martedì 7 giugno 2016

Malice, la guerra degli dei - John Gwynne


Le foglie morte del bosco crocchiavano sotto i piedi di Evnis e il suo fiato produsse una nuvoletta mentre sussurrava un'imprecazione. Deglutì. Si sentiva la bocca asciutta.
Era spaventato, doveva ammetterlo, ma chi non lo sarebbe stato ? Ciò che stava per fare quella notte l'avrebbe reso un traditore del suo re. E non solo.

Questo romanzo fantasy è l'ambizioso esordio del britannico John Gwynne, il quale ha prodotto una corposa quadrilogia (della quale questo è il primo volume) dichiarando esplicitamente di essere stato ispirato da George R. R. Martin. Non ho letto A Song of Ice and Fire, anche se vorrei farlo perchè seguo la serie che ne è stata tratta, la celeberrima Il Trono di Spade, di conseguenza non sono in grado di dire fino a che punto si spinge la sua influenza; so solo che Malice è costruito nello stesso modo, da quel che ho capito, ovvero con diversi capitoli, ciascuno dei quali riporta il punto di vista di uno specifico personaggio. Difatti all'inizio ci ho messo un po' a ingranare con tutta questa gente, probabilmente a causa del mio incipiente Alzheimer. La storia mette in campo una serie di buoni e cattivi, come da copione, e in questa prima parte getta le basi di quell'annunciata guerra degli dei del sottotitolo italiano. Io l'ho presa come una preliminare presentazione dei personaggi, oltre che come una prima traccia per capire chi è buono e chi è cattivo. Ci sono già alcune perdite importanti (ma sospetto che un paio di personaggi dati per morti rispunteranno fuori vivi e vegeti più avanti... staremo a vedere se ci ho azzeccato!) e il libro naturalmente si conclude con un finale sospeso. Che dire? Da parecchio non leggo fantasy, benchè abbia sempre apprezzato il genere. Ho letto questo libro perchè me l'ha passato il figlio piccolo, il quale l'ha preso credo casualmente e ne è risultato entusiasta. Il figlio piccolo, come la maggioranza degli italiani, non legge, ma credo che non lo faccia per mancanza di libri che lo appassionano perchè le volte che ne trova uno che gli piace non lo molla finchè non lo ha finito, leggendo anche di notte. Posso capire che a lui sia piaciuto molto perchè in fondo questo libro s'inserisce perfettamente nel contesto delle moderne produzioni, che siano cinematografiche o televisive o, appunto, letterarie, ovvero prodotti gradevoli, costruiti in modo da cattivare l'attenzione e stuzzicare la curiosità, con molte scene d'azione e di sesso (anche se, riguardo a quest'ultimo argomento, non è il caso di questo libro), insomma l'intrattenimento fine a se stesso. Ebbene sì, faccio la snob come al solito! Perchè, per quanto anch'io me lo sia letto senza problemi e anzi divertendomi, trovo che manchi qualcosa. Certamente l'introspezione, che è quasi sempre solo accennata. E poi non so, ho sempre l'impressione che questi libri siano in qualche modo costruiti, come se seguissero una scaletta ben precisa, una formula di sicuro successo. Poi, per carità, tanto di cappello a chi riesce bene nell'impresa, soprattutto producendo un così grande numero di parole. I miei libri preferiti però restano altri XD

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