenti alla cerchia, cosa che nel momento del bisogno diventa molto utile. Difatti gli otto protagonisti si trovano ad affrontare diversi problemi non solo di natura personale; esiste un'organizzazione che pare intenzionata a eliminare i sensate, quindi combatterla diventa inevitabile per riuscire a sopravvivere. La serie è esplicita nei contenuti (tanto per dirne una: il full frontal di Max Riemelt) ed ha uno speciale occhio di riguardo per la comunità LGBT; a me è piaciuta certamente anche per questo. Soprattutto però mi ha intrigato l'idea di fondo, che poi porta alla logica conseguenza della convivenza pacifica basata sulla ricerca di ciò che ci accomuna. Se proprio vogliamo trovare un difetto, si potrebbe puntare il dito sul finale piuttosto sdolcinato, che da un lato ci sta (dopo che ne hanno passate tante, i protagonisti si meritano di vivere felici e contenti), ma che dall'altro certamente suona poco realistico. Come se fosse realistico tutto il resto... XD Vabbè, diciamo che il malumore di questo periodo mi rende cinica.

lunedì 2 luglio 2018

un mese in quattro foto: giugno


Ma quanto è bello questo gufo reale? L'ho fotografato alle Feste Medievali di Brisighella, dove era esposto insieme ad altri rapaci. Peccato che ci siamo perso lo spettacolo di falconeria.



Questa foto non è niente di speciale, anche perchè l'ho scattata al volo, ma ci tengo perchè mostra la bancarella dove da alcuni anni compro verdura e soprattutto frutta. Si tratta da una vendita diretta da parte di un'azienza agricola del territorio, oltretutto attenta al biologico, ma il motivo principale per cui faccio la spesa qui è che posso godere della bontà della frutta raccolta matura dagli alberi.  Poi sì, la qualità si paga... Chi è abituato alla roba del supermercato non sa di cosa sto parlando, chi conosce la differenza invece non potrà che convenire con me: meglio le pesche mature di una borsa firmata!



Nella vita si cambia. Per fortuna, aggiungerei. Si cambia anche lo smartphone, dato che il vecchio era arrivato allo stallo. Non sono certo una da iPhone, per cui il mio investimento è stato basso per i canoni di molti, però mi sono presa uno smartphone che ha ricevuto molte recensioni positive, l'Honor X6. La fotocamera è molto migliore di quella del vecchio e ha alcune opzioni interessanti, così ho deciso di rinverdire il 365 Project che stava languendo facendo foto con l'Honor. Ammetto inoltre che con i filtri e le altre cazzatine mi sto divertendo come una bambina col giocattolo nuovo. Questa è una delle prime foto che ho scattato con l'Honor.



Non so perchè ho smesso di andare in collina; forse mi scocciava di dover prendere sempre l'auto, forse perchè mi era passata la voglia di passeggiare. Di certo l'estate non è la stagione adatta per riprendere, ma ho approfittato di un giorno fresco di fine giugno e devo dire che rivedere certi panorami mi ha aperto il cuore.