martedì 6 dicembre 2016

Liza & Annika


La donna che presto sarebbe morta uscì circospetta dal portone e si guardò intorno. Alle sue spalle, l'atrio era immerso nell'oscurità. Scendendo, non aveva acceso la luce. Il cappotto chiaro svolazzava come uno spettro contro il legno scuro. Esitò, prima di avviarsi sul marciapiede, quasi si sentisse osservata.




Non ce la farò mai, pensò Annika. Adesso muoio.
Si premette le palme delle mano contro la fronte, costringendosi a respirare e a calmarsi. I bagagli ammassati nel corridoio lievitavano sotto i suoi occhi, una massa informe che minacciava di occupare l'ingresso e il mondo intero, impossibile da abbracciare con lo sguardo. Come poteva sapere cos'aveva dimenticato?




Non aveva mai sopportato la vista del sangue. Colpa della consistenza, vischiosa e pulsante. Si rendeva conto che era irrazionale, soprattutto per uno come lui. In quegli ultimi tempi la repulsione lo aveva spesso preso alla sprovvista nei sogni, sotto forma di immagini che non riusciva a dominare.




La donna chiamata Gattina sentiva il peso dell'arma sotto l'ascella destra. Gettò a terra la sigaretta, sollevò la gonna e schiacciò per bene il mozzicone con la suola del sandalo. 
E adesso tirate fuori il dna, se ci riuscite.





La chiamata arrivò alle tre e ventuno. Era partita dal nucleo provinciale, diretta a tutte le volanti di Stoccolma città, ed era breve e insignificante.
«Da 70 a tutte le unità: presunta sparatoria in Bondegatan.»




Un essere umano può percepire il dolore solo fino a una determinata soglia. Poi sviene. La coscienza si scollega, come il fusibile di un sistema elettrico sovraccarico.


Sono arrivata a Liza Marklund per merito di Camilla Läckberg, nel senso che qualche tempo fa mi ero recata in biblioteca con l'intenzione di leggere diligentemente i volumi mancanti della sua serie poliziesca, ma non ne ho trovato nemmeno uno. Immagino sia segno della sua attuale popolarità che fossero tutti in prestito! A quel punto mi sono messa a spulciare sullo scaffale della letteratura svedese e ho preso appunto i libri della Marklund (anche se, ancora una volta, ne mancano) scoprendo così un'autrice che mi è piaciuta molto. La protagonista di questa serie è la giornalista Annika Bergtzon e i vari libri ne seguono insieme vita professionale e privata, con una formula che si è rivelata vincente in molte altre serie. Se devo dire la verità, facendo il confronto fra le due protagoniste (Annika ed Erica Falck della Läckberg), la mia simpatia va tutta alla prima nonostante fra i due personaggi ci siano molte somiglianze: entrambe sono legate al mestiere della scrittura, entrambe cercano di conciliare il lavoro e la vita famigliare, entrambe hanno la propensione a ficcare il naso dove non dovrebbero e a cacciarsi nei guai. Eppure Annika mi risulta più simpatica perchè in qualche misura è più sfigata di Erica. 

2 commenti:

  1. Ciao! Bentornata! Io ho letto tutti i libri di entrambe, ma diversamente da te preferisco Erica. Ma non c'è l'hai un ebook reader(che non mi legga Pier)?

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    1. Ciao! Quando viaggio uso il tablet, però quando sono a casa preferisco i libri. Basti dire che qualche tempo fa mi sono scaricata un ebook qui sul computer e non l'ho ancora letto XD

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