lunedì 19 novembre 2018

Resto qui - Marco Balzano


Non sai niente di me, eppure sai tanto perchè sei mia figlia. L'odore della pelle, il calore del fiato, i nervi tesi, te li ho dati io. Dunque ti parlerò come a chi mi ha visto dentro.

Ci tenevo a leggere questo libro perchè è ambientato in un posto che amo e che frequento fin dalla più tenera età. Curon Venosta ormai è diventato famoso per via del campanile che sporge dalle acque del lago di Resia, unico ricordo del paese originale che venne buttato giù a colpi di tritolo e poi allagato dal lago stesso (in realtà un bacino artificiale creato per produrre energia elettrica). Ho rabbrividito quando ho letto le parole dell'autore - che l'ha visto per la prima volta pochi anni fa e ne è stato incuriosito al punto da voler approfondire il discorso scrivendoci un libro - quando cita la fila delle persone in attesa di farsi un selfie. Il campanile di Curon della mia infanzia era un luogo dove di turisti ne passavano pochi, altro che file per i selfie; gran parte del suo fascino derivava dal fatto che era un luogo tranquillo e pareva fuori dal tempo. Venendo al libro, Balzano usa l'espediente di parlare in prima persona tramite la bocca di Trina, insegnante sposata con un contadino che avversa fortemente la costruzione della diga, e la prende larga perchè si fa dagli anni Venti e narra così anche delle ferite che fascisti e nazisti hanno inflitto a questi luoghi. E' il racconto dolente di una vita con poche gioie che si svolge in anni di grande sconvolgimento, e mi ha fatto specie immaginare certe cose avvenire tra i boschi tranquilli e i paesaggi che amo da sempre. Probabilmente li guarderò con occhi diversi la prossima volta che mi ci recherò.

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