lunedì 5 febbraio 2018

rintronati


Da quando uscì Il Codice da Vinci diffido di libri, film o quant'altro gode di molta popolarità. Non credo sia snobismo, quanto piuttosto il fatto che ho gusti particolari, spesso diversi da quelli della maggioranza della gente. Probabilmente è per questo che non avevo guardato Il Trono di Spade dai suoi esordi e ne avevo viste le prime due stagioni con molto ritardo. Quelle comunque mi avevano decisamente conquistata e così la scorsa estate insieme ai miei figlioli ci siamo visti tutte le sette stagione finora prodotte, facendoci un'abbuffata di intrighi e battaglie e immergendoci a tal punto in questo mondo che, per nostra stessa ammissione, sembravamo drogati. Mio marito dev'essersi sentito isolato per tutto il tempo che lo guardavamo visto che spesso e volentieri a tavola discutevamo tra di noi di questo o quel personaggio, oppure facevamo battute che lui non poteva capire. Il Trono di Spade è una serie eccessiva, ma è proprio lì che sta il bello: non mi riferisco solo al fatto che sia tanto esplicita da non lasciare quasi nulla alla fantasia, ma anche ai caratteri dei personaggi che sono appunto eccessivi. Buoni (pochi) buonissimi e cattivi cattivissimi, insomma, più altri che brillano per la loro ambiguità. Il risultato è che ci si ritrova a fare un tifo da stadio per tizio o ad applaudire quando caio finalmente incontra la fine che merita. Non esito ad affermare che è una delle migliori serie TV che abbia mai visto anche perchè sia il cast che tutto l'apparato tecnico sono ottimi. Ora attendo con ansia l'ottava e ultima stagione per vedere chi alla fine si accaparrerà quel benedetto trono. 


Per ingannare l'attesa, mi sono procurata i libri. E' stato un discreto investimento, ma in teoria li dovrebbero leggere anche i ragazzi, visto che disdegnano Manzoni ma amano il fantasy; si tratta comunque di una soluzione relativa, visto che George R.R. Martin non ha ancora finito di scrivere tutto; leggevo che la serie è proseguita seguendo le intenzioni future dell'autore perchè aspettare l'uscita dei libri successivi avrebbe significato mettere il tutto in standby a tempo indeterminato. Di Martin avevo letto una raccolta di racconti che mi avevano lasciato una gran buona impressione, quindi sapevo di affrontare un materiale che non mi avrebbe deluso. I libri mi sono piaciuti molto e rispetto alla serie ci ho trovato meno tette e una maggiore dimensione umana. Ho riscontrato diverse differenze rispetto alla serie mano a mano che il racconto procede, ma nulla che abbia realmente stravolto il succo della storia. Dei cinque libri, quello che mi è piaciuto di meno è stato il quarto, ma forse è dipeso dal fatto che è quello che segue la dipartita di Rob, avvenimento che mi prostrato, e che non si parla tanto dei miei personaggi preferiti perchè l'azione si concentra in una particolare area geografica. Insomma, ritengo che si tratti di un lavoro veramente epico. Martin ha creato un mondo, anzi più di uno, e lo ha reso tanto ricco di personaggi e di particolari che a tratti si rischia di perdercisi. Il primo libro è uscito nel 1996, quindi significa che Martin lavora su questo progetto da più di vent'anni; considerato che quest'anno compie settant'anni, c'è solo da sperare che si mantenga abbastanza in salute per portarlo a compimento.

2 commenti:

  1. mi è accaduta una cosa simile con Potter, (ri)scoperto quasi dieci anni dopo l'uscita del libro, a seguire la trilogia di Larsson o anche quella di Follett. Sono rimasto refrattario all'euforia per Fabio Volo ma pensa che capirai :P

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    1. Per quello c'è sempre il caminetto; devo giusto provare la canna fumaria nuova XD

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