martedì 26 novembre 2019

La trilogia dei Lungavista - Robin Hobb


Una storia dei Sei Ducato è necessariamente una storia della famiglia regnante, i Lungavista. Un resoconto completo risalirebbe ben oltre la fondazione del Primo Ducato e, se tali nomi fossero ricordati, ci narrerebbero degli Isolani venuti a razziare dal mare, piombando come pirati su una riva più dolce e temperata delle gelide spiagge delle loro Isola Esterne. Ma di quei primi antenati noi non conosciamo i nomi.


Perchè è proibito trascrivere specifiche conoscenze di magia? Forse perchè tutti temiamo che cadano in mano a chi non è degno di usarle.


Mi sveglio ogni mattina con l'inchiostro sulle mani. A faccia in giù sul mio tavolo da lavoro, in una confusione di carte e pergamene.

Avrei potuto recensire questi tre libri singolarmente, ma poichè costituiscono una trilogia mi pare più sensato parlarne nell'insieme. Intanto premetto che non conoscevo Robin Hobb fino a che non sono stata alla sua conferenza a Lucca Comics 2018; per me Lucca è sempre stata anche l'occasione per conoscere qualcosa di nuovo e non posso che essere grata alla manifestazione, così come alla mia curiosità se ho potuto incontrare nuovi autori che ho apprezzato molto. Robin Hobb è sicuramente una fuoriclasse; ha uno stile dalla forte sensibilità femminile in un genere - il fantasy - che, a ragione o a torto, ho sempre percepito come maschile (cosa che non mi ha mai impedito di leggerlo e di apprezzarlo, per altro), il che non vuol dire che non se la cavi bene nel descrivere scene di azione e combattimento. Ha costruito un personaggio a tutto tondo, e con lui una serie di degni comprimari, e la trama che lo vede protagonista le permette di porre tutta una serie di dilemmi morali che vanno oltre il genere. Come spiegavo qualche tempo fa, mi piace il genere fantasy perchè mette in campo una serie di sfide al limite dell'impossibile e di gesta astute o coraggiose, fornendo un ventaglio di possibilità pressochè infinito. Il fantasy migliore è quello che resta sempre profondamente umano, non importa quanti maghi, elfi o troll ne popolino le pagine. Anzi, mi spingo a dire che spesso è proprio per merito dell'elemento fantastico che l'umanità ne risulta accentuata. Ecco, in questa trilogia ho ritrovato tutto quello che amo in un buon fantasy: avventura e riflessione, soprannaturale e umano, lealtà e tradimento, eccetera. Non è un manifesto - non come lo è il ciclo de La Spada della Verità - ma dice comunque cose sagge. In questi tre volumi seguiamo le gesta di Fitz, figlio bastardo di un principe erede al trono; la notizia della sua esistenza spinge però il padre a rinunciare al proprio diritto ereditario cedendolo al fratello minore che, per quanto valente come soldato, non ha le sue stesse doti diplomatiche. Fitz è un problema in quanto figlio bastardo; il re suo nonno però sa bene che può riuscire a proteggerlo e al contempo a servirsene facendone un servitore leale che può rivelarsi prezioso e che non metterà mai a repentaglio la linea ereditaria reclamando il trono per sè. Egli lo assegna infatti al proprio fratello bastardo che da moltissimi anni vive in clandestinità a lavora come assassino di corte. Fitz cresce coltivando una doppia vita; da un lato apprende  a curarsi degli animali insieme all'uomo che lo alleva come un figlio, dall'altro impara a spiare e a preparare pozioni letali. E basta, perchè di cose ne succedono davvero tante!

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