giovedì 21 settembre 2017

tre lavori di Yu Hua


Nel 1965 il bambino che io ero cominciò a temere in modo inesplicabile l'oscurità della notte. Ho riportato alla memoria quella sera pervasa da una sottile pioggia fluttuante: m'ero già addormentato; ero così piccolo, mi avevano poggiato sul letto come si fa con un giocattolo.


Quella mattina, non diversamente dalle altre, cadeva una pioggia sottile. Pioveva da oltre una settimana, anche se con qualche breve interruzione, e i due fratelli, Shangang e Shanfeng, avevano l'impressione che il bel tempo si fosse trasformato in un lontano ricordo, come gli anni della loro infanzia.


Quand'ero dieci anni più giovane, ottenni un bel lavoro da scansafatiche, andar per le campagne a raccogliere ballate popolari. Per tutta l'estate errai come un passero vagabondo tra casette e campi inondati di sole e di cicale.

Così come mi ero ripromessa di fare, ho letto gli altri libri di Yu Hua presenti nella biblioteca cittadina. Ne ho ricavato impressioni diverse. L'eco della pioggia è nuovamente la storia di un bambino/ragazzino, con un tono più malinconico e pacato rispetto ai due Brothers. Torture si compone di quattro racconti, dei quali uno non mi è piaciuto perchè l'ho trovato troppo sconclusionato, mentre ho apprezzato gli altri tre. Li accomuna appunto un indulgere in temi sanguinolenti. La vera perla è Vivere!, romanzo dal quale Zhang Yimou trasse un bellissimo film che all'epoca vidi e amai profondamente. La storia del libro è leggermente diversa e narra la storia di un uomo che perde tutto - beni materiali e affetti - ma continua a vivere, addirittura sorridendo. Me lo sono letto d'un soffio in un pomeriggio piovoso e alla fine quella in lacrime ero io.

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