mercoledì 16 maggio 2018

quel ramo del lago di Como (e non solo)

premessa: causa infortunio al polso, ho fotografato meno del solito, ovvero non ho usato quasi mai la macchina digitale, quindi questo post contiene molte foto prese dal web.


Col marito ho fatto una bella gita di primavera, come sempre andandogli dietro (siccome viaggio spesso anche per conto mio, quando viaggiamo insieme decide tutto lui). Era da parecchio che volevamo tornare sul lago di Como, frequentato quasi tre decenni fa quando lui faceva il servizio militare in zona. Prima però ci siamo fermati a Brescia che si è rivelata piena di sorprese. Anche lì c'eravamo stati a quel tempo e non la ricordavamo. Abbiamo visitato alcune chiese presidiate da zelanti volontari, il parco archeologico, il bellissimo museo di Santa Giulia e la pinacoteca che, fresca di restauro, sfoggia pareti variopinte. La cosa più sorprendente però è stata la cena presso I Du dela Contrada in Contrada del Carmine 18b, sicuramente una delle migliori che abbia mai consumato. Ho così entusiasticamente fatto onore alla tavola che ruzzolare in albergo al ritorno è stata durissima.



Il lago di Como ci ha accolto con una deviazione causata da una frana lungo la statale, costringendoci a una lunga deviazione tra i monti. L'abbiamo presa con filosofia, pensando che in questo modo abbiamo avuto l'occasione di vedere anche l'entroterra. 



La prima tappa è stata Villa Carlotta, zeppa di turisti. Non mi aspettavo così tanta gente in un giovedì di maggio! A parte la gita scolastica d'ordinanza, direi che l'80% dei visitatori era straniero. Driblando gli entusiasti del selfie, abbiamo prima visto l'interno e poi ci siamo smarriti per i bei giardini.



Il terzo giorno abbiamo preso la barca e, dopo un breve tragitto, siamo sbarcati a Villa del Balbianello. Anche lì c'era parecchia gente, nonostante la quale ci siamo goduti i giardini con tutta calma mentre aspettavamo che si facesse ora per la visita guidata. L'interno è magnifico tanto quanto l'esterno. L'ultimo proprietario, Guido Monzino, che è poi colui che l'ha lasciata in eredità al FAI, si è sbarazzato dei mobili ottocenteschi, ha aggiunto ogni comodità moderna e l'ha riempita coi propri cimeli di viaggio, tanto che un piano è un vero e proprio museo.



Raggiunta di nuovo la riva di Lenno, abbiamo preso il battello di linea per Bellagio, dove pareva si fossero concentrati tutti i turisti. Purtroppo le nuvole che da un po' si stavano radunando hanno deciso di dare spettacolo, tanto che non è bastato attardarsi a pranzo, quando abbiamo finalmente messo il naso fuori pioveva ancora. Il marito, per nulla intimorito, si è comunque diretto ai giardini di Villa Melzi d'Eril; per fortuna v'erano disseminati capannine, belvederi e simili, così ci siamo potuti rifugiare al coperto nei momenti in cui il temporale imperversava più violento. Devo dire però che la bellezza dei giardini si è fatta apprezzare anche sotto la pioggia.



Il giorno seguente il sole era tornato a farsi vedere, seppure timidamente. Abbiamo cambiato lago, dirigendoci verso quello di Lugano per visitare Villa Fogazzaro-Roi. Com'è facilmente intuibile dal nome, appartenne allo scrittore Antonio Fogazzaro che vi ambientò il suo romanzo più famoso, Piccolo mondo antico. Mi è piaciuta moltissimo pure questa villa, anch'essa lasciata al FAI dall'ultimo proprietario Giuseppe Roi, insieme ad un testamento estremamente dettagliato che spiega perfino per filo e per segno in che modo lasciare disposti i vari oggetti. 



Dopo un buon pasto leggero (abbiamo preso solo un primo) presso il ristorante Il Crotto del Lago di Cima di Porlezza, siamo tornati sul lago di Como a passeggiare un po' per Gravedona, dopodichè abbiamo deciso di tornare a Dongo (dove c'era il nostro B&B) a svaccarci sul lungolago in compagnia di un libro. La nostra ultima cena l'abbiamo consumata al Ristorante Dongo e abbiamo voluto provare alcuni gustosi piatti della Valtellina.



L'ultimo giorno, sulla via del ritorno, abbiamo fatto un paio di soste. La prima a Crema, dal gradevole centro storico, dove però siamo stati fregati a pranzo; ci hanno infatti fatto pagare una cifra esagerata per un pasto modesto. Sorvoliamo sul bicchiere sporco e sul litigio a suon di bestemmie tra i due proprietari che ha messo in fuga me e un altro avventore in cerca del bagno.



Infine ci siamo fermati a Soncino, cittadina che appartiene al club dei borghi più belli d'Italia probabilmente grazie all'omogeneo nucleo di case racchiuso nella cinta muraria. Bella anche la rocca, dentro la quale però non siamo entrati.


Nessun commento:

Posta un commento