venerdì 14 febbraio 2020

Appartamento 401 - Yoshida Shūichi


Uno spettacolo davvero straordinario. Dal balcone al terzo piano si vedeva la Kyū-kōshū kaidō, e nessuna delle migliaia di auto che ogni giorno transitavano lungo quell'arteria aveva mai causato un incidente.

Parade (パレード) è il primo romanzo di Yoshida Shūichi ed è del 2002, anche se in Italia è prontamente arrivato diciassette anni dopo; è stato insignito di un prestigioso premio letterario in Giappone e ne è stata tratta una versione cinematografica che nel 2010 ha vinto il premio FIPRESCI al Festival del Cinema di Berlino. Parade è la storia di quattro giovani che condividono un appartamento a Tokyo; sono due ragazze e due ragazzi, ai quali ad un certo punto se ne aggiunge un quinto, Satoru, un randagio che si mantiene prostituendosi. Originariamente nell'appartamento viveva Naoki con la fidanzata Misaki, ma quando le cose tra loro avevano cominciato ad andare male, si era unita Mirai, amica di Misaki. Naoki, per ripicca, aveva accettato di ospitare lo studente Ryōsuke, quindi, alla partenza di Misaki, era subentrata Kotomi. Nell'appartamento, malgrado la condivisione di spazi augusti, tutto fila in una generale atmosfera di convivenza pacifica. Kotomi, disoccupata e perennemente in attesa di una telefonata dell'attore emergente col quale ha una relazione segreta, si occupa delle pulizie, mentre Ryōsuke è indeciso se rubare o no la ragazza al proprio senpai, Mirai torna ubriaca fradicia quasi tutte le sere e Naoki, il più maturo, appare come il punto di riferimento di tutti. In realtà i cinque sono poco più che estranei e hanno scelto di indossare la maschera del coinquilino gradevole per amore del quieto vivere. Nessuno conosce veramente gli altri e alla fine il più schietto appare Satoru benchè inventi balle sul suo passato. Una serie di aggressioni a donne nel quartiere in cui abitano sembra coincidere proprio con l'arrivo di Satoru; ma sarà veramente lui il responsabile? Molto bello questo romanzo che dà voce a ogni personaggio dedicando un capitolo a ciascuno. Yoshida è come un entomologo che studi gli insetti di questo strano alveare con scientifica obiettività, senza giudicare, ma dimostrando come da dietro una maschera si possano arrivare a ignorare fatti gravi pur di non alterare un equilibrio che funziona. Il trionfo dell'ipocrisia, dunque? Non direi, perchè chi conosce un minimo la mentalità nipponica sa benissimo che indossare una maschera pubblica è una cosa tutt'altro che inconsueta nel paese del sol levante.

5 commenti:

  1. Ho sentito parlare di questo libro. Ammetto che mi incuriosisce ma sono talmente sommersa di roba da leggere che al momento lo lascio in lista per una data molto futura.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A me è piaciuto, così come mi era piaciuto l'altro libro dello stesso autore che avevo letto tempo fa, "L'uomo che voleva uccidermi".

      Elimina
  2. Avevo giusto bisogno di un consiglio per un libro, grazie!
    Tra l'altro leggo ora il commento a Nyu, ho letto quel libro, non sapevo fosse dello stesso scrittore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A me ha fatto venire nostalgia di Tokyo. Sai quando nominano un quartiere che conosci perchè ci sei stata e ti viene voglia di tornarci? Ecco.

      Elimina
    2. Certo :) è il motivo per cui divoro qualsiasi libro ambientato in Giappone

      Elimina