sabato 10 aprile 2021

The serpent

Davvero molto bella questa miniserie inglese che ricostruisce le infami gesta di Charles Sobhraj, criminale attivo negli anni Settanta. Di padre indiano e madre vietnamita, Sobhraj venne adottato dal secondo marito della madre, un ufficiale francese. A Parigi cominciò a delinquere fin da adolescente, sentendosi anche trascurato dai genitori che nel frattempo avevano avuto altri figli. Già dalla sua prima condanna in prigione, dimostrò talento nell'accattivarsi le simpatie dei secondini, ottenendo favori speciali. Dopo una serie di furti e truffe con le quali si arricchì, sposò una donna di buona famiglia con la quale si trasferì in Asia per sfuggire all'ennesimo mandato d'arresto, ma anche in India riprese a delinquere e venne arrestato di nuovo. Da lì in poi, una volta fuggito dal carcere, fu un'apoteosi. Da principio con la collaborazione della moglie e poi con quella di altri complici, Sobhraj cominciò a derubare i turisti (pare che odiasse particolarmente gli Hippies che a quei tempi arrivavano in Asia a frotte). La sua routine prevedeva che li drogasse e li rapinasse, spesso poi utilizzando i loro passaporti falsificati per muoversi indisturbato tra vari paesi. Si calcola che abbia ucciso una dozzina di persone, secondo lui accidentalmente per overdose, ma è più probabile che lo facesse per non lasciare testimoni. Il primo a nutrire sospetti nei suoi confronti fu un diplomatico dell'ambasciata olandese di Bangkok, Herman Knippenberg, che insieme alla moglie investigò e accumulò diverse prove a suo carico; malgrado ciò, Sobhraj riuscì a sfuggire alla cattura ancora per qualche tempo, durante il quale addirittura si recò in Europa. Infine venne catturato nel luglio del 1976 dopo aver tentato di narcotizzare un'intera comitiva di turisti francesi ai quali si era presentato come guida turistica. Se ve lo state chiedendo, al momento si trova in carcere in Nepal, dopo aver scontato circa ventidue anni in prigione in India ed essere tornato da uomo libero a Parigi per qualche tempo. La serie ricostruisce principalmente il suo periodo thailandese perchè si concentra anche sulla figura di Knippenberg e sulla sua indagine. Il ritratto di Sobhraj che ne esce è quello di un uomo freddo e cinico, abile manipolatore e privo di scrupoli, talmente odioso che davvero non si spera altro che venga beccato.


giovedì 8 aprile 2021

Gli irregolari di Baker Street

Nella vita e su Netflix quelle che fregano in genere sono le aspettative; do questa spiegazione alla valanga di recensioni pessime che questa serie sta ricevendo su IMDb e che io ritengo immeritate. E' una serie perfetta? No. Però non è nemmeno la schifezza che sembra uscire dai commenti degli spettatori. Premessa: Arthur Conan Doyle, l'inventore di Sherlock Holmes, aveva creato anche i ragazzi di strada che con le loro soffiate facevano da informatori per il famoso detective. La serie parte da questi personaggi e ci lavora di fantasia, non solo inserendo il solito mix razziale a fini politicamente corretti, ma costruendo dei personaggi a tutto tondo che si trovano a interagire prima con Watson e poi con Holmes in un'indagine sovrannaturale. Sono dunque loro i protagonisti, anche se gli altri due celebri investigatori fanno la loro parte e sono a loro volta rivisitati e, in parte, reinventati. Mi rendo conto che i puristi storzeranno il naso, ma se prendiamo questa serie come un omaggio e una variazione sul tema – un po' come Bates Motel, che è l'esempio che mi viene per primo – non è certo un fallimento. Io infatti mi sono divertita a vedere questa miniserie; ripeto, non sarà un capolavoro, ma il suo lavoro di onesto intrattenimento televisivo lo fa.

martedì 6 aprile 2021

RuPaul's Drag Race

Niente, sono entrata in una spirale dalla quale non so se riuscirò mai più ad uscire XD Ho cominciato a guardare RuPaul's Drag Race dalla prima stagione, visto che tanto per me era tutto inedito, e mi sto divertendo moltissimo. Quasi certamente sono venuta a sapere dell'esistenza delle drag queen nel 1994, anno in cui uscì il mitico Priscilla la Regina del Deserto e RuPaul andò a Sanremo a duettare insieme a Elton John. E' buffo come certe cose mi sono rimaste in mente malgrado siano passati moltissimi anni; di questa esibizione ricordavo infatti che Pippo Baudo aveva affermato che RuPaul era un ex giocatore di pallacanestro. Mi chiedo dove se la sia tirata fuori questa, visto che RuPaul in vita sua ha fatto solo la drag queen... Che fosse una battuta per via della sua altezza? 1,93 più il tacco dodici in effetti può far pensare a un giocatore di pallacanestro XD

Comunque sia, tornando a RuPaul's Drag Race: la cosa buffa è che io odio i reality show fin dai tempi in cui provai a vedere un episodio della prima stagione de Il Grande Fratello. Da allora li ho sempre evitati come la peste. Questo però mi ha conquistata fin dal primo episodio. Quello che ogni volta mi lascia a bocca aperta è la differenza fra prima e dopo. Alcuni dei concorrenti hanno lineamenti delicati, non ci vuole un quintale di trucco per renderli credibili come donne, ma altri sono decisamente virili, quando non piuttosto brutti, e non ti aspetteresti mai di vederli trasformati in strafighe.

Io che sono una persona creativa poi apprezzo sempre molto vedere le sfide in cui i concorrenti devono creare degli outfit partendo da materiale che viene fornito; a volte si tratta di roba dalla quale verrebbe da dire che non potrebbe uscire mai niente di decente, invece ci sono persone che riescono a creare dei vestiti belli e originali.

L'altro aspetto che mi piace è scoprire il carattere dei partecipanti e assistere alle loro interazioni. Premesso che tutto è editato e quindi non va preso come oro colato, è interessante capire chi sta dietro le tre dita di fondotinta di prammatica. Alcuni hanno delle storie molto drammatiche alle spalle, altri dimostrano di essere delle zucche vuote; c'è chi è talmente pieno di sè che quando viene eliminato ti viene da applaudire e chi, dietro a battute salaci e atteggiamenti cinici, è una persona di buon cuore.

Un'altra cosa che mi diverte moltissimo vedere è la trasformazione di persone normali (nel senso che non hanno mai fatto le drag queen); in questo caso i concorrenti devono renderli credibili con trucco e vestiti e la differenza tra prima e dopo è abissale.

Insomma, non so come farò quando questo reality sarà finito! L'altra cosa preoccupante è che ho cominciato a cantare in playback davanti allo specchio...

venerdì 2 aprile 2021

un mese in quattro foto: marzo

Questa è quella che ho enfaticamente battezzato la collina dei ciliegi. Si tratta di una collinetta artificiale costruita anni fa come barriera antirumore tra la circonvallazione e una fila di villette. Non so chi ha avuto la brillante idea di piantarci dei ciliegi, ma ha tutta la mia gratitudine perchè a ogni primavera posso andare a godermi questa meraviglia che sta a pochi passi da casa mia.

Sicuramente esiste una sindrome che descrive chi, come me, fa foto ai pelouche dei vicini XD Il Pikachu tra l'altro penso abbia almeno vent'anni, è da un sacco di tempo che fa la sua regolare apparizione sullo stendipanni.

In occasione dell'8 marzo mio marito mi ha regalato un coniglietto di cioccolata invece della mimosa. Conosce i suoi polli, come si suol dire XD

A marzo hanno compiuto gli anni sia Barbie sia Ken: Barbie il 9 e Ken l'11. Ken in particolare ha compiuto sessant'anni e quindi merita una menzione particolare. Io non ne ho di così vecchi, ma due dei nuovi membri della famiglia sono andati a fare gli auguri al Ken di inizi anni Settanta, quello con cui giocavo da bambina. I suoi quasi cinquant'anni li porta benissimo perchè anche da piccola avevo molta cura dei miei giocattoli.


mercoledì 31 marzo 2021

marzo tricolore

Tricolore perchè siamo partiti arancioni, siamo diventati quasi subito arancione scuro e in breve siamo finiti rossi. Questo mese ha continuato a essere benedetto dal bel tempo e da temperature a tratti fin troppo miti. Ovviamente non sono andata in giro nemmeno nelle ultime settimane, per cui ho proseguito con i miei pastrocchi casalinghi. Confesso che ultimamente sto provando una certa insofferenza per gli arresti domiciliari, però non mento quando dico che avevo dato per perso anche il 2021. In realtà quando lo dicevo, probabilmente pensavo di più all'impossibilità di fare viaggi seri, non al fatto che ci rinchiudessero in casa di brutto. Che poi a volte ho l'impressione che rinchiusi in casa ci stiamo solo noi coglioni, visto che in giro c'è un sacco di gente e la situazione non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella dell'anno scorso. Meno male che un po' di primavera me la sono potuta godere lo stesso senza infrangere le regole, visto che ho del verde proprio dietro casa.


domenica 28 marzo 2021

letture di marzo

«Mi servono dieci euro».

Si volta dal lavello ed eccolo, accigliato, all'altro lato della stanza. Quando è stato l'ultima volta che lo ha visto sorridere?

Grazie a Kindle Unlimited sto leggendo libri che normalmente non leggerei. D'accordo che in certi casi si tratta di un ciò che passa il convento più che di una  scelta in base ai miei gusti, ma cambiare genere non è necessariamente un male. Difatti questo libro mi è piaciuto e in alcuni punti mi ha pure commosso. The Reunion è opera dell'irlandese Roisin Meaney e ha come protagoniste due sorelle. Caterine, la maggiore, è studiosa, seria e poco appariscente; Eleanor invece è bella ed esuberante. Le due non sono mai state particolarmente affiatate per via della differenza di carattere, per giunta a Caterine accade qualcosa che la porta ad allontanarsi dalla famiglia: viene violentata da un amico di famiglia e rimane incinta. L'uomo, che oltre ad essere già sposato è ricco e potente, la minaccia di ritorsioni se rivelasse qualcosa e le dà i soldi perchè vada ad abortire. Caterine si confida con la madre che, anziché sostenerla, ossessionata com'è dalle apparenze, a sua volta spinge la figlia ad abortire e arriva quasi a giustificare lo stupro dicendo che forse lei ha involontariamente provocato l'uomo. La ragazza, disgustata e ferita, parte per l'Inghilterra con l'intenzione di far perdere le proprie tracce e avere il bambino. Anni dopo, Eleanor che nel frattempo si è sposata, rimane traumatizzata quando la figlia minore cade in una piscina e annega. Entrambe le donne si portano dunque dentro una ferita profonda, però non comunicano se non in modo superficiale, fino a quando infine non si ritroveranno a distanza di vent'anni. Le storie di Caroline ed Eleanor sono entrambe toccanti e reali, del tipo che potrebbero succedere a chiunque. L'autrice fornisce a entrambe un happy ending che è giusto per questo genere di romanzo.

Gli insegnanti non dovrebbero avere dei preferiti, ma io una ce l'ho. Lo scorso autunno, all'inizio del trimestre, la piccola Sadie Johnson mi ha preso la mano, ha puntato su di me i suoi intensi occhi azzurri e con una pronuncia leggermente blesa ha dichiarato: «Anche per me è il primo giorno».

Questo libro è il seguito, ambientato dieci anni dopo e a guerra civile americana finita, de Il Primo Fiore di Zafferano. Ritroviamo quindi sia la famiglia di Lisbeth che quella di Mattie. Entrambe le donne devono tornare in Virginia; Lisbeth perchè suo padre sta morendo e lei vuole rivederlo un'ultima volta, Mattie perchè vuole convincere la sua ultima parente ad andare a vivere con lei in Ohio. Sia Lisbeth che Mattie si portano dietro i figli, ma se per quelli di Lisbeth il viaggio serve solo ad aprire loro gli occhi su un mondo diverso, per quelli di Mattie c'è molto di pià a rischio in quanto in Virginia i neri sono liberi solo sulla carta. Di chiaro intento didascalico, questo libro mi è piaciuto meno del precedente che aveva almeno una parvenza di realismo; per questo mi pare che ci sia arrampicati parecchio sugli specchi arrivando a picchi di involontario umorismo con una scena finale. Parere personale, eh! Rispetto l'intento dell'autrice che mira appunto a diffondere un certo messaggio.

L'estate indiana è come una donna: morbida, calda, appassionata, ma incostante. Viene e se ne va, come e quando le pare e nessuno sa se verrà davvero né per quanto tempo resterà.

Ecco un altro libro che alla sua uscita – nel 1956 – suscitò scandalo e, al contempo, divenne molto popolare. Non solo vendette 60.000 copie in dieci giorni, ma rimase anche nella lista dei best sellers per 59 settimane, essendo considerato ancora adesso uno dei maggiori successi editoriali della storia. Si tratta del romanzo d'esordio di una casalinga nata e vissuta in povertà (almeno fino a che non raggiunse la fama), e deceduta per cirrosi epatica all'età di trentanove anni. Il romanzo  destò scandalo perchè non ha peli sulla lingua; ambientato in una piccola città del New England, descrive la vita dei suoi abitanti, con le loro vite fatte di gioia e dolore, bassezza e generosità, speranze e illusioni; come sempre, quello che domina su tutto è l'imperativo di salvare la faccia, per cui non è tanto importante il fatto di essere veramente delle brave persone, quanto di apparirlo. Per esempio, la madre della protagonista non è mai stata sposata e ha concepito la figlia essendo l'amante di un uomo sposato molto più vecchio di lei; alla morte dell'amante, prima di tornare al paesello si premura di far credere a tutti che a New York si è sposata e che il marito è morto, arrivando perfino a prendere illegittimamente il cognome dell'amante. Capisco che per i tempi in cui il libro uscì l'attenzione del pubblico si focalizzò sulle scene pruriginose, ma in realtà si tratta di una storia a tutto tondo che vuole mostrare i vari aspetti di un microcosmo provinciale e che dimostra quando l'autrice fosse una brava conoscitrice di caratteri.  Moltissimi anni fa ne vidi anche il film che ne fu tratto nel 1957 con Lana Turner, però non ricordo che impressione mi fece né quanto sia fedele all'originale. Non ricordo nemmeno se avevo mai letto questo libro, che comunque si è dimostrato una piacevole sorpresa.

Nel New England settentrionale, l'inverno a volte arriva per gradi, con un susseguirsi logico e ordinato di mutamenti, nel tempo e nella stagione, e quando viene la prima neve, non si è sorpresi, perchè l'attesa dura da molto.

Tre anni dopo Peyton Place, ecco arrivare il seguito, che riprende poco tempo dopo rispetto alla fine del primo romanzo e che naturalmente rimette in pista gli stessi personaggi. Una curiosità: nella versione originale di Peyton Place uno dei protagonisti si chiama Tom Makris; l'autrice si ispirò a un collega del marito del quale non solo mantenne la descrizione fisica, ma pure il nome, tanto che il Tom Makris originale la portò in tribunale e vinse la causa, ottenendo che il suo personeggio venisse chiamato con un altro nome, Michael Rossi. La cosa buffa è che nell'edizione de I Peccati di Peyton Place in mio possesso Tom Makris è ancora Tom Makris, mentre in quella del seguito è diventato Michael Rossi. Meno male che avevo già letto di questa controversia su Wikipedia o mi sarei chiesta che diamine fosse successo XD Dunque, Ritorno a Peyton Place non ebbe nemmeno lontanamente il successo del primo libro, anche se pure di questo ne venne fatto un film. Effettivamente questo sequel non funziona al 100%; piuttosto che dare l'idea di un insieme coeso come il primo libro, questo appare piuttosto come una serie di scene appiccicate un po' casualmente. Resta comunque una lettura valida, soprattutto per chi, come me, si è affezionata ai personaggi e vuole sapere cos'altro succede loro. Ancora una volta, ho avuto l'impressione che l'autrice attingesse alle proprio esperienze personali, il che ha senso, visto che l'ha scritto dopo aver raggiunto il successo.

Mercy thought it was a deer.

But it was a girl who burst out of the brush along the dark road and into the headlight beams of her SUV.

Mi sa che mi sono presa una cotta per Mercy Kilpatrick e per l'ambientazione di questi romanzi! Eccomi al terzo della serie, che mi è piaciuto tanto quanto i precedenti. La bambina che corre davanti al SUV di Mercy rischiando di farsi tirare sotto è in cerca di aiuto: svegliatasi per andare a fare pipì, ha trovato la nonna in un lago di sangue. Mercy non ci pensa due volte e la segue nella casa ben nascosta nel bosco, dove però non c'è più niente da fare per l'anziana. A parte indagare, visto che chiaramente è stata assassinata. Ancora una volta a Mercy farà comodo la sua preparazione da prepper che l'aiuta a sopravvivere a un finale letteralmente pirotecnico.

Oh, bollocks.

I love that word. It has a "don't mess with me, I'm an hormonal lethal weapon" ring to it. I've been muttering it dementedly since I got out of bed this morning, because I can't think of a single thing that's right with the world today.

Questo mese ho letto ben due libri in inglese! Segno che l'esercizio paga, ma anche che ho trovato delle letture gradevoli. Per esempio questo romanzo, che festeggia i vent'anni proprio nel 2021. Si tratta di un genere di libro che mi piace perchè è scritto con brio e senso dell'umorismo. Siamo nel campo della commedia romantica alla Bridget Jones, con una protagonista altrettanto pasticciona e divertente. Carly Cooper ha quasi trent'anni ed è single; alla vigilia dell'anno duemila decide che è ora di trovare l'anima gemella a sistemarsi e si chiede se per caso l'anima gemella non l'abbia già incontrata senza rendersene conto. Prende quindi una drastica decisione: si licenzia, disdice l'affitto del suo appartamento e parte alla ricerca dei suoi ex per capire se può esserci ancora qualcosa tra loro. Il libro procede quindi raccontandoci sia le sue storie passate che gli incontri nel presente, e lo fa suscitando un sacco risate. Ho letto che l'autrice, proprio per festeggiare il ventennale di questo che è stato il suo primo libro, ha deciso di scrivere il seguito a vent'anni di distanza e penso proprio che leggerò anche questo perchè sono molto curiosa di vedere cos'altro combinerà Carly.


mercoledì 24 marzo 2021

Mary Shelley

Una grandissima polpetta questa biografia di Mary Shelley, personaggio molto interessante che avrebbe meritato di meglio. L'unica cosa buona del film è l'ottima recitazione di Elle Fanning che almeno le ha reso onore, per il resto delle vicende personali di questa scrittrice vengono enfatizzati solo i lati negativi, per non dire che Percy Bysshe Shelley ci fa la figura dello stronzo e Lord Byron è talmente insopportabile che fa passare la voglia di leggere un qualunque suo libro. Peccato perchè se la materia fosse stata trattata diversamente ne sarebbe potuto uscire un gran bel film, ma questa pellicola sembra essere stata girata per sostenere la tesi che la stesura di Frankenstein sia stata unicamente il frutto di una serie di tragedie e frustrazioni piuttosto che delle suggestioni di una mente curiosa e intelligente. Poi sì, io non ero lì a vedere come sono andate effettivamente le cose e quindi chissà chi ha ragione...

lunedì 22 marzo 2021

Il segreto


Tratto da un romanzo di successo di Sebastian Barry intitolato The Secret Scripture (che è poi anche il titolo originale della pellicola), questo film è stato diretto da Jim Sheridan, regista del quale in passato avevo visto un paio di lavori e che ero convinta che fosse una persona seria. Oddio sì, serio lo sarà anche, ma questo film si è rivelato la polpetta che pensavo. Abbiamo questa donna anziana che si trova in un ospedale prossimo allo smantellamento; si rifiuta di accettare il trasferimento in un'altra struttura e attira l'attenzione di uno psichiatra che decide di approfondire la sua storia. Scopriamo così che da giovane Rose era concupita da diversi uomini, tra cui un prete, ma il suo vero amore era un inglese, cosa grave in quanto lei era irlandese. Si era infatti ai tempi della guerra civile che opponeva queste due popolazioni. Mentre il marito riparte per combattere, il prete, che li ha visti insieme ignorando che si erano sposati e accecato dalla gelosia, denuncia Rose per comportamenti ninfomani procurandone l'internamento in ospedale psichiatrico. Eccetera. Ho letto la trama del libro che sembra molto migliore e meno polpettoso, ma chissà poi se è vero. Vanessa Redgrave nella versione anziana di Rose comunque è stata molto brava.

sabato 20 marzo 2021

Noir in festival - seconda parte

Gatecrash

Un uomo, mentre sta litigando in auto con la moglie, investe un passante. Due volte. Dopodichè accelera e torna a casa. Qui la coppia ha un violento litigio, con l'uomo che accusa la donna perchè secondo lui è stata colpa sua, visto che litigavano e si è distratto. Intanto arriva un poliziotto, che però comincia a comportarsi stranamente e rivela poi di essersi imbucato alla festa da dove venivano i due coniugi e di avere assistito all'incidente. E così via, con cose strane che accadono. Questo film inglese del 2020 è tratto da un lavoro teatrale, cosa della quale mi ero accorta anche prima di leggerlo perchè la messa in scena è infatti molto teatrale. E niente, a me non è proprio piaciuto; all'inizio sì, poi basta. Non ho capito il succo, mi è sembrato uno sfoggio di scene violente e monologhi assurdi e basta. Posso solo dire che almeno gli attori erano bravi.

Unidentified

Florin è un uomo privo del senso dell'umorismo. E' la prima cosa che ho pensato di questo personaggio, davanti alla sua espressione patologicamente serie e anche perchè in fondo le barzellette del suo capo non erano così male. Un uomo privo del senso dell'umorismo, per come lo vedo io, è uno che vive male. Difatti Florin appare ossessionato dal caso di due hotel, proprietà dello stesso uomo, che sono andati distrutti in incendi dolosi causando la morte di due persone. Vuole assolutamente strappare il caso al suo collega che, a parer suo, non ci si sta impegnando. Come prima cosa, rivede il principale indiziato, benchè non ci siano prove concrete contro di lui; si tratta di uno zingaro che faceva il guardiano part-time negli hotel bruciati. Poi Florin si mette a pedinare un tale che non si sa chi è, tanto che tra questo e i successivi incontri con lo zingaro sono stata un'ora a domandarmi che cosa diavolo stesse facendo. E alla fine è stato tutto chiaro, perchè questo è uno di quei film che hanno la loro ragione d'essere sul finale. Se si ha la pazienza di arrivarci, perchè è un po' lentino. Però bello, eh. Meritava! Il film è rumeno ed è uscito nel 2020.

Non amarmi

Seriamente? D'accordo che era fuori concorso, ma mettere questo film accanto agli altri di questo Noir in Festival mi è sembrato una barzelletta... Il film è opera prima di un avvocato marchigiano che ama il cinema e il teatro. Pare che abbia anche fatto il regista teatrale e spero per il pubblico che se la sia cavata meglio che con questa pellicola il cui livello è a dir molto amatoriale. Non basta avere una storia che sulla carta suona interessante nè lavorare su un territorio dalle molte bellezze se poi ci si trova davanti a scene piatte e a volte mal recitate (specialmente sul fronte degli attori che interpretano tedeschi e polacchi è meglio stendere un velo pietoso). La trama, come dicevo, sarebbe anche interessante e piena di potenzialità, quindi è davvero un peccato averla ammosciata per mancanza di talento; si tratta di un'ossessione amorosa sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale. La vicenda è ricostruita dal figlio del protagonista che, trovata una foto del padre insieme a una donna sconosciuta, si mette a fare delle ricerche sul suo passato. Insomma, mi dispiace molto per questa recensione negativa perchè si tratta di un film italiano e una volta tanto mi piacerebbe parlare bene di un'opera nostrana, ma ho fatto fatica ad arrivare alla fine (pensare che era pure corto!).

Karnawal

Siamo ad Abra Pampa, una città argentina al confine con la Bolivia. L'adolescente Patricio, detto Cabra, ha come unica passione il malambo, un ballo tradizionale che si esegue con degli stivali particolari dal tacco rinforzato. Per procurarsene un paio accetta di contrabbandare attraverso il confine una pistola per conto di una gang locale. Il padre di Cabra è in carcere, ma ha appena ottenuto un permesso e vuole la sua auto; la madre quindi accetta di portargliela cogliendo anche l'occasione di fargli incontrare il figlio che non vede da anni. L'uomo finisce per coinvolgerli nei suoi casini, ma quando scopre che Cabra ha contrabbandato la pistola, cerca di tenerlo fuori perchè la sua fedina penale non venga sporcata. Cabra intanto pensa solo alla gara di malambo alla quale deve partecipare a breve. Il bello del cinema è che ci viaggiare in posti sconosciuti, difatti di questo film ho apprezzato molto l'ambientazione. E' una storia a tratti amara, di quelle in cui hai l'impressione che i personaggi siano talmente impantanati da non poter riuscire a migliorare e cambiare le proprie vite, però al contempo il personaggio di Cabra, con quel suo forsennato ballo finale, sembra invece affermare che ci può essere anche un futuro luminoso all'orizzonte. Un bel film, anche se in realtà non si tratta di un noir.

Apperances

Les apparences, tratto da un libro, è un film francese del 2020 ambientato a Vienna tra la comunità di francesi che vive e lavora lì. Non parliamo di gente qualunque, infatti la protagonista è moglie di un famoso direttore d'orchestra. E' dunque un circolo di persone ricche e decisamente snob. La nostra Eve però comincia a sospettare che il marito la tradisca e non le ci vuole molto a capire che si tratta della maestra del loro figlio. Per combinazione è riuscita a vedere la password dell'email della donna, perciò pensa di giocarle un tiro mancino: invia alla mailing list della classe un messaggio di amore che la donna ha scritto a suo marito. Prima di questo però esce ad affogare i dispiaceri nell'alcool e si fa rimorchiare da un uomo molto più giovane col quale passa la notta in un albergo (ma senza farci sesso). Quello che non sa è che il tipo è uno stalker seriale, e difatti ecco che si incapriccia di lei e comincia a seguirla ovunque. A me questo film è piaciuto molto, è uno di quelli che mi è piaciuto di più di questa selezione. Il finale ci lascia con un interrogativo che ognuno può risolvere come preferisce, perchè in fondo è impossibile capire l'animo umano.


giovedì 18 marzo 2021

Noir in festival - prima parte

Devo dedurre che è ricominciata la stagione dei festival cinematografici online e non posso che esserne felice. Dopo il Japanese Film Festival, ecco alcune pellicole viste grazie al Noir in Festival alla sua 30° edizione. 

 Favolacce

Era da parecchio che volevo vedere questo film perchè alla sua uscita aveva ricevuto molte recensioni positive. Non sono una frequentatrice assidua del cinema italiano e in passato le recensioni positive in fondo non hanno avuto peso davanti a film che mi hanno deluso, però questo qui merita le lodi ricevute anche se è il tipo di storia che mi fa stare male. Siamo da qualche parte nei dintorni di Roma; la vicenda gira intorno ad alcune famiglie che vivono in villette con giardino, ostentando un benessere economico e personale che non corrisponde al vero. Ci sono infatti molto disagio, molto marciume e molta ipocrisia che corrono come un fiume sotterraneo, corrodendo perfino i bambini. E alla fin fine questa è una storia che ha al centro i bambini; bambini che vengono ignorati e non compresi dai propri genitori, bambini che addirittura subiscono abusi, bambini che in certi casi mostrano una precocità e una maturità sorprendenti, e che però sono già stati irrimediabilmente corrotti. Insomma, davvero un gran bel lavoro ma che, come dicevo, mi ha fatto stare male perchè quando vedo situazioni del genere mi viene una grandissima tristezza...

Wildland

La diciassettenne Ida viene affidata alla zia dopo che sua madre è morta in un incidente stradale. Malgrado la parentela, le due sorelle non si frequentavano da moltissimo tempo, tanto che per Ida sia la zia che i tre cugini sono degli sconosciuti. Ben presto la ragazza apprende che l'attività di famiglia è lo strozzinaggio, con la zia che tiene i conti e i cugini che vanno in giro a rinfrescare la memoria ai debitori (per usare un eufemismo). Dallo sguardo silenzioso di Ida non si capisce che cosa pensi della situazione; assiste imperterrita a un pestaggio, senza lasciare mai trapelare se l'attività criminosa dei parenti la turbi o no. La zia la tratta con affetto, tutti la fanno sentire parte della famiglia, ed è chiaro che tutti sono in qualche misura succubi della zia. La prova del nove per Ida arriva il giorno in cui ci scappa il morto. Ecco un film dove ci si aspetta la redenzione e invece arriva un contrappasso inaspettato. Questo Kød & blod (carne e sangue) film danese del 2018, ha debuttato l'anno scorso alla Berlinale nella sezione Panorama; direi che quanto a livello di tristezza in me suscitato si difende bene, anche se non arriva a Favolacce XD

The Spellbound


Una volta ho provato a leggere Ritratto di Signora di Henry James. E niente, l'ho lasciato perdere perchè non ce la potevo fare. Probabilmente sto per dire una bestemmia, ma il suo stile non lo sopporto. Per questo non ho mai letto nemmeno Il Giro di Vite, per quanto l'abbia in casa da qualche parte; mi accontento dell'indimenticabile versione cinematografica con Deborah Kerr che ne fu tratta nel 1961. Questa premessa letteraria per dire che anche questo Les Envoûtés, film francese del 2019, è tratto piuttosto fedelmente da un racconto di James, ovvero The Friends of  the Friends. Colette e Azar sono molto amiche; introversa e timida la prima, bella e vivace la seconda. Una sera Azar corre a cercare Colette sconvolta: le è apparso davanti il padre, ma la cosa non è possibile poichè egli vive in Spagna e non si muove dal paese da vent'anni. Difatti da una telefonata successiva salta fuori che il padre è morto da poco. Colette accetta così di intervistare Simon, un pittore solitario che ha vissuto una simile esperienza con la propria madre, episodio che in precedenza lei aveva liquidato con una risata incredula. Colette finisce per mettersi con Simon e intanto pensa di fare incontrare lui e Azar, dato che hanno avuto un'esperienza simile, anche se poi se ne pente perchè ha paura che Simon la preferisca a lei. Che dire? Il film si prende il suo tempo, cresce lentamente come una bolla che alla fine scoppia. Mi ha lasciato una certa inquietudine.

Hammarvik


Camilla Läckberg, apprezzata scrittrice di gialli svedese che ho letto e apprezzato in passato, ha scritto la sceneggiatura di una serie TV della quale il festival ha proposto i primi due episodi. Mi rendo conto che è un po' pochino per esprimere un giudizio complessivo, quindi mi limito a questi, riservandomi di vedere il resto (se possibile). Protagonista è Johanna, una poliziotta che da Stoccolma torna nella piccola città natale quando apprende della morte della madre. Qui trova fratello e cognata, entrambi ansiosi di rilevare la sua metà della casa materna per poterla radere al suolo; trova anche una sua vecchia fiamma, ora sposato con figli, che pare oltremodo contento di rivederla; soprattutto trova - anche se non personalmente - l'auto della sua migliore amica che vent'anni prima era morta suicida, o così si era concluso dopo che era scomparsa dopo aver lasciato una lettera d'addio. Nel bagagliaio dell'auto però ci sta un cadavere che non è il suo. Allora: queste due puntate a me sono piaciute. Non faranno faville, ma non sono nemmeno terribili come le hanno dipinte molti dei criticoni su Imdb. Poi, come dicevo, bisognerebbe vedere il resto della serie per trarre le giuste conclusioni.

Non uccidere


Dani, un tipo tranquillo e dall'aria un po' tonta, assiste il padre malato terminale. Quando questi  muore, finalmente può tornare libero di vivere la propria vita anche se sembra riluttante a farlo. Una sera, mentre mangia un hamburger in un bar, viene avvicinato da una ragazza che gli chiede se può pagarle il conto perchè le hanno dato buca e non ha soldi. Uscito dal bar, Dani la trova che lo aspetta e si fa trascinare prima in un negozio di tatuaggi dove la tipa lo convince a farsene fare uno, poi nell'appartamento della tipa stessa dove, mentre sono sul più bello, fa irruzione il compagno della ragazza, ovviamente non di buon umore. In un crescendo di casino, Dani si trova sempre più nella merda. Questo No matarás, film spagnolo del 2020, è una di quelle pellicola piene di adrenalina. In effetti ce n'è così tanta che mi è salita l'angoscia. Con questo non voglio dire che non sia un bel film, anzi, è certamente valido e apprezzabile; solo, non è esattamente il mio genere. 

martedì 16 marzo 2021

intervallo

Tea Tree Oil

Se ne imparano sempre delle nuove, anche alla mia veneranda età! XD Per esempio, non fosse stato per le Barbie, avrei continuato a ignorare l'esistenza di questo tea tree oil, ovvero l'olio essenziale ottenuto dalla melaleuca alternifolia, un albero australiano. Qualche tempo fa avevo preso delle teste di Barbie che avevo poi intenzione di montare su dei corpi made to move; due di queste teste però avevano i capelli appiccicosi da fare schifo. Ho proceduto a fare un bello shampoo, dopo il quale una è andata a posto, l'altra è rimasta appiccicosa. Ho fatto qualche ricerca e ho scoperto che la cosa dipendeva dalla colla che trattiene i capelli, che in certi casi si scioglie e cola fuori. Come liberarsene però non sembrava una cosa semplice. Una tizia canadese che seguo su Instagram ha allora suggerito questo tea tree oil; un'ulteriore ricerca su Internet mi ha portato al blog di una tipa che forniva istruzioni molto chiare su come procedere (dosi, altri materiali necessari, ecc.) e così sono potuta intervenire sulla Barbie appiccicosa. Ho poi scoperto che questo olio ha un sacco di altre applicazioni che spaziano dalla cura di piccoli disturbi alla pulizia della casa, dalla protezione contro zanzare e formiche alla disinfezione. Non sto a fare la lista completa perchè è davvero lunga! L'unica controindicazione è che ha un odore molto forte; per il mio naso non è sgradevole, ma ognuno ha i suoi gusti e magari a qualcuno potrebbe invece dare fastidio.

Pure io sono in questa fase da un pezzo!



Foto animate

Mi divertono sempre i software che permettono di manipolare in vario modo i ritratti, anche se il più delle volte non ho molta fortuna. L'invenzione più recente sembra essere quella che si trova sul sito MyHeritage.it e che è stata chiamata Deep Nostalgia. Basta caricare una foto e viene creato un breve video in cui il volto viene fatto muovere dando l'impressione che si tratti di una persona viva. 

I creatori hanno pensato al fatto che si voglia per esempio animare la foto del nonno, ma basta qualunque viso, difatti io ci ho provato con le foto delle Barbie; ho fatto qualche tentativo perchè non tutte sono venute bene, ma in alcuni casi il risultato è sbalorditivo.

Chi l'avrebbe mai detto...

...che sarei diventata una star su Google Maps? Di solito non lascio recensioni. Per dire, su Tripadvisor ne ho lasciata solo una a un B&B perchè la padrona, visto che ci eravamo trovati bene, mi aveva chiesto espressamente di farlo. Tuttavia lo scorso dicembre ne ho lasciata una riguardante l'ufficio postale della mia città. Avevo la necessità di chiedere un chiarimento riguardo una raccomandata, perciò ho telefonato e chi mi ha risposto (una delle cassiere) mi ha fornito due numeri del reparto raccomandate. Ho chiamato a intervalli di mezz'ora entrambi per tutta una mattina e mi devono ancora rispondere. Se non fossimo nel mezzo di una pandemia, mi sarei limitata alle mie solite madonne e buonanotte, ma visto che con le poste italiane non ho esattamente un rapporto sereno (mi hanno perso tre pacchetti solo negli ultimi mesi) questa cosa mi ha fatto davvero imbufalire. Perchè non provvedere a un servizio di risposta telefonica costringendo invece la gente a recarsi fisicamente allo sportello? Ripeto: non ci fosse una pandemia in corso è quello che avrei fatto al 99%, però situazioni eccezionali richiedono soluzioni altrettanto eccezionali. Insomma, ho scritto questa recensione nella quale, senza insulti e parolacce, mi limitavo a spiegare l'accaduto: Ho passato l'intera mattina chiamando due numeri (che mi sono stati forniti dall'impiegata alle casse) e nessuno mi risponde. In tempi di Covid mi sembra geniale costringere le persone a recarsi di persona agli sportelli quando magari la cosa si sarebbe potuta risolvere al telefono. E niente, Google Maps continua a mandarmi notifiche su quanto sia stata apprezzata tale recensione XD


domenica 14 marzo 2021

Il gatto che voleva salvare i libri - Natsukawa Sousuke

Tanto per cominciare, il nonno non c'era più.

So che è un modo piuttosto brusco per iniziare una storia, ma è un dato di fatto che sarebbe comunque difficile mettere in altri termini.

Il giovane Rintarou, che è stato cresciuto dal nonno in quanto orfano, resta solo quando il vecchietto passa a miglior vita. Rintarou ha la vocazione a fare l'hikkikomori, difatti smette di andare a scuola e passa le giornate all'interno del negozio di libri usati del nonno. A vedere come sta ci vanno un suo senpai, fedele cliente della libreria, e la capoclasse, ma la cosa più stupefacente è l'apparizione di un grosso gatto parlante che chiede a Rintarou aiuto per salvare dei libri. Insieme affronteranno alcuni strani personaggi e dei labirinti. Questo 本を守ろうとする猫の話 Hon o mamorou to suru neko no hanashi è opera di un medico di Osaka che si dedica anche alla scrittura ed è chiaramente una favola, non fosse altro per via del gatto parlante. E' un libro che piacerà sicuramente a tutti quelli che amano leggere perchè lo scopo è appunto di ricordarci qual è il reale valore dei libri e a che cosa servono. Si tratta di una storia carina che personalmente vedrei più rivolta a un pubblico giovanile. Fossi nei giapponesi, ne ricaverei un lungometraggio a cartoni, penso che sarebbe adatto!