giovedì 31 maggio 2018

maggio dolorante

Nonostante abbia una soglia del dolore piuttosto alta, questo mese sono stata prostrata dal problema al polso destro che ha limitato di parecchio le mie attività. Per quanto abbia cercato di supplire con la mano sinistra e per quanto i miei figli siano stati di aiuto per certe cose, mi è salita una discreta carogna. Il fatto è che non sono brava a fare la malata; non sopporto l'inattività imposta, così come non sopporto di essere di peso agli altri. Ho cercato comunque di restare il più zen possibile perchè so che il malumore non aiuta in nessun caso. Non appena il dolore è arrivato a livelli sopportabili, ho ricominciato a fare tutto da sola.


Il mese è cominciato in piazza, dove mi sono recata ad assistere allo spettacolo del Teatro Due Mondi "Senza confini", frutto di quello che loro chiamano laboratorio di teatro partecipato. Trovo che il loro sia un ottimo lavoro, addirittura necessario in questi tempi bui, e finisco spesso per commuovermi a questi eventi. Sono dunque tornata a casa per così dire rimescolata, con il mio bel garofano rosso in mano e dopo qualche chiacchiera con una mia amica che aveva partecipato allo spettacolo.


Molto bella anche la mostra dedicata alle ceramiche Lenci presso il MIC. Se devo dire la verità, non sapevo che questa ditta avesse prodotto anche delle ceramiche e sono stata piacevolmente sorpresa nel vedere tanti pezzi interessanti. Mi piacerebbe averne uno, non fosse per i prezzi salatissimi!



La gita in Lombardia è andata bene, per fortuna sono riuscita a organizzare la borsa in modo da soffrire il meno possibile con il polso. Dato che avevo dietro quattro macchine fotografiche anche a questo giro, non è stato un dettaglio da poco. Il resto del mese si è concluso fondamentalmente nella pigrizia, con giusto un paio di brevi uscite nei dintorni e due serate in compagnia di amici. I lavori di ristrutturazione? Nada de nada. Crediamo pure alla versione dell'architetto che dice di dover fare una verifica con il muratore prima di presentare la pratica in Comune e al fatto che in tutto il mese tale muratore non è riuscito a trovare due ore libere; mi chiedo dove troverà il tempo per fare tutto il resto... Intanto sono uscite fuori altre rogne e, tanto per non farci mancare nulla, il mese si è concluso con una bella inculata.

domenica 27 maggio 2018

let me show you the world in my eyes_1

Venezia, maggio 2017

Il fotografo di strada dovrebbe avere sempre la macchina in mano, pronta a scattare. Anche solo considerando questo aspetto si può affermare con certezza che no, non sono una fotografa di strada. Le macchine le tengo dentro la borsa e anche quando ne ho una al collo, quasi sempre è dentro la custodia. Insomma, a ora che la tiro fuori, che metto a fuoco, che imposto il diaframma e il tempo, l'eventuale momento magico è bell'e che scomparso. A volte però ho la fortuna di trovarmi in mezzo a congiunture favorevoli, come in questo caso; tra l'altro questa foto, con i ragazzini in corsa in una strada che non ha niente che la connoti come contemporanea, mi fa pensare a certe foto di monelli scattate negli anni Trenta o Cinquanta. Probabilmente il motivo per cui mi piace molto è proprio questo essere in qualche modo fuori dal tempo; usando spesso macchine vintage e rullini scaduti, sono soddisfatta quando le foto hanno qualcosa di vintage anch'esse.

giovedì 24 maggio 2018

l'eremita felice


Talvolta - piuttosto di rado, a dire il vero - mi chiedo se la scelta di allontanarmi dal mondo limitando i rapporti umani al minimo indispensabile sia stata giusta. A volte - sempre molto di rado - mi chiedo infatti se non mi sto perdendo qualcosa. Tuttavia non ho nemmeno il tempo di andare a fondo della questione che subito m'imbatto in qualche individuo che mi fa concludere con la più ferrea convinzione che sì: per me è meglio continuare a fare l'eremita.

lunedì 21 maggio 2018

La figlia di Odino - Siri Pettersen



Thorrald riuscì a entrare, ma la porta alle sue spalle non voleva chiudersi. La neve si insinuava oltre la soglia più in fretta di quanto lui non riuscisse a ricacciarla fuori a pedate. Stringendo il fagotto tra le braccia, si scagliò contro l'uscio a testa bassa. Ce la fece, e tirò il catenaccio. Era a casa. Finalmente al sicuro.

Ho acquistato questo libro alla scorsa edizione di Lucca Comics dopo aver assistito allo spumeggiante incontro con la scrittrice. Siri Pettersen è stata autrice di fumetti prima di dedicarsi alla scrittura di questa trilogia fantasy; ha ricevuto diversi premi per i suoi lavori. Di solito non vado agli incontri con gli scrittori perchè penso che un libro parli da sè, ma questa signora norvegese mi ha conquistata con la sua simpatia e mi sono trovata a condividere le sue esternazioni, perciò ho preso il primo dei suoi libri e devo dire che l'ho apprezzato molto, anche se adesso non so quanto dovrò aspettare per i prossimi e sto in ambasce. La protagonista della storia è la quindicenne Hirka. La ragazzina è stata cresciuta da un uomo che l'ha trovata neonata, abbandonata presso un cerchio di pietre; la cosa stupefacente è che Hirka non ha la coda, cosa che la identifica come appartenente alla temuta stirpe degli umani. L'uomo sa che dovrebbe ucciderla, invece le procura una ferita sulla schiena per fare credere che la coda le sia stata strappata dai lupi. La menzogna però non può andare avanti per sempre perchè a quindici anni tutti i ragazzi devono presentarsi per il Rito, durante il quale dimostreranno le proprie doti magiche. Hirka naturalmente non ne possiede. Il padre adottivo, messala al corrente delle sue origini, progetta la fuga, mentre lei trova un inaspettato aiuto nel suo amico d'infanzia Rime che appartiene a una delle famiglie più potenti e prestigiose. Eccetera. La Pettersen è riuscita a creare un bel mondo e a destare la curiosità del lettore, oltre che a coinvolgerlo fin da subito nelle vicissitudini di Hirka, forse perchè Hirka è come alcuni di noi, come si capisce dalla dedica all'inizio del libro, dedica rivolta a tutti quelli che da ragazzi si sentivano diversi. Guchi: presente! 

a parte che continuo a sentirmi diversa anche a cinquant'anni suonati...

sabato 19 maggio 2018

la spada della verità (legend of the seeker)


Col mio consueto tempismo ho visto questa bella serie fantasy la cui prima stagione è andata in onda già dieci anni fa. Se devo dire la verità, da principio non ero convinta al 100%, però poi ho finito per farmi coinvolgere. C'è chi l'ha paragonata al Trono di Spade: dico subito che non ci ho trovato niente in comune, quindi non sto nemmeno a elencare le differenze. Qui abbiamo un trio di buoni (che poi diventano quattro) e un cattivo che continua a far danni anche da morto. Il Cercatore (Seeker) è un ragazzo a nome Richard che, come da tradizione fantasy, oltre che il salvatore del mondo si scopre essere anche il fratellastro segreto del cattivo. Abbiamo anche un mago potente che è suo nonno, una bella Depositaria che lo ama ma non lo può amare o lo annienterebbe coi propri poteri, e infine una Mord-Sith che passa dal servizio del male a quello del bene. Richard & Co. se ne vanno appunto in cerca di un modo per eliminare il cattivo prima e per salvare il mondo poi. Non è una ricerca lineare poichè, oltre ai prevedibili ostacoli che incontrano, Richard ha anche la tendenza a voler aiutare tutti quelli che incontra. Per essere una serie televisiva e considerando anche che non è recentissima, l'ho trovata ben realizzata e con diversi momenti interessanti; certo, fosse stata in mano a chi ha realizzato Il Trono di Spade ne sarebbe venuta fuori una roba incredibile, ma a volte la sobrietà non guasta. Il tutto è tratto da una serie di ben undici libri scritti da Terry Goodkind che adesso mi è venuta una gran voglia di leggere, anche perchè pare che i libri siano molto più profondi. Dovrò tornare a cercare in biblioteca...

mercoledì 16 maggio 2018

quel ramo del lago di Como (e non solo)

premessa: causa infortunio al polso, ho fotografato meno del solito, ovvero non ho usato quasi mai la macchina digitale, quindi questo post contiene molte foto prese dal web.


Col marito ho fatto una bella gita di primavera, come sempre andandogli dietro (siccome viaggio spesso anche per conto mio, quando viaggiamo insieme decide tutto lui). Era da parecchio che volevamo tornare sul lago di Como, frequentato quasi tre decenni fa quando lui faceva il servizio militare in zona. Prima però ci siamo fermati a Brescia che si è rivelata piena di sorprese. Anche lì c'eravamo stati a quel tempo e non la ricordavamo. Abbiamo visitato alcune chiese presidiate da zelanti volontari, il parco archeologico, il bellissimo museo di Santa Giulia e la pinacoteca che, fresca di restauro, sfoggia pareti variopinte. La cosa più sorprendente però è stata la cena presso I Du dela Contrada in Contrada del Carmine 18b, sicuramente una delle migliori che abbia mai consumato. Ho così entusiasticamente fatto onore alla tavola che ruzzolare in albergo al ritorno è stata durissima.



Il lago di Como ci ha accolto con una deviazione causata da una frana lungo la statale, costringendoci a una lunga deviazione tra i monti. L'abbiamo presa con filosofia, pensando che in questo modo abbiamo avuto l'occasione di vedere anche l'entroterra. 



La prima tappa è stata Villa Carlotta, zeppa di turisti. Non mi aspettavo così tanta gente in un giovedì di maggio! A parte la gita scolastica d'ordinanza, direi che l'80% dei visitatori era straniero. Driblando gli entusiasti del selfie, abbiamo prima visto l'interno e poi ci siamo smarriti per i bei giardini.



Il terzo giorno abbiamo preso la barca e, dopo un breve tragitto, siamo sbarcati a Villa del Balbianello. Anche lì c'era parecchia gente, nonostante la quale ci siamo goduti i giardini con tutta calma mentre aspettavamo che si facesse ora per la visita guidata. L'interno è magnifico tanto quanto l'esterno. L'ultimo proprietario, Guido Monzino, che è poi colui che l'ha lasciata in eredità al FAI, si è sbarazzato dei mobili ottocenteschi, ha aggiunto ogni comodità moderna e l'ha riempita coi propri cimeli di viaggio, tanto che un piano è un vero e proprio museo.



Raggiunta di nuovo la riva di Lenno, abbiamo preso il battello di linea per Bellagio, dove pareva si fossero concentrati tutti i turisti. Purtroppo le nuvole che da un po' si stavano radunando hanno deciso di dare spettacolo, tanto che non è bastato attardarsi a pranzo, quando abbiamo finalmente messo il naso fuori pioveva ancora. Il marito, per nulla intimorito, si è comunque diretto ai giardini di Villa Melzi d'Eril; per fortuna v'erano disseminati capannine, belvederi e simili, così ci siamo potuti rifugiare al coperto nei momenti in cui il temporale imperversava più violento. Devo dire però che la bellezza dei giardini si è fatta apprezzare anche sotto la pioggia.



Il giorno seguente il sole era tornato a farsi vedere, seppure timidamente. Abbiamo cambiato lago, dirigendoci verso quello di Lugano per visitare Villa Fogazzaro-Roi. Com'è facilmente intuibile dal nome, appartenne allo scrittore Antonio Fogazzaro che vi ambientò il suo romanzo più famoso, Piccolo mondo antico. Mi è piaciuta moltissimo pure questa villa, anch'essa lasciata al FAI dall'ultimo proprietario Giuseppe Roi, insieme ad un testamento estremamente dettagliato che spiega perfino per filo e per segno in che modo lasciare disposti i vari oggetti. 



Dopo un buon pasto leggero (abbiamo preso solo un primo) presso il ristorante Il Crotto del Lago di Cima di Porlezza, siamo tornati sul lago di Como a passeggiare un po' per Gravedona, dopodichè abbiamo deciso di tornare a Dongo (dove c'era il nostro B&B) a svaccarci sul lungolago in compagnia di un libro. La nostra ultima cena l'abbiamo consumata al Ristorante Dongo e abbiamo voluto provare alcuni gustosi piatti della Valtellina.



L'ultimo giorno, sulla via del ritorno, abbiamo fatto un paio di soste. La prima a Crema, dal gradevole centro storico, dove però siamo stati fregati a pranzo; ci hanno infatti fatto pagare una cifra esagerata per un pasto modesto. Sorvoliamo sul bicchiere sporco e sul litigio a suon di bestemmie tra i due proprietari che ha messo in fuga me e un altro avventore in cerca del bagno.



Infine ci siamo fermati a Soncino, cittadina che appartiene al club dei borghi più belli d'Italia probabilmente grazie all'omogeneo nucleo di case racchiuso nella cinta muraria. Bella anche la rocca, dentro la quale però non siamo entrati.


giovedì 10 maggio 2018

cattiveria


Ho sempre pensato che il male non è qualcosa di innato, ma piuttosto qualcosa che si può sviluppare o meno a seconda di tutta una serie di fattori che influenzano le vite delle persone. Per la stupidità invece non c'è nulla da fare, se fa parte del tuo bagaglio genetico te la tieni e buonanotte. Ma non è la stupidità che mi preoccupa al momento, anche se ce n'è in giro parecchia (e si vedono i risultati). No, quella che mi fa specie è la cattiveria, che da qualche tempo a questa parte mi sembra cresciuta in maniera esponenziale. Non farò esempi, tanto i miei pochi lettori saranno senz'altro in grado di portare alla mente qualche esempio che li ha toccati. Mi stavo invece chiedendo se la deriva a destra di tanta gente è dovuta alla cattiveria. La mia impressione è che la crisi - detta così, in maniera generica - sia la giustificazione per una serie di comportamenti e di esternazioni che a me fanno rabbrividire. Poi sì, io sarò una privilegiata perchè vivo nella tranquillità della mia grotta essendomi già da tempo allontanata dal mondo - inteso come insieme di cose e persone che mi fanno soffrire - però anche le volte che nel mondo mi ci trovo non mi viene di essere cattiva, al massimo un po' stronza. Continuo a pensare che uno degli insegnamenti migliori di mio padre è stato il motto vivi e lascia vivere. Quando l'ho appreso, lui era di poco più grande di quanto non sono io ora; non so se ci era arrivato con gli anni o se era stato dettato dal suo carattere, quello che so è che anche per me è sempre stato naturale e ci sarei arrivata anche da sola. Comunque mi è di nuovo toccato di fare un po' di pulizia sui social perchè il livello della nausea stava aumentando troppo; va bene essere pazienti e comprensivi, ma di restare in contatto con gente cattiva non mi va.

lunedì 7 maggio 2018

ordeal by innocence


Questa mini serie inglese è l'ennesima trasposizione di un lavoro di Agatha Christie, segno che la vecchietta è ancora attuale. Purtroppo come al solito non ho ricordi dell'originale, ma leggevo che la sceneggiatrice si è presa qualche libertà, soprattutto riguardo al finale che vede un colpevole diverso rispetto al libro. La distribuzione ha avuto qualche traversia in quanto uno degli attori è stato accusato di violenza sessuale e la BBC ha deciso di sospendere la serie fino a che le cose non fossero stare chiarite; in seguito si è deciso di girare di nuovo con un attore diverso le scene in cui appariva quello incriminato. Non sono contraria ai tentativi di ringiovanimento, purchè lo spirito del lavoro originale venga rispettato, e secondo me la serie riesce bene a mostrare i rapporti malati tra i vari protagonisti con uno stile di certo diverso da quello della Christie. Tutto ciò non mi è dispiaciuto, compreso il finale alterato che però non spiega la dinamica del secondo omicidio. Insomma, si poteva fare di meglio.

sabato 5 maggio 2018

commedie in lingua francese


Paris pieds nus è una co-produzione dei due attori che ne interpretano i protagonisti, il belga Dominique Abel e l'australiana Fiona Gordon; i due sono partner anche nella vita. Questo film ha vinto un paio di premi e gli riconosco il merito di essere piuttosto originale in questo mondo di omologazioni, anche se confesso che non mi ha entusiasmato. Ha però i suoi momenti e certamente ho apprezzato un umorismo tanto diverso da quello becero e volgare che ci propina la maggioranza dei cineasti nazionali, ma forse mi aspettavo qualcosa di più. La storia è quella di una zitella canadese che va a Parigi in cerca della zia ottantottenne, trasferitasi in Francia cinquant'anni prima, che rifiuta il ricovero in casa di riposo e fugge. La nipote però, appena arrivata, cade nella Senna e perde lo zaino con dentro soldi e passaporto; il tutto viene recuperato da un barbone che in seguito s'innamorerà di lei. Tutta la mia simpatia va alla vecchia zia (mitica la scena in cui, per sfuggire all'infermiera dei servizi sociali, afferra il vicino di casa e si mette a limonarlo per le scale).


Anche in questo film c'è un vecchietto terribile. L'ottantenne Pierre non esce di casa da quando è rimasto vedovo e la figlia gli manda il nuovo ragazzo di sua nipote a insegnargli a usare il computer. Lui  impara così bene che ben presto s'iscrive a un sito di incontri ed entra in sintonia con una giovane belga; al momento di incontrasi convince il ragazzo a presentarsi al posto suo. Sì, è una rivisitazione di Cyrano de Bergerac. Il film è divertente, anche se meno brioso di quanto pensassi, e si vivacizza soprattutto nel finale, quando i nodi vengono al pettine.



Questo film è l'ennesima trasposizione cinematografica di una commedia datata 1923: ebbe tanto successo che fu replicata per quattro anni di fila. Seguirono tre film, mentre da noi venne trasmessa due volte alla radio. Questa versione del 2017 segue fedelmente la trama originale, con una leggera modifica che sposta l'equilibrio dalla commedia pura verso il melodramma (ma solo un pochino). Knock, il protagonista, è un ex-poco di buono che, per sfuggire ai creditori, s'imbarca come medico di bordo pur non sapendo nulla di medicina. Prova però gusto nel curare le persone e successivamente ottiene la laurea, trasferendosi per il primo incarico come dottore in un paesino delle Alpi. Il problema è che gli abitanti sono tutti sani come pesci, ma Knock con la sua inventiva e la sua parlantina, li convince di essere ammalati, facendo la fortuna propria e del farmacista.

mercoledì 2 maggio 2018

un mese in quattro foto: aprile


I miei folli acquisti al mercatino di Villanova di Bagnacavallo, comprati solo perchè mi piacevano le copertine. Li leggerò quest'estate quando la biblioteca sarà chiusa per ferie e non saprò dove sbattere la testa XD



Ho sempre desiderato fotografare la gente, ma ho scoperto che come ritrattista la mia timidezza mi blocca. Mi diverto molto di più a scattare foto di nascosto, per così dire. Non è affatto scontato che ci riesca, ma a volte le circostanze aiutano. E poi, se il tipo mi avesse sorpresa a inquadrarlo, avrei sempre potuto dire che stavo fotografando l'uccellino sulla siepe!



Ho detto ancora della Pro Loco della mia città che organizza visite in posti che normalmente non sono aperti al pubblico; a questo giro sono passata da visitatrice a visitata durante l'uscita intitolata "Caccia al glicine in città" per merito del grande glicine della vecchia casa, che nasce a piano terra e sale ad abbracciare due lati del terrazzone del primo piano. Terrazzone che è stato invaso da un centinaio di persone, entusiaste per fortuna.



Un angolo di Venezia che ho scoperto un anno fa e che adesso è tra i miei preferiti, anche perchè in questa zona di turisti ne girano pochi.