domenica 8 luglio 2018

libri da cassonetto - prima parte

La definizione non si riferisce alla qualità dei libri in oggetto, bensì al fatto che nel cassonetto stavano per finirci; invece i loro proprietari hanno preferito donarli in beneficenza all'Operazione Mato Grosso. Ogni anno mi faccio un giro al loro mercatino e siccome lo scopo principale è fare beneficenza, quando li pesco dal mucchio non vado troppo per il sottile. Dopo averli letti, decido che farne: posso ridistribuirli tramite il book-crossing oppure tenerli, se mi sono piaciuti molto o hanno altre particolarità. Vediamo come va quest'anno...




Martedì era una bella giornata californiana, piena di sole e di promesse, finchè qualcuno all'ora di pranzo non dovette farsi ammazzare da Harry Lyon.


Dean Koontz è l'autore preferito di una mia amica di penna norvegese. Malgrado le sue lodi sperticate, non ho mai letto nulla di suo e l'ho ignorato pure quando mi è cascato l'occhio sui suoi libri in biblioteca. A questo giro ho fatto una prova e sapete che cosa vi dico? Non fa per me. Certo, questo è uno solo dei tanti suoi libri e può darsi abbia scritto altre cose che potrebbero piacermi, ma in questo caso sono arrivata in fondo solo perchè ero molto curiosa di vedere svelato il mistero, però non mi hanno suscitato particolare simpatia i protagonisti e soprattutto ho trovato ripugnante l'assassino. Poi sì, uno che vende milioni di copie sa certamente come scrivere e tenere desto l'interesse del lettore, quindi è la solita questione dei gusti indisputabili.
Conclusione: book-crossing




Il cavaliere imprecò, fermò la cavalla e nella penombra caliginosa scrutò il rozzo segnale stradale piazzato all'incrocio. Era una notte gelida. Il vento pungente che spazzava la piatta campagna dell'Essex gli penetrava sotto i vestiti ghiacciandogli il sudore sul collo e lungo la schiena.

Se fosse primavera inoltrata e l'aria fosse dolce, questo libro sarebbe perfetto da leggere sul balcone; se fossi una che va al mare, direi che sarebbe perfetto da leggere sotto l'ombrellone. Si tratta di una storia di pura fantasia ambientata nella seconda metà del Cinquecento; vi si affacciano marginalmente personaggi realmente esistiti come la regina Elisabetta o Ivan il terribile, ma non tanto da confondere il lettore sull'intento del romanzo che è puro intrattenimento. Oserei quasi definirlo un feuilleton di genere fantastico, non fosse che non è abbastanza melodrammatico e prolisso. Il tutto ruota intorno a un uomo che ha venduto l'anima al diavolo e che da quattrocento anni si aggira strappando cuori e impossessandosi di anime; sulle sue tracce si mettono un gesuita, una ragazza col labbro leporino e un ex-agente segreto della regina, per giunta albino. Ecco, qui è dove ho cominciato a preoccuparmi temendo che uno dei molti pseudonimi di questo autore fosse Dan Brown... ma al contrario di quest'ultimo, non è per nulla pretenzioso e non cerca di far bere improbabili teorie del complotto ai suoi lettori. Insomma, questo libro mi ha divertito e, pur con qualche difetto, si è rivelato un piacevole passatempo, anche se non vale la pena rileggerlo.
Conclusione: book-crossing 




Incominciò tutto con un bacio casuale nel corridoio che portava alla camera da letto. Quel che accadde dopo, durò una settimana. Sembrò un anno. Fu un inferno.


Il titolo originale di questo romanzo del 1959 è The Sins of Philip Fleming: A Compelling Novel of One Man's Intimate Problem: decisamente più complicato e molto diverso da quello italiano che sposta l'attenzione sulla donna, quando invece la storia è basata tutta sui desideri sessuali e le elucubrazioni del protagonista. Ho trovato questo libro divertente. Vi si narra di uno scrittore trentacinquenne sposato che ha un colpo di fulmine per la giovane donna che acquista la sua casa. Philip non ha mai tradito la moglie anche se ci litiga spesso, inoltre da tempo rimpiange il fatto di essersi sposato troppo presto, precludendosi così molte potenziali storie di letto. La giovane donna lo ricambia, ma al momento cruciale Philip fa cilecca e questo lo getta in una profonda crisi. Come se questo non bastasse, gli si prospetta un'ottima offerta di lavoro alla quale dovrebbe dedicare tutta la propria attenzione, ma ovviamente ha tutt'altro per la testa. Romanzo interessante anche per l'analisi che vi si fa del rapporto attrici-registi/produttori in era pre-Weinstein.
Conclusione: siccome ho l'idea di costruirmi una piccola biblioteca vintage e l'edizione di questo libro è del 1962, lo tengo.




L'uomo arrivò poco dopo il tramonto quando le ombre cominciavano ad allungarsi sulla città e sul porto. Avanzava a passo svelto portando a tracolla una bisaccia, e si volgeva intorno di tanto in tanto con una certa aria apprensiva.

Valerio Massimo Manfredi è una garanzia, nel senso che quando si affronta uno dei suoi libri si sa già che ci attende un tuffo in qualche epoca storica remota e un'accurata ricostruzione mista ad alcuni elementi inventati per rendere più accattivante la lettura e dare una dimensione più reale ai protagonisti. In questo senso dunque questo libro, che è centrato sulla figura di Dioniso I, tiranno di Siracusa, non è stato una delusione, però non mi ha preso più di tanto per il motivo che Dioniso stesso non mi è stato particolarmente simpatico.
Conclusione: book-crossing




Tutte le volte che allentava il nodo della cravatta, il signor Cappa batteva l'unghia del pollice contro la superficie inamidata del colletto. Agganciava il nodo con l'indice, tirava piano verso il basso e poi, sempre, un piccolo colpo con la punta del pollice sulla cellulosa irrigidita, un piccolo colpo secco, all'indietro, come per lanciare una biglia, tutte le volte.

Siamo a Massaua nel 1896 e l'esercito italiano sta per subire la pesantissima sconfitta della battaglia di Adua, ma prima che si compiano i destini di molti dei personaggi di questo libro, assistiamo alle scene della loro vita. C'è chi imbroglia lo stato, chi fa il bigamo con una moglie in Italia e una di colore sul posto, chi s'incapriccia della moglie di un altro e, insieme a lei, ne medita l'omicidio; c'è l'anarchico spedito in Africa per motivi politici, il carabiniere in incognito che cerca segretamente un assassino di bambini, un sempliciotto balbuziente che alla fine è quello che se la passa meglio di tutti, eccetera. Un bel romanzo, storicamente accurato, che ho trovato un po' ostico da leggere per via della scelta di mescolare diversi tempo verbali nello stesso discorso, ma al di là di questa bizzarria stilistica, Lucarelli non delude.
Conclusione: book-crossing perchè, anche se mi è piaciuto, ho poi scoperto di averne già una copia in casa. L'Alzheimer.


Il vento.
Soffia senza sosta attraverso le strettoie del monte Amano come dalla gola di un drago e si abbatte sulla nostra pianura con violenza disseccando l'erba e i campi. Per tutta l'estate.
Spesso per la maggior parte della primavera e dell'autunno.
Se non fosse per il ruscello che scende dai contrafforti del Tauro non crescerebbe nulla da queste parti. Solo stoppie per magri armenti di capre.

Quando ho visto questo libro mi sono chiesta se l'armata che si è perduto Manfredi fosse la stessa che si era perduta Paul Sussman, e invece no: qui si tratta di un'armata di greci e difatti il libro è una rivisitazione dell'Anabasi di Senofonte. Anche se le vicende tramandataci dal celebre storico ateniese sono riferite fedelmente, il romanzo le narra tramite la bocca dell'immaginaria compagna dello stesso. Mi è piaciuto di più dell'altro di Manfredi letto di recente e ho trovato che il personaggio di fantasia (la siriana Abira) sia più di un semplice espediente letterario e abbia tutte le caratteristiche di eroismo dei soldati che cercano di sopravvivere in una terra ostile e straniera e di tornare a casa.
Conclusione: al momento l'ho passato al marito.

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