lunedì 18 marzo 2019

the protector


Questi turchi si stanno rivelando una fonte di sorprese! Infatti ho scoperto che su Netflix c'è un'altra serie turca e siccome è di genere fantastico, ho voluta vederla. Tratta da un libro di İpek Gökdel, Karakalem ve Bir Delikanlının Tuhaf Hikayesi, mi ha piacevolmente stupita. E' la storia di un giovane che scopre di essere il discendente di una lunga genealogia di protettori, una sorta di eroi che devono proteggere Instanbul dagli attacchi malefici degli immortali. Di questi immortali in origine ce n'erano dieci, ma ne è rimasto solo uno. Hakan, che indossando una veste mistica diventa invulnerabile, con l'aiuto dei fedeli, una setta segreta votata al servizio dei protettori, deve ritrovare un anello la cui pietra brilla vicino a un immortale e un pugnale, che è la sola arma in grado di uccidere un immortale. I suoi sospetti si concentrano su un ambiguo bodyguard al servizio di un potente magnate, e intanto trova anche il tempo di innamorarsi della segretaria del magnate stesso. Non so se è merito del fatto che si tratta di una produzione di Netflix, ma questa serie è proprio bella e anche gli attori mi sono piaciuti. Peccato che sono rimasta a bocca asciutta sul finale, difatti al momento è disponibile solo la prima stagione e non mi è chiaro quanto tempo dovrò aspettare prima di scoprire se Hakan riuscirà a sconfiggere gli immortali.

sabato 16 marzo 2019

Immortals


Ma vai un po' tu a pensare che anche i turchi si mettono a fare le serie con i vampiri! Difatti Immortals (in originale Yasamayanlar, che vuole dire non morto) è una storia dall'ambientazione dark che vede come dei protagonisti alcuni vampiri. Ci sono tutti gli elementi del melodramma: segreti, vendette, amori travolgenti. Lo sceneggiatore magari poteva essere meno ostico in certi punti, ma bene o male si capisce tutto quello che è necessario capire. La triste vicenda ha inizio quando Mia torna a Instanbul in cerca di vendetta; non ha mai perdonato il vampiro che l'ha trasformata e ora lo cerca per ucciderlo e bere il suo sangue, cosa che dovrebbe farla tornare umana. Il problema è che Dmitry, quello che lei crede colpevole, in realtà non c'entra niente e a trasformarla è stato Numel, all'epoca innamorato di lei e disposto a tutto pur di non farla morire. Dmitry è impegnato in una lotta per il potere, mentre Numel vuole fermarlo e salvare la convivenza con gli esseri umani; questi ultimi sono a loro volta sul piede di guerra. Insomma, una trama che finisce per coinvolgere e che per fortuna si risolve in otto episodi (potrebbe esserci un seguito a seconda del successo riscosso da questa prima stagione).

giovedì 14 marzo 2019

the order


In tempi di scuola di scrittura creativa, mi viene da pensare che anche le sceneggiature delle serie TV derivino da corsi simili. E' un po' come la ricetta per la torta: aggiungi questo e quell'ingrediente, lo mescoli abilmente e non puoi non ottenere qualcosa di gradevole al palato. Attenzione, perchè adesso arriva il "ma". Ma: alla fine a me sembrano tutte uguali! Insomma, anche qui abbiamo la solita storia del ragazzo che si trova coinvolto in un'associazione segreta dedita alla magia, poi viene trasformato in lupo mannaro ed entra a fare parte della società segreta dei lupi mannari trovandosi così a fare il doppio gioco, s'innamora della ragazza sbagliata e deve salvare il mondo, o giù di lì. E va tutto benissimo per passare il tempo e scaricare il cervello, solo che poi quando è finita ti rendi conto che non ti ha lasciato dentro niente. 

martedì 12 marzo 2019

La società della performance - Maura Gancitano e Andrea Colamedici


Da alcuni mesi su Facebook seguo la pagina di Tlon, alla quale sono arrivata casualmente grazie a uno dei miei contatti che ne aveva condiviso un video. Ecco un altro esempio di come qualcosa accaduto casualmente si sia rivelato perfettamente adatto al momento. Il momento era quello in cui mi veniva un travaso di bile ogni volta che andavo su Facebook - appunto - o semplicemente leggevo i titoli dei giornali. Maura Gancitano e Andrea Colamedici, fondatori di Tlon, sono una coppia di filosofi e leggere le loro osservazioni è come prendere una boccata di aria fresca tornando a respirare in mezzo al marciume. Condivido quasi tutto quello che affermano e spesso lo trovo potenzialmente stimolante la mia crescita personale - alla quale al momento non riesco a dedicarmi quanto vorrei perchè ho ancora le mani impegnate con stracci e spruzzini. Comunque sia, quando ho letto che sarebbe uscito un loro libro ho voluto prenderlo. Questo "La società della performance" fa parte di una trilogia ed è insieme un'accurata disanima dell'uomo ai tempi dei social networks e un tentativo di fornire delle vie di uscita e di quella che loro chiamano fioritura personale. C'è da dire che per fortuna sono già avanti col lavoro, nel senso che sono fuori da certe dinamiche, ma ho trovato comunque di che riflettere. Per esempio è molto interessante la distinzione che fanno tra talento e vocazione, raccomandando di trovare quest'ultima perchè è su quella che si costruisce la propria ragione di vita. Di certo non è una lettura da fare sotto l'ombrellone, ci vuole concentrazione e un minimo di cultura di base (immagino mettere questo libro in mano a un analfabeta funzionale!!), per questo non escludo di rileggerlo per cogliere dettagli che magari mi sono sfuggiti. 

domenica 3 marzo 2019

un mese in quattro foto: febbraio


Due carpentieri d'eccezione: i miei figli intenti a montarmi uno dei Billy. E meno male che hanno detto che si divertono a trafficare e a usare le mani, almeno mi hanno aiutato volentieri!



A febbraio ho ripreso in mano Polaroid e simili; questa è la mia gloriosa Land Camera 340 che non usavo ormai da due anni (fondamentalmente perchè ero troppo pigra per dedicarmi all'opera di sostituzione della pile; visto che quella originale è fuori produzione, occorre fabbricarne una assemblandone alcune di altro tipo). Le foto istantanee mi divertono e questa macchina è tra le più affidabili che ho.



Non solo libri nel mio nuovo studio: questo è uno degli abitanti, naturalmente assegnato alla biblioteca giapponese.



Nel secondo Billy invece staranno libri fantasy o giù di lì; accanto alla serie de Il Trono di Spade mi è sembrato giusto collocare questa scatola col drago.

giovedì 28 febbraio 2019

febbraio operoso

Febbraio è stato tutto uno strofinare, non appena gli artigiani si sono tolti dal mezzo. Nella vecchia casa non ancora tutto è finito al 100%, però siamo quasi a posto, e soprattutto è operativa la mia base. Non abbiamo ancora fatto la grigliata d'inaugurazione, ma il mio studio sta prendendo forma e ne sono molto soddisfatta malgrado alcuni aggiustamenti in corso d'opera, inevitabili in una vecchia casa dove non c'è un solo muro dritto.


Ho fatto un paio di gite, una in solitaria e una col marito. Per i fatti miei sono stata a Bologna a vedere la mostra dedicata a Hokusai e Hiroshige; per chi ama il genere ukiyo-e certamente un appuntamento imperdibile.


Già che c'ero, ne ho approfittato per andare a pranzo da Yuzuya, in via Nicolò dall'Arca 1/I-L. In cucina c'è una giapponese e quindi ho ritrovato i sapori originali che ricordavo, alla faccia di tutti i ristoranti tarocchi gestiti da cinesi che purtroppo costituiscono il 95% dell'offerta. La meraviglia qui sopra fotografata è un sake yuan teishoku (salmone marinato alla soia e succo di limone, cotto alla piastra); ho preso anche i gyoza e un mochi grondante azuki.



Col marito sono stata a Ferrara, gita che serviva a festeggiare il suo compleanno e che difatti ha contemplato un ottimo pranzo presso l'Ariosteria, dov'ero già stata tempo fa per i fatti miei. Abbiamo visitato il Museo Archeologico che raccoglie i bellissimi reperti della necropoli di Spina, la Pinacoteca e la mostra "Boldini e la Moda", che ci è piaciuta molto. Dopo una passeggiata in centro ci siamo avviati verso casa e abbiamo pure sbagliato strada. Per favore, qualcuno dica a mio marito che il navigatore E' utile XD


Il mese si è concluso in località Sarna attorno a un falò, con la pancia piena di polenta col ragù e in mano un bicchiere di ottimo bisò, difatti questo è il periodo del lòm a merz, tradizione contadina ripresa negli ultimi anni. Malgrado il nome, non stupisca che ci siamo andati in febbraio, difatti i giorni buoni sono appunto gli ultimi tre di febbraio e i primi tre di marzo. Si tratta di un rito propiziatorio che in passato riuniva frotte di contadini intorno ai falò che facevano lume a marzo, ovvero si auguravano che la primavera portasse con sè il dovuto: bel tempo che favorisse i raccolti. Adesso naturalmente il tutto viene fatto a scopo ricreativo, non a caso a organizzare i lumi sono spesso le aziende agrituristiche della zona, ma per chi si è informato sul significato della tradizione è bello starsene a fissare il fuoco immaginando magari che sia il 1919. O il 919, perchè pare che la cosa abbia origini antichissime.

martedì 26 febbraio 2019

adolescenti di ieri e di oggi

Il motivo per cui ho deciso di recensire i seguenti film insieme è solo perchè l'età dei protagonisti è simile, ma in realtà non hanno altro in comune.


Avevo visto questo film alla sua uscita nel 1986 e da allora volevo rivederlo perchè mi era piaciuto molto. Ci sono riuscita qualche giorno fa grazie a Netflix e confesso che ero piuttosto preoccupata: dopo la bellezza di trentatre anni ci stava di rimanere delusi, invece confermo la mia convinzione che questo Ferris Bueller's Day Off sia un piccolo grande film ingiustamente sottovalutato. Intanto il protagonista è interpretato da Matthew Broderick, un attore che mi è sempre stato simpatico e che a sua volta ricade in quelli bravi ma sottovalutati, poi il regista è quel John Hughes che negli anni Ottanta ha infilato una serie di successi e che anche come sceneggiatore in seguito ha prodotto un curriculum di tutto rispetto. Pure di questo film è sceneggiatore, tra l'altro. Dunque, Ferris Bueller's Day Off  per me è un po' la summa degli anni Ottanta, inoltre mi ha riportato sui banchi di scuola, tra speranze e incertezze per il futuro, poca voglia di studiare e tanta di divertirsi, professori noiosi e musica figa. Ho riso un bel po' e l'umorismo è di quello spesso sottile, quasi inglese e per nulla becero, così come i personaggi sono divertenti ma per nulla volgari (mi scappa il paragone con le commedie all'italiana, non ci posso fare nulla). Per non dire poi che il paraculo Ferris mi ha ricordato mio figlio minore; ce lo vedrei benissimo a compiere le stesse gesta!


Questo film qui invece l'ho visto per il solo motivo che vi compare nel cast Maisie Williams. E' una pellicola inglese del 2017 che francamente ho trovato poco originale anche se originale voleva esserlo, se non altro nelle modalità in cui il protagonista ingaggia una lotta contro la malavita del quartiere dopo che la ragazza che gli piace è stata violentata per rappresaglia. In seguito ad un incidente infatti gli si sono conficcati in testa alcuni pezzi del suo cellulare e questo fa sì che egli possa hackerare ogni dispositivo elettronico. Oddio, non è un film infame, ma al mondo c'è di molto meglio.

venerdì 22 febbraio 2019

enjoy the silence


Dovrei forse rompere il silenzio, visto che sono già diciassette giorni che non posto qui sul blog e anche se voi non ve ne siete accorti, immagino che Hiroki si stia preoccupando. Dunque, caro Hiroki, non ho scritto perchè ero diversamente indaffarata, non perchè avessi le paturnie. Ovvero, ho avuto anche quelle, ma adesso sono abbastanza calma. Merito della mia memoria che continua a peggiorare e che mi fa dimenticare rapidamente le cose, presumo, difatti se il pensiero ritorna, ritorna anche il malumore, forse ridotto giusto a una punta, ma sempre latente. Sì, perchè se da un lato è bello che una certa vicenda si sia conclusa, dall'altra resta il fatto che non mi è stato dato ragione come volevo; semplicemente l'avversario si è ritirato dalla competizione. La si può dunque chiamare vittoria? No, se non la sento come tale. La chiamerò dunque conclusione, e buonanotte. Cambiando discorso: ma tu sei allergico alla polvere? Io no, per fortuna, visto che ne sto mangiando in quantità industriali durante le pulizie alla vecchia casa. Sto anche facendo l'aerosol con il Pronto e il Vetril, ma visto che ciò che non ammazza ingrassa non mi preoccupo più di tanto (malgrado di chili superflui ne abbia già troppi). Il mal di schiena è un altro problema, per questo faccio tante piccole rate. Eh, lo so che una persona normale avrebbe già finito da un pezzo, ma io non sono masochista nè voglio rischiare il colpo della strega. E adesso torno a farmi due risate con l'esilarante serie coreana che sto vedendo in questi giorni. Ciao!

martedì 5 febbraio 2019

libri da cassonetto - seconda parte

NB: per capire di che genere di libri parlo, guardate QUI


Okay. Niente panico. Niente panico. E' solo un estratto conto della Visa. E' solo un pezzo di carta con qualche numero scritto sopra. Che paura può farmi?

Questo è un libro molto popolare e uscito da quasi un ventennio, per cui forse non ha molto senso perdere tempo recensendolo perchè penso che chi l'ha ignorato finora continuerà a farlo e chi l'ha adorato non ha bisogno di leggere recensioni. Io ne ho sentito parlare con entusiasmo da un'amica anni fa, ma il titolo mi faceva pensare a qualcosa di così alieno da me che non me ne sono mai interessata fino a quando non ne ho trovato una copia al mercatino. Già scoprire che l'autrice è inglese me l'ha fatto salire di qualche punto, ma il bellissimo titolo originale mi ha convinto: The Secret Dreamworld of a Shopaholic. Insomma, si è rivelato una lettura molto divertente, anche se il finale è abbastanza scontato ed è il motivo per cui finirà nella casetta del book-crossing. 




Oggigiorno il generale sir Herbert Curzon, K.C.M.G., C.B., D.S.O., è né più né meno che uno dei sette generali che abitano Bournemouth; ma il suo stato di servizio, veramente non comune, aggiunto alla sua posizione sociale - egli è genero di un duca - fanno sì che la sua personalità risulti assai più eminente di quanto non implicherebbero questi dati di fatto, così nudi e crudi.

Questo è uno di quei libri che ho comprato per via della copertina, perciò finirà a fare parte della mia piccola collezione di libri vintage raccattati in giro per mercatini. Oltre al motivo estetico però li considero libri a tutti gli effetti e dunque li leggo a prescindere dal fatto che in altre situazioni magari non me ne potrebbe fregare di meno della biografia di un generale immaginario. C'è da dire che questo libro è scritto con grande cognizione di causa dall'autore, il cui vero nome era Cecil Louis Troughton Smith, che ha anche prodotto un popolare ciclo marinaresco con protagonista l'altrettanto immaginario ufficiale Horatio Hornblower. Il generale del titolo invece è un ufficiale nato, benchè di origini non brillanti. Egli riesce a salire ai vertici del comando grazie alle sue virtù e, a parer mio, alla fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Pure il matrimonio è fortunato, poichè si ritrova a impalmare la non più giovane figlia di un nobile e, malgrado da principio si mormori, il suo valore toglie ogni dubbio sull'onestà delle sue intenzioni. Ammetto di aver gradito di più le parti civili di quelle militari, non perchè queste ultime difettino, ma perchè questo genere di descrizioni non sono tra le mie preferite. In realtà questo romanzo piacque molto quando uscì, al punto che i veterani della Prima Guerra Mondiale si stupirono che l'autore non avesse mai messo piede sul fronte, e pare addirittura che Hitler ne avesse imposto la lettura ai propri ufficiali affinchè si impratichissero di mentalità militare inglese. 




Sentì una fitta vicino al cuore, come se gli avessero conficcato tra le costole una lama fredda, affilata, e per un attimo credette di aver perso i sensi. Il sentiero polveroso si fece sfocato davanti ai suoi occhi, dissolvendosi in una nuvola impenetrabile; inciampò e cadde, proteggendosi il viso con il gomito sinistro.

Ennesimo romanzo con un'ambientazione storica e alcuni personaggi realmente esistiti mescolati ad altri di pura invenzione, questo libro non parla delle mura di Atene che di sfuggita, visto che il titolo originale è Die Hetäre, ovvero l'etera. Gli addetti al marketing hanno colpito ancora, insomma. Che poi in famiglia mi hanno detto che in effetti L'etera sarebbe stato un titolo ostico, perchè l'italiano medio manco sa che cos'è; al che ho risposto che evidentemente i crucchi sono invece tutti eruditi XD. Cavolate a parte, questo libro non mi è piaciuto un granchè; considerando operazioni simili, ho trovato più misurato e verosimile Valerio Massimo Manfredi, mentre qui la cieca passione di Temistocle per la bellissima Dafne mi è parsa rasentare il ridicolo in certi punti. Dunque non ho dubbi: anche questo finirà nella casetta del bookcrossing.


Uscito postumo, questo romanzo è il seguito del lavoro più famoso di Clarence Day, Vita col padre, e nonostante il titolo sembri far pensare che la protagonista in questo caso sia la madre, in realtà è comunque il padre al centro di diversi aneddoti. Si tratta infatti di una raccolta di scene di vita famigliare in ordine sparso, alcune spassose, altre che mi sono parse prive di senso, altre ancora che mi hanno fatto benedire il fatto di vivere qui ed ora. E' comunque un libro che non avrei conservato non fosse che anche questo l'ho preso per via della bella copertina.




Due anni dopo la fine della guerra ricevetti la telefonata di uno sconosciuto che si presentò come il sergente Burke. Mi chiese un appuntamento dicendo di avere per me un pacco da parte d'un mio vecchio amico. Aveva promesso - disse - di consegnarmelo personalmente.

Mi è piaciuto molto questo romanzo che quindi avrei conservato a prescindere dalla copertina. Edizione del 1954 con copertina fotografica (ma ne esistono due versioni con illustrazioni simili a quelle degli altri due vecchi libri qui citati; peccato non aver trovato una di quelle, erano più belle!); la storia viene narrata in prima persona dal cosidetto Mister Smith che in realtà si chiama Woolcoot Ferris. E' costui un uomo apparentemente fortunato e di successo: è di bell'aspetto, simpatico, benestante, ha una bella moglie e due figli sani. Lui però soffre perchè il conformismo del quartiere in cui vive da sempre lo soffoca. Vorrebbe di più delle vuote chiacchiere e delle bevute collettive, e vorrebbe che la moglie smettesse di assillarlo continuamente e di fingere con tutti che il loro matrimonio sia perfetto. Non si può non simpatizzare con lui mentre descrive la propria vita e i propri travagli interiori; eppure non c'è una soluzione ai suoi problemi o, forse, ci potrebbe essere un gesto drastico che però lui non riesce mai a compiere. Ecco perchè egli non è altri che un Mister Smith come tanti.

sabato 2 febbraio 2019

un mese in quattro foto: gennaio


Mafalda comincia ad avere una certa età e il veterinario ha consigliato una visita medica; la felina però diventa feroce in presenza di estranei tanto quanto è serena e tranquilla con noi di casa, così hanno dovuto sedarla come quando va a tosarsi in estate. Ogni volta, quando torna, è come se dovesse riconquistare il territorio e dura ora a miagolare ricercando l'attenzione di tutti e intrufolandosi ovunque. A questo giro è perfino saltata sulla tavola ad annusare i piatti.


Il sito inglese sul quale a suo tempo avevo comprato Ken-chan ha chiuso i battenti a fine gennaio. Per fortuna me ne sono accorta in tempo ed gli ho preso due fratellini: Momo-chan e Yuki-kun. 


Ogni volta che vado all'Ikea prendo il kaviar e il knäckebrot. Del kaviar ne vado ghiotta ed è perfetto sulle gallette croccanti. Non ho capito ancora se il tutto fa ingrassare, ma chi se ne frega.


Non mi sono lanciata nello shopping selvaggio (ancora), ma se mi capita prendo qualcosa in funzione del mio nuovo/vecchio studio; per esempio volevo assolutamente delle lettere da disporre sulla libreria. Spero di poterle collocare presto nel posto giusto!

giovedì 31 gennaio 2019

gennaio altalenante

A partire dal 7 gennaio il mio umore è decisamente migliorato; prima sono stata afflitta dalla solita carogna causata dalle Feste. Siccome odio il caldo e non ho il minimo problema con il freddo, dal punto di vista climatico è stato un ottimo mese perchè le basse temperature mi hanno impedito di sudare mentre facevo le pulizie e trafficavo nella vecchia casa. Fotograficamente invece è stato un mese svogliato; volevo rinnovare il 365 Project e invece mi sono ritrovata a inizio anno distratta da altre cose, per cui ho continuato con il pilota automatico. 



Ho fatto una gita a Rimini che, malgrado la bellissima giornata di sole, mi ha provocato un travaso di bile perchè, appena arrivata, mi è deceduto il Pentacon da 50mm, che era uno dei miei obiettivi preferiti. Nella seconda metà del mese ho ricevuto una notizia che mi ha guastato l'umore; sta per svolgersi il secondo (non si sa se anche ultimo) round di una vicenda che si trascina da anni e che mi sta facendo molto penare. Non è chiaro come andrà a finire, diciamo solo che devo scegliere tra essere idealista e rischiare grosso, o essere pragmatica e scegliere quello che tutti mi dicono essere il male minore, anche se per me è invece una gran botta (non solo in senso figurato). Chi vivrà vedrà, se non altro lo stato di arterio acuta si protrarrà solo fino a metà febbraio.

mercoledì 23 gennaio 2019

la gatta fa le ove


Sono due giorni che a fidarsi di quelli del meteo dovrebbe nevicare, invece piove e la macchina fotografica rimane appesa al muro. Che poi la neve è fondamentalmente una rottura di palle quando ci si deve spostare, ma è così bella! In questi giorni mi sto annoiando; non ha senso che vada a fare le pulizie nella vecchia casa perchè i lavori non sono ancora finiti; non posso mettermi a sistemare i libri nel mio piccolo studio perchè c'è l'imbianchino e ci staremmo vicendevolmente tra i piedi, per non dire che mancano ancora i Billy nuovi e quindi ne potrei collocare solo una parte. Conclusione, ciondolo per casa ingozzandomi di biscotti e cerco di rinfrescare il mio giapponese che è piuttosto ammuffito dopo la lunga crisi di pigrizia che mi ha tenuto lontana dai libri. Gli ultimi accadimenti mi stanno smarronando ulteriormente perchè, come tutti sanno, al peggio non c'è limite e ormai sono rassegnata al fatto che i nostri baldi politici (e non solo loro) riusciranno ancora a stupirmi. Meno male che c'è Netflix a distrarmi, per lo meno le eventuali nefandezze che vedo lì sono opera di finzione. Io comunque rifiuto di vergognarmi perchè ho una cultura, lo dico per la cronaca; non ho una laurea, è vero, ma non sono nemmeno una capra e ho rispetto per chi studia. Di questo passo tanto saranno sempre meno, per la gioia dei laureati all'università della vita e di quelli che intendono portare sorrisi.


mercoledì 16 gennaio 2019

the bucket list


Io faccio sempre un sacco di liste. Tipicamente: la lista della spesa, la lista delle cose da fare nel corso della settimana o della giornata, la lista di quello che devo mettere in valigia, la lista dei manga che possiedo o dei libri che ho letto, e così via. Non ho però mai fatto una lista delle cose da fare prima di morire o bucket list che dir si voglia. Perchè no? Mah, semplicemente perchè fino ad ora non avevo una serie di cose da voler fare assolutamente visto che da un lato cerco di togliermi tutte le voglie che mi vengono in tempo reale e dall'altro non prendo nemmeno in considerazione i pensieri irrealistici. Tipo: lo so che sarebbe bello lanciarsi con il paracadute, ma ho perso l'occasione trent'anni fa e sinceramente al momento non mi sento abbastanza motivata; preferisco lanciarmi sul divano, per dire. Però il bello di essere Guchi è che una ne faccio e cento ne penso, e così nel pomeriggio mi si è accesa la famosa lampadina sulla testa e mi sono improvvisamente venute in mente due cose che voglio fare assolutamente prima di morire, e subito dopo altre due. Sono già a quattro e non è ancora finita la giornata, mica male no? Non vi dirò queste quattro cose perchè rispetto una mia vecchia superstizione per via della quale non parlo mai di un progetto in quanto temo che farlo equivalga a far sì che non si avveri, però vi posso promettere che vi racconterò tutto quando le metterò in pratica. Perchè voglio metterle in pratica; dopotutto si tratta di cose fattibilissime e che non richiedono uno sforzo particolare, a parte forse una. Ma voi l'avete fatta ancora la bucket list?